Dettagli
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Tipo escursioneEscursione
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DifficoltàE
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Distanza14.23 KM
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Altitudine MIN993.00 mt
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Dislivello +675 mt
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Parcheggio
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Paesaggio





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Int. storico





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Durata4h
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Altitudine MAX1668.00 mt
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Dislivello --675 mt
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Tipo escursioneEscursione
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DifficoltàE
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Distanza14.23 KM
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Altitudine MIN993.00 mt
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Altitudine MAX1668.00 mt
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Dislivello +675 mt
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Dislivello --675 mt
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Durata4h
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Paesaggio





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Int. storico





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Parcheggio
L’escursione di oggi riporta me ed Enrico indietro nel tempo di oltre 100 anni, sul monte che ha dato vita a leggende e che è stato un caposaldo del nostro fronte difensivo: il Monte Grappa!
Attraverso la strada che parte da Romano d’Ezzelino, saliamo in tranquillità gli oltre 1500 metri di dislivello che ci consentono di arrivare al parcheggio sommitale della Cima Grappa. L’ampio parcheggio gratuito è alle spalle del Rifugio Bassano che domina la pianura sottostante. Dall’altra parte, un'imperiosa scalinata porta al Sacrario Militare del Grappa. Dopo esserci preparati e muniti di zaino, questa è la prima meta di giornata: l’imponente sacrario si estende su tutta la sommità del monte ed è diviso in due parti. La sezione italiana volge a Sud ed ha una vista spettacolare sulla pianura fino al mare; la parte austro-ungarica a Nord guarda le vette della Cima d’Asta e, ad Est, alle Dolomiti dalle Pale di San Martino, passando per Civetta, Antelao, Schiara, fino ad arrivare al Col Nudo.
Lasciamo l’Ossario dedicato all’Austria-Ungheria e cominciamo il sentiero CAI 156 che ci accompagnerà per l’intera escursione. Un’avventura che ripercorre dei sentieri storici, arditi e dal tono epico: stiamo per affrontare le creste del Grappa sull’Alta Via degli Eroi!
Dai 1775 metri di Cima Grappa si perde subito dislivello in una facile camminata in leggera discesa che percorre la costa affacciata sulla Val Vecchia, con il parcheggio in fondo alla valle che facilita la salita al Rifugio Val Venia qualche centinaio di metri sotto di noi.
Camminare lungo l'Alta Via degli Eroi significa sovrapporre i propri passi a quelli di uno dei capitoli più drammatici della Prima Guerra Mondiale. Tra il novembre del 1917 e l'ottobre del 1918, questa dorsale nord-orientale del Massiccio del Grappa fu teatro di scontri frontali, aspri e sanguinosi, tra l'esercito italiano e le truppe imperiali austro-ungariche e tedesche.
A quota 1625 metri circa, un bivio ci indica la prossima meta: la Croce dei Lebi. Continuiamo a perdere dislivello, la cresta si delinea sempre di più e si cominciano a vedere i primi solchi scavati nella terra che serpeggiano tra l’erba e le rocce: le trincee! Sinuose, seguono l’andamento del terreno in uno zig-zag strategico a difesa del vecchio confine. È incredibile la vista così evidente di come i soldati italiani cercassero di difendere la Valle delle Mure, e il resto della Patria, dalle incursioni austriache dalla Val dei Lebi e dalla più distante Valle di Seren. Raggiungiamo la Croce dei Lebi dalla quale altre ben evidenti trincee mordono il territorio. Volgendo lo sguardo a Ovest si può notare il Cason dei Lebi.
Proseguiamo sempre sulla traccia 156 tra radure, rocce e chiazze alberate, fino ad arrivare alla Forcella Valpore. Qui termina la “discesa” e finalmente possiamo cominciare a salire e guadagnare dislivello. Raggiungiamo così il Monte Casonet a quota 1614 metri, con croce di vetta e filo spinato che non sono propriamente sul sentiero segnato. Merita comunque una piccola deviazione in vetta per godere del fantastico panorama. Ora, in un susseguirsi di trincee e grosse buche che sicuramente sono da attribuire a colpi di mortaio, il sentiero si biforca in più varianti che corrono sempre lungo la cresta. La progressione è veramente suggestiva, mai monotona, con il vento che sferza sempre impetuoso.
