Dettagli
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Tipo escursioneEscursione
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DifficoltàE
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Distanza11.44 KM
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Altitudine MIN1582.00 mt
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Dislivello +880 mt
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Parcheggio
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Paesaggio





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Int. storico





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Durata5h
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Altitudine MAX2462.00 mt
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Dislivello --880 mt
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Tipo escursioneEscursione
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DifficoltàE
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Distanza11.44 KM
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Altitudine MIN1582.00 mt
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Altitudine MAX2462.00 mt
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Dislivello +880 mt
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Dislivello --880 mt
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Durata5h
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Paesaggio





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Int. storico





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Parcheggio
Ad accompagnarmi nell’avventura di oggi ci sono Enrico ed Alessandro, bramosi di osservare questi luoghi pregni di storia relativi alla Prima Guerra Mondiale. Siamo vicini al Passo Falzarego, poco distanti da Alleghe e Caprile. La meta di oggi è la dorsale del monte Sief e il Col di Lana!
Superato Caprile, raggiungiamo il parcheggio a lato della strada statale che porta al passo Falzarego, in corrispondenza delle indicazioni per Castello e Castello di Andraz. Ci carichiamo in spalla gli zaini e percorriamo leggermente in discesa la strada asfaltata che porta verso Castello. Superata “la Malga” restiamo sulla destra e, non considerando le indicazioni del “Sentiero del respiro”, saliamo dritti per una traccia che porta alla falesia “Sas de Beita”. Percorriamo la traccia fino a raggiungere un ponticello con una cascatella e successivamente un cancello in legno da aprire e richiudere con cura. Siamo dinnanzi ad un bivio, scegliamo la via di sinistra su traccia CAI 35 con le chiare indicazioni per il Col di Lana.
Dapprima percorriamo un timido sottobosco, per poi raggiungere un’apertura straordinaria su un prato erboso puntellato di baite e casere con il sentiero che sinuoso le attraversa. Davanti a noi ecco apparire l’itinerario odierno con la vista del monte Sief, la cresta e il cratere che dividono il Dente del Sief, e l’ultima dorsale che permette di raggiungere la cima del Col di Lana. Da qui cominciano le rievocazioni storiche che questo luogo emana e sprigiona. Mi preme ricordare che tutti gli avvenimenti storici che citerò in questo articolo sono stati presi dal libro “Andare per i luoghi della Grande Guerra” di Marco Mondini, Il Mulino editore.
Da qui vediamo chiaramente l’anatomia del Col di Lana fatta di morbidi pendii erbosi che non hanno l'aspetto inaccessibile delle pareti dolomitiche. Dopo una certa quota, è evidente come la vegetazione scompaia bruscamente per lasciare spazio a una conformazione lunare. Questo mutamento non è solo frutto della natura vulcanica del terreno, ma è l'eredità visibile di mesi di bombardamenti d'artiglieria e scavi militari che ne hanno modificato per sempre la topografia.
Proseguiamo in falsopiano fino a circa quota 2050 dove un bivio ci fa proseguire con chiare indicazioni verso sinistra. Ci stiamo così avvicinando al Passo Sief. La traccia dapprima ghiaiosa, lascia spazio ad un sentiero improvvisato nel terreno erboso con solchi terrosi che non facilitano la progressione. Questo tratto risulta anche molto pendente e faticoso, una percentuale di pendenza non proibitiva ma, anche per la conformazione del terreno, non è così rilassante da percorrere. Dopo circa 1 ora e 30 minuti dalla partenza ecco che intersechiamo il sentiero CAI 21 e, tra le prime evidenti trincee che solcano la dorsale, eccoci sul Passo Sief a quota 2211 metri.
Osserviamo la cresta che ci attende davanti a noi: comincia il chiaro riferimento al suolo lunare con le rocce vulcaniche che tappezzano la via di salita alla cima. Il paesaggio si apre sempre di più e i primi panorami magnifici riempiono i nostri occhi. Man mano che avanziamo sulla dorsale di cresta del monte Sief, fanno capolino le prime trincee percorribili che di fatto si destreggiano per tutta la lunghezza della cresta. Sono trincee austroungariche, postazioni di vedetta scavate nella roccia e caverne scavate come magazzino per materiali bellici. Verso metà della salita, appare una trincea completamente ricostruita e identica a quella che doveva essere la soluzione difensiva durante la guerra. La trincea è completamente percorribile: ci vogliono diversi minuti per attraversarla completamente e, vi giuro, manca il fiato! La giornata è ventosa, con una temperatura ideale, ma lì dentro si è attanagliati dalle scure rocce che quasi ti schiacciano, la temperatura è rovente, non passa un filo d’aria…. Sarà la suggestione del luogo storico ma, a mio avviso, è lo stesso stato d’animo di ognuno dei soldati che hanno vissuto in questi luoghi per anni!
