Magia sul Monte Rite

Guida all’escursione invernale e Capodanno 2026 epico a -13°C

Dettagli

  • hike_type Tipo escursione

    Ciaspolata

  • hike_difficult Difficoltà

    E

  • hike_distance Distanza

    14.58 KM

  • altitude_min Altitudine MIN

    1473.00 mt

  • altitude_drop_positive Dislivello +

    710 mt

  • parking Parcheggio

    Vai a GMaps

  • landscape Paesaggio

    star

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    star

    star

    star

  • historical interest Int. storico

    star

    star

    star

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    star

  • duration Durata

    4h 30m

  • altitude_max Altitudine MAX

    2183.00 mt

  • altitude_drop_negative Dislivello -

    -710 mt

  • hike_type Tipo escursione

    Ciaspolata

  • hike_difficult Difficoltà

    E

  • hike_distance Distanza

    14.58 KM

  • altitude_min Altitudine MIN

    1473.00 mt

  • altitude_max Altitudine MAX

    2183.00 mt

  • altitude_drop_positive Dislivello +

    710 mt

  • altitude_drop_negative Dislivello -

    -710 mt

  • duration Durata

    4h 30m

  • landscape Paesaggio

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  • historical interest Int. storico

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Stagione

GEN
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LUG
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SET
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NOV
DIC

