Dettagli
-
Tipo escursioneFerrata
-
DifficoltàEEA
-
Distanza22.98 KM
-
Altitudine MIN1064.00 mt
-
Dislivello +2000 mt
-
Parcheggio
-
Paesaggio





-
Int. storico





-
Durata12h
-
Altitudine MAX3064.00 mt
-
Dislivello --2000 mt
-
Tipo escursioneFerrata
-
DifficoltàEEA
-
Distanza22.98 KM
-
Altitudine MIN1064.00 mt
-
Altitudine MAX3064.00 mt
-
Dislivello +2000 mt
-
Dislivello --2000 mt
-
Durata12h
-
Paesaggio





-
Int. storico





-
Parcheggio
Definito come “sfida estrema delle Dolomiti”, questo itinerario si svolge per l’appunto in Alta Badia ed è la concatenazione di 4 vette di oltre 3.000 metri nel gruppo del Conturines (o Dolomiti di Fanes).
C’è un sito web che determina le regole di questa sfida e ne certifica il completamento: 4 Peaks Alta Badia
Fautore iniziale e compagno di avventura è il mitico Angelo, con il quale abbiamo scelto l’itinerario numero 1: la via più breve ma più esposta, caldamente consigliata per scalatori esperti!
Ci siamo organizzati al meglio: lasciamo un’auto nel parcheggio della Capanna Alpina prima di San Cassiano. Questo sarà il nostro punto di arrivo. Con una seconda auto, invece, raggiungiamo gli impianti di risalita del Sas dla Crusc.
Attendiamo l’apertura degli impianti alle 8:30 e prendiamo la prima corsa per raggiungere in tranquillità il rifugio Santa Croce (o rifugio La Crusc) a quota 2.045 metri.
Da qui, zaino in spalla e si fa sul serio!
Pochi metri dopo il rifugio, imbocchiamo il sentiero CAI n. 7, con il Sas dla Crusc che incombe con le sue pareti verticali sopra le nostre teste. La prima parte del percorso è in falsopiano e permette di raggiungere la base rocciosa del bastione montano. In corrispondenza di una serie di impluvi ghiaiosi, inizia la vera salita con un po’ di facile scrambling iniziale in una fenditura rocciosa che permette di raggiungere un punto panoramico sulla bellissima Val Badia sottostante. Cominciamo a guadagnare quota. Nei punti più delicati è presente un cavo metallico di supporto che aiuta nella progressione. Qui la parete dolomitica del Sas dla Crusc diventa sempre più imponente e verticale, di conseguenza allacciamo il nostro caschetto per procedere in sicurezza.
Alcuni passaggi di I grado molto semplici permettono di arrivare ad una balza rocciosa con fittoni metallici e cordino che agevolano la salita. Non ci sono particolari difficoltà tecniche e l'ambiente non è esposto, si tratta di una pura agevolazione. Si sbuca così su una bellissima cengia ampia con una vista panoramica eccezionale su San Cassiano, Corvara e il Sassongher. Si procede circondati da una bellezza a 360 gradi; anche un brevissimo passaggio su una roccia esile non rallenta l’avanzata (alla base della roccia è possibile percorrere un sentiero alternativo più semplice in caso di acqua e umidità).
Seguitiamo sulla cengia che volge al termine e ci permette di aggirare la dorsale rocciosa, puntando dritti verso la forcella. La vediamo sopra di noi, con il sole già alto che ne segnala l’arrivo. Questi ultimi metri sono accompagnati da alcuni segmenti metallici agganciati alla sinistra del sentiero. La salita è decisa ma breve: giratevi ogni tanto per godere dello spettacolare panorama sulla cengia appena percorsa e sulla valle sottostante.
