Estiva alla forcella Michele

Traversata dalla Val Popéna alla Val Fonda


Ho cercato un titolo che rappresentasse con poche parole l’immensità dell’avventura di oggi ma non credo di esserci riuscito. Anche il sottotitolo non mi è di aiuto perché ci sono troppi punti strategici, troppe tappe da menzionare per importanza! Il titolo corretto sarebbe: “Traversata estiva dalla Val Popéna, via forcella Michele, ricognizione del ghiacciaio del Popéna e del Cristallo, fino alla Val Fonda”!
Un percorso ardito, molto probabilmente inedito nella stagione estiva, adatto ad alpinisti esperti con grande spirito di esplorazione. Grazie al mio amico Diego ho la possibilità di vivere questa magnifica esperienza e di condividerla per permettere a qualche altro appassionato di poterla intraprendere o almeno sognare. Vista la particolarità della via e delle limitate informazioni che siamo riusciti a reperire in alcuni punti del tragitto, sarà dei nostri anche Giacomo Zardini, guida di Cortina d’Ampezzo, che ci aiuterà a superare eventuali imprevisti. Per me è la prima avventura con una guida alpina: un’altra emozione che si aggiunge al mio bagaglio di esperienze dolomitiche.
Cominciamo! Sveglia alle 4, una bella carica per colazione e via alla volta di Cortina d’Ampezzo dove abbiamo appuntamento con Giacomo alla stazione degli autobus. Il meteo dovrebbe essere clemente dalle previsioni che abbiamo consultato. Il cielo, però, è grigio con nuvole compatte. All’altezza di Borca di Cadore cominciano a scendere le prime gocce di pioggia e iniziamo a temere il peggio. Arrivati a Cortina la pioggia si fa un po’ più insistente anche se rimane molto leggera. Arriviamo in anticipo rispetto a quanto concordato, quindi optiamo per una passeggiata per il centro di Cortina anche se sotto la pioggia. Lentamente la pioggia comincia a rallentare, alle 8 puntuale come un orologio svizzero arriva funambolico il mitico Giacomo. Qualche rapida battuta e lo seguiamo per raggiungere la meta finale. Raggiungiamo Ponte de la Marogna dopo aver superato passo Cimabanche e Carbonin. Lasciamo qui l’auto di Giacomo e ci dirigiamo alla tappa della partenza a Ponte Val Popéna Alta, pochi chilometri più avanti sulla stessa strada. Il meteo migliora, la pioggia si è fermata e le nubi lasciano spazio a qualche ritaglio di cielo azzurro.
Verifichiamo l’attrezzatura da alpinismo, che oggi aumenta il peso dei nostro zaini, sincronizziamo gli orologi e partiamo! La prima cosa che notiamo all’imbocco de sentiero CAI 222 è una bella targa con scritto “sentiero chiuso”. Ci guardiamo e confermiamo di aver fatto bene ad affidarci ad una guida alpina! Molto probabilmente la chiusura è data dalle frane che hanno cancellato parte del sentiero tracciato. Teniamo la sinistra orografica del Rio Popéna e risaliamo con una dolce pendenza tra le rocce e il limite del bosco. La pendenza è piacevole e abbiamo la possibilità di chiacchierare con Giacomo sulla sua storia di guida alpina, le sue esperienze, la sua vita! Avere una persona così preparata e così alla mano fa godere ancor più appieno la montagna. Ogni tanto ci allieta anche con delle perle sulla flora circostante. Fino alla quota di 1900mt il sentiero resta pressoché costante, fino all’uscita dalla vegetazione e il ricongiungimento con il greto del Rio Popéna. Qui camminiamo sul ghiaione creato dal Rio, dopo poco però risaliamo sulla sinistra orografica e lo lasciamo alle spalle. Raggiungiamo una bella radura in fiore con una vista magnifica sul Piz Popéna. Ci accorgiamo ben presto che il sentiero non c’è più e che stiamo seguendo la traccia scialpinistica invernale. Dovevamo stare più decisi a destra per mantenerci in linea con il percorso. Così, per riprendere il sentiero ci facciamo una brevissima scorpacciata di pini mughi.
