Dettagli
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Tipo escursioneFerrata
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DifficoltàEEA
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Distanza9.54 KM
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Altitudine MIN1849.00 mt
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Dislivello +800 mt
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Parcheggio
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Paesaggio





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Int. storico





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Durata5h 30m
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Altitudine MAX2649.00 mt
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Dislivello --800 mt
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Tipo escursioneFerrata
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DifficoltàEEA
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Distanza9.54 KM
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Altitudine MIN1849.00 mt
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Altitudine MAX2649.00 mt
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Dislivello +800 mt
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Dislivello --800 mt
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Durata5h 30m
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Paesaggio





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Int. storico





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Parcheggio
Partenza al Passo Giau assieme al mitico Marco (Julian Ross), già compagno di diverse esplorazioni, la sua compagna e Angelo. Parcheggiamo l’auto all’apice del passo, di fronte al ristorante/bar. La giornata è splendida, non c’è una nuvola in cielo attualmente, anche se il meteo prevede pioggia per il primo pomeriggio. Per questo motivo l’avventura di oggi dovrebbe essere rapida… dovrebbe.
Come dicevo, abbiamo un unico obiettivo: la targa di confine storica che delimita l’appezzamento del Giau di fine ‘700 tra la Serenissima e l’Impero Austroungarico. Zaino in spalla e intraprendiamo il sentiero CAI 443 in direzione della ferrata Ra Gusela, con l’omonima cima caratteristica che ci allieta con la sua bellezza e imponenza.
Il sentiero è veloce, si destreggia tra rocce, mughi e macchie d’erba. In leggera discesa raggiungiamo in breve il bivio a quota 2204 metri in corrispondenza di un gigantesco masso spiovente. Sulla sinistra sale il sentiero diretto alla ferrata. Lo lasciamo in disparte per il momento e continuiamo per qualche centinaio di metri ancora dritti sul 443.
In corrispondenza di un becco arancio-nero che vediamo spiccare dal Ra Gusela in direzione Ovest, lasciamo anche il sentiero CAI e, procedendo in direzione Ovest per l’appunto, ci avviciniamo ai piedi di questo pinnacolo che viene denominato Torre Luisa. Non vi è una via evidente, si passa tra rocce a macchie erbose e di mughi. È evidente però il pinnacolo con alla destra una frana recente che crea un ghiaione invitante per la salita. Due fenditure, una più marcata alla destra e una più esile sulla sinistra, demarcano il nostro obiettivo. Angelo, infatti, con occhi di falco nota fin da subito sulla parete dolomitica che dista da noi diverse centinaia di metri, una macchia bianca e una punta di colore rosso: è la nostra targa! In corrispondenza della fenditura più piccola ed esile, utilizzando lo zoom della fotocamera possiamo davvero vedere la nostra meta!
Sulla destra c’è un piccolo ghiaione formato da una recente frana che invita alla salita. Per avvicinarsi alle pareti questa è la strada migliore ma, in corrispondenza delle prime rocce che verticalmente sbarrano il passaggio, consiglio di tenere la sinistra e di portarsi sulle evidenti macchie di mughi che permettono di risalire in modo più comodo e sicuro. Si arriva così ad una macchia erbosa in pendenza su cui sono evidenti le tracce di un vecchio sentiero, o comunque di una via che è stata percorsa in passato. Un abete solitario indica la via corretta di salita e preannuncia, dopo una brevissima ravanata con progressione a “quattro zampe”, l’arrivo al cippo storico!
Come riportato nel libro “Guida alla Valle di Ampezzo” del 1905: ”Il monte Giòu sta sul territorio del regno d'Italia ed è un contrastato altipiano boschivo con pascoli, le cui quistioni fra gli abitanti d'Ampezzo e di S. Vito vennero definite solo nel 1753; e come linea di confine si costruì nello stesso anno un lungo muro (Marogna) da una rupe all'altra. Ci si arriva per la via di Pocol e di Pezziè de Perù. Qui giunti si prosegue nella stessa direzione per una buona stradella attraverso il bosco; si piega poi a sinistra della valle, e, oltrepassato il muro di confine, si mette piede su questo esteso pascolo. […]”.
