Il Sentiero dei Canyon e delle Cascate di Fanes

Guida completa al giro ad anello da Cortina d’Ampezzo: ferrata Giovanni Barbara, Lucio Dalaiti, Cengia di Mattia e Ru de Ra Vàles

Dettagli

  • hike_type Tipo escursione

    Ferrata

  • hike_difficult Difficoltà

    EEA

  • hike_distance Distanza

    15.60 KM

  • altitude_min Altitudine MIN

    935.00 mt

  • altitude_drop_positive Dislivello +

    817 mt

  • parking Parcheggio

    Vai a GMaps

  • landscape Paesaggio

    star

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  • historical interest Int. storico

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    star

  • duration Durata

    6h 30m

  • altitude_max Altitudine MAX

    1752.00 mt

  • altitude_drop_negative Dislivello -

    -817 mt

  • hike_type Tipo escursione

    Ferrata

  • hike_difficult Difficoltà

    EEA

  • hike_distance Distanza

    15.60 KM

  • altitude_min Altitudine MIN

    935.00 mt

  • altitude_max Altitudine MAX

    1752.00 mt

  • altitude_drop_positive Dislivello +

    817 mt

  • altitude_drop_negative Dislivello -

    -817 mt

  • duration Durata

    6h 30m

  • landscape Paesaggio

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  • historical interest Int. storico

