Traversata dei Cadini di Misurina

Guida completa al sentiero attrezzato Bonacossa

Dettagli

  • hike_type Tipo escursione

    Escursione

  • hike_difficult Difficoltà

    EE

  • hike_distance Distanza

    18.53 KM

  • altitude_min Altitudine MIN

    1176 mt

  • altitude_drop_positive Dislivello +

    1300 mt

  • parking Parcheggio

    Vai a GMaps

  • landscape Paesaggio

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  • historical interest Int. storico

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  • duration Durata

    7h

  • altitude_max Altitudine MAX

    2476 mt

  • altitude_drop_negative Dislivello -

    -1300 mt

  • hike_type Tipo escursione

    Escursione

  • hike_difficult Difficoltà

    EE

  • hike_distance Distanza

    18.53 KM

  • altitude_min Altitudine MIN

    1176 mt

  • altitude_max Altitudine MAX

    2476 mt

  • altitude_drop_positive Dislivello +

    1300 mt

  • altitude_drop_negative Dislivello -

    -1300 mt

  • duration Durata

    7h

  • landscape Paesaggio

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Stagione

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Sentieri

Respiro nuovamente l’aria di Misurina. Con me oggi ci sono Mattia e Federico per un percorso che ambivo da decine di anni di rifare: la traversata dei Cadini di Misurina attraverso il sentiero attrezzato Bonacossa!
Raggiungiamo il parcheggio della seggiovia Col de Varda, che oramai ha chiuso i battenti per la fine della stagione estiva. Siamo a inizio ottobre ma non sembra: il caldo è presente già alle 9 di mattina.
La giornata è spettacolare, senza una nuvola in un cielo terso e di un blu quasi irreale. Carichiamo in spalla gli zaini e partiamo intraprendendo il sentiero CAI 120a in direzione del rifugio Col de Varda. 300 metri di dislivello positivo che si destreggiano tra percorsi ameni oppure, per i più arditi come noi, dritti per dritti sulle tracce delle piste da sci invernali. Raggiungiamo in meno di un’ora il rifugio che ci attende, anch’esso chiuso, con uno spettacolare panorama sulla Marmolada, le Tofane, il Cristallo, il Piz Popéna, il Cristallino di Misurina, il Picco di Vallandro, il monte Piana e il monte Rudo. Un quadro incredibile!
Qui bisogna prestare attenzione: tra il rifugio e il traliccio delle antenne inizia il sentiero Bonacossa. Noi invece, erroneamente (ma anche con un po’ di spirito esplorativo), seguiamo la traccia che si stacca dall’ultimo tornante prima del rifugio. Questa via, che si protrae in salita costante su una radura erbosa, porta di fatto alla cima del Col de Varda. Continuiamo sulla traccia fino a quota 2200 metri, dove continua verso Sud proprio per raggiungere la cresta del Col de Varda; noi invece proseguiamo in direzione opposta, a Nord. Procediamo così, restando sempre in quota sopra le Grave de Misurina, e ci ricongiungiamo in breve al sentiero CAI 117, il mitico Bonacossa!
Seguitiamo in costante salita, guadagnando dislivello in modo rapido e con la nostra prossima meta davanti agli occhi: la forcella de Misurina. Una fenditura verticale che spacca la roccia regalando due pinnacoli che sembrano torrioni di vedetta. Consiglio di munirsi di caschetto in questo punto, poiché si costeggiano pareti verticali che potrebbero riservare sorprese.
Dal punto centrale della forcella è evidente fin dalla base quanto sia in equilibrio instabile, con un fondo franoso che potrebbe non mantenersi per tanti anni. 25 anni fa ho percorso al contrario questa forcella e non ricordavo assolutamente questo suolo sabbioso tenuto insieme da fittoni metallici intervallati da assi di legno, che permettono anche una facile progressione. Un cavo metallico accompagna l’escursionista durante l’ascesa. Eccoci così, a circa 2h dalla partenza, a quota 2375 metri in forcella, con da una parte il bellissimo lago di Misurina e, dall'altra, le maestose Tre Cime di Lavaredo.
Ora tocca alla discesa, che risulta essere più ardita della salita, con la presenza di segmenti metallici a supporto. Agli escursionisti meno esperti consiglio di indossare imbrago e kit da ferrata, poiché la discesa in alcuni tratti è erta, con appigli che a volte possono risultare sdrucciolevoli.
