Traversata del Monte Civetta: ferrata Alleghesi e ferrata Tissi

Guida completa alla traversata in quota: difficoltà, consigli e panorami vertiginosi del massiccio della Val di Zoldo

Dettagli

  • hike_type Tipo escursione

    Ferrata

  • hike_difficult Difficoltà

    EEA

  • hike_distance Distanza

    18.20 KM

  • altitude_min Altitudine MIN

    1206.00 mt

  • altitude_drop_positive Dislivello +

    2014 mt

  • parking Parcheggio

    Vai a GMaps

  • landscape Paesaggio

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  • historical interest Int. storico

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  • duration Durata

    11h 30m

  • altitude_max Altitudine MAX

    3220.00 mt

  • altitude_drop_negative Dislivello -

    -2014 mt

  • hike_type Tipo escursione

    Ferrata

  • hike_difficult Difficoltà

    EEA

  • hike_distance Distanza

    18.20 KM

  • altitude_min Altitudine MIN

    1206.00 mt

  • altitude_max Altitudine MAX

    3220.00 mt

  • altitude_drop_positive Dislivello +

    2014 mt

  • altitude_drop_negative Dislivello -

    -2014 mt

  • duration Durata

    11h 30m

  • landscape Paesaggio

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Stagione

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AGO
SET
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DIC