Il muro di confine a cui si fa riferimento è il muro del Giau, la muraglia della Marogna. Ho già ampiamente descritto questo dettaglio storico nell’articolo in cui, assieme a Diego, siamo andati alla ricerca del cippo storico ai piedi dei Lastoi de Formin. Per chi vuole approfondire e rivivere quell’avventura, ecco il link del blog: La muraglia del Giau e i Lastoi de Formin.
La targa in questione rappresenta in modo speculare quanto già visto ai Lastoi de Formin, ovvero: dalla parte Ampezzana ecco una stele di pietra bianca, quasi marmorea con dei disegni stilizzati, a sinistra invece la raffigurazione del Leone di San Marco che indica la Serenissima di Venezia. Al centro una maestosa croce dipinta di rosso con l’indicazione dell’anno 1753. Un’opera creata, per l’appunto, nel 1753 dagli abitanti di San Vito di Cadore per delimitare la propria zona di pascolo a causa di diatribe che si protraevano dal 1300. In origine il muro era lungo 2 km e alto 2 metri. Rimando all’articolo di cui sopra per il lettore che volesse ulteriormente approfondire con gli appunti di Paul Grohmann e del suo libro del 1862 “La scoperta delle Dolomiti”, oltre a una tesi di laurea della Dottoressa Annamaria Pozzan.
Ci godiamo il momento, ci giriamo ed ammiriamo lo spettacolare panorama, ricercando la via di delimitazione della muraglia che dai Lastoi de Formin tirava una linea dritta fino al Beco de Ra Marogna, per poi fare un angolo di 90 gradi e arrivare esattamente dove siamo noi in questo momento. Uno spettacolo che mette i brividi ripensando al bagaglio di storia che stiamo rivivendo!
Dopo le ovvie foto di rito, torniamo sui nostri passi per ricongiungerci al sentiero della ferrata Ra Gusela, il CAI 438. Scegliamo di tagliare la costa montuosa rimanendo in quota sui 2300 metri e “ravanando” tra balze erbose e pietre instabili. La via è piacevole e mai pericolosa, quasi sicuramente più comoda da utilizzare per raggiungere la stele di confine anche se più difficile da individuare. In breve ecco che, a circa quota 2330 metri, arriviamo al sentiero CAI dove degli attoniti escursionisti non capiscono il perché del nostro arrivo da questa impervia via.
Ora procediamo su comodo sentiero in salita fino a raggiungere la sella sul retro della Torre Luisa che abbiamo lasciato poco fa. Uno splendido scorcio sulle Tofane merita uno scatto ricordo. Qui è possibile indossare imbrago, kit da ferrata e casco per poter accedere pronti al tratto attrezzato che ci attende. In pochi minuti ecco il primo corrimano metallico che ci porta al tratto più verticale della ferrata Ra Gusela: una roccia dirupata ma con comodi appigli che permette di risalire circa 30 metri di dislivello grazie al tratto ferrato. Un’emozione che dura pochissimo, meno di 15 minuti, per una via ferrata molto facile e adatta anche a chi è alle prime armi con questo tipo di attività. Raggiungiamo così quota 2450 metri sul plateau della Ra Gusela con la magnifica vista del Nuvolau e del suo rifugio che svetta dalla cima. Un colpo di genio di Angelo ci permette di apportare la prima modifica all’itinerario di giornata: la cima della Ra Gusela! C’è solo un tratto puntato nero sulla cartina Tabacco, ma la conformazione della montagna e la vista di diverse persone in vetta, ci convince a provare la salita. La progressione è semplicissima, il sentiero è ampiamente segnato anche se non ha un riferimento specifico del CAI. A mio avviso non è mantenuto e, per questo motivo, non è segnato come sentiero nella cartina Tabacco. In poco più di 15 minuti con passo spedito, ecco che vediamo la piccola croce di vetta colorata. Il tratto finale è chiaramente franato di recente e richiede un minimo di attenzione per superare un tratto delicato. Consiglio di salire le rocce arrampicando facilmente fino alla vetta per evitare questo brevissimo tratto dissestato.