In breve eccoci in cima alla vetta più alta di giornata: il Col dell’Orso con i suoi 1668 metri. Qui una semplice tabella segnaletica annuncia il nome della cima e le vie possibili da intraprendere. La vista da questo punto è fantastica: è possibile osservare la cresta dei Solaroli e capire perfettamente quanto questa barriera naturale potesse essere utile e strategica per i nostri soldati.
Sul Col dell'Orso e sui Solaroli, le linee opposte del fronte correvano a distanze minime. Era una guerra di trincea combattuta spesso corpo a corpo o a distanza di un lancio di bomba a mano, pagando un prezzo altissimo in vite umane. Continuiamo quindi in direzione di questa barriera naturale in un evidente saliscendi dove ci attende l’ultima fatica di giornata. Questa cresta è formata da un tridente di cime che fanno parte del medesimo gruppo dei Solaroli (o Solarol, o Salarol). La prima di queste vette è contraddistinta da una croce metallica con basamento in pietra dove si può ammirare uno splendido panorama verso Cima d’Asta, il lago di Corlo e le Vette Feltrine. La seconda vetta rimane anonima e senza segni distintivi, per poi terminare la nostra avventura sull’ultima cima, anch’essa evidenziata da una croce metallica, decisamente più imponente della prima. Da qui il panorama spazia sulla pianura sottostante, abbracciando la Valbelluna, risalendo le Dolomiti Bellunesi, del Cadore e di San Martino di Castrozza.
La cresta qui degrada in una cima sottostante che ripiega verso la Valle delle Mure: il Monte Valderoa (1575 m). Ribattezzato dai tedeschi Sternkuppe (Cima Stella), fu teatro di continui ribaltamenti di fronte nel dicembre 1917, diventando per il resto del conflitto una vera e propria "terra di nessuno". Visto che occorrerebbe perdere ancora del dislivello per poi risalirlo subito a ritroso, terminiamo qui la nostra avventura e ci godiamo la splendida vista con un pensiero alla storia di questi luoghi.
Durante la massiccia Battaglia del Solstizio (giugno 1918), gli austriaci raggiunsero il loro punto di massima penetrazione proprio su queste quote dei Solaroli, ma non riuscirono a sfondare del tutto. È proprio su queste creste, su queste cime, che è nato il detto "Di qui non si passa". Questo celebre motto, inciso oggi su una lapide vicino alla Sella del Valderoa, riassume il disperato e decisivo sacrificio dei battaglioni alpini Feltre, Pavione e Val Cismon per difendere la Pianura Padana!
Ripercorriamo a ritroso l’intero sentiero, l’intera Via degli Eroi che abbiamo vissuto anche noi. Ora vediamo il nostro traguardo, il Rifugio Bassano, in fondo poco più di un puntino. Come via alternativa per compiere un anello, si potrebbe raggiungere la cima del Monte Valderoa e poi scendere su carrareccia alla Val delle Mure. Percorrerla interamente in direzione Sud e risalire in corrispondenza della Croce dei Lebi.
Dopo circa 1h e 30m ritorniamo all’Ossario e al parcheggio. D’obbligo un ristoro al comodo rifugio e, se siete riusciti a compiere il giro entro le 16:30, potete accedere alle Gallerie Vittorio Emanuele III poco sotto il Rifugio Bassano. Basterà chiedere il permesso di entrare agli alpini che presidiano la zona per fornirvi di caschetto protettivo. Potrete così introdurvi nelle viscere della terra in un tunnel interamente scavato nella roccia che aveva l’obiettivo di spiare e attaccare strategicamente il nemico da una posizione di vantaggio. Oggi sono visitabili circa 800 metri, ma si stanno avviando i lavori per riuscire a recuperare tutti i 1500 metri dell’intera opera di scavo originale. È possibile vedere tre postazioni con annessi cannoni (in base alle condizioni meteo potrebbero essere chiuse le postazioni più profonde nella grotta).
Si conclude così questa splendida avventura dal sapore totalmente storico. 675 metri di dislivello con oltre 14 km di lunghezza percorsi sempre in cresta. Un’escursione da 4h totali con pause incluse, adatta a tutti gli escursionisti che abbiano un minimo di allenamento. Una via da fare assolutamente per gli appassionati di storia e di Grande Guerra che ripagherà di ogni singola fatica. La prima avventura di MyBestTimeHiking nella zona del Grappa. Spero che sia la prima di tante nuove escursioni a tema storico!
Avventura dall’interesse storico importante in un luogo che trasuda ricordi ancora tangibili della Grande Guerra.