Durante la prima estate di guerra, la conquista del monte si trasformò in una tragica sequenza di attacchi frontali. Gli austriaci avevano fortificato meticolosamente la linea difensiva, sfruttando ogni asperità del terreno. Solo tra giugno e la fine del 1915, brigate di fanteria come la "Calabria" (59° e 60° reggimento) e la "Alpi" tentarono un centinaio di assalti, spesso privi di un efficace sostegno d'artiglieria. La brigata Calabria arrivò a perdere un uomo su tre, con oltre 500 morti: un bilancio tanto drammatico da spingere i soldati a ribattezzare la montagna "Col di Sangue". Con l'arrivo dell'inverno, le condizioni di vita nelle trincee, in alcuni punti distanti meno di 80 metri da quelle nemiche, divennero insostenibili. Nevicate eccezionali fecero scomparire i reticolati, mentre i camminamenti si trasformarono in canaloni di melma e ghiaccio. Di notte il fango gelava, mentre nelle ore diurne faceva sprofondare i fanti fino alla cintola, impedendo persino l'arrivo del rancio caldo e costringendo le truppe a estenuanti attese nel gelo sotto il tiro dei tiratori scelti e delle mitragliatrici austro-ungariche.
Vediamo la cima del Sief a pochi passi da noi con l’evidente croce di vetta. Ma il nostro sguardo va su un tunnel che sbuca dalla terra: ecco una delle gallerie di mina degli austriaci. Questi cunicoli hanno cambiato per sempre l’aspetto di questa montagna, così come in altre cime dolomitiche.
Presto divenne chiaro che le difese austriache di Cima Lana non potevano essere espugnate allo scoperto. Si decise così di ricorrere alla guerra di mina, un'operazione promossa da Gelasio Caetani, un celebre ingegnere minerario ed esponente dell'aristocrazia romana che si era arruolato volontario come sottotenente del genio. Tra il gennaio e l'aprile del 1916, partendo dalle caverne di comando italiane, i genieri scavarono un traforo principale lungo 52 metri, collegato a camere di scoppio e ricoveri d'assalto situati esattamente sotto la Cima Est, punta avanzata della difesa austriaca. Per evitare che il rumore degli scavi allertasse il nemico, fu vietato l'uso di qualsiasi perforatrice meccanica: l'intera galleria fu scavata nel buio e nel silenzio solo a colpi di piccone e martello, vanificando persino una contromina austriaca fatta brillare nel tentativo di far crollare il tunnel. Il 15 aprile le camere sotterranee vennero caricate con 5.500 chili di gelatina esplosiva. La notte del 17 aprile 1916, poco prima di mezzanotte, la mina fu detonata con conseguenze devastanti. La cima del Col di Lana si aprì, proiettando a distanza tonnellate di roccia e detriti. La guarnigione austriaca del 2° reggimento Kaiserjäger fu dimezzata all'istante dall'esplosione e dal successivo fuoco di sbarramento di 140 pezzi d'artiglieria italiani. L'onda d'urto e lo smottamento distrussero anche la Grosse Kaverne, la grande caverna scavata nella roccia che i difensori utilizzavano come rifugio anti-artiglieria, intrappolando i superstiti sotto le macerie. I fanti del 59° reggimento italiano occuparono quello che rimaneva della vetta quasi senza incontrare resistenza. Dalla vetta del Sief si ha una vista spettacolare a 360 gradi ma vogliamo godercela dal punto più alto, il Col di Lana. Guardando in direzione di questa cima vediamo un vero e proprio cratere sulla montagna. Una serie di massi accatastati che ci costringono a scendere di diverse decine di metri, con l’aiuto di un cavo metallico e staffe metalliche, alla base di questo buco artificiale. Le rocce sono ferme in un equilibrio che sembra instabile. Pietre grandi come intere stanze, ammassate, in bilico. In alcuni punti sembrano colorate di rosso sangue, rocce nere, rocce esplose sotto interi reggimenti di soldati che hanno visto la morte.