Cima del Ra Gusela! Inaspettatamente, eccoci sul punto più alto della caratteristica cima del Passo Giau che ci guarda 350 metri più in basso. Davanti a noi un panorama eccezionale che toglie il fiato: dalla parete del Civetta, passando per il vicino monte Cernera, il Pelmo incastonato con i Lastoi de Formin e la Croda da Lago, il Sorapiss, Cortina d’Ampezzo sullo sfondo con da cornice il Cristallo e il Pomagagnon, la Croda Rossa d’Ampezzo, le Tofane, le 5 Torri, il Lagazuoi, l’Averau, il Nuvolau e, per concludere in bellezza la Regina delle Dolomiti, la Marmolada baciata dal sole! Un punto panoramico che ripaga di qualsiasi fatica e una cima che può essere raggiunta veramente da qualsiasi escursionista: una bellissima scoperta!
Il tempo sembra reggere rispetto alle previsioni e nasce la seconda aggiunta di giornata: perché non raggiungere anche la vetta dell’Averau? Detto, fatto, sfidiamo il tempo e continuiamo a modificare l’avventura!
Torniamo quindi sui nostri passi e scegliamo la traccia che rimane alta sulla costa della Ra Gusela in direzione Nuvolau. In pochi minuti ci ricongiungiamo al sentiero CAI 438 per l’ultimo tratto di sentiero attrezzato. Una scala metallica e una piccola progressione in cresta rendono davvero divertente questo pezzo ferrato con una vista magnifica sulle Dolomiti. Raggiungiamo così la terrazza panoramica del rifugio Nuvolau, a quota 2575 metri, gremito di turisti che attendono un sontuoso pasto con polenta. Il profumo quasi ci fa desistere dal continuare, ma più forti della gola, procediamo scendendo le rocce appoggiate del Nuvolau, su traccia CAI 439, per scendere sulla Forcella Nuvolau a quota 2413 metri. Davanti a noi il rifugio Averau e l’omonimo massiccio montuoso che ci attende con la propria ferrata.
Le chiare indicazioni ci permettono di scegliere il sentiero che sale sulla destra con la scritta “Ferrata Averau”. Il sentiero rimane praticamente in quota fino a raggiungere con due tornanti stretti l’inizio della ferrata. Siamo in presenza di due vie: una per la salita e una per la discesa. Scelta eccezionale da parte delle Guide di Cortina visto il grande afflusso di persone che raggiungono questa cima nel periodo estivo. Cominciamo quindi l’ascesa su questa via ferrata leggermente più difficile rispetto a quella della mattina. Qui i tratti sono verticali ma mai così complicati. Gli appigli sono sempre ben visibili e presenti. Solo in alcuni punti, la presenza di rocce un po’ più lisce dall’usura e dal passaggio, rendono meno semplice la salita. Finito il primo breve tratto ecco che appare il punto, a mio avviso, più caratteristico: uno stretto camino con dei fittoni che fungono da comoda scala. Effettivamente il camino è un po’ stretto e potreste sfregare lo zaino contro la roccia, quindi attenzione.
L’ultimo pezzo di via è caratterizzato da una progressione su tratto verticale e su piccolo terrazzino con una bellissima vista verso la Ra Gusela conquistata poco fa. Raggiungiamo così il plateau sassoso che preannuncia la vetta. Una serie di chiazze nevose persistono sul sentiero. Traccia sempre ben visibile con presenza di bolli rossi. Una brevissima crestina di un paio di metri sbarra la strada. Questo tratto è più difficoltoso in discesa e richiede un po’ di attenzione anche se non è per nulla difficile. Intravediamo in fondo una piccola grotta, sicuramente rifugio di viveri e magazzino durante la Grande Guerra. Il sentiero piega deciso in direzione Sud per il segmento finale. La croce di vetta comincia a palesarsi…
Cima del monte Averau, quota 2649 metri! Seconda cima di giornata che ci permette di godere dello stesso panorama idilliaco ammirato alla Ra Gusela. Il plus è la possibilità di ripercorrere completamente il tragitto fatto dalla prima cima al punto attuale, distinguendo perfettamente i tratti di sentiero. Notiamo che il tempo sta per cambiare, nuvole grigie si avvicinano dalle Tofane: è l’ora di scendere.