Dopo circa un'ora e mezza di cammino dal rifugio La Crusc, giungiamo alla bellissima forcella Ju dla Crusc a 2.612 metri di quota. Il respiro si fa profondo, ma lo spettacolo ripaga di ogni sforzo. Una vista mozzafiato sul plateau del Sas dla Crusc, sulla Val Badia e, alle spalle, le vette di Fanes! Da qui possiamo vedere distintamente la prossima parte dell’itinerario: la cima del Sas dla Crusc (o monte Ciaval) e la vetta del Sasso delle Dieci. Una cresta allettante ci aspetta.
Proseguiamo per circa un'ora lungo il sentiero CAI n. 7B su traccia sassosa senza alcuna difficoltà tecnica, sempre ben segnalata e visibile. Una via che si destreggia proprio al bordo del baratro formato dalla parete verticale del massiccio. L’ultima parte di salita verso la cima è meno segnalata su fondo sassoso, ma sempre intuibile. Eccola, la nostra prima conquista: il Sas dla Crusc (Sasso Santa Croce o monte Ciaval), a 2.907 metri! La prima delle 4 Peaks! Utilizziamo il punzonatore presente sulla croce di vetta per suggellare la conquista, ci godiamo per qualche minuto il panorama, ma non c'è tempo da perdere: la seconda vetta ci aspetta a poca distanza.
Proseguiamo in direzione Nord-Est su traccia evidente. Raggiungiamo delle increspature rocciose molto caratteristiche che ricordano una torta millefoglie. Qui bisogna prestare attenzione alla presenza di ometti e segni sulle rocce per intraprendere la via migliore. Arriviamo in breve alla base dell’ultima prominenza rocciosa che ci separa dalla prossima vetta: un blocco simile a una pala rocciosa di 20-30 metri, munito di cavi di sicurezza metallici che permettono una progressione più semplice. Qui il kit da ferrata e il caschetto sono obbligatori vista l’esposizione e la verticalità. Una cresta ardita con vista vertiginosa sul vuoto porta dritti verso i prati dell’Armentara. Terminata la breve cresta, ci si incunea all’interno di una strettoia che culmina in una nuova dorsale con corrimano che preannuncia la cima. Tocchiamo così i 3.026 metri del Piz dales Diesc (Cima Dieci o Sasso delle Dieci) in circa 45 minuti dalla precedente vetta. Che panorama pazzesco! Da quassù le Dolomiti sembrano un mare di roccia.
A questo punto, rientriamo sui nostri passi ripercorrendo il sentiero n. 7B fino a tornare nuovamente alla forcella Ju dla Crusc.
Ed è qui che il gioco si fa duro e il nostro "itinerario 1" (il più difficile della 4 Peaks) fa vedere di che pasta è fatto.
Dalla forcella proseguiamo sui sentieri CAI n. 7 e n. 12B puntando verso la Forcela Medesc (2.533 metri). Qui ammiriamo tutto il percorso appena effettuato con le prime due cime e la discesa che porta diritta verso San Cassiano e in breve a Badia. Ammetto che la fatica si fa sentire e quella via di fuga in discesa è allettante. Ma noi siamo indomiti e proseguiamo verso il tratto più tecnico e da veri intenditori.
Continuiamo sul sentiero 12B fino ad un bivio evidente presso la forcella Medesc. È già visibile l’intero percorso che stiamo per intraprendere: una super cengia che porta diretti al Piz de Lavarela.
Per raggiungere la cengia affrontiamo dapprima delle ghiaie agevoli che, ben presto, diventano un facile scrambling. La via è ben segnalata e, appena sbuchiamo su una finestra panoramica raggiunta attraverso terra e ghiaia rossastra, comincia il primo tratto con semplice arrampicata di I grado. Sbuchiamo così sulla prima cengia, ampia e non troppo faticosa. È decisamente lunga, a tratti esposta ma mai pericolosa. Consiglio comunque di mantenere ben saldo il caschetto per eventuali cadute di massi. Dobbiamo salire nella cengia superiore per l’ultimo tratto che ci porterà alla meta. Qui c’è il punto più esposto e delicato, con passaggi di I e I+ su una parete verticale di 6 metri dotata di ottimi appigli. Sbuchiamo nella parte superiore e proseguiamo su quest’ultimo tratto di cengia, sempre ampia ma decisamente più inclinata. Si fa fatica sulla ghiaia che in alcuni punti fa scivolare indietro.