Nonostante l'eccezionale sforzo ingegneristico e di vite umane, la caduta del Col di Lana portò a risultati tattici modesti. Gli austriaci ripiegarono semplicemente sulla cima gemella del Monte Sief, distante poche centinaia di metri e di quota appena inferiore, continuando a dominare la zona e negando agli italiani il varco strategico verso nord. La montagna si trasformò in una roccaforte d'assedio per un altro anno e mezzo, in una guerra di logoramento condotta con gas, duelli di artiglieria e scavi di mine sempre più profondi. Il culmine di questa sfida sotterranea si raggiunse il 27 ottobre 1917, quando gli austriaci fecero brillare una contromina titanica da 45.000 chili di esplosivo. L'esplosione polverizzò un intero avamposto italiano e inghiottì i crateri delle esplosioni precedenti, creando un cratere mastodontico del diametro di 80 metri e profondo quasi 40. Quella cicatrice impressionante divide ancora oggi la cresta tra il Col di Lana e il Sief, visibile a chiunque percorra il sentiero di crinale.
Proseguiamo sulla cresta superando il Dente del Sief, lo aggiriamo scrutando diverse gallerie di vedetta. Con il sicuro cavo metallico a disposizione la progressione non è mai pericolosa anche se richiede passo fermo e assenza di vertigini e spazi aperti. Il sentiero di fatto è facile e adatto ad escursionisti di media preparazione, ma va considerato il fatto dell’altitudine e di questo tratto attrezzato che potrebbe far vacillare. Superato il Dente del Sief siamo sulla dorsale finale che ci porta al Col di Lana e qui è presente una ricostruzione fedele di una trincea con vista sulla Marmolada e sul Sella: una struttura fatta con tronchi a supporto con una copertura completa e feritoie verso la valle. Terrapieni per lo stoccaggio dei materiali e assi per stazionare leggermente più comodi e seduti. La più bella trincea non scavata che abbia mai visto!
Ora saliamo il tratto finale, anche qui come per il Passo Sief, su una pendenza davvero accentuata. La presenza di piccoli terrazzamenti delimitati da assi in legno creano dei comodi scalini che facilitano l’avanzamento. Cominciamo a vedere la fine della dorsale. Il sentiero compie un’ansa per permettere di raggiungere la meta in modo più agevole. Eccola: cima del Col di Lana, 2462 metri! A poco meno di 3 ore dalla partenza, raggiungiamo la vetta in un panorama da sogno!
Una vista eccezionale a 360 gradi su Pelmo, Sorapiss, Cristallo, Tofane, Lagazuoi, Piz de Laravela, Cima Dieci, Gruppo del Sella, Marmolada e chiudere il cerchio sul Civetta. Incastrato tra il Passo del Falzarego, la valle del Cordevole e il Pordoi, il Col di Lana appare quasi dimesso se confrontato con i giganti di roccia dolomitici appena nominati. La caratteristica chiesetta antistante la cima ha un’alta bandiera tricolore che sventola in questa giornata ventosa. Poco più in basso, il Bivacco Brigata Alpina Cadore che permette di rifugiarsi dalle intemperie in questo luogo mitico. Da una lingua di terra che protende verso Est, leggermente più in basso della cima, si può ammirare distintamente la cresta appena percorsa e il maestoso cratere formato dalla detonazione della contromina austriaca nel 1917.
Ogni passo che facciamo in questa zona ricalca uno scarpone di un soldato, di una storia che non c’è più ma che rimane vivida.
Lasciamo la cima e ci dirigiamo in direzione Est su traccia CAI 38. Nel tratto iniziale questa via è decisamente irta e difficoltosa. Mantenere l’equilibrio su questa terra instabile e pendente è un’impresa e necessita di attenzione e passo sicuro. Scendiamo velocemente obbligati dal terreno quasi verticale e ci lasciamo alle spalle la croce di vetta aprendo il nostro sguardo sulle dorsali che una volta erano tappezzate di avamposti e terrazzamenti militari. A quota 2207 ci ricongiungiamo con la traccia CAI 43 che si sovrappone alla 38 fino a raggiungere la cima del Cenglei, anche questa zona di conquista e sofferta contrapposizione statica tra italiani e austriaci. Perdiamo continuamente quota scegliendo la via con indicazione “Castello” attraverso zig-zag ora piacevoli su balze erbose.