Ripercorriamo a ritroso la via dell’andata fino all’attacco della ferrata che volge a sinistra rispetto all’ascesa. Prestare particolare attenzione al primo tratto che precipita di qualche metro in verticale su rocce con buoni appigli ma che, in alcuni punti, non risultano subito visibili. Un facile traverso permette di lambire la traccia ferrata che abbiamo percorso in salita per poi ridiscendere dal versante opposto. Per i meno esperti: fidatevi del grip degli scarponi! Ci sono delle tacche all’apparenza esili e, in un unico punto, la presenza di roccia apparentemente liscia ma che è facilmente disarrampicabile in aderenza con la suola.
Concludiamo la ferrata e ritorniamo alla Forcella Nuvolau, in corrispondenza del rifugio Averau. Scendiamo per qualche metro l’ampia strada che corrisponde al sentiero CAI 464, per intraprendere poi la traccia più “wild” del sentiero 452 che permette di rimanere in quota e di raggiungere il Passo Giau con minor sforzo. C’è un appunto da fare: un tratto di questa via non è banale. Ci sono punti scoscesi e dirupati che necessitano di passo fermo. Non sono progressioni tecnicamente difficili, ma per una persona meno esperta potrebbero compromettere l’intera escursione vista la presenza di alcuni passaggi in cui bisogna fisicamente appoggiarsi alle rocce per evitare di scivolare. È un breve tratto, ma va comunque previsto.
Alla vista dell’auto al Passo Giau ecco le prime gocce di pioggia: giusto in tempo prima del meteo avverso.
Si conclude così questa magnifica avventura che doveva essere uno speed hiking: si è rivelata un insieme di emozioni e cime difficilmente pareggiabili. Dalla storia, passando alla conquista di cime con un panorama incredibile, fino alle due differenti ferrate che, seppure di esigua difficoltà, hanno aggiunto un tocco di tecnicismo impreziosendo l’escursione. Il dislivello totale dell’avventura è di soli 800 metri, anche la distanza non è molto impattante perché non raggiunge i 10 km di lunghezza. Il tempo per percorrere l’intero itinerario, compreso lo scrambling per l’esplorazione del cippo storico, è meno di 6 ore. È un’avventura che comunque deve essere fatta con attenzione e da escursionisti con un minimo di esperienza in alta quota.
L’avventura di oggi è un misto di emozioni, storia, esplorazione e tecnica. Un’escursione completa nata passo dopo passo e non completamente pianificata alla partenza. C’era solo un obiettivo: trovare il cippo storico di confine di fine ‘700 tra le pareti dirupate del Ra Gusela!
Partenza al Passo Giau assieme al mitico Marco (Julian Ross), già compagno di diverse esplorazioni, la sua compagna e Angelo. Parcheggiamo l’auto all’apice del passo, di fronte al ristorante/bar. La giornata è splendida, non c’è una nuvola in cielo attualmente, anche se il meteo prevede pioggia per il primo pomeriggio. Per questo motivo l’avventura di oggi dovrebbe essere rapida… dovrebbe.
Come dicevo, abbiamo un unico obiettivo: la targa di confine storica che delimita l’appezzamento del Giau di fine ‘700 tra la Serenissima e l’Impero Austroungarico. Zaino in spalla e intraprendiamo il sentiero CAI 443 in direzione della ferrata Ra Gusela, con l’omonima cima caratteristica che ci allieta con la sua bellezza e imponenza.
Il sentiero è veloce, si destreggia tra rocce, mughi e macchie d’erba. In leggera discesa raggiungiamo in breve il bivio a quota 2204 metri in corrispondenza di un gigantesco masso spiovente. Sulla sinistra sale il sentiero diretto alla ferrata. Lo lasciamo in disparte per il momento e continuiamo per qualche centinaio di metri ancora dritti sul 443.
In corrispondenza di un becco arancio-nero che vediamo spiccare dal Ra Gusela in direzione Ovest, lasciamo anche il sentiero CAI e, procedendo in direzione Ovest per l’appunto, ci avviciniamo ai piedi di questo pinnacolo che viene denominato Torre Luisa. Non vi è una via evidente, si passa tra rocce a macchie erbose e di mughi. È evidente però il pinnacolo con alla destra una frana recente che crea un ghiaione invitante per la salita. Due fenditure, una più marcata alla destra e una più esile sulla sinistra, demarcano il nostro obiettivo. Angelo, infatti, con occhi di falco nota fin da subito sulla parete dolomitica che dista da noi diverse centinaia di metri, una macchia bianca e una punta di colore rosso: è la nostra targa! In corrispondenza della fenditura più piccola ed esile, utilizzando lo zoom della fotocamera possiamo davvero vedere la nostra meta!