Sentieri

In questa nuova avventura torniamo in un luogo che conosco molto bene e in cui ritorno sempre volentieri: il Monte Rite.
Assieme a me oggi c’è l’amico Angelo e, oltre a raggiungere la vetta, vorremmo spingerci anche oltre, fino alla croce del Monte Rite dove non sono mai stato.
Siamo in pieno inverno, la temperatura alla partenza è di -3 gradi. Lasciamo l’auto alla Forcella Cibiana, nell’ampio parcheggio poco distante dalla Baita Deona. Il solito parcheggio a fianco al Rifugio Remauro è stato convertito in sola sosta da 60 minuti.
Cominciamo la salita e intraprendiamo la strada militare che ci accompagnerà fino alla vetta. La strada è ampia e completamente asfaltata (nella stagione estiva, infatti, è attivo un pratico ed efficiente servizio navetta che dal Rifugio Remauro permette di raggiungere la cima comodamente in jeep). In questa stagione la presenza di neve ci costringe ad una maggiore attenzione. Oggi la neve che stiamo calpestando è esigua e non necessita nemmeno dei ramponcini. Sono comunque d’obbligo da portare con sé nella stagione invernale poiché risultano essenziali in situazioni dove la temperatura fa ghiacciare l’esile strato nevoso. Verificare il meteo nel caso in cui avesse appena nevicato: in quel caso la progressione su questa strada è ottima con delle ciaspole.
Per coloro che sono minimamente allenati, la progressione sulla strada è piacevole: la pendenza non è mai accentuata e permette di procedere in compagnia parlando senza fatica.
Il sole fa capolino e, vista l’assenza di nuvole, ben presto riesce a scaldare la mattinata e a farci avanzare in un caldo tepore dai ricordi primaverili. Salendo il panorama si svela tra i larici: si possono osservare dapprima le vette del Sassolungo di Cibiana e poi, da quota 2000 metri, in corrispondenza del vecchio rifugio appena usciti dal tunnel scavato nella roccia, ecco la vista aprirsi anche sulle Dolomiti della Moiazza e del Civetta.
In circa 1h 30m arriviamo a quota 2053 metri, in corrispondenza della Forcella Deona: da qui si ha il primo sussulto per il magnifico panorama, grazie al balcone che si apre davanti a noi sull’Antelao!
Continuiamo in direzione Est in leggera salita. Non dimenticatevi di girarvi ogni tanto: vedrete il maestoso Pelmo spuntare alle spalle del Col Alto! In breve raggiungiamo il Rifugio Dolomites. Aperto dalla primavera all’autunno, questo rifugio fornisce un ottimo punto di ristoro con piatti prelibati che si possono consumare sulla terrazza adiacente con vista su Cima dei Preti, Duranno e Sassolungo di Cibiana.
Superato il rifugio, ancora pochi passi per raggiungere quota 2170 metri e l’ingresso del "Museo nelle Nuvole" di Reinhold Messner. Il museo fa parte della rete museale dell’alpinista, il Messner Mountain Museum. Ma non è questa la cosa che colpisce di più: siamo su una delle vette più panoramiche del Cadore! Lo sguardo spazia dalle Dolomiti Friulane fino alle vette dell’Agordino e dell’Ampezzano. Una scorpacciata di cime dolomitiche: dal Duranno, il Crissin e il Tudaio, passando per le Marmarole, l’Antelao, il Sorapìss, le Tofane e il Lagazuoi, fino a ritornare sul Pelmo, la Marmolada, l’Agner, il Civetta, la Moiazza e le Pale di San Martino, chiudendo l’anello sul Sassolungo di Cibiana.
Veramente un panorama eccezionale e… alla portata davvero di tutti!
Volgendo lo sguardo a Est si possono notare le tre calotte di vetro che escono dal museo, come dei piccoli diademi. Il Museo nelle Nuvole è ospitato nel vecchio forte militare della Prima Guerra Mondiale. È facile immaginare la posizione strategica che questo monte poteva avere a difesa dell’intera valle cadorina.
Proseguiamo oltre il museo sempre in direzione Est per raggiungere il punto più alto della giornata: i 2183 metri del Monte Rite, con una bella installazione che permette di osservare precisamente tutte le vette circostanti e di riconoscerle grazie ad una placca in ferro a 360 gradi.