Dopo ben 3 ore e mezza di fatica, con saliscendi impegnativi, raggiungiamo la sella da cui ammiriamo il Piz de Lavarela de Fora. Noi però dobbiamo salire ancora sull’ultimo cocuzzolo alla nostra sinistra affrontando facili roccette. In breve conquistiamo la terza vetta: il possente Lavarela (3.055 metri). Le gambe bruciano, ma l'adrenalina ci fa volare! Una vista incredibile e verticale sulle cime di Fanes, il Conturines e il Sas dla Crusc. Sembra di stare in cima al mondo!
Serve un ulteriore, grande sforzo per l'attacco finale. Imbocchiamo nuovamente il sentiero n. 12B, questa volta in discesa attraverso la via normale del Piz de Lavarela appena raggiunto. È sempre ben visibile il panettoncino finale che ci aspetta. L’ultima fatica!
Scendiamo sulla sella che divide il Lavarela e il Conturines, il sentiero è evidente, ma le nuvole cominciano ad avvolgere l’ultima vetta. Davanti a noi appare la prima scaletta di ferro che ci permette di aggredire la roccia verticalmente.
Veniamo avvolti dalla nebbia, le scalette si susseguono e ne contiamo tre differenti con una difficoltà media. Un piccolo traverso su un'ampia cengia ci permette di guadagnare la cresta sommitale. Qui bisogna prestare la massima attenzione perché non ci sono bolli o segni sulle rocce. La via è intuibile ma difficile da navigare con il meteo nebbioso che abbiamo trovato. Attenzione a un avvallamento che permette di raggiungere la cima, sul quale è presente roccia liscia e un tratto decisamente esposto. Non disperatevi se non trovate croci di vetta: l’unica prova della vetta del Conturines, ad oggi, è la presenza di un alto ometto di pietre che rappresenta l’unica traccia chiara sul tratto sommitale. Per noi, trovare la punzonatrice della challenge 4 Peaks poco prima ha significato liberare un grido di gioia: abbiamo completato la sfida estrema delle Dolomiti! Inanelliamo la quarta vetta di giornata poco prima delle ore 18:00. Un traguardo immenso e agognato!
Non abbiamo avuto il meteo dalla nostra parte per questa ultima cima, ma la contentezza rimane intatta! Dopo un'ora di cammino dal Piz de Lavarela, giungiamo in cima al Conturines (3.064 metri)! Questa è la vetta più alta delle quattro e richiede, senza sconti, grandi abilità tecniche, temperamento e tanta resistenza.
Missione compiuta? Quasi!
L'avventura non è ancora terminata, la discesa non è certo da sottovalutare. Ci attendono altre 3 ore e un quarto per macinare gli ultimi 9 km e coprire l'importante dislivello negativo. Seguiamo il sentiero CAI n. 12B in direzione del Gran Plan de Fanes e ci raccordiamo poi sul sentiero n. 11 verso i verdeggianti prati del Fanes e il Ju dal'Ega. Raggiungiamo questa deviazione per l’Alta Via 1 alle ore 20:00, proseguiamo e arriviamo ormai col buio al Col de Locia a 2.097 metri. Infine, affrontiamo la lunga e meritata discesa verso il nostro traguardo: la Capanna Alpina a 1.720 metri, raggiunta poco dopo le 21:00, dove troviamo l'ampio parcheggio e la nostra auto che ci aspetta come un miraggio.
Il Garmin a fine giornata non mente: una durata complessiva di 11 ore per 23 km, con ben 2.000 metri di dislivello positivo totale.
Un'esperienza epica, una di quelle che lasciano un segno indelebile nel cuore di ogni appassionato. Ce l'abbiamo fatta! Abbiamo conquistato le 4 Peaks Alta Badia!