Sentieri

L’avventura di oggi ci porta in Val di Zoldo sul massiccio del Civetta per compiere una traversata epica a conclusione di tutti i sentieri che si possono compiere su questa grandiosa montagna. Ad accompagnarmi in questa escursione c’è Angelo, al suo secondo 3000 personale. L’escursione di oggi prevede la grande traversata da nord a sud del Civetta attraverso la ferrata Alleghesi, la cima e la discesa attraverso la ferrata Tissi!
Raggiungiamo l’abitato di Pecol in Val di Zoldo e lasciamo l’auto al parcheggio degli impianti di risalita. Il Civetta ci saluta con un'enrosadira di fuoco all’alba. Allacciamo gli scarponi, controlliamo di avere il kit da ferrata e intraprendiamo il sentiero CAI 556. Superiamo il torrente Maè ed entriamo nel sottobosco per circa 300 m di dislivello fino ad incrociare la strada sterrata che arriva da Palafavera (sentiero CAI 564). Proseguiamo sempre in falsopiano fino alla malga Pioda; da qui prendiamo il sentiero in salita in direzione del rifugio Coldai, che ho ampiamente descritto in altre avventure nel mio blog. Con diversi zig-zag in salita costante, a circa un’ora e mezza dalla partenza raggiungiamo il rifugio. Ammiriamo brevemente il fantastico panorama che si delinea davanti a noi con il maestoso Pelmo e la vallata Zoldana.
Alle spalle del rifugio, scegliamo la traccia CAI 557 con chiare indicazioni del sentiero Tivan e della ferrata degli Alleghesi. Procediamo in leggera discesa restando poi sul sentiero di mezza costa, superiamo il Crodolon e ci affacciamo alla riconoscibile Torre di Alleghe. Superiamo la Val Masarè e davanti a noi ecco il tratto attrezzato del sentiero Tivan. Un susseguirsi di un paio di segmenti attrezzati permette di raggiungere la Porta del Masarè e la punta rocciosa dello Schenal del Bech. Arrivati a quota 2300 m, intraprendiamo il bivio verso destra con l’indicazione per la ferrata degli Alleghesi. L’avvicinamento è rapido e permette di raggiungere un ampio pianoro, dove è possibile prepararsi adeguatamente con il kit di sicurezza e il caschetto.
Nella “Guida dei monti d’Italia - Civetta” a cura di Ivo Rabanser, la ferrata viene descritta come segue:
“Iniziata subito dopo la guerra e portata a termine nel 1966, la via ferrata degli Alleghesi è uno dei percorsi attrezzati più interessanti e completi delle Dolomiti. Si svolge dapprima lungo la cresta dello sperone E della Punta Civetta, riprendendo nella parte alta la via Hamburger/Plaichinger, per poi proseguire lungo la cresta N fin in cima alla Civetta. È nettamente più impegnativa della via normale e pure rispetto alla via ferrata Tissi. Itinerario regolarmente frequentato e assai consigliato, soprattutto in combinazione con la discesa per la via ferrata Tissi, compiendo in questo modo la traversata del massiccio centrale. L’itinerario è molto vario ed esposto. Data la lunghezza, l'altitudine, nonché l'ambiente grandioso e severo, richiede una preparazione alpinistica e deve essere intrapreso solo con condizioni meteorologiche sicure. Il percorso è segnalato e per gran parte attrezzato con un cavo metallico, tranne alcuni tratti di cresta che in condizioni normali non presentano particolari difficoltà. Dislivello: 870 m; sviluppo: 1800 m. Difficoltà: EEA, con qualche passaggio di II. Ore: 3.30.”.
Non c’è una targa metallica che identifica l’inizio della ferrata degli Alleghesi; un paio di segmenti metallici permettono di guadagnare quota e di arrivare al tratto subito verticale, con vecchi fittoni orizzontali incastonati nella roccia e una scaletta di ferro con pioli veramente ravvicinati. La verticalità in questo punto la fa da padrona e permette di godere di una panoramica eccezionale sulla Val di Zoldo. Prestare attenzione al sole, se presente, perché scalda fin dalle prime ore della mattina e la parete diventa incandescente. Il tratto verticale ed esposto è rapido e lascia spazio a un secondo tratto più divertente, dove non è necessario neanche tenere il cavo metallico e si procede con un facile scrambling tra le rocce. La ferrata procede sempre tra verticalità ridotte e progressioni su roccia a tratti liscia; da questo punto in poi non c’è più la forte esposizione del primo tratto.
