Dettagli
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Tipo escursioneEscursione
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DifficoltàE
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Distanza32.32 KM
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Altitudine MIN60.00 mt
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Dislivello +2416 mt
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Parcheggio
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Paesaggio





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Int. storico





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Durata14h
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Altitudine MAX2476.00 mt
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Dislivello --2416 mt
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Tipo escursioneEscursione
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DifficoltàE
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Distanza32.32 KM
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Altitudine MIN60.00 mt
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Altitudine MAX2476.00 mt
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Dislivello +2416 mt
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Dislivello --2416 mt
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Durata14h
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Paesaggio





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Int. storico





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Parcheggio
Giorno 1
Di buon'ora lasciamo l'hotel Sporting a Pecol per dirigerci al vicino parcheggio del Palafavera. Qui ci prepariamo con i nostri pesantissimi zaini (16 kg!) che dovranno contenere tutto il necessario per questi due giorni immersi nella natura. Partiamo!
Intraprendiamo il sentiero CAI 564 che sale su strada sterrata in direzione Ovest verso la Casera Pioda. La giornata è bellissima, non molto fresca, ma comunque ottima per procedere in queste prime ore del giorno. Osserviamo già le prime nuvole bianche che crescono sopra la vetta del Civetta e non preannunciano un tempo sereno per le prossime ore. Raggiungiamo senza difficoltà la Casera Pioda dove ci accoglie un gregge di pecore con annessi cani pastore. Da qui il sentiero aumenta la pendenza, volgiamo alla sinistra della Casera su traccia CAI 556 in direzione del rifugio Coldai. Percorriamo una mulattiera agevole che, a tratti, è composta da pietre ben disposte da formare un selciato. Siamo dinnanzi a vie romane! Infatti, non molto distante dal sentiero che stiamo percorrendo, in corrispondenza della Casera de Righes, è possibile ammirare delle iscrizioni di epoca romana.
Dai 1816 metri della Casera Pioda dobbiamo guadagnare i 2132 metri del rifugio Coldai. La salita è costante, abbastanza sentita per colpa degli zaini pesanti, ma si procede senza intoppi. La vista del Pelmo al nostro fianco è il panorama che appaga di ogni fatica e permette la progressione. In lontananza si vedono anche Mondeval, Lastoi de Formin e il Becco di Mezzodì. In meno di 2h dalla partenza ecco che spunta in fondo al sentiero il rifugio Coldai. Una pausa è d'obbligo e siamo pronti per effettuare il tratto più caratteristico dell'anello: il sentiero Tivan. Inizia immediatamente dietro al rifugio ed è ampiamente indicato da chiara segnaletica. Cominciamo così la traccia CAI 557 che dapprima ci allieta con una leggera digressione in discesa, per poi virare alla natura aspra che ci aspettiamo.
Leggero scrambling tra facili roccette e piccole cenge (mai pericolose) ci fanno superare un ampio ghiaione del Civetta. Raggiungiamo una selletta in corrispondenza dei Torrioni delle Ziolere con una vista bellissima sull'abitato di Pecol. Il sentiero Tivan continua la sua corsa a quota costante. Non si hanno mai salite accentuate o discese ardite, la traccia segue la sinuosità del gruppo del Civetta adeguandosi alle sue rotondità.
Arriviamo in breve al cospetto del Crodolon, una cuspide che si protende verso la Val di Zoldo, che noi superiamo agilmente attraverso un'ampia forcella. Seguitiamo sul ghiaione della Val Masarè e arriviamo al tratto che contraddistingue la via Tivan. Una serie di segmenti attrezzati che permettono la progressione su placche rocciose appoggiate. La via non è pericolosa: ha dei tratti leggermente esposti su sporgenze che però non danno sensazioni di vuoto o di vertigine. Certo, per coloro che ne soffrono non è una via da intraprendere in ogni caso! L'utilizzo del casco è fortemente consigliato poiché siamo in una fenditura rocciosa dalla quale potrebbero arrivare delle scariche. Di fatto siamo ai piedi della Torre di Alleghe e della Torre di Val Grande dove gli arrampicatori potrebbero inavvertitamente rilasciare qualche sasso. Il tratto attrezzato non necessita di assicurazione vista la mancanza di pericolosità, ma è comunque buona norma portarlo con sé e, se necessario, indossarlo per procedere in totale sicurezza.
Proseguiamo in costa pianeggiante fino a raggiungere la Schena del Bec, crocevia per coloro che desiderano intraprendere la Ferrata degli Alleghesi che porta in vetta al Civetta. Noi invece ci concediamo un meritato ristoro e proseguiamo imperterriti verso la Crepa Bassa. Qui altri segmenti attrezzati ci permettono di aggirare questo costone roccioso con facilità su cenge caratteristiche. Sotto di noi il verde della Valle Civetta e sullo sfondo il mitico Pelmo che comincia ad essere ben coperto.