L’escursione di oggi riporta me ed Enrico indietro nel tempo di oltre 100 anni, sul monte che ha dato vita a leggende e che è stato un caposaldo del nostro fronte difensivo: il Monte Grappa!
Attraverso la strada che parte da Romano d’Ezzelino, saliamo in tranquillità gli oltre 1500 metri di dislivello che ci consentono di arrivare al parcheggio sommitale della Cima Grappa. L’ampio parcheggio gratuito è alle spalle del Rifugio Bassano che domina la pianura sottostante. Dall’altra parte, un'imperiosa scalinata porta al Sacrario Militare del Grappa. Dopo esserci preparati e muniti di zaino, questa è la prima meta di giornata: l’imponente sacrario si estende su tutta la sommità del monte ed è diviso in due parti. La sezione italiana volge a Sud ed ha una vista spettacolare sulla pianura fino al mare; la parte austro-ungarica a Nord guarda le vette della Cima d’Asta e, ad Est, alle Dolomiti dalle Pale di San Martino, passando per Civetta, Antelao, Schiara, fino ad arrivare al Col Nudo.
Lasciamo l’Ossario dedicato all’Austria-Ungheria e cominciamo il sentiero CAI 156 che ci accompagnerà per l’intera escursione. Un’avventura che ripercorre dei sentieri storici, arditi e dal tono epico: stiamo per affrontare le creste del Grappa sull’Alta Via degli Eroi!
Dai 1775 metri di Cima Grappa si perde subito dislivello in una facile camminata in leggera discesa che percorre la costa affacciata sulla Val Vecchia, con il parcheggio in fondo alla valle che facilita la salita al Rifugio Val Venia qualche centinaio di metri sotto di noi.
Camminare lungo l'Alta Via degli Eroi significa sovrapporre i propri passi a quelli di uno dei capitoli più drammatici della Prima Guerra Mondiale. Tra il novembre del 1917 e l'ottobre del 1918, questa dorsale nord-orientale del Massiccio del Grappa fu teatro di scontri frontali, aspri e sanguinosi, tra l'esercito italiano e le truppe imperiali austro-ungariche e tedesche.
A quota 1625 metri circa, un bivio ci indica la prossima meta: la Croce dei Lebi. Continuiamo a perdere dislivello, la cresta si delinea sempre di più e si cominciano a vedere i primi solchi scavati nella terra che serpeggiano tra l’erba e le rocce: le trincee! Sinuose, seguono l’andamento del terreno in uno zig-zag strategico a difesa del vecchio confine. È incredibile la vista così evidente di come i soldati italiani cercassero di difendere la Valle delle Mure, e il resto della Patria, dalle incursioni austriache dalla Val dei Lebi e dalla più distante Valle di Seren. Raggiungiamo la Croce dei Lebi dalla quale altre ben evidenti trincee mordono il territorio. Volgendo lo sguardo a Ovest si può notare il Cason dei Lebi.
Proseguiamo sempre sulla traccia 156 tra radure, rocce e chiazze alberate, fino ad arrivare alla Forcella Valpore. Qui termina la “discesa” e finalmente possiamo cominciare a salire e guadagnare dislivello. Raggiungiamo così il Monte Casonet a quota 1614 metri, con croce di vetta e filo spinato che non sono propriamente sul sentiero segnato. Merita comunque una piccola deviazione in vetta per godere del fantastico panorama.
Ora, in un susseguirsi di trincee e grosse buche che sicuramente sono da attribuire a colpi di mortaio, il sentiero si biforca in più varianti che corrono sempre lungo la cresta. La progressione è veramente suggestiva, mai monotona, con il vento che sferza sempre impetuoso.
In breve eccoci in cima alla vetta più alta di giornata: il Col dell’Orso con i suoi 1668 metri. Qui una semplice tabella segnaletica annuncia il nome della cima e le vie possibili da intraprendere. La vista da questo punto è fantastica: è possibile osservare la cresta dei Solaroli e capire perfettamente quanto questa barriera naturale potesse essere utile e strategica per i nostri soldati.
Sul Col dell'Orso e sui Solaroli, le linee opposte del fronte correvano a distanze minime. Era una guerra di trincea combattuta spesso corpo a corpo o a distanza di un lancio di bomba a mano, pagando un prezzo altissimo in vite umane.
