Dettagli
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Tipo escursioneEscursione
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DifficoltàEE
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Distanza10.66 KM
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Altitudine MIN2025.00 mt
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Dislivello +1200 mt
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Parcheggio
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Paesaggio





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Int. storico





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Durata5h
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Altitudine MAX3225.00 mt
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Dislivello --1200 mt
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Tipo escursioneEscursione
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DifficoltàEE
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Distanza10.66 KM
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Altitudine MIN2025.00 mt
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Altitudine MAX3225.00 mt
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Dislivello +1200 mt
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Dislivello --1200 mt
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Durata5h
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Paesaggio





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Int. storico





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Parcheggio
Raggiungiamo Cortina d’Ampezzo, seguiamo le indicazioni per il passo Falzarego e, a quota 1700 metri, in corrispondenza di una curva, prendiamo la strada sterrata che ci porta al parcheggio del rifugio Dibona a 2037 metri. Mentre ci prepariamo, vediamo già la nostra meta in tutto il suo splendore: la roccia di pura Dolomia giallo-nera svetta davanti a noi con una verticalità vertiginosa. La Tofana di Rozes si distingue nettamente e cominciamo già a pregustarci la sua vetta.
Intraprendiamo la traccia CAI 403 e saliamo in direzione Ovest, con la possibilità di scegliere anche varianti che permettono di guadagnare subito maggior dislivello. La giornata di oggi prevede un peggioramento nel primissimo pomeriggio, quindi dobbiamo cercare di essere il più rapidi possibile durante la salita.
Si continua su un ampio sentiero che da quota 2100 metri punta verso Nord compiendo ampi zig-zag ben visibili anche dal basso. Guadagniamo quota molto velocemente con una salita costante e mai faticosa. Alle nostre spalle la meravigliosa vista spazia dall’Antelao alla Croda da Lago, dal Lastoi di Formin all’Averau, Nuvolau e 5 Torri, fino a scorgere la vetta che più di tutte sta patendo questa torrida e arida estate: la Regina Marmolada. Proseguiamo fino a raggiungere la caratteristica strettoia tra due pareti a picco, tra le quali procediamo sul sentiero sorretto da grossi tronchi adeguatamente assestati. Superato questo imbuto, ecco che in alto sulla sinistra appaiono dei vecchi ruderi pericolanti: sono i resti dell’ex rifugio Cantore e di altre baracche risalenti alla Prima Guerra Mondiale.
Il sentiero passa sotto alla teleferica che rifornisce il rifugio Giussani, ed eccolo lì a quota 2580 metri; dopo un’ora di cammino dalla partenza, ci accoglie al cospetto della verticale Punta Giovannina. Siamo al centro dell’anfiteatro creato dalle Tofane: a Est le pareti della Tofana di Mezzo e della Tofana di Dentro, verso Nord-Ovest la finestra incredibile che permette di osservare parte della Val Travenanzes e la cima del Monte Ciaval. Verso Ovest, le balze rocciose che ci attendono per raggiungere la cima.
Non ci attardiamo più del dovuto e prendiamo il chiaro sentiero che procede verso Ovest con doppia bollinatura rossa e blu. Comincia la via Normale alla Tofana di Rozes su ghiaione molto stabile che permette una facile progressione. Si raggiunge in breve quota 2667 metri, dove la bollinatura rossa continua verso Nord in direzione della conformazione rocciosa delle Tre Dita e, di fatto, alla via di fuga della Via ferrata Lipella. Noi invece seguiamo i bollini blu in direzione Ovest, procedendo sulla salita che ora si fa più dura.
Attenzione: da qui in poi i bollini blu sono veramente sbiaditi e poco visibili. La traccia è ancora intuibile ma, in alcuni tratti, cominciano ad apparire vie alternative con ometti disposti in direzioni opposte! Potrebbero sembrare fuorvianti, ma di fatto sono tutte varianti che puntano in direzione della vetta.