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  • parking Parcheggio

    Vai a GMaps

Stagione

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DIC

Sentieri

Avete mai sentito parlare delle Cascate di Fanes?
In un luogo incantevole, vicino a Cortina d’Ampezzo, c’è la possibilità di perdersi immersi nel verde delle foreste, abbracciati (nel vero senso della parola!) da cascate impetuose e ammaliati dalle Dolomiti nel loro massimo splendore!
Ad accompagnarmi in questa escursione ci sono Tomaso e Giro, alla loro prima esperienza con le vie ferrate! Ebbene sì, le Cascate di Fanes racchiudono anche dei tratti attrezzati che permettono di raggiungere angoli incredibili e che lasciano senza fiato. Premetto che sono ferrate molto semplici e alla portata di tutti, adatte per imparare questo tipo di vie e i tecnicismi necessari per procedere e apprezzarle in sicurezza.
Raggiungiamo Cortina d’Ampezzo e proseguiamo in direzione Fiames, fino ad arrivare al tornante che preannuncia il parcheggio Sant’Uberto. Siamo di fatto nel luogo di partenza ideale anche per raggiungere altre mete dolomitiche famose, come Malga Ra Stua, i rifugi Sennes e il rifugio Biella. Oggi, però, il nostro obiettivo è uno solo: percorrere un anello completo per vedere tutte le Cascate di Fanes, tra ferrate e il suggestivo Sentiero dei Canyon!
Lasciamo la macchina, allacciamo gli scarponi e scendiamo leggermente verso la strada statale per ripiegare sulla destra, sul sentiero CAI 10. Un breve tratto in discesa nel sottobosco ci permette di raggiungere una scaletta gradinata con tronchi in legno e, successivamente, di passare un primo ponte sul torrente Boite. Proseguiamo in direzione Ovest lambendo il Pian de Lòa fino ad un bivio (1349 metri): continuiamo sulla strada asfaltata in direzione Ponte Outo e lasciamo il sentiero che sale sulla destra con l’indicazione "Sentiero dei Canyon e delle Cascate". Fidatevi: se seguirete alla lettera questa guida completa, riuscirete ad eseguire un percorso ad anello perfetto, ammirando tutte le cascate e i luoghi simbolo di queste valli!
Appena lasciato il bivio, superiamo con un ponte il Ru de Fanes e la strada lascia l’asfalto per la ghiaia. Si procede su un'ampia carrareccia in salita, mai faticosa, fino ad arrivare al Ponte Outo, dove è possibile ammirare un poderoso orrido sul Ru Travenanzes. Alla destra del ponte si apre un delizioso belvedere con comode panchine: un panorama eccezionale sul Ru de Fanes incastonato tra pareti verticali, con lo sfondo maestoso della Croda de R’Ancona.
Qui è possibile effettuare una breve pausa e prepararsi, come facciamo noi, con tutto il necessario per la ferrata che ci attende: imbrago, kit da ferrata, caschetto e guanti. Lasciamo l’area e ci dirigiamo in salita verso l’attacco della via attrezzata. Anche qui c’è un’altra area di sosta con panchine, leggermente più piccola. Il sentiero parte sulla destra costeggiando la spalla montuosa, scendendo poi leggermente. Una targa in bronzo delle Guide Alpine di Cortina preannuncia lo stemma identificativo della ferrata Giovanni Barbara. Proseguiamo sempre in discesa su camminamenti larghi e agevoli, con la sicurezza del cavo metallico a nostra disposizione. Superata una prominente balza rocciosa, ecco che appare davanti a noi la Cascata Bassa di Fanes: una potente e immensa gettata d’acqua che sprigiona una brezza fresca e gradevolissima! È evidente che il percorso passa proprio dietro al getto, regalandoci un'ulteriore rinfrescata e permettendoci di godere di un insolito punto di vista. Il fragore è poderoso; le rocce umide e scivolose del retro della cascata obbligano ad assicurarsi al cavo metallico e invitano a procedere con passo attento.
Superiamo la cascata per salire su rocce color ocra in una fenditura tra pareti verticali. Il tratto attrezzato è sempre presente e, raggiunto l’apice, si scende su sentiero ghiaioso in direzione di un impluvio percorso dal rio che scende dalle rocce del Taburlo. La presenza di terrazzamenti con tronchi ben assestati permette una progressione davvero semplice e sicura. Una passerella recente consente di raggiungere il secondo punto attrezzato, da utilizzare per scendere su roccia quasi verticale nella forra scavata dall’acqua nel corso dei secoli. Questa sezione di ferrata presenta diverse staffe metalliche conficcate nella roccia per creare una scaletta artificiale. La discesa è piacevole e mai difficile, sebbene di grande impatto per la verticalità per i neofiti. In qualche decina di minuti si raggiunge la base, accolti da una piccola cascatella formata dal rio visto in precedenza. Siamo così nella forra, circondati da pareti a picco, con il corso d'acqua che si destreggia tra i massi su cui bisogna trovare la miglior via per avanzare. Il fragore cresce ad ogni passo fino a materializzarsi nella splendida Cascata Bassa di Fanes, che precipita per decine di metri davanti ai nostri occhi. Siamo alla base del canyon, a quota 1455 metri. Qui troviamo le indicazioni per la prossima meta: il belvedere.
Seguiamo le chiare indicazioni a sinistra (Nord-Est) su sentiero con fondo ghiaioso duro. In quota troviamo un nuovo segmento con cavo metallico che permette di raggiungere una traccia tra i baranci; con un paio di tornanti, arriviamo ad un imponente e ripido canale (alto circa 70 metri) messo in sicurezza da una stretta serpentina composta da tronchi di contenimento. La salita è divertente, caratterizzata da una modalità insolita di progressione che non presenta difficoltà. All’apice del canale ci si ricongiunge al sentiero CAI che arriva dalla biforcazione descritta al Pian de Lòa. Un fantastico balcone protetto ci permette di godere di un panorama eccezionale sull’intera balza da cui si getta la mitica Cascata Bassa di Fanes, permettendoci di rivedere l’intero percorso ferrato affrontato all'inizio. È fantastico ammirare l’immenso canyon sottostante e notare la via che percorreremo a breve: un sentiero che sale fendendo la roccia immediatamente sotto alla ferrata Barbara. Dobbiamo quindi tornare sui nostri passi ed eseguire nuovamente il canale con la serpentina di tronchi. Prestate attenzione in discesa perché sono presenti diversi sassi tra i terrazzamenti: bisogna procedere con cautela per non smuoverli e farli precipitare verso il basso.