Sulla destra c’è un piccolo ghiaione formato da una recente frana che invita alla salita. Per avvicinarsi alle pareti questa è la strada migliore ma, in corrispondenza delle prime rocce che verticalmente sbarrano il passaggio, consiglio di tenere la sinistra e di portarsi sulle evidenti macchie di mughi che permettono di risalire in modo più comodo e sicuro. Si arriva così ad una macchia erbosa in pendenza su cui sono evidenti le tracce di un vecchio sentiero, o comunque di una via che è stata percorsa in passato. Un abete solitario indica la via corretta di salita e preannuncia, dopo una brevissima ravanata con progressione a “quattro zampe”, l’arrivo al cippo storico!
Come riportato nel libro “Guida alla Valle di Ampezzo” del 1905: ”Il monte Giòu sta sul territorio del regno d'Italia ed è un contrastato altipiano boschivo con pascoli, le cui quistioni fra gli abitanti d'Ampezzo e di S. Vito vennero definite solo nel 1753; e come linea di confine si costruì nello stesso anno un lungo muro (Marogna) da una rupe all'altra. Ci si arriva per la via di Pocol e di Pezziè de Perù. Qui giunti si prosegue nella stessa direzione per una buona stradella attraverso il bosco; si piega poi a sinistra della valle, e, oltrepassato il muro di confine, si mette piede su questo esteso pascolo. […]”.
Il muro di confine a cui si fa riferimento è il muro del Giau, la muraglia della Marogna. Ho già ampiamente descritto questo dettaglio storico nell’articolo in cui, assieme a Diego, siamo andati alla ricerca del cippo storico ai piedi dei Lastoi de Formin. Per chi vuole approfondire e rivivere quell’avventura, ecco il link del blog: La muraglia del Giau e i Lastoi de Formin.
La targa in questione rappresenta in modo speculare quanto già visto ai Lastoi de Formin, ovvero: dalla parte Ampezzana ecco una stele di pietra bianca, quasi marmorea con dei disegni stilizzati, a sinistra invece la raffigurazione del Leone di San Marco che indica la Serenissima di Venezia. Al centro una maestosa croce dipinta di rosso con l’indicazione dell’anno 1753. Un’opera creata, per l’appunto, nel 1753 dagli abitanti di San Vito di Cadore per delimitare la propria zona di pascolo a causa di diatribe che si protraevano dal 1300. In origine il muro era lungo 2 km e alto 2 metri. Rimando all’articolo di cui sopra per il lettore che volesse ulteriormente approfondire con gli appunti di Paul Grohmann e del suo libro del 1862 “La scoperta delle Dolomiti”, oltre a una tesi di laurea della Dottoressa Annamaria Pozzan.
Ci godiamo il momento, ci giriamo ed ammiriamo lo spettacolare panorama, ricercando la via di delimitazione della muraglia che dai Lastoi de Formin tirava una linea dritta fino al Beco de Ra Marogna, per poi fare un angolo di 90 gradi e arrivare esattamente dove siamo noi in questo momento. Uno spettacolo che mette i brividi ripensando al bagaglio di storia che stiamo rivivendo!
Dopo le ovvie foto di rito, torniamo sui nostri passi per ricongiungerci al sentiero della ferrata Ra Gusela, il CAI 438. Scegliamo di tagliare la costa montuosa rimanendo in quota sui 2300 metri e “ravanando” tra balze erbose e pietre instabili. La via è piacevole e mai pericolosa, quasi sicuramente più comoda da utilizzare per raggiungere la stele di confine anche se più difficile da individuare. In breve ecco che, a circa quota 2330 metri, arriviamo al sentiero CAI dove degli attoniti escursionisti non capiscono il perché del nostro arrivo da questa impervia via.