Perdiamo da subito molto dislivello in un susseguirsi di zig-zag su un percorso roccioso che affianca un ghiaione veramente sconnesso e franoso. Anche qui la presenza di assi in legno e fittoni metallici cerca di mantenere viva questa traccia. Il sentiero devia per aggirare il costone roccioso verso l’imminente Ciadin de la Neve, dapprima su una cengia accennata, poi altri segmenti metallici ci accompagnano in un tunnel di dolomia molto caratteristico. Ultimi metri delicati su cui bisogna stare attenti a non scivolare su rocce a tratti lisce, ed eccoci sulle ghiaie del Ciadin de la Neve a quota 2200 metri circa.
Questo Cadino è spettacolare, con sullo sfondo la mitica forcella della Neve con una miriade di guglie a farle da contorno; alla destra della forcella la Cima Cadin della Neve e la Cima Cadin di Misurina, alla sinistra invece la caratteristica guglia biforcata della Torre del Diavolo. Proprio questo torrione è la direzione della nostra prossima meta. Continuiamo così sugli evidenti zig-zag che salgono in direzione Est verso la Forcella del Diavolo.
Dobbiamo guadagnare circa 200 metri di dislivello per raggiungere la forcella, una salita che impegna un po', soprattutto in una giornata assolata come questa. A circa 100 metri dall’arrivo c'è la parte più caratteristica: una serie di scalette metalliche che aiutano nella progressione. Consiglio vivamente di indossare il casco. Per i meno esperti consiglio anche di indossare il kit da ferrata per maggiore sicurezza. Sono due scalette metalliche molto corte, piacevoli e che non presentano alcuna difficoltà tecnica. Anche per coloro che soffrono di vertigini non ci sono punti così esposti da creare problemi. Nella prima scaletta è presente anche un cordino metallico a cui si può agganciare il set da ferrata. Nella seconda scaletta, invece, fissata interamente alla roccia, non c’è nessun altro ausilio. Prestate attenzione al termine della seconda scaletta, dove è probabile smuovere sassi instabili che potrebbero ricadere sui compagni alle spalle.
Si raggiungono così, dopo circa 1h dalla forcella Misurina, i 2476 metri della forcella del Diavolo, dove ad attenderci c’è una finestra panoramica mozzafiato sulle Tre Cime di Lavaredo! Dopo una meritata pausa ci aspetta una discesa ripida nella prima parte, che ci porta all’interno dell’ampio e ameno Cadin dei Toni. Proseguiamo sempre su ghiaione semplice e mai difficoltoso, con alcuni saliscendi, fino alla base dell’agognato rifugio Fonda Savio. Rispetto alla mia ultima visita hanno aggiunto anche dei cordini metallici per aiutarsi nell’avanzamento sul costone roccioso proprio al di sotto del rifugio. Dopo 30 minuti dalla forcella del Diavolo, eccoci al Passo dei Toni, al cospetto del rifugio Fonda Savio con un panorama eccezionale: dal monte Piana, al Picco di Vallandro, la Croda Rossa d’Ampezzo, il Cristallino di Misurina, il Piz Popéna, il Cristallo, per poi tornare sui bastioni rocciosi ad un palmo di naso, i mitici Cadini.
Poco distante dal rifugio è presente il crocevia da cui parte la ferrata Merlone Ceria e dove continua il sentiero Bonacossa con la targa rievocativa in marmo. Prestate molta attenzione in questo punto: il sentiero scende in modo erto con la presenza di un cavo metallico a supporto, vista l'esigua larghezza della traccia e il salto di roccia a lato. Caratteristico il ponticello in legno scricchiolante sul quale si passa e la parte di disarrampicata finale che porta finalmente all’interno della parte conclusiva del Cadin del Nevaio. Qui troviamo la deviazione per il sentiero Durissini che aggira la Cima Cadin di San Lucano. Noi invece continuiamo al centro del ghiaione su traccia non sempre ben evidente, in direzione della forcella di Rinbianco.