Superata la Crepa Bassa si può notare una traccia che sale sul ghiaione e va ad intersecare l'attacco della via Normale al Civetta. Noi continuiamo ora in leggera discesa su ghiaia facile e comoda. A quota 2128 metri arriviamo al crocevia denominato Sass del Nin dove abbiamo l'arrivo del sentiero dalla Valle Civetta, la continuazione verso l'attacco alla via Normale del Civetta e la deviazione verso il rifugio Vazzoler. Quest'ultima è la nostra scelta e procediamo, ora di nuovo in salita, per superare questa protuberanza più ad Est del gruppo montuoso del Civetta.
Questo tratto dell'escursione non è banale per camminatori che come noi hanno un notevole peso sulle spalle. Ci sono tratti di facile scrambling intervallati a brevi passaggi su ghiaioni dismessi e divertenti cenge. È una traccia molto divertente e varia per coloro che hanno esperienza di montagna, ma che per i neofiti potrebbe essere meno bella e appagante. Superato l'aggiramento, ecco che si prospetta davanti a noi la fatica più grande di questa prima giornata. Un ghiaione che sale a perdita d'occhio verso il cielo blu che si ritrova tra due cuspidi rocciose a oltre 350 metri di dislivello positivo. Intraprendiamo il sentiero CAI 558 in direzione della Forcella delle Sasse.
Dopo i 1000 metri di dislivello appena percorsi, gli zaini cominciano a farsi sentire sempre di più ad ogni passo. La salita più irta della giornata è qui che ci accoglie con i tornanti corti e continui su questo ghiaione. Le rocce, dapprima grandi e sconnesse, si trasformano in ghiaie sempre più fini e di comoda progressione. Non si sprofonda mai e il passo risulta sempre sicuro. L'unico problema è la lunghezza, sembra infinita. Il cielo azzurro sulla finestra della forcella in lontananza ci dà la forza per proseguire. È sempre più vicina. L'ultimo tratto della salita si sviluppa alla nostra destra costeggiando pareti dirupate dal colore arancio-nero della Dolomia. Agli ultimi metri ci accoglie un cordino metallico che aiuta la salita su rocce con camminamento esile e sconnesso.
Dopo circa 5h e 30m dalla partenza raggiungiamo la quota più alta dell'avventura: 2476 metri alla Forcella delle Sasse! Il panorama verso lo Zoldo è compromesso da nuvoloni neri che non promettono nulla di buono, dall'altra parte invece lo spettacolo del Vant de le Sasse (o Val delle Sasse) ci preannuncia il semplice pianoro erboso che ci attende. Alla nostra destra le pareti a picco della Civetta Bassa che sovrastano il sentiero che porta alla Ferrata Tissi che scende dal rifugio Torrani. Ci godiamo una breve pausa per la paura della pioggia, contenti del fatto di aver superato il punto più duro con il meteo dalla nostra parte.
Cominciamo la discesa nel Vant de le Sasse e superiamo rocce gradonate su cui dobbiamo appoggiare anche le mani per evitare di sbilanciarci con gli zaini. In breve raggiungiamo il pianoro che ha tutta l'aria di essere un residuo di morena glaciale. L'erba e le pietre isolate formano un trapunto giocoso e noi procediamo sul sentiero a volte visibile e in altre occasioni immaginato. Usciamo dal pianoro in corrispondenza di un muro roccioso che scende verticalmente di circa cinquanta metri. Da qui possiamo ammirare la vista sul sentiero che da Listolade arriva al rifugio Capanna Trieste. Il panorama però non è dei più belli perché anche qui i nuvoloni sono ben presenti, sempre più vicini e cominciamo a scorgere la pioggia che si avvicina.
Scendiamo questo muro di roccia su comodo sentiero che si destreggia senza difficoltà tra le scale naturali formate nel corso del tempo dall'erosione. Alla base del Col dei Camorz ci sorprende la pioggia con un vento sferzante. Siamo pronti al peggio e continuiamo a procedere. La vista delle prime stelle alpine della stagione ci conforta. Non facciamo a tempo a bagnare i nostri impermeabili che la pioggia cessa e si riapre il cielo: sole a bomba!