Ora procediamo su comodo sentiero in salita fino a raggiungere la sella sul retro della Torre Luisa che abbiamo lasciato poco fa. Uno splendido scorcio sulle Tofane merita uno scatto ricordo. Qui è possibile indossare imbrago, kit da ferrata e casco per poter accedere pronti al tratto attrezzato che ci attende. In pochi minuti ecco il primo corrimano metallico che ci porta al tratto più verticale della ferrata Ra Gusela: una roccia dirupata ma con comodi appigli che permette di risalire circa 30 metri di dislivello grazie al tratto ferrato. Un’emozione che dura pochissimo, meno di 15 minuti, per una via ferrata molto facile e adatta anche a chi è alle prime armi con questo tipo di attività.
Data
20-06-2026
Distanza
9.54 KM
Tipo escursione
Ferrata
Dislivello
800 mt
- Montagna
Ra Gusela, Nuvolau, Averau
- Indirizzo
Passo Giau, Veneto
- Altitudine
2649.00 m
- Rifugi
Rifugio Nuvolau, rifugio Averau
- Informazioni
Raggiungiamo così quota 2450 metri sul plateau della Ra Gusela con la magnifica vista del Nuvolau e del suo rifugio che svetta dalla cima. Un colpo di genio di Angelo ci permette di apportare la prima modifica all’itinerario di giornata: la cima della Ra Gusela! C’è solo un tratto puntato nero sulla cartina Tabacco, ma la conformazione della montagna e la vista di diverse persone in vetta, ci convince a provare la salita. La progressione è semplicissima, il sentiero è ampiamente segnato anche se non ha un riferimento specifico del CAI. A mio avviso non è mantenuto e, per questo motivo, non è segnato come sentiero nella cartina Tabacco. In poco più di 15 minuti con passo spedito, ecco che vediamo la piccola croce di vetta colorata. Il tratto finale è chiaramente franato di recente e richiede un minimo di attenzione per superare un tratto delicato. Consiglio di salire le rocce arrampicando facilmente fino alla vetta per evitare questo brevissimo tratto dissestato.
Cima del Ra Gusela! Inaspettatamente, eccoci sul punto più alto della caratteristica cima del Passo Giau che ci guarda 350 metri più in basso. Davanti a noi un panorama eccezionale che toglie il fiato: dalla parete del Civetta, passando per il vicino monte Cernera, il Pelmo incastonato con i Lastoi de Formin e la Croda da Lago, il Sorapiss, Cortina d’Ampezzo sullo sfondo con da cornice il Cristallo e il Pomagagnon, la Croda Rossa d’Ampezzo, le Tofane, le 5 Torri, il Lagazuoi, l’Averau, il Nuvolau e, per concludere in bellezza la Regina delle Dolomiti, la Marmolada baciata dal sole! Un punto panoramico che ripaga di qualsiasi fatica e una cima che può essere raggiunta veramente da qualsiasi escursionista: una bellissima scoperta!
Il tempo sembra reggere rispetto alle previsioni e nasce la seconda aggiunta di giornata: perché non raggiungere anche la vetta dell’Averau? Detto, fatto, sfidiamo il tempo e continuiamo a modificare l’avventura!
Torniamo quindi sui nostri passi e scegliamo la traccia che rimane alta sulla costa della Ra Gusela in direzione Nuvolau. In pochi minuti ci ricongiungiamo al sentiero CAI 438 per l’ultimo tratto di sentiero attrezzato. Una scala metallica e una piccola progressione in cresta rendono davvero divertente questo pezzo ferrato con una vista magnifica sulle Dolomiti. Raggiungiamo così la terrazza panoramica del rifugio Nuvolau, a quota 2575 metri, gremito di turisti che attendono un sontuoso pasto con polenta. Il profumo quasi ci fa desistere dal continuare, ma più forti della gola, procediamo scendendo le rocce appoggiate del Nuvolau, su traccia CAI 439, per scendere sulla Forcella Nuvolau a quota 2413 metri. Davanti a noi il rifugio Averau e l’omonimo massiccio montuoso che ci attende con la propria ferrata.