Davanti a noi lo spettacolo delle Tre Cime di Lavaredo e, alle nostre spalle, la caratteristica conformazione del Cadin del Nevaio che porta all’omonima forcella e alla più spettacolare e limitrofa forcella Verzì. Attenzione a metà del Cadin del Nevaio: la presenza di grossi massi non facilita la progressione e le tracce del CAI sono quasi invisibili. A 45 minuti dal rifugio, raggiungiamo la forcella Rinbianco con annessa deviazione che riporterebbe in breve a Misurina attraverso il sentiero CAI 119 in direzione del Ciadin de Rinbianco. Qui sono presenti dei resti bellici sulla terrazza che regala una vista eccezionale sul monte Piana. Scendiamo attraverso una traccia tra i mughi fino ad arrivare ad uno spiazzo che ci permette di vedere l’inizio della cengia finale del sentiero Bonacossa. Questa cengia si vedeva già dal Cadin del Nevaio: si può notare distintamente la traccia percorrere longitudinalmente in leggera salita la roccia del Cadin de Rinbianco. Sembra impossibile che dovremo passare proprio di là…
In questo punto ci muniamo di kit da ferrata e casco, indispensabili per questa parte finale del sentiero. Partiamo e la cengia è da subito comoda, con un cavo d'appoggio che permette di avere maggiore sicurezza. Anche qui un bel passaggio su scaletta orizzontale in un tratto leggermente esposto. Si prosegue in modo fluido, tra tratti ampi e protetti dai mughi ad altri in cui la roccia sporge verso l’esterno e occorre afferrare saldamente il cavo. Arriviamo così, praticamente in falsopiano, al punto chiave del sentiero Bonacossa. Una scala verticale (praticamente la somma delle due scalette della forcella del Diavolo), incastonata in un anfratto di dolomia erosa dall’acqua dove l’umidità la fa ancora da padrona. Questo è l’unico punto in cui consiglio vivamente anche ai più esperti di agganciarsi con i moschettoni. Non c’è una forte esposizione, perché si è sempre protetti dalla roccia, ma è possibile scivolare in qualsiasi momento su pareti che non offrono sempre un appiglio sicuro. In quel caso, il burrone diventerebbe decisamente troppo vicino…
Proseguiamo in sicurezza, agganciando i moschettoni e guadagnando questi 20-30 metri verticali per poi ritornare su un'ampia cengia in cui si può tornare a camminare spensierati.
Da qui in poi si sale costantemente in maniera dolce, mai faticosa. La cengia segue la linea sinuosa della montagna regalando pertugi e tornanti che ci permettono di godere del fantastico panorama sul Cadin del Nevaio, la stessa prospettiva della foto che va tanto di moda sui social in questi anni.
Il cavo metallico è sempre presente per tutto il percorso finale, ma funge quasi esclusivamente da comodo corrimano. Le Tre Cime di Lavaredo cominciano ad apparire sempre più vicine in tutto il loro splendore; vediamo il rifugio Auronzo alla base, proprio davanti a noi. A circa 1h dalla forcella Rinbianco siamo arrivati al termine del sentiero Bonacossa!
Veramente un sentiero vario, molto bello e appagante! Arriviamo di fatto in corrispondenza del cocuzzolo che in questi anni imperversa sui social; non voglio descrivere ciò che ho visto, dico solo che c’erano più di 50 persone in coda per fare una foto!
In corrispondenza della Forcella Longères, ci fiondiamo verso valle intercettando il sentiero CAI 101 e ripercorrendo l’ampio sentiero che costeggia la strada per raggiungere il parcheggio del rifugio Auronzo. La discesa l’ho già ampiamente descritta nell’avventura delle Tre Cime fatta ad inizio estate.
Dopo circa 7h dalla partenza, ritorniamo al parcheggio della seggiovia del Col de Varda, dopo aver ammirato il sole ormai calante che si riflette sul magnifico lago di Misurina.
1300 metri di dislivello positivo, con continui saliscendi su terreno a tratti impervio, quasi sempre sassoso e instabile. Un’avventura per escursionisti allenati e con una minima esperienza di tratti attrezzati: il sentiero Bonacossa infatti è etichettato come “sentiero attrezzato” ed è a tutti gli effetti uno degli itinerari con più variazioni e particolarità che abbia mai affrontato. La traversata dei Cadini di Misurina è un'escursione da fare almeno una volta nella vita: vi immergerà in un luogo a tratti severo, ma capace di regalare pura bellezza ad ogni passo!