Ritorniamo alla base del canyon, al cospetto di un ponticello sospeso sul Ru de Fanes, proprio dinnanzi alla cascata. Lo attraversiamo e raggiungiamo il nuovo tratto ferrato che ci permette di risalire verso il Ponte Outo. Superiamo un gradone scalinato nella roccia aiutandoci con il cavo metallico, per proseguire su una rampa detritica che sfocia su una cengia: siamo sulla via ferrata Lucio Dalaiti. Questa breve via ferrata permette di godere di alcuni tecnicismi molto particolari, ideali per fare scuola a chi si sta introducendo a questo tipo di escursioni. La cengia, infatti, permette di eseguire un traverso sul vuoto davvero esposto. Il tratto è molto breve, ma sono presenti tre staffe metalliche dove ci si trova appesi nel vuoto, con l’acqua del Ru de Fanes che scorre decine di metri più sotto. L’assenza di vertigini è essenziale per superare comodamente questo punto. La cengia continua su una base abbastanza comoda, anche se esile, con alcuni tratti esposti (mai estremi) e continui saliscendi sotto alti strapiombi. Prestare attenzione ad un salto di roccia verticale di circa 3 metri su cui è infissa una staffa metallica che aiuta l’arrampicata, a mio avviso leggermente impegnativa per escursionisti alle prime armi. La ferrata termina con un breve passaggio su una fenditura dirupata, per poi risalire su un sentiero privo di difficoltà in mezzo al bosco. Si spunta appena superato il Ponte Outo, tra le due aree attrezzate con panchine descritte in precedenza.
Saliamo nuovamente sulla traccia CAI 10 fino ad un segnavia dove, questa volta, scegliamo l’indicazione del "Sentiero dei Canyon e delle Cascate" su traccia sassosa, che porta in direzione Nord-Ovest verso le pareti del monte Taburlo. Una volta entrati nel bosco di abeti, prestate attenzione alla deviazione che scende verso destra: bisogna imboccarla e, in breve, attraversiamo un ponte in legno sul Ru de Fanes in un ambiente magico tra il verde, le montagne e l’acqua. Il fragore diventa sempre più intenso e preannuncia l’arrivo delle Cascate Alte di Fanes. Una scala metallica con annesso cavo permette di superare un masso e raggiungere un sentiero in quota che prosegue in leggera salita, regalando un panorama eccezionale su una cascata isolata sulla nostra sinistra, che precipita immersa nel verde. Il percorso prosegue a zig-zag su sentiero sterrato fino ad una sella erbosa dalla quale discende giocosamente per incontrare nuovamente il Ru de Fanes. In questo punto, abbiamo una cartolina che si delinea con un colpo d’occhio meraviglioso: una cascata lunghissima con balze corte ma continue regala una distesa di acqua spumeggiante, che possiamo ammirare in tutta tranquillità su un grazioso ponte in legno dotato di griglia sul fondo, per permettere di osservare interamente il flusso dell’acqua (quota 1616 metri). Il sentiero prosegue affiancando questa meraviglia tumultuosa e fragorosa. Ci immergiamo tra siepi di rododendri e mirtilli, sempre accompagnati dal canto impetuoso dell’acqua. Continuiamo a salire fino a raggiungere, attraverso il bosco, la cascata del Ru de Fanes: una maestosa caduta appoggiata su roccia che forma balze di diversa altezza e dà origine alla lunga cateratta ammirata poco prima.
Lasciamo la cascata per immergerci nuovamente nel bosco e goderci il pranzo in un luogo isolato, a pochi metri dal sentiero principale. Qui siamo immersi nel verde con il solito Ru de Fanes che ora scorre lento, tranquillo e calmo, ignaro della velocità e della potenza che prenderà di lì a breve. Una volta rifocillati, ci rimettiamo in marcia verso la prossima meta: la ferrata Cengia di Mattia.
Il boato dell’acqua qui si fa di nuovo assordante; dal sentiero notiamo qualche macchia colorata di escursionisti che stanno percorrendo la ferrata, fianco a fianco con la cascata. Dobbiamo avvicinarci per ammirare la maestosità di quella che, a mio avviso, è la cascata più bella di tutto l'itinerario: un salto verticale di decine di metri, con una cengia che attraversa proprio il retro del getto! L’acqua si infrange su una roccia dolce, creando una sorta di drappo bianco a cornice delle frange più esterne che formano continui stillicidi. Il tutto si riversa su un laghetto turchese, prima di scorrere verso valle. Abbiamo raggiunto lo Sbarco de Fanes!
Seguiamo il sentiero lasciando la cascata alla nostra destra. La via arriva ad un bivio con un'evidente segnalazione verso destra che porta alla ferrata e alla cascata. La targa in bronzo identifica la via “Cengia di Mattia” e, in leggera discesa, procediamo assicurati verso il fragore. Davanti a noi si apre uno scenario incredibile: la cengia che stiamo percorrendo si incunea sul retro del balzo della cascata, passando dietro questa barriera d'acqua impenetrabile alla vista. Noi dobbiamo passare proprio lì dietro! Procediamo euforici e in breve siamo alle spalle del getto: è fantastico vedere come l’acqua crei una freschissima tapparella naturale. Ci passiamo a pochi passi, assordati dal rumore impetuoso dello Sbarco de Fanes. Questo punto regala la più bella serie di fotografie dell’intero itinerario: è un posto veramente magico da vivere e godere! Prestate la massima attenzione al fondo roccioso, reso molto scivoloso dalla continua presenza di umidità. Il cavo metallico e le staffe apposte dalle Guide Alpine di Cortina permettono comunque di superare la cengia in assoluta sicurezza. Al termine del traverso si può ammirare la cascata e la creazione del laghetto sottostante da una visuale unica. Ora ci attende l’ultimo tratto di via ferrata, che risale una parete rocciosa verticale: tramite alcune staffe metalliche e un cavo ben teso, si procede comodamente su gradinate ampie e sicure, superando agevolmente la verticalità. Si raggiunge in pochi minuti l’apice del segmento ferrato, che corrisponde alla nascita della cascata, da dove si vede arrivare dolcemente il Ru de Fanes dall'omonimo lago.