Alcune tracce risultano più agevoli di altre per superare i terrazzamenti rocciosi caratteristici della Tofana di Rozes che compongono questi 150 metri di dislivello, fino a quota 2800 metri. Da questo punto in poi non abbiamo più visto bollini blu: la progressione continua “a vista” e secondo l’esperienza. Qui è fondamentale prestare molta attenzione – soprattutto in caso di nebbia, non scontata su questo versante – agli ometti che permettono di avere sempre la sicurezza di stare nella parte di salita più battuta. Consiglio vivamente di non provare a creare nuove vie di accesso per non smuovere il pietrisco instabile presente nelle parti in cui non ci sono tracce già solcate. Lo dico per esperienza: abbiamo dovuto indossare i caschetti (che per fortuna avevamo con noi) visto che, pochi metri sopra, alcuni sprovveduti hanno pensato bene di “tagliare”, riversando sul sentiero continue scariche di sassi. Raggiungiamo quota 3000 metri e, appena la superiamo, ci troviamo sulla dorsale sommitale della Tofana di Rozes: possiamo distinguere la piramide che porta alla vetta con la punta che lambisce il cielo terso (che a breve si oscurerà visti i numerosi nuvoloni in risalita). Davanti a noi gli ultimi 200 metri circa di dislivello su ghiaie in una cresta mai esposta, ma che comunque regala forti emozioni. Da una parte le Tofane di Mezzo e di Dentro che appaiono come sorelle alla nostra stessa altezza; dall’altra il Lagazuoi, che scompare nel vuoto e sembra bassissimo dal nostro punto di vista.
Si comincia a sentire l’aria sottile: i 3000 metri affrontati in questa modalità express sono un bell’allenamento per il nostro fisico. Le tracce verso la vetta anche qui sono multiple e ben visibili. Alcune permettono di salire velocemente, altre più dolci salgono a zig-zag. Non c’è una via migliore, seguite quella che vi permette di procedere senza difficoltà.
Ed eccola lì: dopo meno di 2h e 30 minuti dalla partenza scorgiamo la croce di vetta a quota 3225 metri! Una lama di cresta, non affilatissima ma caratteristica, rende l’arrivo come un tappeto rosso per i VIP.
Un'immersione in una cima da oltre 3000 metri che ti accoglie con una vista spettacolare su tutte le Dolomiti! Noi oggi non siamo fortunati con il panorama perché un nuvolone nero ci preclude la visuale, ma so di per certo che davanti a noi potremmo ammirare l’Antelao, il Pelmo, il Civetta, la Marmolada (siamo riusciti a vederla per qualche secondo), il gruppo del Sella, il Lagazuoi, le vette di Fanes, il Piz de Lavarela, le cime dell’Alta Badia e la Croda del Becco... una scorpacciata dolomitica senza eguali!
Il mitico Angelo, per festeggiare il suo primo 3000, ha portato una radler in vetta: spettacolare! Ce la gustiamo assieme ad un paio di snack e poi giù, dalla stessa via appena percorsa. Attenzione anche in discesa (vale lo stesso discorso della salita fino a quota 2700 metri): seguite gli ometti e scegliete la via più agevole. Non vergognatevi di tornare sui vostri passi se la scelta non risulta azzeccata al primo colpo.
Invece di tornare direttamente al rifugio Giussani, deviamo in direzione dell’ex rifugio Cantore per esplorare la zona. Ritroviamo così diversi luoghi che, a mio avviso, fungevano da scarto di materiale: troviamo tantissime scatole, resti di scarponi, suole e altri reperti della Grande Guerra. Un vero museo a cielo aperto, in cui scopriamo anche una postazione di vedetta sulla Val Travenanzes scavata nella roccia. Riprendiamo il sentiero 403 e scendiamo fino a raggiungere il rifugio Dibona.
Termina così l’avventura “Tofana di Rozes Express” con 1200 metri di dislivello in meno di 2h e 30m; una corsa contro il maltempo che, alla fine, non si è concretizzato e anzi si è preso beffe di noi. Un’escursione adatta a tutti gli escursionisti mediamente allenati. Consiglio di avere un po’ di esperienza di orientamento in ambiente montano per capire la via più agevole sulle balze rocciose della Tofana. Il 3000 (e oltre) a mio avviso più abbordabile che le Dolomiti possano proporre, ma che comunque non deve essere sottovalutato: farsi sorprendere dal maltempo o perdere l’orientamento possono rendere l’ascesa e il ritorno un vero incubo.
L’avventura di oggi ci porta su una cima da oltre 3000 metri: la mitica e caratteristica Tofana di Rozes! Ad accompagnarmi nell’escursione c’è Angelo, e per lui sarà il primo tremila di sempre!