La particolarità del giro di oggi, però, è continuare sul sentiero naturalistico del Monte Rite per raggiungere la Croce, posta su un cucuzzolo a 300 metri di dislivello più in basso rispetto a dove siamo ora. La traccia per questo percorso continua proprio dal punto di vedetta appena descritto.
Costeggiamo di fatto la sporgenza del Rite, dove è stata opportunamente installata una staccionata per evitare di sporgersi oltre e cadere in un baratro molto alto. Ci addentriamo nella neve fresca, sul versante Nord. Sprofondiamo quasi fino al ginocchio in alcuni punti, poiché molta neve è stata portata dal vento e si mantiene intatta su questo versante.
Nessuna traccia, siamo i primi a percorrere la via dall’ultima nevicata. Andiamo in direzione dell’antenna posta a Nord della cima, ma restiamo più bassi. La traccia del sentiero naturalistico, ben visibile e agevole in estate, ora è appena percepibile grazie ai segni presenti su alcuni alberi. Stiamo quindi attenti alle indicazioni e seguiamo la linea che ci sembra più idonea.
In breve raggiungiamo anche la grotta di vedetta del Rite: una caverna scavata nella roccia che permetteva di scrutare dall’Ampezzo a tutta la valle del Cadore da una posizione nascosta e protetta. Seguitiamo sulla traccia che ora volge decisamente in discesa, costeggiando le pareti rocciose della compagine montagnosa ora denominata Monte Roan.
Il sentiero si fa molto stretto, invisibile sotto la coltre bianca che lo ricopre, e davanti a noi vediamo cominciare un tratto attrezzato! Capiamo fin da subito che il cordino metallico non necessita di imbracatura ma è solo di appoggio e per maggiore sicurezza, visto che la larghezza del sentiero si fa esile e alla nostra sinistra c’è un burrone quasi verticale di decine di metri. Il cavo in alcuni punti è completamente coperto di neve; procediamo affondando gli scarponi nella soffice coltre. Improvvisamente, su una roccia verticale, vediamo dei chiari bollini rossi e frecce che indicano la direzione di sinistra per evitare di farci procedere su un tratto evidentemente franato. Notiamo i bollini rossi su alcuni tronchi sotto la nostra visuale, ma non riusciamo a distinguere alcuna via di digressione comoda. La neve copre qualsiasi sinuosità della montagna e, data anche la verticalità della discesa che ci si prospetta, decidiamo di guardare da questa posizione la Croce di Monte Rite baciata dal sole. La destinazione è vicina, ma non sicura da raggiungere.
Ripercorriamo quindi il sentiero ferrato, torniamo sulla cresta e di nuovo in vetta al Rite. Ci godiamo un buon ristoro e torniamo a valle. Per la discesa, in corrispondenza della Forcella Deona, scegliamo di intraprendere il sentiero CAI 479 che porta al Col d’Orlando. La traccia è di fatto molto bella e agevole, ma serve attenzione in questa stagione per la presenza di alcuni tratti ghiacciati. Per i più allenati questa variante può essere percorsa anche in salita per evitare il lungo zig-zag della strada militare. Da tenere però in considerazione che questo sentiero ha una pendenza più accentuata. È un’ottima scelta per il ritorno, per compiere un percorso diverso ed effettuare così un anello che riporta al primo tornante della strada militare.
Termina così questa bellissima escursione in un luogo, per me, del cuore. Sicuramente da ripetere in primavera per raggiungere la Croce di Monte Rite e terminare il sentiero naturalistico. Un’avventura adatta a tutti per la possibilità dell’utilizzo della navetta. Anche per i meno allenati, la facilità della salita sulla strada militare aiuta a gestire i circa 650 metri di dislivello con calma, senza sforzo e con il proprio ritmo. Una vera vetta con un panorama spettacolare alla portata di tutti!