Superiamo il ruscello su una passerella di legno senza parapetti e torniamo nel bosco per ricongiungerci in breve al sentiero CAI 10. Lo percorriamo in discesa in direzione Sud-Est. Dopo un paio di tornanti, raggiungiamo l’area boschiva denominata “Progòito”. Qui bisogna fare attenzione alla deviazione che scende su una traccia meno evidente ma con chiare indicazioni per "Ru de Ra Vàles" (1633 metri). Percorriamo così una ex mulattiera che traversa nel bosco, dove fanno capolino diverse trincee della Grande Guerra su entrambi i lati. Il sentiero si restringe arrivando sul bordo dirupante della forra del Ru Travenanzes, protetto da una serie di staccionate di recente installazione. Scendiamo su ripidi tornanti passando su una caratteristica cengia, sempre messi in sicurezza dalle staccionate. Arriviamo così al ponte di Acquarone, dove è possibile ammirare l’orrido creato dalla forra. Da questo punto si risale su uno stretto sentiero fino ad incrociare il sentiero CAI 401 della Val Travenanzes, all’altezza della località Ponte dei Cadoris (1586 metri). Il rio che scende dal Valon de Ra Ola permette di rinfrescarsi sulla sua ghiaia prima di affrontare l’ultima salita di giornata.
Seguitiamo sul segnavia CAI 409 che sale deciso sui pendii erbosi ai piedi delle Tofane. Prestate attenzione a quota 1599 metri, dove una tabella in legno indica “In Po Ra Ola”. Proprio di fronte alla tabella si intravvede un sentiero che entra nella vegetazione: è l’ingresso per l’ultima cascata del tour. Si arriva ad un terrazzamento naturale da cui scende a zig-zag un esile sentieretto fino ad incrociare il bivio per la via ferrata (senza nome). Il sentiero permette anche di continuare a scendere nella valle sottostante per ammirare dal basso la cascata senza intraprendere la via attrezzata (da lì ci si ricollega poi al Ponte dei Cadoris). Noi, invece, scegliamo di avvicinarci il più possibile alla cascata del Ru de Ra Vàles con l’aiuto del cavo metallico. La via si sviluppa su una cengia veloce e senza difficoltà, rimanendo sempre in quota. L’unica accortezza va tenuta nel tratto finale, dove le rocce umide e inclinate verso il basso richiedono attenzione per garantire una buona aderenza ai piedi. Si arriva così dinnanzi alla cascata che cade per una ventina di metri nella valle, formando un meraviglioso catino color smeraldo.
Torniamo sui nostri passi fino alla tabella segnavia e seguiamo il cartello del “Sentiero dei Canyon e delle Cascate” in direzione della Forcella di Pospòrcora. In pochi minuti raggiungiamo il ponte sul Ru de Ra Vàles (località Pospòrcora), ottimo punto per una rinfrescata. Subito oltre il ponte, seguendo le indicazioni per "Ponte Outo, Pian de Lóa", prendiamo a sinistra una breve deviazione in leggera discesa che conduce a un piccolo terrazzo panoramico ben protetto da una robusta staccionata in legno sul precipizio: da qui si può ammirare dall'alto il percorso ferrato appena compiuto per raggiungere la cascata. Riprendiamo il cammino lungo la mulattiera della "Ria Longa" (CAI 408) che taglia in ripida discesa le pendici boschive occidentali del Col Rosà, sino a incrociare la carrareccia CAI 10 dell’andata, poco prima del Ponte Outo. Si conclude così l’avventura, tornando in circa mezz’ora al parcheggio Sant’Uberto.
Termina un'escursione ad anello di eccezionale interesse paesaggistico e storico, tra luoghi magici, forre, canyon, pareti a strapiombo, ruscelli e cime dolomitiche, dove le protagoniste indiscusse restano le Cascate di Fanes. Compiendo questo percorso ad anello in senso orario avrete la possibilità di ammirarle tutte in un unico, spettacolare giro! Il tempo totale di percorrenza è di circa 6 ore e 30 minuti (incluse le pause), con poco più di 800 metri di dislivello positivo per una distanza complessiva di quasi 16 km. È un’avventura adatta a molti escursionisti abituati al cammino, eccellente anche per chi vuole iniziare a fare esperienza con le vie ferrate. In ogni momento è comunque possibile tornare indietro o abbreviare il percorso se il meteo dovesse guastarsi. Un itinerario davvero consigliato e da fare assolutamente!
Concludo la relazione con un doveroso rimando al depliant "Sentiero delle Cascate e dei Canyons - Val di Fànes e Val Travenànzes" del Parco Naturale delle Dolomiti d'Ampezzo (tel. 0436 2206; E-mail: info@dolomitiparco.com; Internet: www.dolomitiparco.com). Questo è il miglior riassunto per la meravigliosa avventura appena descritta: ”L’itinerario, altamente panoramico e spettacolare, seppure racchiuso tra forre e valli profonde, conduce alla confluenza delle Valli di Fànes, Travenanzes e Ra Vales, a Nord di Cortina, collegando alcuni siti di grandiosa imponenza paesaggistica ed idrogeologica. Il susseguirsi di pozze, cateratte e cascate che caratterizza tutto il corso del Rio Fănes è di una bellezza straordinaria e le Cascate di Fànes sono tra le più alte e copiose delle Dolomiti, come anche il canyon di Travenanzes. Il percorso si snoda nel cuore delle Dolomiti d'Ampezzo, presenta tratti di diversa difficoltà ed impegno, è affrontabile a stralci o in un'unica soluzione di continuità, in parte anche da famiglie con bambini, ed è dotato di diversi punti panoramici e di tratti attrezzati con fune metallica nei passaggi più esposti e delicati. Il percorso è effettuabile sia in senso orario che antiorario... La grandiosità delle acque e la geomorfologia sono senza dubbio i principali motivi di attrazione dell'itinerario; tuttavia, il percorso offre anche buone opportunità di osservare da vicino i particolari habitat delle forre e delle rupi stillicidiose, nonché delle sponde torrentizie e dei versanti valanghivi, con i particolari corteggi floristici e faunistici che li caratterizzano... Sono presenti cinque brevi tratti attrezzati con fune metallica, che richiedono opportuna dotazione di attrezzatura da ferrata, tre dei quali in corrispondenza dell'attraversamento delle Cascate Basse, uno dello Sbarco ed uno della Cascata del Ru de Ra Vàles... Sono da evitare i periodi con forti temporali, per possibilità d'improvvise onde di piena e i periodi invernali, che presentano dei tratti ghiacciati proprio in corrispondenza di alcuni punti esposti. Considerato che l'itinerario presenta comunque dei tratti di sentiero in esposizione, seppure con sezione larga e fondo non scivoloso, è richiesta assenza di vertigini.”.