Ritrovato il sentiero ecco una deviazione che ci permette di tagliare e ritorniamo circondati dai baranci, questa volta però su una via bella spaziosa. Continuiamo a salire, da qui la salita si fa più decisa. Arriviamo ad uno sbarramento fatto con dei rami accatastati e una freccia (complimenti a chi l’ha fatta) creata con sassi bianchissimi e disposti a formare per l’appunto l’indicazione della giusta direzione da intraprendere. Siamo a quasi 2000mt di quota, guardando alla nostra destra possiamo notare le Tre Cime di Lavaredo che si stagliano in lontananza, il monte Piana in primo piano. Continuando si può osservare la Val Popéna appena percorsa in tutta la sua bellezza.
Ultimi mughi e la natura cambia, si fa meno rigogliosa e comincia ad esserci sempre di più la presenza di sassi e ghiaia: abbiamo iniziato la Val de le Barache e il sentiero CAI 222a. Questa valle, durante la Prima Guerra Mondiale era disseminata di baracche, per l’appunto, ricoveri e teleferiche che collegavano le altre postazioni presenti sul Cristallino. La roccia spiovente e imponente che si staglia alla nostra destra è proprio lui: il Cristallino di Misurina. È facile notare una profonda fenditura sulla roccia, proprio centrale rispetto alla nostra posizione. È proprio lì che termina il Cristallino e inizia il gruppo del Popéna. Ed è proprio in quel punto che ci sarà la prima tappa di oggi: forcella Michele.
Il sentiero continua e avanza comodamente a zig zag per far guadagnare quota. Quando il nostro sguardo va verso la sinistra di Val de le Barache possiamo notare i Campanili del Popéna con una bellissima roccia a forma di cuore in bilico sulla valle. A circa 2300mt inizia una bellissima via ferrata nuova di zecca che permette di salire dal costone che si rivolge alla forcella de le Bance. Il pezzo attrezzato permette di salire in sicurezza su roccia ben salda. Non ci sono pezzi esposti e la salita risulta rapida e poco faticosa. Al termine della ferrata si oltrepassa un ponte di legno, assestato recentemente anche con rinforzo di cemento, e dove troviamo un enorme anello metallico incastonato nella roccia. Sicuramente veniva usato durante la guerra per l’ancoraggio di mortai e muli. Il sentiero continua su cenge ghiaiose abbastanza agevoli e mai esposte. In alcuni punti si sviluppano dei piccoli anfratti di roccia nei quali è necessario issarsi per avanzare. Particolare da riportare è la presenza di un badile risalente al periodo bellico, che si affaccia verso la Val de le Barache e permette di avere una vista spettacolare sul gruppo del Sorapiss. Raggiungiamo la quota più alta della giornata 2632mt. Ci fermiamo per un breve break e osserviamo: siamo su una vecchia struttura militare con dei resti di filo spinato, tronchi e chiodi ovunque. Abbiamo una vista spettacolare sul massiccio del Cristallo dal quale è possibile vedere la croce e il rifugio Lorenzi chiuso da diversi anni (ahimè…). Qui incrociamo le uniche forme di vita umana della giornata che si stanno dirigendo sulla cima del Cristallino di Misurina. Loro continuano sulla destra e seguono il sentiero.