Per chi è ancora interessato vorrei condividere con voi un’esperienza epica e, forse, irripetibile: il capodanno in vetta proprio al monte Rite!!!
Viste le ottime condizioni del percorso appena descritto, mi è balenata alla mente un’idea insolita ed entusiasmante. Compagno di avventura di questa impresa epica è il compare Tomaso che ha accettato questa mia folle proposta.
L’obiettivo è raggiungere la cima del Rite in notturna, in tempo per la mezzanotte per goderci così i festeggiamenti nella valle cadorina fino all’Ampezzano ai nostri piedi!
Le previsioni meteo continuavano a indicare temperature sempre più rigide per la notte del 31 dicembre, ma noi non ci siamo persi d’animo e, organizzati per qualsiasi evenienza e temperatura, siamo partiti in direzione del Passo Cibiana.
Partiamo alle 21:30, il cielo sopra di noi è stellato, neanche una nuvola e una luna quasi piena regala una luce quasi abbagliante. Il termometro segna -8 gradi. Al rifugio Remauro sta iniziando il cenone, ma noi scegliamo di saltare questa tradizione per vivere un’emozione che in pochi riescono a provare.
Saliamo nel buio del bosco, con la via illuminata solo dalle nostre frontali. Rumori di erba frusciante alla nostra destra, ed ecco tre ermellini che dall’alto ci scrutano prima di scomparire velocemente.
La temperatura non è così proibitiva, non c’è umidità e la progressione procede regolare. Ci rallentano solo alcuni tratti ghiacciati alternati all’asfalto bello asciutto.
Raggiungiamo la cima del monte Rite circa 20 minuti prima della mezzanotte. Giusti in tempo per installare le videocamere per immortalare lo starlapse che abbiamo sopra le nostre teste.
Davanti a noi la valle da Valle di Cadore a San Vito, fino a Cortina d’Ampezzo è un serpente luccicante che zigzaga tra le imponenti pareti dell’Antelao, del Sorapiss e del Pelmo! Un colpo d’occhio incredibile che fa sussultare il cuore.
5, 4, 3, 2, 1….. Buon Anno!! Buon 2026!
In breve una miriade di giochi pirotecnici comincia a sobbollire dalla valle come piccoli scoppiettii incontrollati. Rossi, verdi, bianchi, con gli immancabili scoppi che riecheggiano fino a noi. Uno spettacolo gratuito con l’anfiteatro dolomitico più invidiato del mondo! L’Antelao, il Pelmo e Cortina con le Tofane a fare da cornice a questo tripudio di luci e colori che mandano in cantina il vecchio anno e salutano felici il nuovo. Una postazione privilegiata che ci permette di gustare queste meraviglie in solitaria, senza frastuoni, ma solo con la parte più bella dei fuochi d’artificio!
Lo spettacolo dura oltre i 20 minuti, ogni tanto spuntano altri luoghi dai quali partono queste luci festose. Noi ce li godiamo tutti indistintamente.
Prima di farci sorprendere troppo dal vento gelido che sferza la vetta (arrivando a -13 gradi!), scendiamo fino al rifugio Dolomites dove prepariamo il nostro cenone di Capodanno: risotto allo zafferano con speck e grana. Come aperitivo delle castagne arrostite (quelle già pronte) e come dolce della cioccolata con rhum, uvetta e nocciole: una cena regale!
Recuperiamo l’attrezzatura in vetta e torniamo sui nostri passi fino a raggiungere nuovamente l’auto al Passo Cibiana.
Si conclude così una delle escursioni più incredibili, strane e belle che abbia mai fatto. Resa epica dalla temperatura, dal periodo dell’ascesa e dal motivo per il quale abbiamo deciso di intraprenderla, questo Capodanno 2026 in vetta al Monte Rite con -10 gradi è sicuramente un’avventura che io e Tomaso non dimenticheremo tanto facilmente!