Siamo ora in corrispondenza dello Scalet delle Sasse con il sentiero che si immette in una folta vegetazione di pini mughi. Purtroppo non è il massimo che il sole abbia fatto nuovamente capolino in questo momento poiché i mughi fitti e bassi ci ritornano una calura estrema e ci fanno odiare la progressione su questo tipo di sentiero. Fortunatamente la vista sulla fantastica Torre Trieste che svetta leggiadra davanti ai nostri occhi ci calma la disapprovazione per la traccia che stiamo percorrendo. La via continua monotona, in continua discesa, a tratti anche ripida. Non ci sono punti chiave da segnalare ad eccezione di un piccolo passaggio su ghiaione a quota 1700 metri dove c'è un passaggio (un passo davvero) su roccia liscia sulla quale prestare attenzione. Per tutto il percorso in discesa abbiamo dritti davanti a noi la vista della meta ristoratrice che ci attende: il rifugio Vazzoler. Raggiungiamo il Pian de le Taie a quota 1600 metri e ci attende l'ultimo strappo per raggiungere il rifugio attraverso il sentiero CAI 555. Qui un torrente che attraversa la strada, che ora si è fatta carrabile, ci permette di rinfrescarci. Alcuni di noi tolgono gli scomodi scarponi e si immergono per una rinfrescante terapia sgonfiante per i piedi. La tabella indica ancora 20 minuti per la meta, ma noi bruciamo le lancette dell'orologio. Vediamo in lontananza finalmente le cataste di legna che preannunciano il rifugio e, finalmente, il miraggio diventa realtà. Arriviamo al rifugio Vazzoler e la prima cosa che ordiniamo è una birra ghiacciata da condividere assieme al gruppo per festeggiare questo primo importante obiettivo raggiunto. Dopo circa 8h dalla partenza, ci godiamo il giusto riposo discutendo su quale potesse essere il miglior luogo dove piantare le tende per la notte. Il meteo volge al brutto nuovamente e una pioggerellina quasi impercettibile comincia a scendere. È l'ora di partire per cercare di piantare le tende all'asciutto.
Lasciamo il rifugio e prendiamo la traccia CAI 560 in direzione del Pian di Pelsa. Nuovamente salita, come se non avessimo già fatto abbastanza dislivello per oggi... Costeggiamo la magnifica Torre Venezia che cade precipitosamente alla base del sentiero che stiamo percorrendo. In circa 30 minuti raggiungiamo la quota di 1900 metri su uno spot pianeggiante alla destra del sentiero sul Pian di Pelsa: questo sarà il nostro riparo per la notte. Appena identifichiamo il luogo perfetto, ecco che la pioggia aumenta. In fretta e furia spieghiamo le tende, lavorano tutti alacremente per issare i montanti e piantare i picchetti il più velocemente possibile. Una corsa contro il tempo. Rapidamente tutte le tende sono pronte e, come bombe d'acqua, ci ripariamo all'interno. La pioggia diventa sempre più impetuosa, fortunatamente senza vento. Alcuni tuoni diventano sempre più vicini. Dopo una decina di minuti, fortunatamente la perturbazione comincia a scemare. La pioggia termina, il sole torna a fare capolino per regalarci gli ultimi bagliori.
Usciamo per asciugarci e permettere che anche le tende prendano un po' d'aria, anche se la pioggia ha aumentato l'umidità. Il sole cala regalando un'enrosadira fantastica sulle pareti maestose della Torre Venezia e, alle sue spalle, il massiccio della Moiazza sembra un diamante illuminato dalla golden hour. Riempiti da tale bellezza, torniamo allo spot per cucinare la cena: l'immancabile risotto cucinato con il fornelletto accompagnato da aperitivi vari di salumi e formaggi. Si fa buio ed è ora di chiudere le frontali che ci hanno aiutato a mangiare gli ultimi bocconi. Ci inseriamo nei sacchi a pelo, ripensiamo agli oltre 1700 metri di dislivello percorsi oggi e andiamo nel mondo dei sogni.
Giorno 2
La mattina ci svegliamo all'alba consci che dobbiamo fare una rapida colazione per partire il prima possibile. Dobbiamo chiudere l'anello in velocità se vogliamo evitare la carovana degli atleti della corsa trail della TransCivetta! Facciamo colazione, beviamo il caffè di moka, ripieghiamo le tende e rimettiamo tutto per il meglio negli zaini. Dovrebbero pesare meno con quanto abbiamo mangiato e bevuto... invece, sembrano sempre macigni.
Procediamo in direzione Nord sempre su traccia CAI 560 attraverso la Sella di Pelsa. Teniamo la destra al bivio per il Col Mandro per restare sul pianoro che porta ai ruderi del Cason di Col Rean. Alla nostra destra le guglie e i torrioni che rendono magica questa parte del gruppo del Civetta. Meta ambita da tutti i più grandi scalatori. Superati i ruderi si raggiunge il bivio in cui una biforcazione indica "Direttissima Tissi" o "Forcella di Col Rean". Noi optiamo per quest'ultima per evitare di fare uno strappo incisivo di prima mattina. La salita da questa parte è comunque presente ma non accentuata come la direttissima. Tra placche rocciose e solchi su terra dura, raggiungiamo la quota di 2000 metri e il bivio che dalla forcella ci invita direttamente alla prima meta della giornata: il rifugio Tissi.
