Da Selva di Cadore a Casera Prendera

Una scorpacciata di forcelle sulle Dolomiti in un trekking invernale adatto a tutti

Dettagli

  • hike_type Tipo escursione

    Ciaspolata

  • hike_difficult Difficoltà

    E

  • hike_distance Distanza

    13.65 KM

  • altitude_min Altitudine MIN

    1468.00 mt

  • altitude_drop_positive Dislivello +

    705 mt

  • parking Parcheggio

    Vai a GMaps

  • landscape Paesaggio

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  • historical interest Int. storico

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  • duration Durata

    5h

  • altitude_max Altitudine MAX

    2173.00 mt

  • altitude_drop_negative Dislivello -

    -705 mt

  • hike_type Tipo escursione

    Ciaspolata

  • hike_difficult Difficoltà

    E

  • hike_distance Distanza

    13.65 KM

  • altitude_min Altitudine MIN

    1468.00 mt

  • altitude_max Altitudine MAX

    2173.00 mt

  • altitude_drop_positive Dislivello +

    705 mt

  • altitude_drop_negative Dislivello -

    -705 mt

  • duration Durata

    5h

  • landscape Paesaggio

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  • historical interest Int. storico

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Stagione

GEN
FEB
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GIU
LUG
AGO
SET
OTT
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DIC

Sentieri

L’avventura di oggi ci porta a Selva di Cadore. Compagno di merende di oggi è l'amico Angelo. Superiamo dapprima la Val di Zoldo, passando per il passo Staulanza, e raggiungiamo il parcheggio adiacente all’ingresso del camping Cadore. Obiettivo di oggi: la Casera Prendera.
Partiamo a un orario insolito, mezzogiorno; il sole scalda anche in questi primi giorni di marzo. La neve è ancora presente, anche se ormai sta diventando abbastanza fangosa e pesante. Proseguiamo sulla strada fino a raggiungere il rifugio Aquileia. Qui le piste di sci di fondo ci costringono a percorrere un sentiero invernale a bordo pista. Ci ricongiungiamo al sentiero ufficiale in corrispondenza di un piccolo ponte ricoperto dalla neve sul Ru Antermont. Davanti a noi il maestoso Pelmo, che si staglia su un cielo terso e sgombro da nubi.
Io, pigramente, per non portare le ciaspole agganciate allo zaino le ho indossate fin da subito, anche se il percorso risulta molto battuto e non necessita assolutamente di questi aiuti. Ci addentriamo nel bosco, ombroso e con la luce del sole che filtra raramente. Qui in alcuni punti sono richiesti i ramponcini, ma si tratta davvero di brevi tratti che possono essere affrontati con attenzione senza bisogno di ausili.
Dopo circa 40 minuti di cammino e 300 metri di dislivello raggiungiamo il primo panorama di giornata, con la Malga Fiorentina e il mitico Pelmo a far da cornice. Ci ricongiungiamo così al sentiero CAI 467 che in circa 10 minuti ci permette di raggiungere il rifugio Città di Fiume. Trovate in questo articolo [inserire link al blog] l’escursione con la via più semplice e diretta, adatta per le famiglie. Una breve sosta per ammirare lo splendore del panorama, con il Civetta che fa capolino all’orizzonte, e proseguiamo sempre sullo stesso sentiero percorrendo di fatto una parte dell’Alta Via numero 1, in direzione della forcella de la Puìna.
Il sentiero, a meno del primo tratto in salita che aggira il rifugio Città di Fiume, risulta pianeggiante, semplice e rilassante, con una vista meravigliosa in direzione del Becco di Mezzodì. A metà del sentiero che ci porta in forcella è evidente sulla destra la via diretta per raggiungere la cima del Col de la Puìna: un panettone imbiancato tozzo, ma con una vista speciale sul Pelmo!
In circa 30 minuti eccoci sulla finestra regalata dalla forcella de la Puìna: uno sguardo incredibile sul Sorapìss, cima Bel Prà e sull’Antelao, che sembrano disegnati su una tela! Sotto di noi la Val del Boite con San Vito di Cadore e Borca di Cadore. Proseguiamo sulla stessa traccia, ora perdendo leggermente quota fino ai 2000 metri della forcella Roan, da dove riprende subito decisa l’ascesa per raggiungere in pochi minuti una terza forcella dal nome non proprio fantasioso: forcella Col de Roan! Anche questa sella ci permette di godere di una variante del panorama ammirato poco fa sulla conca Cadorina.
Gli ultimi 100 metri di dislivello ci separano dalla meta e procediamo su neve che via via diventa più compatta e bella, grazie al vento gelido che sferza e all’altitudine che aumenta. Alla nostra sinistra possiamo ammirare i maestosi Pelmo e Civetta, con il tozzo monte Crotone esattamente tra i due bestioni.
Dopo esattamente 2h e 30m dalla partenza da Selva di Cadore, ecco raggiunta Casera Prendera! Una vecchia casera adibita al ricovero delle vacche al pascolo ai piedi de La Rocheta (de Prendera), con la sua roccia dolomitica per antonomasia e la celebre colorazione giallo-rosata che ne contraddistingue le fattezze. Poco più a Nord ecco apparire il Becco di Mezzodì e la forcella Ambrizzola, che permette di raggiungere il rifugio Croda da Lago e l’Ampezzo. Poco distanti da noi anche il sito archeologico di Mondeval e la Croda da Lago con i Lastoi de Formin. A impedirci di vedere queste ultime, abbiamo il Col Duro davanti a noi con la sua gobba imperiosa.
Consumiamo un meritato ristoro e, appagati da cotanta bellezza, torniamo sui nostri passi, visto che il manto nevoso e le alte temperature non ci permettono di compiere un giro ad anello.
Non tutto però è perduto! Infatti, al ritorno al rifugio Città di Fiume, Angelo sfodera le "padelle da neve" che ha portato per tutto il tragitto attaccate allo zaino. Le adagiamo sotto i nostri fondoschiena e… Via! Scivoliamo a velocità sempre maggiore sul sentiero 467 su questi pezzi sottili di plastica. La neve non è delle migliori, ma con tutto il peso riusciamo a viaggiare spediti: il vento che ci schiaffeggia la faccia e il brivido di sfiorare il limite del sentiero che dirupa nel bosco sottostante fanno di questo ritorno una perla indimenticabile. Una volta raggiunta la Malga Fiorentina, mettiamo via questi oggetti ludici e ritorniamo ai vecchi scarponi per scendere al rifugio Aquileia e, di lì a poco, al parcheggio della mattina.
Si conclude così questa splendida avventura che collega tre spettacolari zone dolomitiche: l’agordino, lo Zoldo e il Cadore, con un’immagine in lontananza dell’Ampezzo guardando alla forcella Ambrizzola. Una scorpacciata di forcelle per arrivare alla Casera Prendera, crocevia di innumerevoli varianti di sentieri, vette e luoghi iconici. Questa escursione, come avete potuto notare, si può compiere tranquillamente in una mezza giornata anche in inverno. Il dislivello contenuto e le diverse tappe durante il percorso permettono di variare l’itinerario e adeguarlo in base alla preparazione atletica di ciascuno. Sicuramente fino al rifugio Città di Fiume è una validissima alternativa per le famiglie, partendo dal rifugio Aquileia.