Data

18-07-2021

Distanza

18.81 KM

Tipo escursione

Escursione

Dislivello

1101 mt

  • Montagna

    Cristallino di Misurina

  • Indirizzo

    Cortina d’Ampezzo, Veneto, Italy

  • Altitudine

    2632.00 m

  • Rifugi

  • Informazioni

Noi, invece, deviamo a sinistra, scendiamo leggermente, e imbocchiamo una timida traccia che ci porta su una finestra spettacolare che da verso il Circo del Cristallo. Possiamo già vedere il percorso che faremo al ritorno. Ancora pochi passi sulla sinistra ed eccola lì: la forcella Michele. Con la sua forma a lama sottilissima, stretta in larghezza, e sicuramente inviolata da mesi, ci aspetta con il suo richiamo ammaliante. Dalla sommità della cresta, guardando verso il sentiero appena percorso, è possibile notare un cocuzzolo ben trincerato. Rivolgendo invece lo sguardo sotto, verso Nord-Ovest è possibile osservare la bocca di lupo che ci sta aspettando: una discesa tra massi pericolanti, sfasciume e una lingua di neve che vediamo accennata ma che non riusciamo a capire fino a dove si protrarrà. Qui comincia qualche goccia di pioggia, o meglio, arriva dal basso della gola una nuvola carica di umidità, come un’alitata prolungata di un grosso orso che ci aspetta nella sua tana. L’inizio è impegnativo ma permette di scendere agevolmente stando molto attenti ai sassi instabili che si trovano. Proseguiamo così per una decina di metri per poi raggiungere la lingua di neve che avevamo notato dall’apice della forcella. Qui il percorso è decisamente più comodo, anche se la neve è abbastanza morbida e scivolosa. Dobbiamo essere decisi nei passi per evitare di perdere l’appoggio. Sembra troppo semplice e, infatti, a circa metà del percorso la lingua di neve si fa più sottile, si è sciolta ai bordi creando un pericoloso ponte sospeso che non possiamo percorrere. Dobbiamo scegliere il versante destro di roccia e superarlo per poi ritrovare le neve compatta più in basso. Purtroppo c’è un bel salto che ci attende. È stato creato dall’erosione dell’acqua e, con lo scioglimento della neve verso il centro della gola, è rimasto scoperto un gruppo di rocce che non ci permette di avanzare agevolmente. L’unica soluzione è quella di ancorarci al masso più grande e calarci in sicurezza. Giacomo prepara la sicura, comincia Diego che, aggrappandosi alla roccia verticale, effettua un traverso ripulendo la via dai detriti e facilitandomi la discesa. È la prima volta che effettuo un passaggio ancorato ad una corda in sicura. La sensazione è strana, mi sento abbastanza sicuro, ma non a mio agio. Supero il balzo di roccia e rilascio il moschettone. Ci raggiunge Giacomo in corda doppia e concludiamo il difficile ostacolo. Da qui riprende la neve, con belle “vaschette” che permettono di affondare gli scarponi con più sicurezza rispetto a prima. Raggiungiamo senza altre difficoltà l’intersezione con la forcella del Cristallino che scende alla nostra destra. Deviamo decisi a sinistra tenendoci molto vicino alle pareti del Popéna e ci dirigiamo in direzione del ghiacciaio. Troviamo un bellissimo passaggio che si rivela molto comodo per la presenza di sfasciume abbondante che permette di affondare in una discesa sicura e veloce. In breve raggiungiamo la base del ghiacciaio del Popéna, o meglio, quello che un tempo era l’apice del ghiacciaio del Popéna. Raggiungiamo quota 2370mt al cospetto del “grande masso” che doveva essere l’identificazione dell’ultima segnalazione del fronte del ghiacciaio nei primi anni del 1900 (per maggiori dettagli vi rimando al fantastico articolo di Diego, link sotto). La neve è molto presente, ma si vede che il ghiacciaio sta soffrendo non poco…
Continuiamo in direzione del ghiacciaio del Cristallo per vedere come è variato rispetto allo scorso anno (vedi Ghiacciaio del Cristallo). Giacomo devia verso destra e ci aspetterà mentre io e Diego riprendiamo un po’ di quota per superare la dorsale che ci separa dal secondo ghiacciaio. La salita si fa sentire, ma in breve raggiungiamo una posizione per poter effettuare un confronto con lo stato dello scorso anno: grazie alla copiosa neve caduta durante lo scorso inverno rimaniamo piacevolmente colpiti. Il ghiacciaio del Cristallo possiede una maggiore quantità di manto nevoso che sperabilmente sta contribuendo a rallentare il ritirarsi del fronte glaciale! Vediamo sullo sfondo la forcella del Cristallo che ci guarda, anch’essa bella candida e immacolata, mentre le vette del Popéna a sinistra e del Cristallo a destra risultano coperte dalle nubi che persistono. Scendiamo per il ghiaione morenico del Circo del Cristallo e ritroviamo Giacomo per l’ultimo pezzo ardito della giornata.