Continuiamo a salire, ormai con le gambe che vanno da sole. Ci avviciniamo sempre di più al rifugio, ma l'obiettivo principale è la vista che si ha dalla cima del Col Rean, immediatamente dietro al Tissi. Raggiungiamo finalmente quota 2281 della vetta con un tempo perfetto per godere di un panorama spaziale: dalle Pale di San Martino, passando per la Marmolada, il gruppo del Sella, le vette della Val Badia, tornando verso il Lagazuoi, le Tofane, il Sorapiss e concludendo con il mitico Pelmo. Sotto di noi lo spettacolo del lago di Alleghe con una vista mozzafiato. Alle nostre spalle la parete inconfondibile del Civetta che ci protegge e incombe vertiginosa su di noi! Consiglio a tutti questo breve allungo in vetta perché davvero ripaga di tutta l'avventura se il meteo è favorevole.
Tappa rapida al Tissi per dissetarsi e via su segmento CAI 563 che ci ricongiunge in breve al CAI 560 in direzione del rifugio Coldai. Questa parte di percorso è abbastanza monotona come tipologia di sentiero. La via è agevole, ben visibile, si affiancano chiazze erbose che isolate persistono in un suolo lunare di pietraie del Civetta. La bellezza comunque rimane invariata con, da una parte, un costante panorama su Alleghe e, dall'altra, l'imponenza rocciosa del Civetta.
Procediamo in falsopiano fino alla base della salita che porta alla forcella che fiancheggia il Col Negro di Coldai. Qui vediamo un'immagine insolita: come tante piccole formiche, vediamo e udiamo un brusio costante provenire proprio dalla forcella. Sono i tifosi della TransCivetta che si sono disposti per ammirare gli atleti che stanno per arrivare. Il nostro obiettivo è superare indenni la forcella senza avere alle calcagne i corridori.
Riusciamo nell'impresa, scavalliamo e ci dirigiamo in direzione del Coldai, prima di raggiungere l'ultima, davvero, salita di tutta l'avventura. Ci appare il bellissimo lago Coldai. Il lago turchese riflette nuvoloni grigi all'orizzonte. Aumentiamo il passo e scegliamo di percorrere la traccia alla destra del lago così da evitare il percorso della gara trail. La scelta risulta azzeccata perché i primi atleti sopraggiungono in un'anomala baraonda. Da qui riusciamo anche ad immortalare la Marmolada specchiata nel lago del Coldai.
Finalmente raggiungiamo la forcella a quota 2191 metri, il rifugio Coldai è proprio sotto di noi e alle spalle il mitico Pelmo. Concludiamo così l'anello del TransCivetta!
Un pranzo meritatissimo, ma anche costosissimo al rifugio ci appaga corpo e spirito. Un'immancabile birra a sugellare l'impresa unisce il gruppo ad un fragoroso brindisi finale! Ora siamo nel mezzo della gara con gli atleti che sfrecciano nel punto ristoro del Coldai. Dobbiamo scendere il prima possibile alla Casera Pioda. Questa è la parte più difficile di tutta l'avventura con il sentiero che è diventato come un'autostrada con corsie di sorpasso. Non ho mai visto così tanta gente in montagna! Raggiungiamo la casera e comincia una fitta pioggia che ci accompagna fino al parcheggio del Palafavera. Non ci lamentiamo visto che avevano indicato pioggia continua per tutto il fine settimana e invece ci siamo presi solo poche decine di minuti di pioggia.
Si conclude così la spedizione in due giorni per il completamento dell'ardita TransCivetta. Un'escursione da oltre 30 km con 2400 metri di dislivello complessivi. Avventura che consiglio esclusivamente a escursionisti esperti, non per la pericolosità dei sentieri che, come avete visto dalla relazione, non è presente per l'intero percorso, ma per la lunghezza dell'itinerario e la necessità di percorrere un dislivello importante con uno zaino che pesa il doppio del solito! La presenza dei rifugi Coldai, Vazzoler e Tissi permette di modificare al bisogno l'itinerario e organizzare vie di fuga nel caso in cui il meteo dovesse cambiare repentinamente.
Un'avventura consigliatissima che permette di staccarsi dal mondo per un paio di giorni. Ecco, la consiglio di svolgere magari non in concomitanza della gara di trail per evitare di pestarsi i piedi a vicenda con gli atleti :)
L'avventura di oggi ci porta sul gruppo del Civetta, nel cuore della Val di Zoldo. Un giro ad anello ai piedi della cima dolomitica! Il gruppo di questa escursione è assortito ed è composto da 9 baldi giovani, pronti per questa inedita avventura.