Guadagniamo nuovamente della vegetazione e, nel sottobosco, continuiamo la discesa fino ad intravvedere l’abitato di Castello. È qui che il percorso incrocia una testimonianza storica di tutt'altra epoca, ma intimamente legata alle vicende del monte: il Castello di Andraz.
Incastonata in modo spettacolare su un enorme masso precipitato a valle millenni fa, questa fortezza medievale eretta nell'XI secolo ha controllato per secoli il traffico lungo le antiche vie del ferro e il confine del Tirolo. Sebbene rappresenti il simbolo di un'epoca feudale lontanissima, il castello non è stato risparmiato dalla guerra: durante i combattimenti sul Col di Lana, le sue vecchie mura furono gravemente danneggiate e sventrate dai tiri dell'artiglieria, trovandosi proprio lungo la linea di fuoco. Concludere l'escursione all'ombra del castello offre una sintesi visiva perfetta del territorio: dalle fortezze medievali di valle alle trincee scavate nelle vette, l'intera conformazione di queste montagne rappresenta un archivio storico scolpito nella roccia.
Lasciamo alle spalle questo maestoso bastione e, attraverso la traccia CAI 37, ci ricongiungiamo a “La Malga” e, dopo una leggera salita finale, torniamo al parcheggio della mattina concludendo l’anello.
L’avventura di oggi è un’immersione completa nella storia: la Grande Guerra si annusa e si percepisce ad ogni passo nell’intero percorso. La vista di questi luoghi fa solo immaginare lontanamente le angherie che i nostri soldati hanno dovuto sopportare in tutte le stagioni. Un’escursione che anche dal punto di vista paesaggistico e panoramico è eccezionale e super consigliata! Adatta a tutti gli escursionisti mediamente allenati, questa avventura richiede assenza di vertigini e conoscenza di progressione su spazi aperti solo per la cresta tra Sief e la cima del Col di Lana. Questo anello lo consiglio vivamente a tutti gli appassionati di montagne e di storia perchè è il connubio più bello tra queste due passioni!
Ritorniamo sui luoghi della Grande Guerra!
Ad accompagnarmi nell’avventura di oggi ci sono Enrico ed Alessandro, bramosi di osservare questi luoghi pregni di storia relativi alla Prima Guerra Mondiale. Siamo vicini al Passo Falzarego, poco distanti da Alleghe e Caprile. La meta di oggi è la dorsale del monte Sief e il Col di Lana!
Superato Caprile, raggiungiamo il parcheggio a lato della strada statale che porta al passo Falzarego, in corrispondenza delle indicazioni per Castello e Castello di Andraz. Ci carichiamo in spalla gli zaini e percorriamo leggermente in discesa la strada asfaltata che porta verso Castello. Superata “la Malga” restiamo sulla destra e, non considerando le indicazioni del “Sentiero del respiro”, saliamo dritti per una traccia che porta alla falesia “Sas de Beita”. Percorriamo la traccia fino a raggiungere un ponticello con una cascatella e successivamente un cancello in legno da aprire e richiudere con cura. Siamo dinnanzi ad un bivio, scegliamo la via di sinistra su traccia CAI 35 con le chiare indicazioni per il Col di Lana.
Dapprima percorriamo un timido sottobosco, per poi raggiungere un’apertura straordinaria su un prato erboso puntellato di baite e casere con il sentiero che sinuoso le attraversa. Davanti a noi ecco apparire l’itinerario odierno con la vista del monte Sief, la cresta e il cratere che dividono il Dente del Sief, e l’ultima dorsale che permette di raggiungere la cima del Col di Lana.
Da qui cominciano le rievocazioni storiche che questo luogo emana e sprigiona. Mi preme ricordare che tutti gli avvenimenti storici che citerò in questo articolo sono stati presi dal libro “Andare per i luoghi della Grande Guerra” di Marco Mondini, Il Mulino editore.
Da qui vediamo chiaramente l’anatomia del Col di Lana fatta di morbidi pendii erbosi che non hanno l'aspetto inaccessibile delle pareti dolomitiche. Dopo una certa quota, è evidente come la vegetazione scompaia bruscamente per lasciare spazio a una conformazione lunare. Questo mutamento non è solo frutto della natura vulcanica del terreno, ma è l'eredità visibile di mesi di bombardamenti d'artiglieria e scavi militari che ne hanno modificato per sempre la topografia.