Avete mai sentito parlare delle Cascate di Fanes?
In un luogo incantevole, vicino a Cortina d’Ampezzo, c’è la possibilità di perdersi immersi nel verde delle foreste, abbracciati (nel vero senso della parola!) da cascate impetuose e ammaliati dalle Dolomiti nel loro massimo splendore!
Ad accompagnarmi in questa escursione ci sono Tomaso e Giro, alla loro prima esperienza con le vie ferrate! Ebbene sì, le Cascate di Fanes racchiudono anche dei tratti attrezzati che permettono di raggiungere angoli incredibili e che lasciano senza fiato. Premetto che sono ferrate molto semplici e alla portata di tutti, adatte per imparare questo tipo di vie e i tecnicismi necessari per procedere e apprezzarle in sicurezza.
Raggiungiamo Cortina d’Ampezzo e proseguiamo in direzione Fiames, fino ad arrivare al tornante che preannuncia il parcheggio Sant’Uberto. Siamo di fatto nel luogo di partenza ideale anche per raggiungere altre mete dolomitiche famose, come Malga Ra Stua, i rifugi Sennes e il rifugio Biella. Oggi, però, il nostro obiettivo è uno solo: percorrere un anello completo per vedere tutte le Cascate di Fanes, tra ferrate e il suggestivo Sentiero dei Canyon!
Lasciamo la macchina, allacciamo gli scarponi e scendiamo leggermente verso la strada statale per ripiegare sulla destra, sul sentiero CAI 10. Un breve tratto in discesa nel sottobosco ci permette di raggiungere una scaletta gradinata con tronchi in legno e, successivamente, di passare un primo ponte sul torrente Boite. Proseguiamo in direzione Ovest lambendo il Pian de Lòa fino ad un bivio (1349 metri): continuiamo sulla strada asfaltata in direzione Ponte Outo e lasciamo il sentiero che sale sulla destra con l’indicazione "Sentiero dei Canyon e delle Cascate". Fidatevi: se seguirete alla lettera questa guida completa, riuscirete ad eseguire un percorso ad anello perfetto, ammirando tutte le cascate e i luoghi simbolo di queste valli!
Appena lasciato il bivio, superiamo con un ponte il Ru de Fanes e la strada lascia l’asfalto per la ghiaia. Si procede su un'ampia carrareccia in salita, mai faticosa, fino ad arrivare al Ponte Outo, dove è possibile ammirare un poderoso orrido sul Ru Travenanzes. Alla destra del ponte si apre un delizioso belvedere con comode panchine: un panorama eccezionale sul Ru de Fanes incastonato tra pareti verticali, con lo sfondo maestoso della Croda de R’Ancona.
Qui è possibile effettuare una breve pausa e prepararsi, come facciamo noi, con tutto il necessario per la ferrata che ci attende: imbrago, kit da ferrata, caschetto e guanti. Lasciamo l’area e ci dirigiamo in salita verso l’attacco della via attrezzata. Anche qui c’è un’altra area di sosta con panchine, leggermente più piccola. Il sentiero parte sulla destra costeggiando la spalla montuosa, scendendo poi leggermente. Una targa in bronzo delle Guide Alpine di Cortina preannuncia lo stemma identificativo della ferrata Giovanni Barbara. Proseguiamo sempre in discesa su camminamenti larghi e agevoli, con la sicurezza del cavo metallico a nostra disposizione. Superata una prominente balza rocciosa, ecco che appare davanti a noi la Cascata Bassa di Fanes: una potente e immensa gettata d’acqua che sprigiona una brezza fresca e gradevolissima! È evidente che il percorso passa proprio dietro al getto, regalandoci un'ulteriore rinfrescata e permettendoci di godere di un insolito punto di vista. Il fragore è poderoso; le rocce umide e scivolose del retro della cascata obbligano ad assicurarsi al cavo metallico e invitano a procedere con passo attento.
Superiamo la cascata per salire su rocce color ocra in una fenditura tra pareti verticali. Il tratto attrezzato è sempre presente e, raggiunto l’apice, si scende su sentiero ghiaioso in direzione di un impluvio percorso dal rio che scende dalle rocce del Taburlo. La presenza di terrazzamenti con tronchi ben assestati permette una progressione davvero semplice e sicura. Una passerella recente consente di raggiungere il secondo punto attrezzato, da utilizzare per scendere su roccia quasi verticale nella forra scavata dall’acqua nel corso dei secoli. Questa sezione di ferrata presenta diverse staffe metalliche conficcate nella roccia per creare una scaletta artificiale. La discesa è piacevole e mai difficile, sebbene di grande impatto per la verticalità per i neofiti. In qualche decina di minuti si raggiunge la base, accolti da una piccola cascatella formata dal rio visto in precedenza. Siamo così nella forra, circondati da pareti a picco, con il corso d'acqua che si destreggia tra i massi su cui bisogna trovare la miglior via per avanzare. Il fragore cresce ad ogni passo fino a materializzarsi nella splendida Cascata Bassa di Fanes, che precipita per decine di metri davanti ai nostri occhi. Siamo alla base del canyon, a quota 1455 metri. Qui troviamo le indicazioni per la prossima meta: il belvedere.