Giorno 1
Di buon'ora lasciamo l'hotel Sporting a Pecol per dirigerci al vicino parcheggio del Palafavera. Qui ci prepariamo con i nostri pesantissimi zaini (16 kg!) che dovranno contenere tutto il necessario per questi due giorni immersi nella natura. Partiamo!
Intraprendiamo il sentiero CAI 564 che sale su strada sterrata in direzione Ovest verso la Casera Pioda. La giornata è bellissima, non molto fresca, ma comunque ottima per procedere in queste prime ore del giorno. Osserviamo già le prime nuvole bianche che crescono sopra la vetta del Civetta e non preannunciano un tempo sereno per le prossime ore. Raggiungiamo senza difficoltà la Casera Pioda dove ci accoglie un gregge di pecore con annessi cani pastore. Da qui il sentiero aumenta la pendenza, volgiamo alla sinistra della Casera su traccia CAI 556 in direzione del rifugio Coldai. Percorriamo una mulattiera agevole che, a tratti, è composta da pietre ben disposte da formare un selciato. Siamo dinnanzi a vie romane! Infatti, non molto distante dal sentiero che stiamo percorrendo, in corrispondenza della Casera de Righes, è possibile ammirare delle iscrizioni di epoca romana.
Dai 1816 metri della Casera Pioda dobbiamo guadagnare i 2132 metri del rifugio Coldai. La salita è costante, abbastanza sentita per colpa degli zaini pesanti, ma si procede senza intoppi. La vista del Pelmo al nostro fianco è il panorama che appaga di ogni fatica e permette la progressione. In lontananza si vedono anche Mondeval, Lastoi de Formin e il Becco di Mezzodì. In meno di 2h dalla partenza ecco che spunta in fondo al sentiero il rifugio Coldai. Una pausa è d'obbligo e siamo pronti per effettuare il tratto più caratteristico dell'anello: il sentiero Tivan. Inizia immediatamente dietro al rifugio ed è ampiamente indicato da chiara segnaletica. Cominciamo così la traccia CAI 557 che dapprima ci allieta con una leggera digressione in discesa, per poi virare alla natura aspra che ci aspettiamo.
Leggero scrambling tra facili roccette e piccole cenge (mai pericolose) ci fanno superare un ampio ghiaione del Civetta. Raggiungiamo una selletta in corrispondenza dei Torrioni delle Ziolere con una vista bellissima sull'abitato di Pecol. Il sentiero Tivan continua la sua corsa a quota costante. Non si hanno mai salite accentuate o discese ardite, la traccia segue la sinuosità del gruppo del Civetta adeguandosi alle sue rotondità.
Arriviamo in breve al cospetto del Crodolon, una cuspide che si protende verso la Val di Zoldo, che noi superiamo agilmente attraverso un'ampia forcella. Seguitiamo sul ghiaione della Val Masarè e arriviamo al tratto che contraddistingue la via Tivan. Una serie di segmenti attrezzati che permettono la progressione su placche rocciose appoggiate. La via non è pericolosa: ha dei tratti leggermente esposti su sporgenze che però non danno sensazioni di vuoto o di vertigine. Certo, per coloro che ne soffrono non è una via da intraprendere in ogni caso! L'utilizzo del casco è fortemente consigliato poiché siamo in una fenditura rocciosa dalla quale potrebbero arrivare delle scariche. Di fatto siamo ai piedi della Torre di Alleghe e della Torre di Val Grande dove gli arrampicatori potrebbero inavvertitamente rilasciare qualche sasso. Il tratto attrezzato non necessita di assicurazione vista la mancanza di pericolosità, ma è comunque buona norma portarlo con sé e, se necessario, indossarlo per procedere in totale sicurezza.
Proseguiamo in costa pianeggiante fino a raggiungere la Schena del Bec, crocevia per coloro che desiderano intraprendere la Ferrata degli Alleghesi che porta in vetta al Civetta. Noi invece ci concediamo un meritato ristoro e proseguiamo imperterriti verso la Crepa Bassa. Qui altri segmenti attrezzati ci permettono di aggirare questo costone roccioso con facilità su cenge caratteristiche. Sotto di noi il verde della Valle Civetta e sullo sfondo il mitico Pelmo che comincia ad essere ben coperto.
Superata la Crepa Bassa si può notare una traccia che sale sul ghiaione e va ad intersecare l'attacco della via Normale al Civetta. Noi continuiamo ora in leggera discesa su ghiaia facile e comoda. A quota 2128 metri arriviamo al crocevia denominato Sass del Nin dove abbiamo l'arrivo del sentiero dalla Valle Civetta, la continuazione verso l'attacco alla via Normale del Civetta e la deviazione verso il rifugio Vazzoler. Quest'ultima è la nostra scelta e procediamo, ora di nuovo in salita, per superare questa protuberanza più ad Est del gruppo montuoso del Civetta.