’escursione di oggi è un’autentica sfida tecnica e fisica, una prova che ha un nome e che è regolamentata: 4 Peaks Alta Badia!
Definito come “sfida estrema delle Dolomiti”, questo itinerario si svolge per l’appunto in Alta Badia ed è la concatenazione di 4 vette di oltre 3.000 metri nel gruppo del Conturines (o Dolomiti di Fanes).
C’è un sito web che determina le regole di questa sfida e ne certifica il completamento: 4 Peaks Alta Badia
Fautore iniziale e compagno di avventura è il mitico Angelo, con il quale abbiamo scelto l’itinerario numero 1: la via più breve ma più esposta, caldamente consigliata per scalatori esperti!
Ci siamo organizzati al meglio: lasciamo un’auto nel parcheggio della Capanna Alpina prima di San Cassiano. Questo sarà il nostro punto di arrivo. Con una seconda auto, invece, raggiungiamo gli impianti di risalita del Sas dla Crusc.
Attendiamo l’apertura degli impianti alle 8:30 e prendiamo la prima corsa per raggiungere in tranquillità il rifugio Santa Croce (o rifugio La Crusc) a quota 2.045 metri.
Da qui, zaino in spalla e si fa sul serio!
Pochi metri dopo il rifugio, imbocchiamo il sentiero CAI n. 7, con il Sas dla Crusc che incombe con le sue pareti verticali sopra le nostre teste. La prima parte del percorso è in falsopiano e permette di raggiungere la base rocciosa del bastione montano. In corrispondenza di una serie di impluvi ghiaiosi, inizia la vera salita con un po’ di facile scrambling iniziale in una fenditura rocciosa che permette di raggiungere un punto panoramico sulla bellissima Val Badia sottostante. Cominciamo a guadagnare quota. Nei punti più delicati è presente un cavo metallico di supporto che aiuta nella progressione. Qui la parete dolomitica del Sas dla Crusc diventa sempre più imponente e verticale, di conseguenza allacciamo il nostro caschetto per procedere in sicurezza.
Alcuni passaggi di I grado molto semplici permettono di arrivare ad una balza rocciosa con fittoni metallici e cordino che agevolano la salita. Non ci sono particolari difficoltà tecniche e l'ambiente non è esposto, si tratta di una pura agevolazione. Si sbuca così su una bellissima cengia ampia con una vista panoramica eccezionale su San Cassiano, Corvara e il Sassongher. Si procede circondati da una bellezza a 360 gradi; anche un brevissimo passaggio su una roccia esile non rallenta l’avanzata (alla base della roccia è possibile percorrere un sentiero alternativo più semplice in caso di acqua e umidità).
Seguitiamo sulla cengia che volge al termine e ci permette di aggirare la dorsale rocciosa, puntando dritti verso la forcella. La vediamo sopra di noi, con il sole già alto che ne segnala l’arrivo. Questi ultimi metri sono accompagnati da alcuni segmenti metallici agganciati alla sinistra del sentiero. La salita è decisa ma breve: giratevi ogni tanto per godere dello spettacolare panorama sulla cengia appena percorsa e sulla valle sottostante.
Dopo circa un'ora e mezza di cammino dal rifugio La Crusc, giungiamo alla bellissima forcella Ju dla Crusc a 2.612 metri di quota. Il respiro si fa profondo, ma lo spettacolo ripaga di ogni sforzo. Una vista mozzafiato sul plateau del Sas dla Crusc, sulla Val Badia e, alle spalle, le vette di Fanes! Da qui possiamo vedere distintamente la prossima parte dell’itinerario: la cima del Sas dla Crusc (o monte Ciaval) e la vetta del Sasso delle Dieci. Una cresta allettante ci aspetta.