Si arriva così ad un lungo camino, una strettoia verticale non esposta ma veramente stretta. È composta da due scale create da pioli metallici conficcati nella roccia. Prestare molta attenzione allo zaino durante il passaggio tra la prima e la seconda scaletta poiché è il punto più stretto e viene richiesta una torsione. Qui siamo a quota 2550 m. Il camino esce su una cengia che regala un panorama eccezionale sul Pelmo e permette una veloce pausa. Da qui in poi le rocce si fanno più appoggiate e meno verticali, ma la progressione punta sempre verso il cielo. Un cielo che continua ad alternarsi, con l’abisso, tra il colore azzurro terso e le leggere nuvole che corrono.
Si susseguono tratti attrezzati e brevi segmenti sprovvisti di cavo metallico, fino ad arrivare a una forcella in corrispondenza della Punta Civetta, a circa quota 2900 m. Una nebbia ci avvolge su questa cengia che procede in leggera discesa fino a raggiungere un grande masso, da cui si risale per guadagnare la cresta Nord del Civetta. Si susseguono gradoni assicurati fino a una sommità detritica che permette di raggiungere la Punta Tissi. Qui le nuvole si dividono nettamente: oscurano il versante est della Val di Zoldo, mentre sul lato ovest si può ammirare un fantastico panorama su Alleghe, il lago del Coldai ai nostri piedi e le mitiche Tofane.
Avvicinandoci di nuovo alla roccia verticale, una chiara freccia indica un canale; si procede seguendo i cavi metallici che conducono ad una serie di gradoni sulla sinistra della cresta. Qui non c’è più assicurazione, si procede tra rocce di I grado in un ambiente aereo che può provocare vertigini. Prestare la massima attenzione a dove si mettono i piedi, poiché le rocce sono a volte in bilico, anche se non risultano difficili da superare. In breve raggiungiamo il filo della cresta sommitale, composto da alcune placche appoggiate e lisce sulle quali sono installati gli ultimi segmenti attrezzati per agevolare la progressione in caso di umidità. La cresta finale regala una vista spettacolare sulla sottostante Val Civetta e sul rifugio Tissi, che svetta con la sua propaggine verso il lago di Alleghe. Cominciamo a vedere l’originale croce di vetta. Sulla lama del rasoio procediamo con attenzione fino ad aggrapparci alla croce, passarci sotto e guadagnare così la mitica vetta del Civetta a quota 3220 m! Davanti a noi il panorama (a metà…) dalla cima: dalle Pale di San Martino di Castrozza, passando per il Catinaccio, la regina Marmolada, il gruppo del Sella con il Piz Boè, la valle di Alleghe con Caprile e il Col di Lana, le cime dell’Alta Badia, Fanes, fino ad arrivare alle Tofane! Uno spettacolo assoluto, smorzato solo dalla presenza della solita nuvola spessa sul versante Est che offusca la vista dello Zoldo, del Pelmo e dell’Antelao su tutti.
Ci godiamo una meritata pausa prima di scendere verso il rifugio Torrani attraverso la via Normale. La breve discesa è comunque abbastanza tecnica per la verticalità e gli sfasciumi presenti nel primo tratto appena sotto la vetta. Raggiunti i 3000 metri si perde quota più rapidamente, fino a raggiungere il minimo tratto attrezzato alle spalle del rifugio. Il caldo e l’arsura della giornata ci costringono ad un rifornimento idrico al Torrani, a quota 2984 metri. Una rapida annotazione della traversata nel libro del rifugio e scendiamo ancora sulla via Normale. In breve raggiungiamo il Pian della Tenda e il bivio che a sinistra indica la continuazione della via Normale verso il Coldai, mentre a destra la ferrata Tissi. Scegliamo quest’ultima e arriviamo sulla parete rocciosa che sale dal ghiaione che dobbiamo percorrere. Per raggiungerlo dobbiamo effettuare di fatto il primo tratto della ferrata Tissi. Scendiamo verticalmente e l’ultimo tratto è contraddistinto dalla presenza di un cordino che agevola la discesa fino al ghiaione. Solitamente questo pezzo è coperto da una coltre di neve anche ad agosto, ma quest’anno non ne è rimasta neanche l’ombra.