Seguiamo le chiare indicazioni a sinistra (Nord-Est) su sentiero con fondo ghiaioso duro. In quota troviamo un nuovo segmento con cavo metallico che permette di raggiungere una traccia tra i baranci; con un paio di tornanti, arriviamo ad un imponente e ripido canale (alto circa 70 metri) messo in sicurezza da una stretta serpentina composta da tronchi di contenimento. La salita è divertente, caratterizzata da una modalità insolita di progressione che non presenta difficoltà. All’apice del canale ci si ricongiunge al sentiero CAI che arriva dalla biforcazione descritta al Pian de Lòa. Un fantastico balcone protetto ci permette di godere di un panorama eccezionale sull’intera balza da cui si getta la mitica Cascata Bassa di Fanes, permettendoci di rivedere l’intero percorso ferrato affrontato all'inizio. È fantastico ammirare l’immenso canyon sottostante e notare la via che percorreremo a breve: un sentiero che sale fendendo la roccia immediatamente sotto alla ferrata Barbara. Dobbiamo quindi tornare sui nostri passi ed eseguire nuovamente il canale con la serpentina di tronchi. Prestate attenzione in discesa perché sono presenti diversi sassi tra i terrazzamenti: bisogna procedere con cautela per non smuoverli e farli precipitare verso il basso.
Ritorniamo alla base del canyon, al cospetto di un ponticello sospeso sul Ru de Fanes, proprio dinnanzi alla cascata. Lo attraversiamo e raggiungiamo il nuovo tratto ferrato che ci permette di risalire verso il Ponte Outo. Superiamo un gradone scalinato nella roccia aiutandoci con il cavo metallico, per proseguire su una rampa detritica che sfocia su una cengia: siamo sulla via ferrata Lucio Dalaiti. Questa breve via ferrata permette di godere di alcuni tecnicismi molto particolari, ideali per fare scuola a chi si sta introducendo a questo tipo di escursioni. La cengia, infatti, permette di eseguire un traverso sul vuoto davvero esposto. Il tratto è molto breve, ma sono presenti tre staffe metalliche dove ci si trova appesi nel vuoto, con l’acqua del Ru de Fanes che scorre decine di metri più sotto. L’assenza di vertigini è essenziale per superare comodamente questo punto. La cengia continua su una base abbastanza comoda, anche se esile, con alcuni tratti esposti (mai estremi) e continui saliscendi sotto alti strapiombi. Prestare attenzione ad un salto di roccia verticale di circa 3 metri su cui è infissa una staffa metallica che aiuta l’arrampicata, a mio avviso leggermente impegnativa per escursionisti alle prime armi. La ferrata termina con un breve passaggio su una fenditura dirupata, per poi risalire su un sentiero privo di difficoltà in mezzo al bosco. Si spunta appena superato il Ponte Outo, tra le due aree attrezzate con panchine descritte in precedenza.
Saliamo nuovamente sulla traccia CAI 10 fino ad un segnavia dove, questa volta, scegliamo l’indicazione del "Sentiero dei Canyon e delle Cascate" su traccia sassosa, che porta in direzione Nord-Ovest verso le pareti del monte Taburlo. Una volta entrati nel bosco di abeti, prestate attenzione alla deviazione che scende verso destra: bisogna imboccarla e, in breve, attraversiamo un ponte in legno sul Ru de Fanes in un ambiente magico tra il verde, le montagne e l’acqua. Il fragore diventa sempre più intenso e preannuncia l’arrivo delle Cascate Alte di Fanes. Una scala metallica con annesso cavo permette di superare un masso e raggiungere un sentiero in quota che prosegue in leggera salita, regalando un panorama eccezionale su una cascata isolata sulla nostra sinistra, che precipita immersa nel verde. Il percorso prosegue a zig-zag su sentiero sterrato fino ad una sella erbosa dalla quale discende giocosamente per incontrare nuovamente il Ru de Fanes. In questo punto, abbiamo una cartolina che si delinea con un colpo d’occhio meraviglioso: una cascata lunghissima con balze corte ma continue regala una distesa di acqua spumeggiante, che possiamo ammirare in tutta tranquillità su un grazioso ponte in legno dotato di griglia sul fondo, per permettere di osservare interamente il flusso dell’acqua (quota 1616 metri).