Proseguiamo in falsopiano fino a circa quota 2050 dove un bivio ci fa proseguire con chiare indicazioni verso sinistra. Ci stiamo così avvicinando al Passo Sief. La traccia dapprima ghiaiosa, lascia spazio ad un sentiero improvvisato nel terreno erboso con solchi terrosi che non facilitano la progressione. Questo tratto risulta anche molto pendente e faticoso, una percentuale di pendenza non proibitiva ma, anche per la conformazione del terreno, non è così rilassante da percorrere. Dopo circa 1 ora e 30 minuti dalla partenza ecco che intersechiamo il sentiero CAI 21 e, tra le prime evidenti trincee che solcano la dorsale, eccoci sul Passo Sief a quota 2211 metri.
Osserviamo la cresta che ci attende davanti a noi: comincia il chiaro riferimento al suolo lunare con le rocce vulcaniche che tappezzano la via di salita alla cima. Il paesaggio si apre sempre di più e i primi panorami magnifici riempiono i nostri occhi. Man mano che avanziamo sulla dorsale di cresta del monte Sief, fanno capolino le prime trincee percorribili che di fatto si destreggiano per tutta la lunghezza della cresta. Sono trincee austroungariche, postazioni di vedetta scavate nella roccia e caverne scavate come magazzino per materiali bellici. Verso metà della salita, appare una trincea completamente ricostruita e identica a quella che doveva essere la soluzione difensiva durante la guerra. La trincea è completamente percorribile: ci vogliono diversi minuti per attraversarla completamente e, vi giuro, manca il fiato! La giornata è ventosa, con una temperatura ideale, ma lì dentro si è attanagliati dalle scure rocce che quasi ti schiacciano, la temperatura è rovente, non passa un filo d’aria…. Sarà la suggestione del luogo storico ma, a mio avviso, è lo stesso stato d’animo di ognuno dei soldati che hanno vissuto in questi luoghi per anni!
Durante la prima estate di guerra, la conquista del monte si trasformò in una tragica sequenza di attacchi frontali. Gli austriaci avevano fortificato meticolosamente la linea difensiva, sfruttando ogni asperità del terreno. Solo tra giugno e la fine del 1915, brigate di fanteria come la "Calabria" (59° e 60° reggimento) e la "Alpi" tentarono un centinaio di assalti, spesso privi di un efficace sostegno d'artiglieria. La brigata Calabria arrivò a perdere un uomo su tre, con oltre 500 morti: un bilancio tanto drammatico da spingere i soldati a ribattezzare la montagna "Col di Sangue". Con l'arrivo dell'inverno, le condizioni di vita nelle trincee, in alcuni punti distanti meno di 80 metri da quelle nemiche, divennero insostenibili. Nevicate eccezionali fecero scomparire i reticolati, mentre i camminamenti si trasformarono in canaloni di melma e ghiaccio. Di notte il fango gelava, mentre nelle ore diurne faceva sprofondare i fanti fino alla cintola, impedendo persino l'arrivo del rancio caldo e costringendo le truppe a estenuanti attese nel gelo sotto il tiro dei tiratori scelti e delle mitragliatrici austro-ungariche.
Vediamo la cima del Sief a pochi passi da noi con l’evidente croce di vetta. Ma il nostro sguardo va su un tunnel che sbuca dalla terra: ecco una delle gallerie di mina degli austriaci. Questi cunicoli hanno cambiato per sempre l’aspetto di questa montagna, così come in altre cime dolomitiche.