Proseguiamo per circa un'ora lungo il sentiero CAI n. 7B su traccia sassosa senza alcuna difficoltà tecnica, sempre ben segnalata e visibile. Una via che si destreggia proprio al bordo del baratro formato dalla parete verticale del massiccio. L’ultima parte di salita verso la cima è meno segnalata su fondo sassoso, ma sempre intuibile. Eccola, la nostra prima conquista: il Sas dla Crusc (Sasso Santa Croce o monte Ciaval), a 2.907 metri! La prima delle 4 Peaks! Utilizziamo il punzonatore presente sulla croce di vetta per suggellare la conquista, ci godiamo per qualche minuto il panorama, ma non c'è tempo da perdere: la seconda vetta ci aspetta a poca distanza.
Proseguiamo in direzione Nord-Est su traccia evidente. Raggiungiamo delle increspature rocciose molto caratteristiche che ricordano una torta millefoglie. Qui bisogna prestare attenzione alla presenza di ometti e segni sulle rocce per intraprendere la via migliore. Arriviamo in breve alla base dell’ultima prominenza rocciosa che ci separa dalla prossima vetta: un blocco simile a una pala rocciosa di 20-30 metri, munito di cavi di sicurezza metallici che permettono una progressione più semplice. Qui il kit da ferrata e il caschetto sono obbligatori vista l’esposizione e la verticalità. Una cresta ardita con vista vertiginosa sul vuoto porta dritti verso i prati dell’Armentara. Terminata la breve cresta, ci si incunea all’interno di una strettoia che culmina in una nuova dorsale con corrimano che preannuncia la cima. Tocchiamo così i 3.026 metri del Piz dales Diesc (Cima Dieci o Sasso delle Dieci) in circa 45 minuti dalla precedente vetta. Che panorama pazzesco! Da quassù le Dolomiti sembrano un mare di roccia.
A questo punto, rientriamo sui nostri passi ripercorrendo il sentiero n. 7B fino a tornare nuovamente alla forcella Ju dla Crusc.
Ed è qui che il gioco si fa duro e il nostro "itinerario 1" (il più difficile della 4 Peaks) fa vedere di che pasta è fatto.
Data
30-08-2026
Distanza
22.98 KM
Tipo escursione
Ferrata
Dislivello
2000 mt
- Montagna
Cunturines - Fanes
- Indirizzo
Alta Badia - Trentino Alto Adige
- Altitudine
3064.00 m
- Rifugi
La Crusc
- Informazioni
Dalla forcella proseguiamo sui sentieri CAI n. 7 e n. 12B puntando verso la Forcela Medesc (2.533 metri). Qui ammiriamo tutto il percorso appena effettuato con le prime due cime e la discesa che porta diritta verso San Cassiano e in breve a Badia. Ammetto che la fatica si fa sentire e quella via di fuga in discesa è allettante. Ma noi siamo indomiti e proseguiamo verso il tratto più tecnico e da veri intenditori.
Continuiamo sul sentiero 12B fino ad un bivio evidente presso la forcella Medesc. È già visibile l’intero percorso che stiamo per intraprendere: una super cengia che porta diretti al Piz de Lavarela.
Per raggiungere la cengia affrontiamo dapprima delle ghiaie agevoli che, ben presto, diventano un facile scrambling. La via è ben segnalata e, appena sbuchiamo su una finestra panoramica raggiunta attraverso terra e ghiaia rossastra, comincia il primo tratto con semplice arrampicata di I grado. Sbuchiamo così sulla prima cengia, ampia e non troppo faticosa. È decisamente lunga, a tratti esposta ma mai pericolosa. Consiglio comunque di mantenere ben saldo il caschetto per eventuali cadute di massi. Dobbiamo salire nella cengia superiore per l’ultimo tratto che ci porterà alla meta. Qui c’è il punto più esposto e delicato, con passaggi di I e I+ su una parete verticale di 6 metri dotata di ottimi appigli. Sbuchiamo nella parte superiore e proseguiamo su quest’ultimo tratto di cengia, sempre ampia ma decisamente più inclinata. Si fa fatica sulla ghiaia che in alcuni punti fa scivolare indietro.