Continuiamo sul percorso ghiaioso in direzione Sud fino al vero e proprio attacco della ferrata, che si sviluppa in corrispondenza di una bellissima cengia con una vista speciale sul Van delle Sasse. Nella “Guida dei monti d’Italia - Civetta” a cura di Ivo Rabanser, la ferrata viene descritta come segue:
“Discesa utilizzata frequentemente, soprattutto nel corso della traversata del massiccio centrale della Civetta, con salita per la via ferrata degli Alleghesi. Il percorso è ben segnalato con bolli rossi, mentre il tratto attrezzato con fune metallica e infissi non va sottovalutato. La discesa è decisamente più impegnativa rispetto a quella per la via normale sul versante E. Difficoltà: EEA, con passaggi di I.”.
Dopo un primo segmento semplice, ecco arrivare le criticità della via: un tratto verticale su roccia a tratti liscia e con pochi appigli, in cui bisogna fare affidamento anche sulla forza delle braccia. Si scende velocemente con ulteriori tratti dritti fino ad arrivare ad un’ansa in un costone di roccia nel quale c’è un bellissimo passaggio, sempre assicurato, che permette di aggirare un masso strapiombante con la schiena nel vuoto. Una seconda sezione verticale degna di nota ci fa raggiungere delle placche inclinate e veramente lisce. Qui, se dovesse esserci dell’acqua, la difficoltà crescerebbe a dismisura. Anche in una giornata calda e asciutta come oggi abbiamo incontrato difficoltà a tenere ben saldi i piedi durante la progressione. Un consiglio: nei punti più irti e lisci, appoggiatevi ai fittoni dei segmenti attrezzati.
Si arriva così all’ultimo pezzo degno di nota: una discesa verticale con deviazione verso destra in cui si ha difficoltà a trovare l’appiglio per i piedi su un masso strapiombante che non permette di avere una chiara visuale. Scendete delicatamente sulla vostra verticale per trovare un fittone adeguatamente installato per aiutarvi nella discesa. Anche se non lo vedete, fidatevi e cercatelo con la punta dello scarpone, lo troverete! Terminata anche la ferrata Tissi, ci fiondiamo sul ghiaione rimanendo in quota in direzione della Forcella delle Sasse, costeggiando le pareti della Civetta Bassa fino a quota 2476 metri.
Scendiamo per il ghiaione sul sentiero CAI 558; prestare attenzione ai primi metri in discesa poiché non sono sempre ben visibili i bolli rossi e la segnaletica CAI e potreste imboccare vie alternative meno agevoli. Bisogna mantenersi sulla sinistra al termine del ghiaione e prendere il bivio verso sinistra a quota 2117 metri, che aggira la prominenza verso Est della Civetta Bassa. Un’ultima divertente sezione di scrambling ci permette di aggirare la dorsale rocciosa e arriviamo, con un’ultima timida salita di giornata, nuovamente sul sentiero Tivan (CAI 557), fino a raggiungere quasi il Sass del Non, crocevia che porta alla via Normale del Civetta. Da qui noi scendiamo fino a raggiungere il Col Grand per poi approdare alla Valle Civetta sulla traccia CAI 587. Facciamo una piccola deviazione al Gravon Grant per ammirare delle giocose cascatelle e rinfrescarci un po’, prima di chiudere l’anello e ritornare al parcheggio della mattina a Pecol!
Si conclude così la grande traversata del Civetta da Nord a Sud attraverso due mitiche ferrate, oltre 2000 metri di dislivello, 11h 30m di percorso e quota massima a 3220 metri in un ambiente aereo e vertiginoso difficile da dimenticare! Un’avventura per escursionisti esperti con esperienza alpinistica, obbligatoria l’attrezzatura completa da ferrata con l'immancabile caschetto. La preparazione fisica è doverosa, e non va assolutamente sottovalutata la preparazione mentale per la resistenza richiesta in un’escursione così lunga e logorante per esposizione e concentrazione.
Per MyBestTimeHiking, dopo la via Normale dello scorso anno, la TransCivetta di metà luglio e questa avventura, si conclude l’esplorazione del massiccio della Civetta!