Ora abbiamo l’ultima discesa difficoltosa data dalla gola con la presenza della famosa cascata. Lo scorso anno l’abbiamo percorsa in salita, oggi invece non sappiamo come possa essere la situazione. Ricordiamo che ci era stata segnalata una vecchia via ferrata, addirittura di fine ‘800 che, tenendo la sinistra orografica del torrente, dovrebbe favorirci la discesa. Anche Giacomo intende intraprendere questa scelta e troviamo un sentiero segnato con delle tracce rosse. In pochi passi il sentiero si trasforma subito in un salto di roccia dove, assicurati da Giacomo, riusciamo a superare in brevissimo tempo il primo balzo. Il fragore della cascata poco distante si fa sempre più forte. La via da percorrere ora si trasforma in una gola molto stretta e profonda, attraversata da molta umidità e con una struttura instabile distinguibile già dalla distanza. Giacomo ci assicura ad uno dei chiodi “più stabili” della vecchia via ferrata. Comincia Diego che si cala per tutta la lunghezza della corda che abbiamo a disposizione. Non lo vedo perché sono più indietro rispetto alla visuale della gola, ma percepisco tutta la difficoltà! Tocca a me e Giacomo mi ripete costantemente la frase “calati di peso! … butta indietro il bacino …. Metti le gambe perpendicolari alla roccia e buttati in fuori!”. Qui si vede tutta la mia inesperienza riguardo alle calate con la corda e i miei timori relativi a “ma la corda reggerà?!”. Ci è quasi voluta quasi tutta la discesa nella gola, ma alla fine sono riuscito a capire ciò che Giacomo intende ed effettivamente, per come è la conformazione della roccia, risulta molto più agevole calarsi di peso invece che tentare di aggrapparsi agli spuntoni rocciosi che si sfaldano solo a guardarli!
Tocco il ghiaione: sono arrivato! In questo momento sento che anche questa ultima esperienza è andata e si aggiunge al mio bagaglio personale. Resto defilato rispetto alla gola per permettere la discesa a Giacomo e per evitare eventuali scariche di sassi. Grazie a Diego si può vedere anche la calata effettuata da Giacomo in corda doppia e in libera per un pezzo, dove è possibile osservare tutta la sua leggiadria. Siamo sullo stesso bivio che abbiamo percorso lo scorso anno: da qui, avevamo scelto la cascata per la salita ignorando completamente l’invito appena attraversato. A onor del vero, riguardando la sottile e sconnessa gola da cui siamo appena scesi, se dovessi scegliere, sceglierei sempre la cascata! Siamo a quota 2000mt circa e scendiamo per pendii erbosi misti a roccia decisi verso la Val Fonda Tiefental. Sulla destra il balzo di roccia si staglia dal resto del panorama grazie alla cascata che precipita per una decina di metri in un tuffo spettacolare. Arrivati sul fondo ghiaioso della Val Fonda comincia la lunga discesa che si snoda tra ghiaie e la presenza di rivoli che formano il Rio che da il nome alla valle. Verso la fine intraprendiamo una traccia che sale sulla destra su un ghiaione e poi in mezzo ai mughi per evitare il fondo che si fa più dissestato e attraversato da sempre più acqua. Sbuchiamo al termine della valle in procinto del maestoso masso che funge da “porta” della Val Fonda. Da qui, in breve tempo raggiungiamo la macchina che abbiamo lasciato la mattina al Ponte de la Marogna.
Si conclude così questa epica (sì, per alcuni tratti è stata epica) escursione esplorativa, di ricognizione di due ghiacciai dolomitici sconosciuti a molti e pressoché inedita per la stagione estiva. Grazie all’aiuto indispensabile del mitico Giacomo Zardini, ma soprattutto grazie a Diego che mi ha voluto per accompagnarlo in questa indimenticabile esperienza!
Non dimenticate di andare a leggere la sua dettagliata relazione, con cenni storici, aneddoti e approfondimenti scientifici sulla via percorsa: Traversata di Forcella Michele ed esplorazione del ghiacciaio di Popéna (… con ricognizione finale del ghiacciaio del Cristallo)




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Difficoltà

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