Dopo ben 3 ore e mezza di fatica, con saliscendi impegnativi, raggiungiamo la sella da cui ammiriamo il Piz de Lavarela de Fora. Noi però dobbiamo salire ancora sull’ultimo cocuzzolo alla nostra sinistra affrontando facili roccette. In breve conquistiamo la terza vetta: il possente Lavarela (3.055 metri). Le gambe bruciano, ma l'adrenalina ci fa volare! Una vista incredibile e verticale sulle cime di Fanes, il Conturines e il Sas dla Crusc. Sembra di stare in cima al mondo!
Serve un ulteriore, grande sforzo per l'attacco finale. Imbocchiamo nuovamente il sentiero n. 12B, questa volta in discesa attraverso la via normale del Piz de Lavarela appena raggiunto. È sempre ben visibile il panettoncino finale che ci aspetta. L’ultima fatica!
Scendiamo sulla sella che divide il Lavarela e il Conturines, il sentiero è evidente, ma le nuvole cominciano ad avvolgere l’ultima vetta. Davanti a noi appare la prima scaletta di ferro che ci permette di aggredire la roccia verticalmente.
Veniamo avvolti dalla nebbia, le scalette si susseguono e ne contiamo tre differenti con una difficoltà media. Un piccolo traverso su un'ampia cengia ci permette di guadagnare la cresta sommitale. Qui bisogna prestare la massima attenzione perché non ci sono bolli o segni sulle rocce. La via è intuibile ma difficile da navigare con il meteo nebbioso che abbiamo trovato. Attenzione a un avvallamento che permette di raggiungere la cima, sul quale è presente roccia liscia e un tratto decisamente esposto. Non disperatevi se non trovate croci di vetta: l’unica prova della vetta del Conturines, ad oggi, è la presenza di un alto ometto di pietre che rappresenta l’unica traccia chiara sul tratto sommitale. Per noi, trovare la punzonatrice della challenge 4 Peaks poco prima ha significato liberare un grido di gioia: abbiamo completato la sfida estrema delle Dolomiti! Inanelliamo la quarta vetta di giornata poco prima delle ore 18:00. Un traguardo immenso e agognato!
Non abbiamo avuto il meteo dalla nostra parte per questa ultima cima, ma la contentezza rimane intatta! Dopo un'ora di cammino dal Piz de Lavarela, giungiamo in cima al Conturines (3.064 metri)! Questa è la vetta più alta delle quattro e richiede, senza sconti, grandi abilità tecniche, temperamento e tanta resistenza.
Missione compiuta? Quasi!
L'avventura non è ancora terminata, la discesa non è certo da sottovalutare. Ci attendono altre 3 ore e un quarto per macinare gli ultimi 9 km e coprire l'importante dislivello negativo. Seguiamo il sentiero CAI n. 12B in direzione del Gran Plan de Fanes e ci raccordiamo poi sul sentiero n. 11 verso i verdeggianti prati del Fanes e il Ju dal'Ega. Raggiungiamo questa deviazione per l’Alta Via 1 alle ore 20:00, proseguiamo e arriviamo ormai col buio al Col de Locia a 2.097 metri. Infine, affrontiamo la lunga e meritata discesa verso il nostro traguardo: la Capanna Alpina a 1.720 metri, raggiunta poco dopo le 21:00, dove troviamo l'ampio parcheggio e la nostra auto che ci aspetta come un miraggio.
Il Garmin a fine giornata non mente: una durata complessiva di 11 ore per 23 km, con ben 2.000 metri di dislivello positivo totale.
Un'esperienza epica, una di quelle che lasciano un segno indelebile nel cuore di ogni appassionato. Ce l'abbiamo fatta! Abbiamo conquistato le 4 Peaks Alta Badia!
Clicca qui e guarda il video esclusivo su YouTube per un'esperienza ancora più immersiva!
DifficoltàEscursionisti Esperti con Attrezzatura - Vengono indicati i percorsi attrezzati (o vie ferrate), richiedono l'uso dei dispositivi di autoassicurazione. |