Raggiungiamo Cortina d’Ampezzo, seguiamo le indicazioni per il passo Falzarego e, a quota 1700 metri, in corrispondenza di una curva, prendiamo la strada sterrata che ci porta al parcheggio del rifugio Dibona a 2037 metri. Mentre ci prepariamo, vediamo già la nostra meta in tutto il suo splendore: la roccia di pura Dolomia giallo-nera svetta davanti a noi con una verticalità vertiginosa. La Tofana di Rozes si distingue nettamente e cominciamo già a pregustarci la sua vetta.
Intraprendiamo la traccia CAI 403 e saliamo in direzione Ovest, con la possibilità di scegliere anche varianti che permettono di guadagnare subito maggior dislivello. La giornata di oggi prevede un peggioramento nel primissimo pomeriggio, quindi dobbiamo cercare di essere il più rapidi possibile durante la salita.
Si continua su un ampio sentiero che da quota 2100 metri punta verso Nord compiendo ampi zig-zag ben visibili anche dal basso. Guadagniamo quota molto velocemente con una salita costante e mai faticosa. Alle nostre spalle la meravigliosa vista spazia dall’Antelao alla Croda da Lago, dal Lastoi di Formin all’Averau, Nuvolau e 5 Torri, fino a scorgere la vetta che più di tutte sta patendo questa torrida e arida estate: la Regina Marmolada.
Proseguiamo fino a raggiungere la caratteristica strettoia tra due pareti a picco, tra le quali procediamo sul sentiero sorretto da grossi tronchi adeguatamente assestati. Superato questo imbuto, ecco che in alto sulla sinistra appaiono dei vecchi ruderi pericolanti: sono i resti dell’ex rifugio Cantore e di altre baracche risalenti alla Prima Guerra Mondiale.
Il sentiero passa sotto alla teleferica che rifornisce il rifugio Giussani, ed eccolo lì a quota 2580 metri; dopo un’ora di cammino dalla partenza, ci accoglie al cospetto della verticale Punta Giovannina. Siamo al centro dell’anfiteatro creato dalle Tofane: a Est le pareti della Tofana di Mezzo e della Tofana di Dentro, verso Nord-Ovest la finestra incredibile che permette di osservare parte della Val Travenanzes e la cima del Monte Ciaval. Verso Ovest, le balze rocciose che ci attendono per raggiungere la cima.
Non ci attardiamo più del dovuto e prendiamo il chiaro sentiero che procede verso Ovest con doppia bollinatura rossa e blu. Comincia la via Normale alla Tofana di Rozes su ghiaione molto stabile che permette una facile progressione. Si raggiunge in breve quota 2667 metri, dove la bollinatura rossa continua verso Nord in direzione della conformazione rocciosa delle Tre Dita e, di fatto, alla via di fuga della Via ferrata Lipella. Noi invece seguiamo i bollini blu in direzione Ovest, procedendo sulla salita che ora si fa più dura.
Attenzione: da qui in poi i bollini blu sono veramente sbiaditi e poco visibili. La traccia è ancora intuibile ma, in alcuni tratti, cominciano ad apparire vie alternative con ometti disposti in direzioni opposte! Potrebbero sembrare fuorvianti, ma di fatto sono tutte varianti che puntano in direzione della vetta.
Alcune tracce risultano più agevoli di altre per superare i terrazzamenti rocciosi caratteristici della Tofana di Rozes che compongono questi 150 metri di dislivello, fino a quota 2800 metri. Da questo punto in poi non abbiamo più visto bollini blu: la progressione continua “a vista” e secondo l’esperienza. Qui è fondamentale prestare molta attenzione – soprattutto in caso di nebbia, non scontata su questo versante – agli ometti che permettono di avere sempre la sicurezza di stare nella parte di salita più battuta. Consiglio vivamente di non provare a creare nuove vie di accesso per non smuovere il pietrisco instabile presente nelle parti in cui non ci sono tracce già solcate. Lo dico per esperienza: abbiamo dovuto indossare i caschetti (che per fortuna avevamo con noi) visto che, pochi metri sopra, alcuni sprovveduti hanno pensato bene di “tagliare”, riversando sul sentiero continue scariche di sassi.