Presto divenne chiaro che le difese austriache di Cima Lana non potevano essere espugnate allo scoperto. Si decise così di ricorrere alla guerra di mina, un'operazione promossa da Gelasio Caetani, un celebre ingegnere minerario ed esponente dell'aristocrazia romana che si era arruolato volontario come sottotenente del genio. Tra il gennaio e l'aprile del 1916, partendo dalle caverne di comando italiane, i genieri scavarono un traforo principale lungo 52 metri, collegato a camere di scoppio e ricoveri d'assalto situati esattamente sotto la Cima Est, punta avanzata della difesa austriaca. Per evitare che il rumore degli scavi allertasse il nemico, fu vietato l'uso di qualsiasi perforatrice meccanica: l'intera galleria fu scavata nel buio e nel silenzio solo a colpi di piccone e martello, vanificando persino una contromina austriaca fatta brillare nel tentativo di far crollare il tunnel. Il 15 aprile le camere sotterranee vennero caricate con 5.500 chili di gelatina esplosiva. La notte del 17 aprile 1916, poco prima di mezzanotte, la mina fu detonata con conseguenze devastanti. La cima del Col di Lana si aprì, proiettando a distanza tonnellate di roccia e detriti. La guarnigione austriaca del 2° reggimento Kaiserjäger fu dimezzata all'istante dall'esplosione e dal successivo fuoco di sbarramento di 140 pezzi d'artiglieria italiani. L'onda d'urto e lo smottamento distrussero anche la Grosse Kaverne, la grande caverna scavata nella roccia che i difensori utilizzavano come rifugio anti-artiglieria, intrappolando i superstiti sotto le macerie. I fanti del 59° reggimento italiano occuparono quello che rimaneva della vetta quasi senza incontrare resistenza.
Data
10-07-2026
Distanza
11.44 KM
Tipo escursione
Escursione
Dislivello
880 mt
- Montagna
Col di Lana
- Indirizzo
Pieve di Livinallongo, Veneto
- Altitudine
2462.00 m
- Rifugi
- Informazioni
Dalla vetta del Sief si ha una vista spettacolare a 360 gradi ma vogliamo godercela dal punto più alto, il Col di Lana. Guardando in direzione di questa cima vediamo un vero e proprio cratere sulla montagna. Una serie di massi accatastati che ci costringono a scendere di diverse decine di metri, con l’aiuto di un cavo metallico e staffe metalliche, alla base di questo buco artificiale. Le rocce sono ferme in un equilibrio che sembra instabile. Pietre grandi come intere stanze, ammassate, in bilico. In alcuni punti sembrano colorate di rosso sangue, rocce nere, rocce esplose sotto interi reggimenti di soldati che hanno visto la morte.
Nonostante l'eccezionale sforzo ingegneristico e di vite umane, la caduta del Col di Lana portò a risultati tattici modesti. Gli austriaci ripiegarono semplicemente sulla cima gemella del Monte Sief, distante poche centinaia di metri e di quota appena inferiore, continuando a dominare la zona e negando agli italiani il varco strategico verso nord. La montagna si trasformò in una roccaforte d'assedio per un altro anno e mezzo, in una guerra di logoramento condotta con gas, duelli di artiglieria e scavi di mine sempre più profondi. Il culmine di questa sfida sotterranea si raggiunse il 27 ottobre 1917, quando gli austriaci fecero brillare una contromina titanica da 45.000 chili di esplosivo. L'esplosione polverizzò un intero avamposto italiano e inghiottì i crateri delle esplosioni precedenti, creando un cratere mastodontico del diametro di 80 metri e profondo quasi 40. Quella cicatrice impressionante divide ancora oggi la cresta tra il Col di Lana e il Sief, visibile a chiunque percorra il sentiero di crinale.
Proseguiamo sulla cresta superando il Dente del Sief, lo aggiriamo scrutando diverse gallerie di vedetta. Con il sicuro cavo metallico a disposizione la progressione non è mai pericolosa anche se richiede passo fermo e assenza di vertigini e spazi aperti. Il sentiero di fatto è facile e adatto ad escursionisti di media preparazione, ma va considerato il fatto dell’altitudine e di questo tratto attrezzato che potrebbe far vacillare. Superato il Dente del Sief siamo sulla dorsale finale che ci porta al Col di Lana e qui è presente una ricostruzione fedele di una trincea con vista sulla Marmolada e sul Sella: una struttura fatta con tronchi a supporto con una copertura completa e feritoie verso la valle. Terrapieni per lo stoccaggio dei materiali e assi per stazionare leggermente più comodi e seduti. La più bella trincea non scavata che abbia mai visto!
Ora saliamo il tratto finale, anche qui come per il Passo Sief, su una pendenza davvero accentuata. La presenza di piccoli terrazzamenti delimitati da assi in legno creano dei comodi scalini che facilitano l’avanzamento. Cominciamo a vedere la fine della dorsale. Il sentiero compie un’ansa per permettere di raggiungere la meta in modo più agevole. Eccola: cima del Col di Lana, 2462 metri! A poco meno di 3 ore dalla partenza, raggiungiamo la vetta in un panorama da sogno!