L’avventura di oggi ci porta in Val di Zoldo sul massiccio del Civetta per compiere una traversata epica a conclusione di tutti i sentieri che si possono compiere su questa grandiosa montagna. Ad accompagnarmi in questa escursione c’è Angelo, al suo secondo 3000 personale. L’escursione di oggi prevede la grande traversata da nord a sud del Civetta attraverso la ferrata Alleghesi, la cima e la discesa attraverso la ferrata Tissi!
Raggiungiamo l’abitato di Pecol in Val di Zoldo e lasciamo l’auto al parcheggio degli impianti di risalita. Il Civetta ci saluta con un'enrosadira di fuoco all’alba. Allacciamo gli scarponi, controlliamo di avere il kit da ferrata e intraprendiamo il sentiero CAI 556. Superiamo il torrente Maè ed entriamo nel sottobosco per circa 300 m di dislivello fino ad incrociare la strada sterrata che arriva da Palafavera (sentiero CAI 564). Proseguiamo sempre in falsopiano fino alla malga Pioda; da qui prendiamo il sentiero in salita in direzione del rifugio Coldai, che ho ampiamente descritto in altre avventure nel mio blog. Con diversi zig-zag in salita costante, a circa un’ora e mezza dalla partenza raggiungiamo il rifugio. Ammiriamo brevemente il fantastico panorama che si delinea davanti a noi con il maestoso Pelmo e la vallata Zoldana.
Alle spalle del rifugio, scegliamo la traccia CAI 557 con chiare indicazioni del sentiero Tivan e della ferrata degli Alleghesi. Procediamo in leggera discesa restando poi sul sentiero di mezza costa, superiamo il Crodolon e ci affacciamo alla riconoscibile Torre di Alleghe. Superiamo la Val Masarè e davanti a noi ecco il tratto attrezzato del sentiero Tivan. Un susseguirsi di un paio di segmenti attrezzati permette di raggiungere la Porta del Masarè e la punta rocciosa dello Schenal del Bech. Arrivati a quota 2300 m, intraprendiamo il bivio verso destra con l’indicazione per la ferrata degli Alleghesi. L’avvicinamento è rapido e permette di raggiungere un ampio pianoro, dove è possibile prepararsi adeguatamente con il kit di sicurezza e il caschetto.
Nella “Guida dei monti d’Italia - Civetta” a cura di Ivo Rabanser, la ferrata viene descritta come segue:
“Iniziata subito dopo la guerra e portata a termine nel 1966, la via ferrata degli Alleghesi è uno dei percorsi attrezzati più interessanti e completi delle Dolomiti. Si svolge dapprima lungo la cresta dello sperone E della Punta Civetta, riprendendo nella parte alta la via Hamburger/Plaichinger, per poi proseguire lungo la cresta N fin in cima alla Civetta. È nettamente più impegnativa della via normale e pure rispetto alla via ferrata Tissi. Itinerario regolarmente frequentato e assai consigliato, soprattutto in combinazione con la discesa per la via ferrata Tissi, compiendo in questo modo la traversata del massiccio centrale. L’itinerario è molto vario ed esposto. Data la lunghezza, l'altitudine, nonché l'ambiente grandioso e severo, richiede una preparazione alpinistica e deve essere intrapreso solo con condizioni meteorologiche sicure. Il percorso è segnalato e per gran parte attrezzato con un cavo metallico, tranne alcuni tratti di cresta che in condizioni normali non presentano particolari difficoltà. Dislivello: 870 m; sviluppo: 1800 m. Difficoltà: EEA, con qualche passaggio di II. Ore: 3.30.”.