Data
08-08-2026
Distanza
10.66 KM
Tipo escursione
Escursione
Dislivello
1200 mt
- Montagna
Tofana di Rozes
- Indirizzo
Cortina d'Ampezzo, Veneto
- Altitudine
3225.00 m
- Rifugi
Rifugio Dibona, rifugio Giussani
- Informazioni
Raggiungiamo quota 3000 metri e, appena la superiamo, ci troviamo sulla dorsale sommitale della Tofana di Rozes: possiamo distinguere la piramide che porta alla vetta con la punta che lambisce il cielo terso (che a breve si oscurerà visti i numerosi nuvoloni in risalita). Davanti a noi gli ultimi 200 metri circa di dislivello su ghiaie in una cresta mai esposta, ma che comunque regala forti emozioni. Da una parte le Tofane di Mezzo e di Dentro che appaiono come sorelle alla nostra stessa altezza; dall’altra il Lagazuoi, che scompare nel vuoto e sembra bassissimo dal nostro punto di vista.
Si comincia a sentire l’aria sottile: i 3000 metri affrontati in questa modalità express sono un bell’allenamento per il nostro fisico. Le tracce verso la vetta anche qui sono multiple e ben visibili. Alcune permettono di salire velocemente, altre più dolci salgono a zig-zag. Non c’è una via migliore, seguite quella che vi permette di procedere senza difficoltà.
Ed eccola lì: dopo meno di 2h e 30 minuti dalla partenza scorgiamo la croce di vetta a quota 3225 metri! Una lama di cresta, non affilatissima ma caratteristica, rende l’arrivo come un tappeto rosso per i VIP.
Un'immersione in una cima da oltre 3000 metri che ti accoglie con una vista spettacolare su tutte le Dolomiti! Noi oggi non siamo fortunati con il panorama perché un nuvolone nero ci preclude la visuale, ma so di per certo che davanti a noi potremmo ammirare l’Antelao, il Pelmo, il Civetta, la Marmolada (siamo riusciti a vederla per qualche secondo), il gruppo del Sella, il Lagazuoi, le vette di Fanes, il Piz de Lavarela, le cime dell’Alta Badia e la Croda del Becco... una scorpacciata dolomitica senza eguali!
Il mitico Angelo, per festeggiare il suo primo 3000, ha portato una radler in vetta: spettacolare! Ce la gustiamo assieme ad un paio di snack e poi giù, dalla stessa via appena percorsa. Attenzione anche in discesa (vale lo stesso discorso della salita fino a quota 2700 metri): seguite gli ometti e scegliete la via più agevole. Non vergognatevi di tornare sui vostri passi se la scelta non risulta azzeccata al primo colpo.
Invece di tornare direttamente al rifugio Giussani, deviamo in direzione dell’ex rifugio Cantore per esplorare la zona. Ritroviamo così diversi luoghi che, a mio avviso, fungevano da scarto di materiale: troviamo tantissime scatole, resti di scarponi, suole e altri reperti della Grande Guerra. Un vero museo a cielo aperto, in cui scopriamo anche una postazione di vedetta sulla Val Travenanzes scavata nella roccia. Riprendiamo il sentiero 403 e scendiamo fino a raggiungere il rifugio Dibona.
Termina così l’avventura “Tofana di Rozes Express” con 1200 metri di dislivello in meno di 2h e 30m; una corsa contro il maltempo che, alla fine, non si è concretizzato e anzi si è preso beffe di noi. Un’escursione adatta a tutti gli escursionisti mediamente allenati. Consiglio di avere un po’ di esperienza di orientamento in ambiente montano per capire la via più agevole sulle balze rocciose della Tofana. Il 3000 (e oltre) a mio avviso più abbordabile che le Dolomiti possano proporre, ma che comunque non deve essere sottovalutato: farsi sorprendere dal maltempo o perdere l’orientamento possono rendere l’ascesa e il ritorno un vero incubo.
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DifficoltàEscursionisti Esperti - sono intinerari generalmente segnalati ma con qualche difficoltà: il terreno può essere costituito da pendii scivolosi di erba, misti di rocce ed erba, pietraie, lievi pendii innevati o anche singoli passaggi rocciosi di facile arrampicata (uso delle mani in alcuni punti). Pur essendo percorsi che non necessitano di particolare attrezzatura, si possono presentare tratti attrezzati se pur poco impegnativi. Richiedono una discreta conoscenza dell'ambiente alpino, passo sicuro ed assenza di vertigini. La preparazione fisica deve essere adeguata ad una giornata di cammino abbastanza continuo. |