Questo tratto dell'escursione non è banale per camminatori che come noi hanno un notevole peso sulle spalle. Ci sono tratti di facile scrambling intervallati a brevi passaggi su ghiaioni dismessi e divertenti cenge. È una traccia molto divertente e varia per coloro che hanno esperienza di montagna, ma che per i neofiti potrebbe essere meno bella e appagante. Superato l'aggiramento, ecco che si prospetta davanti a noi la fatica più grande di questa prima giornata. Un ghiaione che sale a perdita d'occhio verso il cielo blu che si ritrova tra due cuspidi rocciose a oltre 350 metri di dislivello positivo. Intraprendiamo il sentiero CAI 558 in direzione della Forcella delle Sasse.
Dopo i 1000 metri di dislivello appena percorsi, gli zaini cominciano a farsi sentire sempre di più ad ogni passo. La salita più irta della giornata è qui che ci accoglie con i tornanti corti e continui su questo ghiaione. Le rocce, dapprima grandi e sconnesse, si trasformano in ghiaie sempre più fini e di comoda progressione. Non si sprofonda mai e il passo risulta sempre sicuro. L'unico problema è la lunghezza, sembra infinita. Il cielo azzurro sulla finestra della forcella in lontananza ci dà la forza per proseguire. È sempre più vicina. L'ultimo tratto della salita si sviluppa alla nostra destra costeggiando pareti dirupate dal colore arancio-nero della Dolomia. Agli ultimi metri ci accoglie un cordino metallico che aiuta la salita su rocce con camminamento esile e sconnesso.
Dopo circa 5h e 30m dalla partenza raggiungiamo la quota più alta dell'avventura: 2476 metri alla Forcella delle Sasse! Il panorama verso lo Zoldo è compromesso da nuvoloni neri che non promettono nulla di buono, dall'altra parte invece lo spettacolo del Vant de le Sasse (o Val delle Sasse) ci preannuncia il semplice pianoro erboso che ci attende. Alla nostra destra le pareti a picco della Civetta Bassa che sovrastano il sentiero che porta alla Ferrata Tissi che scende dal rifugio Torrani. Ci godiamo una breve pausa per la paura della pioggia, contenti del fatto di aver superato il punto più duro con il meteo dalla nostra parte.
Cominciamo la discesa nel Vant de le Sasse e superiamo rocce gradonate su cui dobbiamo appoggiare anche le mani per evitare di sbilanciarci con gli zaini. In breve raggiungiamo il pianoro che ha tutta l'aria di essere un residuo di morena glaciale. L'erba e le pietre isolate formano un trapunto giocoso e noi procediamo sul sentiero a volte visibile e in altre occasioni immaginato. Usciamo dal pianoro in corrispondenza di un muro roccioso che scende verticalmente di circa cinquanta metri. Da qui possiamo ammirare la vista sul sentiero che da Listolade arriva al rifugio Capanna Trieste. Il panorama però non è dei più belli perché anche qui i nuvoloni sono ben presenti, sempre più vicini e cominciamo a scorgere la pioggia che si avvicina.
Scendiamo questo muro di roccia su comodo sentiero che si destreggia senza difficoltà tra le scale naturali formate nel corso del tempo dall'erosione. Alla base del Col dei Camorz ci sorprende la pioggia con un vento sferzante. Siamo pronti al peggio e continuiamo a procedere. La vista delle prime stelle alpine della stagione ci conforta. Non facciamo a tempo a bagnare i nostri impermeabili che la pioggia cessa e si riapre il cielo: sole a bomba!
Siamo ora in corrispondenza dello Scalet delle Sasse con il sentiero che si immette in una folta vegetazione di pini mughi. Purtroppo non è il massimo che il sole abbia fatto nuovamente capolino in questo momento poiché i mughi fitti e bassi ci ritornano una calura estrema e ci fanno odiare la progressione su questo tipo di sentiero. Fortunatamente la vista sulla fantastica Torre Trieste che svetta leggiadra davanti ai nostri occhi ci calma la disapprovazione per la traccia che stiamo percorrendo. La via continua monotona, in continua discesa, a tratti anche ripida. Non ci sono punti chiave da segnalare ad eccezione di un piccolo passaggio su ghiaione a quota 1700 metri dove c'è un passaggio (un passo davvero) su roccia liscia sulla quale prestare attenzione. Per tutto il percorso in discesa abbiamo dritti davanti a noi la vista della meta ristoratrice che ci attende: il rifugio Vazzoler.