L’avventura di oggi ci porta a Selva di Cadore. Compagno di merende di oggi è l'amico Angelo. Superiamo dapprima la Val di Zoldo, passando per il passo Staulanza, e raggiungiamo il parcheggio adiacente all’ingresso del camping Cadore. Obiettivo di oggi: la Casera Prendera.
Partiamo a un orario insolito, mezzogiorno; il sole scalda anche in questi primi giorni di marzo. La neve è ancora presente, anche se ormai sta diventando abbastanza fangosa e pesante. Proseguiamo sulla strada fino a raggiungere il rifugio Aquileia. Qui le piste di sci di fondo ci costringono a percorrere un sentiero invernale a bordo pista. Ci ricongiungiamo al sentiero ufficiale in corrispondenza di un piccolo ponte ricoperto dalla neve sul Ru Antermont. Davanti a noi il maestoso Pelmo, che si staglia su un cielo terso e sgombro da nubi.
Io, pigramente, per non portare le ciaspole agganciate allo zaino le ho indossate fin da subito, anche se il percorso risulta molto battuto e non necessita assolutamente di questi aiuti. Ci addentriamo nel bosco, ombroso e con la luce del sole che filtra raramente. Qui in alcuni punti sono richiesti i ramponcini, ma si tratta davvero di brevi tratti che possono essere affrontati con attenzione senza bisogno di ausili.
Dopo circa 40 minuti di cammino e 300 metri di dislivello raggiungiamo il primo panorama di giornata, con la Malga Fiorentina e il mitico Pelmo a far da cornice. Ci ricongiungiamo così al sentiero CAI 467 che in circa 10 minuti ci permette di raggiungere il rifugio Città di Fiume. Trovate in questo articolo [inserire link al blog] l’escursione con la via più semplice e diretta, adatta per le famiglie. Una breve sosta per ammirare lo splendore del panorama, con il Civetta che fa capolino all’orizzonte, e proseguiamo sempre sullo stesso sentiero percorrendo di fatto una parte dell’Alta Via numero 1, in direzione della forcella de la Puìna.
Il sentiero, a meno del primo tratto in salita che aggira il rifugio Città di Fiume, risulta pianeggiante, semplice e rilassante, con una vista meravigliosa in direzione del Becco di Mezzodì. A metà del sentiero che ci porta in forcella è evidente sulla destra la via diretta per raggiungere la cima del Col de la Puìna: un panettone imbiancato tozzo, ma con una vista speciale sul Pelmo!
In circa 30 minuti eccoci sulla finestra regalata dalla forcella de la Puìna: uno sguardo incredibile sul Sorapìss, cima Bel Prà e sull’Antelao, che sembrano disegnati su una tela! Sotto di noi la Val del Boite con San Vito di Cadore e Borca di Cadore.