Una vista eccezionale a 360 gradi su Pelmo, Sorapiss, Cristallo, Tofane, Lagazuoi, Piz de Laravela, Cima Dieci, Gruppo del Sella, Marmolada e chiudere il cerchio sul Civetta. Incastrato tra il Passo del Falzarego, la valle del Cordevole e il Pordoi, il Col di Lana appare quasi dimesso se confrontato con i giganti di roccia dolomitici appena nominati. La caratteristica chiesetta antistante la cima ha un’alta bandiera tricolore che sventola in questa giornata ventosa. Poco più in basso, il Bivacco Brigata Alpina Cadore che permette di rifugiarsi dalle intemperie in questo luogo mitico. Da una lingua di terra che protende verso Est, leggermente più in basso della cima, si può ammirare distintamente la cresta appena percorsa e il maestoso cratere formato dalla detonazione della contromina austriaca nel 1917.
Ogni passo che facciamo in questa zona ricalca uno scarpone di un soldato, di una storia che non c’è più ma che rimane vivida.
Lasciamo la cima e ci dirigiamo in direzione Est su traccia CAI 38. Nel tratto iniziale questa via è decisamente irta e difficoltosa. Mantenere l’equilibrio su questa terra instabile e pendente è un’impresa e necessita di attenzione e passo sicuro. Scendiamo velocemente obbligati dal terreno quasi verticale e ci lasciamo alle spalle la croce di vetta aprendo il nostro sguardo sulle dorsali che una volta erano tappezzate di avamposti e terrazzamenti militari. A quota 2207 ci ricongiungiamo con la traccia CAI 43 che si sovrappone alla 38 fino a raggiungere la cima del Cenglei, anche questa zona di conquista e sofferta contrapposizione statica tra italiani e austriaci. Perdiamo continuamente quota scegliendo la via con indicazione “Castello” attraverso zig-zag ora piacevoli su balze erbose.
Guadagniamo nuovamente della vegetazione e, nel sottobosco, continuiamo la discesa fino ad intravvedere l’abitato di Castello. È qui che il percorso incrocia una testimonianza storica di tutt'altra epoca, ma intimamente legata alle vicende del monte: il Castello di Andraz.
Incastonata in modo spettacolare su un enorme masso precipitato a valle millenni fa, questa fortezza medievale eretta nell'XI secolo ha controllato per secoli il traffico lungo le antiche vie del ferro e il confine del Tirolo. Sebbene rappresenti il simbolo di un'epoca feudale lontanissima, il castello non è stato risparmiato dalla guerra: durante i combattimenti sul Col di Lana, le sue vecchie mura furono gravemente danneggiate e sventrate dai tiri dell'artiglieria, trovandosi proprio lungo la linea di fuoco. Concludere l'escursione all'ombra del castello offre una sintesi visiva perfetta del territorio: dalle fortezze medievali di valle alle trincee scavate nelle vette, l'intera conformazione di queste montagne rappresenta un archivio storico scolpito nella roccia.
Lasciamo alle spalle questo maestoso bastione e, attraverso la traccia CAI 37, ci ricongiungiamo a “La Malga” e, dopo una leggera salita finale, torniamo al parcheggio della mattina concludendo l’anello.
L’avventura di oggi è un’immersione completa nella storia: la Grande Guerra si annusa e si percepisce ad ogni passo nell’intero percorso. La vista di questi luoghi fa solo immaginare lontanamente le angherie che i nostri soldati hanno dovuto sopportare in tutte le stagioni. Un’escursione che anche dal punto di vista paesaggistico e panoramico è eccezionale e super consigliata! Adatta a tutti gli escursionisti mediamente allenati, questa avventura richiede assenza di vertigini e conoscenza di progressione su spazi aperti solo per la cresta tra Sief e la cima del Col di Lana. Questo anello lo consiglio vivamente a tutti gli appassionati di montagne e di storia perchè è il connubio più bello tra queste due passioni!
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DifficoltàEscursionisti - Itinerari su sentieri od evidenti tracce in terreno di vario genere (pascoli, detriti, pietraie...). Sono generalmente segnalati con vernice od ometti (pietre impilate a forma piramidale che permettono di individuare il percorso anche da lontano). Possono svolgersi anche in ambienti innevati ma solo lievemente inclinati. Richiedono attrezzatura ed una sufficiente capacità di orientamento, allenamento alla camminata anche per qualche ora. |