Respiro nuovamente l’aria di Misurina. Con me oggi ci sono Mattia e Federico per un percorso che ambivo da decine di anni di rifare: la traversata dei Cadini di Misurina attraverso il sentiero attrezzato Bonacossa!
Raggiungiamo il parcheggio della seggiovia Col de Varda, che oramai ha chiuso i battenti per la fine della stagione estiva. Siamo a inizio ottobre ma non sembra: il caldo è presente già alle 9 di mattina.
La giornata è spettacolare, senza una nuvola in un cielo terso e di un blu quasi irreale. Carichiamo in spalla gli zaini e partiamo intraprendendo il sentiero CAI 120a in direzione del rifugio Col de Varda. 300 metri di dislivello positivo che si destreggiano tra percorsi ameni oppure, per i più arditi come noi, dritti per dritti sulle tracce delle piste da sci invernali. Raggiungiamo in meno di un’ora il rifugio che ci attende, anch’esso chiuso, con uno spettacolare panorama sulla Marmolada, le Tofane, il Cristallo, il Piz Popéna, il Cristallino di Misurina, il Picco di Vallandro, il monte Piana e il monte Rudo. Un quadro incredibile!
Qui bisogna prestare attenzione: tra il rifugio e il traliccio delle antenne inizia il sentiero Bonacossa. Noi invece, erroneamente (ma anche con un po’ di spirito esplorativo), seguiamo la traccia che si stacca dall’ultimo tornante prima del rifugio. Questa via, che si protrae in salita costante su una radura erbosa, porta di fatto alla cima del Col de Varda. Continuiamo sulla traccia fino a quota 2200 metri, dove continua verso Sud proprio per raggiungere la cresta del Col de Varda; noi invece proseguiamo in direzione opposta, a Nord. Procediamo così, restando sempre in quota sopra le Grave de Misurina, e ci ricongiungiamo in breve al sentiero CAI 117, il mitico Bonacossa!
Seguitiamo in costante salita, guadagnando dislivello in modo rapido e con la nostra prossima meta davanti agli occhi: la forcella de Misurina. Una fenditura verticale che spacca la roccia regalando due pinnacoli che sembrano torrioni di vedetta. Consiglio di munirsi di caschetto in questo punto, poiché si costeggiano pareti verticali che potrebbero riservare sorprese.
Dal punto centrale della forcella è evidente fin dalla base quanto sia in equilibrio instabile, con un fondo franoso che potrebbe non mantenersi per tanti anni. 25 anni fa ho percorso al contrario questa forcella e non ricordavo assolutamente questo suolo sabbioso tenuto insieme da fittoni metallici intervallati da assi di legno, che permettono anche una facile progressione. Un cavo metallico accompagna l’escursionista durante l’ascesa. Eccoci così, a circa 2h dalla partenza, a quota 2375 metri in forcella, con da una parte il bellissimo lago di Misurina e, dall'altra, le maestose Tre Cime di Lavaredo.
Ora tocca alla discesa, che risulta essere più ardita della salita, con la presenza di segmenti metallici a supporto. Agli escursionisti meno esperti consiglio di indossare imbrago e kit da ferrata, poiché la discesa in alcuni tratti è erta, con appigli che a volte possono risultare sdrucciolevoli.
Perdiamo da subito molto dislivello in un susseguirsi di zig-zag su un percorso roccioso che affianca un ghiaione veramente sconnesso e franoso. Anche qui la presenza di assi in legno e fittoni metallici cerca di mantenere viva questa traccia. Il sentiero devia per aggirare il costone roccioso verso l’imminente Ciadin de la Neve, dapprima su una cengia accennata, poi altri segmenti metallici ci accompagnano in un tunnel di dolomia molto caratteristico. Ultimi metri delicati su cui bisogna stare attenti a non scivolare su rocce a tratti lisce, ed eccoci sulle ghiaie del Ciadin de la Neve a quota 2200 metri circa.
Questo Cadino è spettacolare, con sullo sfondo la mitica forcella della Neve con una miriade di guglie a farle da contorno; alla destra della forcella la Cima Cadin della Neve e la Cima Cadin di Misurina, alla sinistra invece la caratteristica guglia biforcata della Torre del Diavolo. Proprio questo torrione è la direzione della nostra prossima meta. Continuiamo così sugli evidenti zig-zag che salgono in direzione Est verso la Forcella del Diavolo.
Dobbiamo guadagnare circa 200 metri di dislivello per raggiungere la forcella, una salita che impegna un po', soprattutto in una giornata assolata come questa. A circa 100 metri dall’arrivo c'è la parte più caratteristica: una serie di scalette metalliche che aiutano nella progressione. Consiglio vivamente di indossare il casco. Per i meno esperti consiglio anche di indossare il kit da ferrata per maggiore sicurezza. Sono due scalette metalliche molto corte, piacevoli e che non presentano alcuna difficoltà tecnica. Anche per coloro che soffrono di vertigini non ci sono punti così esposti da creare problemi. Nella prima scaletta è presente anche un cordino metallico a cui si può agganciare il set da ferrata. Nella seconda scaletta, invece, fissata interamente alla roccia, non c’è nessun altro ausilio. Prestate attenzione al termine della seconda scaletta, dove è probabile smuovere sassi instabili che potrebbero ricadere sui compagni alle spalle.
Si raggiungono così, dopo circa 1h dalla forcella Misurina, i 2476 metri della forcella del Diavolo, dove ad attenderci c’è una finestra panoramica mozzafiato sulle Tre Cime di Lavaredo!