Non c’è una targa metallica che identifica l’inizio della ferrata degli Alleghesi; un paio di segmenti metallici permettono di guadagnare quota e di arrivare al tratto subito verticale, con vecchi fittoni orizzontali incastonati nella roccia e una scaletta di ferro con pioli veramente ravvicinati. La verticalità in questo punto la fa da padrona e permette di godere di una panoramica eccezionale sulla Val di Zoldo. Prestare attenzione al sole, se presente, perché scalda fin dalle prime ore della mattina e la parete diventa incandescente. Il tratto verticale ed esposto è rapido e lascia spazio a un secondo tratto più divertente, dove non è necessario neanche tenere il cavo metallico e si procede con un facile scrambling tra le rocce. La ferrata procede sempre tra verticalità ridotte e progressioni su roccia a tratti liscia; da questo punto in poi non c’è più la forte esposizione del primo tratto.
Si arriva così ad un lungo camino, una strettoia verticale non esposta ma veramente stretta. È composta da due scale create da pioli metallici conficcati nella roccia. Prestare molta attenzione allo zaino durante il passaggio tra la prima e la seconda scaletta poiché è il punto più stretto e viene richiesta una torsione. Qui siamo a quota 2550 m. Il camino esce su una cengia che regala un panorama eccezionale sul Pelmo e permette una veloce pausa. Da qui in poi le rocce si fanno più appoggiate e meno verticali, ma la progressione punta sempre verso il cielo. Un cielo che continua ad alternarsi, con l’abisso, tra il colore azzurro terso e le leggere nuvole che corrono.
Si susseguono tratti attrezzati e brevi segmenti sprovvisti di cavo metallico, fino ad arrivare a una forcella in corrispondenza della Punta Civetta, a circa quota 2900 m. Una nebbia ci avvolge su questa cengia che procede in leggera discesa fino a raggiungere un grande masso, da cui si risale per guadagnare la cresta Nord del Civetta. Si susseguono gradoni assicurati fino a una sommità detritica che permette di raggiungere la Punta Tissi. Qui le nuvole si dividono nettamente: oscurano il versante est della Val di Zoldo, mentre sul lato ovest si può ammirare un fantastico panorama su Alleghe, il lago del Coldai ai nostri piedi e le mitiche Tofane.
Avvicinandoci di nuovo alla roccia verticale, una chiara freccia indica un canale; si procede seguendo i cavi metallici che conducono ad una serie di gradoni sulla sinistra della cresta. Qui non c’è più assicurazione, si procede tra rocce di I grado in un ambiente aereo che può provocare vertigini. Prestare la massima attenzione a dove si mettono i piedi, poiché le rocce sono a volte in bilico, anche se non risultano difficili da superare. In breve raggiungiamo il filo della cresta sommitale, composto da alcune placche appoggiate e lisce sulle quali sono installati gli ultimi segmenti attrezzati per agevolare la progressione in caso di umidità. La cresta finale regala una vista spettacolare sulla sottostante Val Civetta e sul rifugio Tissi, che svetta con la sua propaggine verso il lago di Alleghe. Cominciamo a vedere l’originale croce di vetta. Sulla lama del rasoio procediamo con attenzione fino ad aggrapparci alla croce, passarci sotto e guadagnare così la mitica vetta del Civetta a quota 3220 m!