Data
03-05-2026
Distanza
14.23 KM
Tipo escursione
Escursione
Dislivello
675 mt
- Montagna
Monte Grappa
- Indirizzo
Romano d'Ezzelino, Veneto
- Altitudine
1668.00 m
- Rifugi
Rifugio Bassano
- Informazioni
Continuiamo quindi in direzione di questa barriera naturale in un evidente saliscendi dove ci attende l’ultima fatica di giornata. Questa cresta è formata da un tridente di cime che fanno parte del medesimo gruppo dei Solaroli (o Solarol, o Salarol). La prima di queste vette è contraddistinta da una croce metallica con basamento in pietra dove si può ammirare uno splendido panorama verso Cima d’Asta, il lago di Corlo e le Vette Feltrine. La seconda vetta rimane anonima e senza segni distintivi, per poi terminare la nostra avventura sull’ultima cima, anch’essa evidenziata da una croce metallica, decisamente più imponente della prima. Da qui il panorama spazia sulla pianura sottostante, abbracciando la Valbelluna, risalendo le Dolomiti Bellunesi, del Cadore e di San Martino di Castrozza.
La cresta qui degrada in una cima sottostante che ripiega verso la Valle delle Mure: il Monte Valderoa (1575 m). Ribattezzato dai tedeschi Sternkuppe (Cima Stella), fu teatro di continui ribaltamenti di fronte nel dicembre 1917, diventando per il resto del conflitto una vera e propria "terra di nessuno". Visto che occorrerebbe perdere ancora del dislivello per poi risalirlo subito a ritroso, terminiamo qui la nostra avventura e ci godiamo la splendida vista con un pensiero alla storia di questi luoghi.
Durante la massiccia Battaglia del Solstizio (giugno 1918), gli austriaci raggiunsero il loro punto di massima penetrazione proprio su queste quote dei Solaroli, ma non riuscirono a sfondare del tutto. È proprio su queste creste, su queste cime, che è nato il detto "Di qui non si passa". Questo celebre motto, inciso oggi su una lapide vicino alla Sella del Valderoa, riassume il disperato e decisivo sacrificio dei battaglioni alpini Feltre, Pavione e Val Cismon per difendere la Pianura Padana!
Ripercorriamo a ritroso l’intero sentiero, l’intera Via degli Eroi che abbiamo vissuto anche noi. Ora vediamo il nostro traguardo, il Rifugio Bassano, in fondo poco più di un puntino. Come via alternativa per compiere un anello, si potrebbe raggiungere la cima del Monte Valderoa e poi scendere su carrareccia alla Val delle Mure. Percorrerla interamente in direzione Sud e risalire in corrispondenza della Croce dei Lebi.
Dopo circa 1h e 30m ritorniamo all’Ossario e al parcheggio. D’obbligo un ristoro al comodo rifugio e, se siete riusciti a compiere il giro entro le 16:30, potete accedere alle Gallerie Vittorio Emanuele III poco sotto il Rifugio Bassano. Basterà chiedere il permesso di entrare agli alpini che presidiano la zona per fornirvi di caschetto protettivo. Potrete così introdurvi nelle viscere della terra in un tunnel interamente scavato nella roccia che aveva l’obiettivo di spiare e attaccare strategicamente il nemico da una posizione di vantaggio. Oggi sono visitabili circa 800 metri, ma si stanno avviando i lavori per riuscire a recuperare tutti i 1500 metri dell’intera opera di scavo originale. È possibile vedere tre postazioni con annessi cannoni (in base alle condizioni meteo potrebbero essere chiuse le postazioni più profonde nella grotta).
Si conclude così questa splendida avventura dal sapore totalmente storico. 675 metri di dislivello con oltre 14 km di lunghezza percorsi sempre in cresta. Un’escursione da 4h totali con pause incluse, adatta a tutti gli escursionisti che abbiano un minimo di allenamento. Una via da fare assolutamente per gli appassionati di storia e di Grande Guerra che ripagherà di ogni singola fatica. La prima avventura di MyBestTimeHiking nella zona del Grappa. Spero che sia la prima di tante nuove escursioni a tema storico!
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DifficoltàEscursionisti - Itinerari su sentieri od evidenti tracce in terreno di vario genere (pascoli, detriti, pietraie...). Sono generalmente segnalati con vernice od ometti (pietre impilate a forma piramidale che permettono di individuare il percorso anche da lontano). Possono svolgersi anche in ambienti innevati ma solo lievemente inclinati. Richiedono attrezzatura ed una sufficiente capacità di orientamento, allenamento alla camminata anche per qualche ora. |