Data

03-10-2026

Distanza

18.53 KM

Tipo escursione

Escursione

Dislivello

1300 mt

Dopo una meritata pausa ci aspetta una discesa ripida nella prima parte, che ci porta all’interno dell’ampio e ameno Cadin dei Toni. Proseguiamo sempre su ghiaione semplice e mai difficoltoso, con alcuni saliscendi, fino alla base dell’agognato rifugio Fonda Savio. Rispetto alla mia ultima visita hanno aggiunto anche dei cordini metallici per aiutarsi nell’avanzamento sul costone roccioso proprio al di sotto del rifugio. Dopo 30 minuti dalla forcella del Diavolo, eccoci al Passo dei Toni, al cospetto del rifugio Fonda Savio con un panorama eccezionale: dal monte Piana, al Picco di Vallandro, la Croda Rossa d’Ampezzo, il Cristallino di Misurina, il Piz Popéna, il Cristallo, per poi tornare sui bastioni rocciosi ad un palmo di naso, i mitici Cadini.
Poco distante dal rifugio è presente il crocevia da cui parte la ferrata Merlone Ceria e dove continua il sentiero Bonacossa con la targa rievocativa in marmo. Prestate molta attenzione in questo punto: il sentiero scende in modo erto con la presenza di un cavo metallico a supporto, vista l'esigua larghezza della traccia e il salto di roccia a lato. Caratteristico il ponticello in legno scricchiolante sul quale si passa e la parte di disarrampicata finale che porta finalmente all’interno della parte conclusiva del Cadin del Nevaio. Qui troviamo la deviazione per il sentiero Durissini che aggira la Cima Cadin di San Lucano. Noi invece continuiamo al centro del ghiaione su traccia non sempre ben evidente, in direzione della forcella di Rinbianco.
Davanti a noi lo spettacolo delle Tre Cime di Lavaredo e, alle nostre spalle, la caratteristica conformazione del Cadin del Nevaio che porta all’omonima forcella e alla più spettacolare e limitrofa forcella Verzì. Attenzione a metà del Cadin del Nevaio: la presenza di grossi massi non facilita la progressione e le tracce del CAI sono quasi invisibili. A 45 minuti dal rifugio, raggiungiamo la forcella Rinbianco con annessa deviazione che riporterebbe in breve a Misurina attraverso il sentiero CAI 119 in direzione del Ciadin de Rinbianco. Qui sono presenti dei resti bellici sulla terrazza che regala una vista eccezionale sul monte Piana. Scendiamo attraverso una traccia tra i mughi fino ad arrivare ad uno spiazzo che ci permette di vedere l’inizio della cengia finale del sentiero Bonacossa. Questa cengia si vedeva già dal Cadin del Nevaio: si può notare distintamente la traccia percorrere longitudinalmente in leggera salita la roccia del Cadin de Rinbianco. Sembra impossibile che dovremo passare proprio di là…
In questo punto ci muniamo di kit da ferrata e casco, indispensabili per questa parte finale del sentiero. Partiamo e la cengia è da subito comoda, con un cavo d'appoggio che permette di avere maggiore sicurezza. Anche qui un bel passaggio su scaletta orizzontale in un tratto leggermente esposto. Si prosegue in modo fluido, tra tratti ampi e protetti dai mughi ad altri in cui la roccia sporge verso l’esterno e occorre afferrare saldamente il cavo. Arriviamo così, praticamente in falsopiano, al punto chiave del sentiero Bonacossa. Una scala verticale (praticamente la somma delle due scalette della forcella del Diavolo), incastonata in un anfratto di dolomia erosa dall’acqua dove l’umidità la fa ancora da padrona. Questo è l’unico punto in cui consiglio vivamente anche ai più esperti di agganciarsi con i moschettoni. Non c’è una forte esposizione, perché si è sempre protetti dalla roccia, ma è possibile scivolare in qualsiasi momento su pareti che non offrono sempre un appiglio sicuro. In quel caso, il burrone diventerebbe decisamente troppo vicino…