Data

27-06-2026

Distanza

15.60 KM

Tipo escursione

Ferrata

Dislivello

817 mt

  • Montagna

    Cime di Fanes

  • Indirizzo

    Cortina d'Ampezzo, Veneto

  • Altitudine

    1752.00 m

  • Rifugi

  • Informazioni

Il sentiero prosegue affiancando questa meraviglia tumultuosa e fragorosa. Ci immergiamo tra siepi di rododendri e mirtilli, sempre accompagnati dal canto impetuoso dell’acqua. Continuiamo a salire fino a raggiungere, attraverso il bosco, la cascata del Ru de Fanes: una maestosa caduta appoggiata su roccia che forma balze di diversa altezza e dà origine alla lunga cateratta ammirata poco prima.
Lasciamo la cascata per immergerci nuovamente nel bosco e goderci il pranzo in un luogo isolato, a pochi metri dal sentiero principale. Qui siamo immersi nel verde con il solito Ru de Fanes che ora scorre lento, tranquillo e calmo, ignaro della velocità e della potenza che prenderà di lì a breve. Una volta rifocillati, ci rimettiamo in marcia verso la prossima meta: la ferrata Cengia di Mattia.
Il boato dell’acqua qui si fa di nuovo assordante; dal sentiero notiamo qualche macchia colorata di escursionisti che stanno percorrendo la ferrata, fianco a fianco con la cascata. Dobbiamo avvicinarci per ammirare la maestosità di quella che, a mio avviso, è la cascata più bella di tutto l'itinerario: un salto verticale di decine di metri, con una cengia che attraversa proprio il retro del getto! L’acqua si infrange su una roccia dolce, creando una sorta di drappo bianco a cornice delle frange più esterne che formano continui stillicidi. Il tutto si riversa su un laghetto turchese, prima di scorrere verso valle. Abbiamo raggiunto lo Sbarco de Fanes!
Seguiamo il sentiero lasciando la cascata alla nostra destra. La via arriva ad un bivio con un'evidente segnalazione verso destra che porta alla ferrata e alla cascata. La targa in bronzo identifica la via “Cengia di Mattia” e, in leggera discesa, procediamo assicurati verso il fragore. Davanti a noi si apre uno scenario incredibile: la cengia che stiamo percorrendo si incunea sul retro del balzo della cascata, passando dietro questa barriera d'acqua impenetrabile alla vista. Noi dobbiamo passare proprio lì dietro! Procediamo euforici e in breve siamo alle spalle del getto: è fantastico vedere come l’acqua crei una freschissima tapparella naturale. Ci passiamo a pochi passi, assordati dal rumore impetuoso dello Sbarco de Fanes. Questo punto regala la più bella serie di fotografie dell’intero itinerario: è un posto veramente magico da vivere e godere! Prestate la massima attenzione al fondo roccioso, reso molto scivoloso dalla continua presenza di umidità. Il cavo metallico e le staffe apposte dalle Guide Alpine di Cortina permettono comunque di superare la cengia in assoluta sicurezza. Al termine del traverso si può ammirare la cascata e la creazione del laghetto sottostante da una visuale unica. Ora ci attende l’ultimo tratto di via ferrata, che risale una parete rocciosa verticale: tramite alcune staffe metalliche e un cavo ben teso, si procede comodamente su gradinate ampie e sicure, superando agevolmente la verticalità. Si raggiunge in pochi minuti l’apice del segmento ferrato, che corrisponde alla nascita della cascata, da dove si vede arrivare dolcemente il Ru de Fanes dall'omonimo lago.
Superiamo il ruscello su una passerella di legno senza parapetti e torniamo nel bosco per ricongiungerci in breve al sentiero CAI 10. Lo percorriamo in discesa in direzione Sud-Est. Dopo un paio di tornanti, raggiungiamo l’area boschiva denominata “Progòito”. Qui bisogna fare attenzione alla deviazione che scende su una traccia meno evidente ma con chiare indicazioni per "Ru de Ra Vàles" (1633 metri). Percorriamo così una ex mulattiera che traversa nel bosco, dove fanno capolino diverse trincee della Grande Guerra su entrambi i lati. Il sentiero si restringe arrivando sul bordo dirupante della forra del Ru Travenanzes, protetto da una serie di staccionate di recente installazione. Scendiamo su ripidi tornanti passando su una caratteristica cengia, sempre messi in sicurezza dalle staccionate. Arriviamo così al ponte di Acquarone, dove è possibile ammirare l’orrido creato dalla forra. Da questo punto si risale su uno stretto sentiero fino ad incrociare il sentiero CAI 401 della Val Travenanzes, all’altezza della località Ponte dei Cadoris (1586 metri). Il rio che scende dal Valon de Ra Ola permette di rinfrescarsi sulla sua ghiaia prima di affrontare l’ultima salita di giornata.