Data
18-07-2026
Distanza
32.32 KM
Tipo escursione
Escursione
Dislivello
2416 mt
- Montagna
Civetta
- Indirizzo
Val di Zoldo, Veneto
- Altitudine
2476.00 m
- Rifugi
Rifugio Coldai, Rifugio Vazzoler, Rifugio Tissi
- Informazioni
Raggiungiamo il Pian de le Taie a quota 1600 metri e ci attende l'ultimo strappo per raggiungere il rifugio attraverso il sentiero CAI 555. Qui un torrente che attraversa la strada, che ora si è fatta carrabile, ci permette di rinfrescarci. Alcuni di noi tolgono gli scomodi scarponi e si immergono per una rinfrescante terapia sgonfiante per i piedi. La tabella indica ancora 20 minuti per la meta, ma noi bruciamo le lancette dell'orologio. Vediamo in lontananza finalmente le cataste di legna che preannunciano il rifugio e, finalmente, il miraggio diventa realtà. Arriviamo al rifugio Vazzoler e la prima cosa che ordiniamo è una birra ghiacciata da condividere assieme al gruppo per festeggiare questo primo importante obiettivo raggiunto.
Dopo circa 8h dalla partenza, ci godiamo il giusto riposo discutendo su quale potesse essere il miglior luogo dove piantare le tende per la notte. Il meteo volge al brutto nuovamente e una pioggerellina quasi impercettibile comincia a scendere. È l'ora di partire per cercare di piantare le tende all'asciutto.
Lasciamo il rifugio e prendiamo la traccia CAI 560 in direzione del Pian di Pelsa. Nuovamente salita, come se non avessimo già fatto abbastanza dislivello per oggi... Costeggiamo la magnifica Torre Venezia che cade precipitosamente alla base del sentiero che stiamo percorrendo. In circa 30 minuti raggiungiamo la quota di 1900 metri su uno spot pianeggiante alla destra del sentiero sul Pian di Pelsa: questo sarà il nostro riparo per la notte. Appena identifichiamo il luogo perfetto, ecco che la pioggia aumenta. In fretta e furia spieghiamo le tende, lavorano tutti alacremente per issare i montanti e piantare i picchetti il più velocemente possibile. Una corsa contro il tempo. Rapidamente tutte le tende sono pronte e, come bombe d'acqua, ci ripariamo all'interno. La pioggia diventa sempre più impetuosa, fortunatamente senza vento. Alcuni tuoni diventano sempre più vicini. Dopo una decina di minuti, fortunatamente la perturbazione comincia a scemare. La pioggia termina, il sole torna a fare capolino per regalarci gli ultimi bagliori.
Usciamo per asciugarci e permettere che anche le tende prendano un po' d'aria, anche se la pioggia ha aumentato l'umidità. Il sole cala regalando un'enrosadira fantastica sulle pareti maestose della Torre Venezia e, alle sue spalle, il massiccio della Moiazza sembra un diamante illuminato dalla golden hour. Riempiti da tale bellezza, torniamo allo spot per cucinare la cena: l'immancabile risotto cucinato con il fornelletto accompagnato da aperitivi vari di salumi e formaggi. Si fa buio ed è ora di chiudere le frontali che ci hanno aiutato a mangiare gli ultimi bocconi. Ci inseriamo nei sacchi a pelo, ripensiamo agli oltre 1700 metri di dislivello percorsi oggi e andiamo nel mondo dei sogni.
Giorno 2
La mattina ci svegliamo all'alba consci che dobbiamo fare una rapida colazione per partire il prima possibile. Dobbiamo chiudere l'anello in velocità se vogliamo evitare la carovana degli atleti della corsa trail della TransCivetta! Facciamo colazione, beviamo il caffè di moka, ripieghiamo le tende e rimettiamo tutto per il meglio negli zaini. Dovrebbero pesare meno con quanto abbiamo mangiato e bevuto... invece, sembrano sempre macigni.
Procediamo in direzione Nord sempre su traccia CAI 560 attraverso la Sella di Pelsa. Teniamo la destra al bivio per il Col Mandro per restare sul pianoro che porta ai ruderi del Cason di Col Rean. Alla nostra destra le guglie e i torrioni che rendono magica questa parte del gruppo del Civetta. Meta ambita da tutti i più grandi scalatori.
Superati i ruderi si raggiunge il bivio in cui una biforcazione indica "Direttissima Tissi" o "Forcella di Col Rean". Noi optiamo per quest'ultima per evitare di fare uno strappo incisivo di prima mattina. La salita da questa parte è comunque presente ma non accentuata come la direttissima. Tra placche rocciose e solchi su terra dura, raggiungiamo la quota di 2000 metri e il bivio che dalla forcella ci invita direttamente alla prima meta della giornata: il rifugio Tissi.