Proseguiamo in sicurezza, agganciando i moschettoni e guadagnando questi 20-30 metri verticali per poi ritornare su un'ampia cengia in cui si può tornare a camminare spensierati.
Da qui in poi si sale costantemente in maniera dolce, mai faticosa. La cengia segue la linea sinuosa della montagna regalando pertugi e tornanti che ci permettono di godere del fantastico panorama sul Cadin del Nevaio, la stessa prospettiva della foto che va tanto di moda sui social in questi anni.
Il cavo metallico è sempre presente per tutto il percorso finale, ma funge quasi esclusivamente da comodo corrimano. Le Tre Cime di Lavaredo cominciano ad apparire sempre più vicine in tutto il loro splendore; vediamo il rifugio Auronzo alla base, proprio davanti a noi. A circa 1h dalla forcella Rinbianco siamo arrivati al termine del sentiero Bonacossa!
Veramente un sentiero vario, molto bello e appagante! Arriviamo di fatto in corrispondenza del cocuzzolo che in questi anni imperversa sui social; non voglio descrivere ciò che ho visto, dico solo che c’erano più di 50 persone in coda per fare una foto!
In corrispondenza della Forcella Longères, ci fiondiamo verso valle intercettando il sentiero CAI 101 e ripercorrendo l’ampio sentiero che costeggia la strada per raggiungere il parcheggio del rifugio Auronzo. La discesa l’ho già ampiamente descritta nell’avventura delle Tre Cime fatta ad inizio estate.
Dopo circa 7h dalla partenza, ritorniamo al parcheggio della seggiovia del Col de Varda, dopo aver ammirato il sole ormai calante che si riflette sul magnifico lago di Misurina.
1300 metri di dislivello positivo, con continui saliscendi su terreno a tratti impervio, quasi sempre sassoso e instabile. Un’avventura per escursionisti allenati e con una minima esperienza di tratti attrezzati: il sentiero Bonacossa infatti è etichettato come “sentiero attrezzato” ed è a tutti gli effetti uno degli itinerari con più variazioni e particolarità che abbia mai affrontato. La traversata dei Cadini di Misurina è un'escursione da fare almeno una volta nella vita: vi immergerà in un luogo a tratti severo, ma capace di regalare pura bellezza ad ogni passo!



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Difficoltà

Escursionisti Esperti - sono intinerari generalmente segnalati ma con qualche difficoltà: il terreno può essere costituito da pendii scivolosi di erba, misti di rocce ed erba, pietraie, lievi pendii innevati o anche singoli passaggi rocciosi di facile arrampicata (uso delle mani in alcuni punti). Pur essendo percorsi che non necessitano di particolare attrezzatura, si possono presentare tratti attrezzati se pur poco impegnativi. Richiedono una discreta conoscenza dell'ambiente alpino, passo sicuro ed assenza di vertigini. La preparazione fisica deve essere adeguata ad una giornata di cammino abbastanza continuo.



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