Data

13-08-2026

Distanza

18.20 KM

Tipo escursione

Ferrata

Dislivello

2014 mt

  • Montagna

    Monte Civetta

  • Indirizzo

    Pecol, Val di Zoldo, Veneto

  • Altitudine

    3220.00 m

  • Rifugi

    Rifugio Coldai, rifugio Torrani

  • Informazioni

    Rifugio Coldai, Rifugio Torrani

Davanti a noi il panorama (a metà…) dalla cima: dalle Pale di San Martino di Castrozza, passando per il Catinaccio, la regina Marmolada, il gruppo del Sella con il Piz Boè, la valle di Alleghe con Caprile e il Col di Lana, le cime dell’Alta Badia, Fanes, fino ad arrivare alle Tofane! Uno spettacolo assoluto, smorzato solo dalla presenza della solita nuvola spessa sul versante Est che offusca la vista dello Zoldo, del Pelmo e dell’Antelao su tutti.
Ci godiamo una meritata pausa prima di scendere verso il rifugio Torrani attraverso la via Normale. La breve discesa è comunque abbastanza tecnica per la verticalità e gli sfasciumi presenti nel primo tratto appena sotto la vetta. Raggiunti i 3000 metri si perde quota più rapidamente, fino a raggiungere il minimo tratto attrezzato alle spalle del rifugio. Il caldo e l’arsura della giornata ci costringono ad un rifornimento idrico al Torrani, a quota 2984 metri. Una rapida annotazione della traversata nel libro del rifugio e scendiamo ancora sulla via Normale. In breve raggiungiamo il Pian della Tenda e il bivio che a sinistra indica la continuazione della via Normale verso il Coldai, mentre a destra la ferrata Tissi. Scegliamo quest’ultima e arriviamo sulla parete rocciosa che sale dal ghiaione che dobbiamo percorrere. Per raggiungerlo dobbiamo effettuare di fatto il primo tratto della ferrata Tissi. Scendiamo verticalmente e l’ultimo tratto è contraddistinto dalla presenza di un cordino che agevola la discesa fino al ghiaione. Solitamente questo pezzo è coperto da una coltre di neve anche ad agosto, ma quest’anno non ne è rimasta neanche l’ombra.
Continuiamo sul percorso ghiaioso in direzione Sud fino al vero e proprio attacco della ferrata, che si sviluppa in corrispondenza di una bellissima cengia con una vista speciale sul Van delle Sasse. Nella “Guida dei monti d’Italia - Civetta” a cura di Ivo Rabanser, la ferrata viene descritta come segue:
“Discesa utilizzata frequentemente, soprattutto nel corso della traversata del massiccio centrale della Civetta, con salita per la via ferrata degli Alleghesi. Il percorso è ben segnalato con bolli rossi, mentre il tratto attrezzato con fune metallica e infissi non va sottovalutato. La discesa è decisamente più impegnativa rispetto a quella per la via normale sul versante E. Difficoltà: EEA, con passaggi di I.”.
Dopo un primo segmento semplice, ecco arrivare le criticità della via: un tratto verticale su roccia a tratti liscia e con pochi appigli, in cui bisogna fare affidamento anche sulla forza delle braccia. Si scende velocemente con ulteriori tratti dritti fino ad arrivare ad un’ansa in un costone di roccia nel quale c’è un bellissimo passaggio, sempre assicurato, che permette di aggirare un masso strapiombante con la schiena nel vuoto. Una seconda sezione verticale degna di nota ci fa raggiungere delle placche inclinate e veramente lisce. Qui, se dovesse esserci dell’acqua, la difficoltà crescerebbe a dismisura. Anche in una giornata calda e asciutta come oggi abbiamo incontrato difficoltà a tenere ben saldi i piedi durante la progressione. Un consiglio: nei punti più irti e lisci, appoggiatevi ai fittoni dei segmenti attrezzati.
Si arriva così all’ultimo pezzo degno di nota: una discesa verticale con deviazione verso destra in cui si ha difficoltà a trovare l’appiglio per i piedi su un masso strapiombante che non permette di avere una chiara visuale. Scendete delicatamente sulla vostra verticale per trovare un fittone adeguatamente installato per aiutarvi nella discesa. Anche se non lo vedete, fidatevi e cercatelo con la punta dello scarpone, lo troverete! Terminata anche la ferrata Tissi, ci fiondiamo sul ghiaione rimanendo in quota in direzione della Forcella delle Sasse, costeggiando le pareti della Civetta Bassa fino a quota 2476 metri.
Scendiamo per il ghiaione sul sentiero CAI 558; prestare attenzione ai primi metri in discesa poiché non sono sempre ben visibili i bolli rossi e la segnaletica CAI e potreste imboccare vie alternative meno agevoli. Bisogna mantenersi sulla sinistra al termine del ghiaione e prendere il bivio verso sinistra a quota 2117 metri, che aggira la prominenza verso Est della Civetta Bassa. Un’ultima divertente sezione di scrambling ci permette di aggirare la dorsale rocciosa e arriviamo, con un’ultima timida salita di giornata, nuovamente sul sentiero Tivan (CAI 557), fino a raggiungere quasi il Sass del Non, crocevia che porta alla via Normale del Civetta. Da qui noi scendiamo fino a raggiungere il Col Grand per poi approdare alla Valle Civetta sulla traccia CAI 587. Facciamo una piccola deviazione al Gravon Grant per ammirare delle giocose cascatelle e rinfrescarci un po’, prima di chiudere l’anello e ritornare al parcheggio della mattina a Pecol!
Si conclude così la grande traversata del Civetta da Nord a Sud attraverso due mitiche ferrate, oltre 2000 metri di dislivello, 11h 30m di percorso e quota massima a 3220 metri in un ambiente aereo e vertiginoso difficile da dimenticare! Un’avventura per escursionisti esperti con esperienza alpinistica, obbligatoria l’attrezzatura completa da ferrata con l'immancabile caschetto. La preparazione fisica è doverosa, e non va assolutamente sottovalutata la preparazione mentale per la resistenza richiesta in un’escursione così lunga e logorante per esposizione e concentrazione.
Per MyBestTimeHiking, dopo la via Normale dello scorso anno, la TransCivetta di metà luglio e questa avventura, si conclude l’esplorazione del massiccio della Civetta!



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