Seguitiamo sul segnavia CAI 409 che sale deciso sui pendii erbosi ai piedi delle Tofane. Prestate attenzione a quota 1599 metri, dove una tabella in legno indica “In Po Ra Ola”. Proprio di fronte alla tabella si intravvede un sentiero che entra nella vegetazione: è l’ingresso per l’ultima cascata del tour. Si arriva ad un terrazzamento naturale da cui scende a zig-zag un esile sentieretto fino ad incrociare il bivio per la via ferrata (senza nome). Il sentiero permette anche di continuare a scendere nella valle sottostante per ammirare dal basso la cascata senza intraprendere la via attrezzata (da lì ci si ricollega poi al Ponte dei Cadoris). Noi, invece, scegliamo di avvicinarci il più possibile alla cascata del Ru de Ra Vàles con l’aiuto del cavo metallico. La via si sviluppa su una cengia veloce e senza difficoltà, rimanendo sempre in quota. L’unica accortezza va tenuta nel tratto finale, dove le rocce umide e inclinate verso il basso richiedono attenzione per garantire una buona aderenza ai piedi. Si arriva così dinnanzi alla cascata che cade per una ventina di metri nella valle, formando un meraviglioso catino color smeraldo.
Torniamo sui nostri passi fino alla tabella segnavia e seguiamo il cartello del “Sentiero dei Canyon e delle Cascate” in direzione della Forcella di Pospòrcora. In pochi minuti raggiungiamo il ponte sul Ru de Ra Vàles (località Pospòrcora), ottimo punto per una rinfrescata. Subito oltre il ponte, seguendo le indicazioni per "Ponte Outo, Pian de Lóa", prendiamo a sinistra una breve deviazione in leggera discesa che conduce a un piccolo terrazzo panoramico ben protetto da una robusta staccionata in legno sul precipizio: da qui si può ammirare dall'alto il percorso ferrato appena compiuto per raggiungere la cascata. Riprendiamo il cammino lungo la mulattiera della "Ria Longa" (CAI 408) che taglia in ripida discesa le pendici boschive occidentali del Col Rosà, sino a incrociare la carrareccia CAI 10 dell’andata, poco prima del Ponte Outo. Si conclude così l’avventura, tornando in circa mezz’ora al parcheggio Sant’Uberto.
Termina un'escursione ad anello di eccezionale interesse paesaggistico e storico, tra luoghi magici, forre, canyon, pareti a strapiombo, ruscelli e cime dolomitiche, dove le protagoniste indiscusse restano le Cascate di Fanes. Compiendo questo percorso ad anello in senso orario avrete la possibilità di ammirarle tutte in un unico, spettacolare giro! Il tempo totale di percorrenza è di circa 6 ore e 30 minuti (incluse le pause), con poco più di 800 metri di dislivello positivo per una distanza complessiva di quasi 16 km. È un’avventura adatta a molti escursionisti abituati al cammino, eccellente anche per chi vuole iniziare a fare esperienza con le vie ferrate. In ogni momento è comunque possibile tornare indietro o abbreviare il percorso se il meteo dovesse guastarsi. Un itinerario davvero consigliato e da fare assolutamente!
Concludo la relazione con un doveroso rimando al depliant "Sentiero delle Cascate e dei Canyons - Val di Fànes e Val Travenànzes" del Parco Naturale delle Dolomiti d'Ampezzo (tel. 0436 2206; E-mail: info@dolomitiparco.com; Internet: www.dolomitiparco.com). Questo è il miglior riassunto per la meravigliosa avventura appena descritta: ”L’itinerario, altamente panoramico e spettacolare, seppure racchiuso tra forre e valli profonde, conduce alla confluenza delle Valli di Fànes, Travenanzes e Ra Vales, a Nord di Cortina, collegando alcuni siti di grandiosa imponenza paesaggistica ed idrogeologica. Il susseguirsi di pozze, cateratte e cascate che caratterizza tutto il corso del Rio Fănes è di una bellezza straordinaria e le Cascate di Fànes sono tra le più alte e copiose delle Dolomiti, come anche il canyon di Travenanzes. Il percorso si snoda nel cuore delle Dolomiti d'Ampezzo, presenta tratti di diversa difficoltà ed impegno, è affrontabile a stralci o in un'unica soluzione di continuità, in parte anche da famiglie con bambini, ed è dotato di diversi punti panoramici e di tratti attrezzati con fune metallica nei passaggi più esposti e delicati. Il percorso è effettuabile sia in senso orario che antiorario... La grandiosità delle acque e la geomorfologia sono senza dubbio i principali motivi di attrazione dell'itinerario; tuttavia, il percorso offre anche buone opportunità di osservare da vicino i particolari habitat delle forre e delle rupi stillicidiose, nonché delle sponde torrentizie e dei versanti valanghivi, con i particolari corteggi floristici e faunistici che li caratterizzano... Sono presenti cinque brevi tratti attrezzati con fune metallica, che richiedono opportuna dotazione di attrezzatura da ferrata, tre dei quali in corrispondenza dell'attraversamento delle Cascate Basse, uno dello Sbarco ed uno della Cascata del Ru de Ra Vàles... Sono da evitare i periodi con forti temporali, per possibilità d'improvvise onde di piena e i periodi invernali, che presentano dei tratti ghiacciati proprio in corrispondenza di alcuni punti esposti. Considerato che l'itinerario presenta comunque dei tratti di sentiero in esposizione, seppure con sezione larga e fondo non scivoloso, è richiesta assenza di vertigini.”.



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Difficoltà

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