Continuiamo a salire, ormai con le gambe che vanno da sole. Ci avviciniamo sempre di più al rifugio, ma l'obiettivo principale è la vista che si ha dalla cima del Col Rean, immediatamente dietro al Tissi. Raggiungiamo finalmente quota 2281 della vetta con un tempo perfetto per godere di un panorama spaziale: dalle Pale di San Martino, passando per la Marmolada, il gruppo del Sella, le vette della Val Badia, tornando verso il Lagazuoi, le Tofane, il Sorapiss e concludendo con il mitico Pelmo. Sotto di noi lo spettacolo del lago di Alleghe con una vista mozzafiato. Alle nostre spalle la parete inconfondibile del Civetta che ci protegge e incombe vertiginosa su di noi! Consiglio a tutti questo breve allungo in vetta perché davvero ripaga di tutta l'avventura se il meteo è favorevole.
Tappa rapida al Tissi per dissetarsi e via su segmento CAI 563 che ci ricongiunge in breve al CAI 560 in direzione del rifugio Coldai. Questa parte di percorso è abbastanza monotona come tipologia di sentiero. La via è agevole, ben visibile, si affiancano chiazze erbose che isolate persistono in un suolo lunare di pietraie del Civetta. La bellezza comunque rimane invariata con, da una parte, un costante panorama su Alleghe e, dall'altra, l'imponenza rocciosa del Civetta.
Procediamo in falsopiano fino alla base della salita che porta alla forcella che fiancheggia il Col Negro di Coldai. Qui vediamo un'immagine insolita: come tante piccole formiche, vediamo e udiamo un brusio costante provenire proprio dalla forcella. Sono i tifosi della TransCivetta che si sono disposti per ammirare gli atleti che stanno per arrivare. Il nostro obiettivo è superare indenni la forcella senza avere alle calcagne i corridori.
Riusciamo nell'impresa, scavalliamo e ci dirigiamo in direzione del Coldai, prima di raggiungere l'ultima, davvero, salita di tutta l'avventura. Ci appare il bellissimo lago Coldai. Il lago turchese riflette nuvoloni grigi all'orizzonte. Aumentiamo il passo e scegliamo di percorrere la traccia alla destra del lago così da evitare il percorso della gara trail. La scelta risulta azzeccata perché i primi atleti sopraggiungono in un'anomala baraonda. Da qui riusciamo anche ad immortalare la Marmolada specchiata nel lago del Coldai.
Finalmente raggiungiamo la forcella a quota 2191 metri, il rifugio Coldai è proprio sotto di noi e alle spalle il mitico Pelmo. Concludiamo così l'anello del TransCivetta!
Un pranzo meritatissimo, ma anche costosissimo al rifugio ci appaga corpo e spirito. Un'immancabile birra a sugellare l'impresa unisce il gruppo ad un fragoroso brindisi finale! Ora siamo nel mezzo della gara con gli atleti che sfrecciano nel punto ristoro del Coldai. Dobbiamo scendere il prima possibile alla Casera Pioda. Questa è la parte più difficile di tutta l'avventura con il sentiero che è diventato come un'autostrada con corsie di sorpasso. Non ho mai visto così tanta gente in montagna! Raggiungiamo la casera e comincia una fitta pioggia che ci accompagna fino al parcheggio del Palafavera. Non ci lamentiamo visto che avevano indicato pioggia continua per tutto il fine settimana e invece ci siamo presi solo poche decine di minuti di pioggia.
Si conclude così la spedizione in due giorni per il completamento dell'ardita TransCivetta. Un'escursione da oltre 30 km con 2400 metri di dislivello complessivi. Avventura che consiglio esclusivamente a escursionisti esperti, non per la pericolosità dei sentieri che, come avete visto dalla relazione, non è presente per l'intero percorso, ma per la lunghezza dell'itinerario e la necessità di percorrere un dislivello importante con uno zaino che pesa il doppio del solito! La presenza dei rifugi Coldai, Vazzoler e Tissi permette di modificare al bisogno l'itinerario e organizzare vie di fuga nel caso in cui il meteo dovesse cambiare repentinamente.
Un'avventura consigliatissima che permette di staccarsi dal mondo per un paio di giorni. Ecco, la consiglio di svolgere magari non in concomitanza della gara di trail per evitare di pestarsi i piedi a vicenda con gli atleti :)
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DifficoltàEscursionisti - Itinerari su sentieri od evidenti tracce in terreno di vario genere (pascoli, detriti, pietraie...). Sono generalmente segnalati con vernice od ometti (pietre impilate a forma piramidale che permettono di individuare il percorso anche da lontano). Possono svolgersi anche in ambienti innevati ma solo lievemente inclinati. Richiedono attrezzatura ed una sufficiente capacità di orientamento, allenamento alla camminata anche per qualche ora. |