Data

07-03-2026

Distanza

13.65 KM

Tipo escursione

Ciaspolata

Dislivello

705 mt

Proseguiamo sulla stessa traccia, ora perdendo leggermente quota fino ai 2000 metri della forcella Roan, da dove riprende subito decisa l’ascesa per raggiungere in pochi minuti una terza forcella dal nome non proprio fantasioso: forcella Col de Roan! Anche questa sella ci permette di godere di una variante del panorama ammirato poco fa sulla conca Cadorina.
Gli ultimi 100 metri di dislivello ci separano dalla meta e procediamo su neve che via via diventa più compatta e bella, grazie al vento gelido che sferza e all’altitudine che aumenta. Alla nostra sinistra possiamo ammirare i maestosi Pelmo e Civetta, con il tozzo monte Crotone esattamente tra i due bestioni.
Dopo esattamente 2h e 30m dalla partenza da Selva di Cadore, ecco raggiunta Casera Prendera! Una vecchia casera adibita al ricovero delle vacche al pascolo ai piedi de La Rocheta (de Prendera), con la sua roccia dolomitica per antonomasia e la celebre colorazione giallo-rosata che ne contraddistingue le fattezze. Poco più a Nord ecco apparire il Becco di Mezzodì e la forcella Ambrizzola, che permette di raggiungere il rifugio Croda da Lago e l’Ampezzo. Poco distanti da noi anche il sito archeologico di Mondeval e la Croda da Lago con i Lastoi de Formin. A impedirci di vedere queste ultime, abbiamo il Col Duro davanti a noi con la sua gobba imperiosa.
Consumiamo un meritato ristoro e, appagati da cotanta bellezza, torniamo sui nostri passi, visto che il manto nevoso e le alte temperature non ci permettono di compiere un giro ad anello.
Non tutto però è perduto! Infatti, al ritorno al rifugio Città di Fiume, Angelo sfodera le "padelle da neve" che ha portato per tutto il tragitto attaccate allo zaino. Le adagiamo sotto i nostri fondoschiena e… Via! Scivoliamo a velocità sempre maggiore sul sentiero 467 su questi pezzi sottili di plastica. La neve non è delle migliori, ma con tutto il peso riusciamo a viaggiare spediti: il vento che ci schiaffeggia la faccia e il brivido di sfiorare il limite del sentiero che dirupa nel bosco sottostante fanno di questo ritorno una perla indimenticabile. Una volta raggiunta la Malga Fiorentina, mettiamo via questi oggetti ludici e ritorniamo ai vecchi scarponi per scendere al rifugio Aquileia e, di lì a poco, al parcheggio della mattina.
Si conclude così questa splendida avventura che collega tre spettacolari zone dolomitiche: l’agordino, lo Zoldo e il Cadore, con un’immagine in lontananza dell’Ampezzo guardando alla forcella Ambrizzola. Una scorpacciata di forcelle per arrivare alla Casera Prendera, crocevia di innumerevoli varianti di sentieri, vette e luoghi iconici. Questa escursione, come avete potuto notare, si può compiere tranquillamente in una mezza giornata anche in inverno. Il dislivello contenuto e le diverse tappe durante il percorso permettono di variare l’itinerario e adeguarlo in base alla preparazione atletica di ciascuno. Sicuramente fino al rifugio Città di Fiume è una validissima alternativa per le famiglie, partendo dal rifugio Aquileia.



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Difficoltà

Escursionisti - Itinerari su sentieri od evidenti tracce in terreno di vario genere (pascoli, detriti, pietraie...). Sono generalmente segnalati con vernice od ometti (pietre impilate a forma piramidale che permettono di individuare il percorso anche da lontano). Possono svolgersi anche in ambienti innevati ma solo lievemente inclinati. Richiedono attrezzatura ed una sufficiente capacità di orientamento, allenamento alla camminata anche per qualche ora.



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