Le chiare indicazioni ci permettono di scegliere il sentiero che sale sulla destra con la scritta “Ferrata Averau”. Il sentiero rimane praticamente in quota fino a raggiungere con due tornanti stretti l’inizio della ferrata. Siamo in presenza di due vie: una per la salita e una per la discesa. Scelta eccezionale da parte delle Guide di Cortina visto il grande afflusso di persone che raggiungono questa cima nel periodo estivo. Cominciamo quindi l’ascesa su questa via ferrata leggermente più difficile rispetto a quella della mattina. Qui i tratti sono verticali ma mai così complicati. Gli appigli sono sempre ben visibili e presenti. Solo in alcuni punti, la presenza di rocce un po’ più lisce dall’usura e dal passaggio, rendono meno semplice la salita. Finito il primo breve tratto ecco che appare il punto, a mio avviso, più caratteristico: uno stretto camino con dei fittoni che fungono da comoda scala. Effettivamente il camino è un po’ stretto e potreste sfregare lo zaino contro la roccia, quindi attenzione.
L’ultimo pezzo di via è caratterizzato da una progressione su tratto verticale e su piccolo terrazzino con una bellissima vista verso la Ra Gusela conquistata poco fa. Raggiungiamo così il plateau sassoso che preannuncia la vetta. Una serie di chiazze nevose persistono sul sentiero. Traccia sempre ben visibile con presenza di bolli rossi. Una brevissima crestina di un paio di metri sbarra la strada. Questo tratto è più difficoltoso in discesa e richiede un po’ di attenzione anche se non è per nulla difficile. Intravediamo in fondo una piccola grotta, sicuramente rifugio di viveri e magazzino durante la Grande Guerra. Il sentiero piega deciso in direzione Sud per il segmento finale. La croce di vetta comincia a palesarsi…
Cima del monte Averau, quota 2649 metri! Seconda cima di giornata che ci permette di godere dello stesso panorama idilliaco ammirato alla Ra Gusela. Il plus è la possibilità di ripercorrere completamente il tragitto fatto dalla prima cima al punto attuale, distinguendo perfettamente i tratti di sentiero. Notiamo che il tempo sta per cambiare, nuvole grigie si avvicinano dalle Tofane: è l’ora di scendere.
Ripercorriamo a ritroso la via dell’andata fino all’attacco della ferrata che volge a sinistra rispetto all’ascesa. Prestare particolare attenzione al primo tratto che precipita di qualche metro in verticale su rocce con buoni appigli ma che, in alcuni punti, non risultano subito visibili. Un facile traverso permette di lambire la traccia ferrata che abbiamo percorso in salita per poi ridiscendere dal versante opposto. Per i meno esperti: fidatevi del grip degli scarponi! Ci sono delle tacche all’apparenza esili e, in un unico punto, la presenza di roccia apparentemente liscia ma che è facilmente disarrampicabile in aderenza con la suola.
Concludiamo la ferrata e ritorniamo alla Forcella Nuvolau, in corrispondenza del rifugio Averau. Scendiamo per qualche metro l’ampia strada che corrisponde al sentiero CAI 464, per intraprendere poi la traccia più “wild” del sentiero 452 che permette di rimanere in quota e di raggiungere il Passo Giau con minor sforzo. C’è un appunto da fare: un tratto di questa via non è banale. Ci sono punti scoscesi e dirupati che necessitano di passo fermo. Non sono progressioni tecnicamente difficili, ma per una persona meno esperta potrebbero compromettere l’intera escursione vista la presenza di alcuni passaggi in cui bisogna fisicamente appoggiarsi alle rocce per evitare di scivolare. È un breve tratto, ma va comunque previsto.
Alla vista dell’auto al Passo Giau ecco le prime gocce di pioggia: giusto in tempo prima del meteo avverso.
Si conclude così questa magnifica avventura che doveva essere uno speed hiking: si è rivelata un insieme di emozioni e cime difficilmente pareggiabili. Dalla storia, passando alla conquista di cime con un panorama incredibile, fino alle due differenti ferrate che, seppure di esigua difficoltà, hanno aggiunto un tocco di tecnicismo impreziosendo l’escursione. Il dislivello totale dell’avventura è di soli 800 metri, anche la distanza non è molto impattante perché non raggiunge i 10 km di lunghezza. Il tempo per percorrere l’intero itinerario, compreso lo scrambling per l’esplorazione del cippo storico, è meno di 6 ore. È un’avventura che comunque deve essere fatta con attenzione e da escursionisti con un minimo di esperienza in alta quota.
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DifficoltàEscursionisti Esperti con Attrezzatura - Vengono indicati i percorsi attrezzati (o vie ferrate), richiedono l'uso dei dispositivi di autoassicurazione. |