In questa nuova avventura torniamo in un luogo che conosco molto bene e in cui ritorno sempre volentieri: il Monte Rite.
Assieme a me oggi c’è l’amico Angelo e, oltre a raggiungere la vetta, vorremmo spingerci anche oltre, fino alla croce del Monte Rite dove non sono mai stato.
Siamo in pieno inverno, la temperatura alla partenza è di -3 gradi. Lasciamo l’auto alla Forcella Cibiana, nell’ampio parcheggio poco distante dalla Baita Deona. Il solito parcheggio a fianco al Rifugio Remauro è stato convertito in sola sosta da 60 minuti.
Cominciamo la salita e intraprendiamo la strada militare che ci accompagnerà fino alla vetta. La strada è ampia e completamente asfaltata (nella stagione estiva, infatti, è attivo un pratico ed efficiente servizio navetta che dal Rifugio Remauro permette di raggiungere la cima comodamente in jeep). In questa stagione la presenza di neve ci costringe ad una maggiore attenzione. Oggi la neve che stiamo calpestando è esigua e non necessita nemmeno dei ramponcini. Sono comunque d’obbligo da portare con sé nella stagione invernale poiché risultano essenziali in situazioni dove la temperatura fa ghiacciare l’esile strato nevoso. Verificare il meteo nel caso in cui avesse appena nevicato: in quel caso la progressione su questa strada è ottima con delle ciaspole.
Per coloro che sono minimamente allenati, la progressione sulla strada è piacevole: la pendenza non è mai accentuata e permette di procedere in compagnia parlando senza fatica.
Il sole fa capolino e, vista l’assenza di nuvole, ben presto riesce a scaldare la mattinata e a farci avanzare in un caldo tepore dai ricordi primaverili. Salendo il panorama si svela tra i larici: si possono osservare dapprima le vette del Sassolungo di Cibiana e poi, da quota 2000 metri, in corrispondenza del vecchio rifugio appena usciti dal tunnel scavato nella roccia, ecco la vista aprirsi anche sulle Dolomiti della Moiazza e del Civetta.
In circa 1h 30m arriviamo a quota 2053 metri, in corrispondenza della Forcella Deona: da qui si ha il primo sussulto per il magnifico panorama, grazie al balcone che si apre davanti a noi sull’Antelao!
Continuiamo in direzione Est in leggera salita. Non dimenticatevi di girarvi ogni tanto: vedrete il maestoso Pelmo spuntare alle spalle del Col Alto! In breve raggiungiamo il Rifugio Dolomites. Aperto dalla primavera all’autunno, questo rifugio fornisce un ottimo punto di ristoro con piatti prelibati che si possono consumare sulla terrazza adiacente con vista su Cima dei Preti, Duranno e Sassolungo di Cibiana.
Superato il rifugio, ancora pochi passi per raggiungere quota 2170 metri e l’ingresso del "Museo nelle Nuvole" di Reinhold Messner. Il museo fa parte della rete museale dell’alpinista, il Messner Mountain Museum. Ma non è questa la cosa che colpisce di più: siamo su una delle vette più panoramiche del Cadore! Lo sguardo spazia dalle Dolomiti Friulane fino alle vette dell’Agordino e dell’Ampezzano. Una scorpacciata di cime dolomitiche: dal Duranno, il Crissin e il Tudaio, passando per le Marmarole, l’Antelao, il Sorapìss, le Tofane e il Lagazuoi, fino a ritornare sul Pelmo, la Marmolada, l’Agner, il Civetta, la Moiazza e le Pale di San Martino, chiudendo l’anello sul Sassolungo di Cibiana.
Veramente un panorama eccezionale e… alla portata davvero di tutti!
Volgendo lo sguardo a Est si possono notare le tre calotte di vetro che escono dal museo, come dei piccoli diademi. Il Museo nelle Nuvole è ospitato nel vecchio forte militare della Prima Guerra Mondiale. È facile immaginare la posizione strategica che questo monte poteva avere a difesa dell’intera valle cadorina.
Proseguiamo oltre il museo sempre in direzione Est per raggiungere il punto più alto della giornata: i 2183 metri del Monte Rite, con una bella installazione che permette di osservare precisamente tutte le vette circostanti e di riconoscerle grazie ad una placca in ferro a 360 gradi.
La particolarità del giro di oggi, però, è continuare sul sentiero naturalistico del Monte Rite per raggiungere la Croce, posta su un cucuzzolo a 300 metri di dislivello più in basso rispetto a dove siamo ora. La traccia per questo percorso continua proprio dal punto di vedetta appena descritto.
Costeggiamo di fatto la sporgenza del Rite, dove è stata opportunamente installata una staccionata per evitare di sporgersi oltre e cadere in un baratro molto alto. Ci addentriamo nella neve fresca, sul versante Nord. Sprofondiamo quasi fino al ginocchio in alcuni punti, poiché molta neve è stata portata dal vento e si mantiene intatta su questo versante.
Nessuna traccia, siamo i primi a percorrere la via dall’ultima nevicata. Andiamo in direzione dell’antenna posta a Nord della cima, ma restiamo più bassi. La traccia del sentiero naturalistico, ben visibile e agevole in estate, ora è appena percepibile grazie ai segni presenti su alcuni alberi. Stiamo quindi attenti alle indicazioni e seguiamo la linea che ci sembra più idonea.
In breve raggiungiamo anche la grotta di vedetta del Rite: una caverna scavata nella roccia che permetteva di scrutare dall’Ampezzo a tutta la valle del Cadore da una posizione nascosta e protetta. Seguitiamo sulla traccia che ora volge decisamente in discesa, costeggiando le pareti rocciose della compagine montagnosa ora denominata Monte Roan.
Il sentiero si fa molto stretto, invisibile sotto la coltre bianca che lo ricopre, e davanti a noi vediamo cominciare un tratto attrezzato! Capiamo fin da subito che il cordino metallico non necessita di imbracatura ma è solo di appoggio e per maggiore sicurezza, visto che la larghezza del sentiero si fa esile e alla nostra sinistra c’è un burrone quasi verticale di decine di metri. Il cavo in alcuni punti è completamente coperto di neve; procediamo affondando gli scarponi nella soffice coltre.



Data

01-01-2026

Distanza

14.58 KM

Tipo escursione

Ciaspolata

Dislivello

710 mt

  • Montagna

    Monte Rite

  • Indirizzo

    Cibiana di Cadore - Veneto

  • Altitudine

    2183.00 m

  • Rifugi

    Rifugio Remauro, Rifugio Dolomites

  • Informazioni

    Rifugio Remauro Rifugio Dolomites

Improvvisamente, su una roccia verticale, vediamo dei chiari bollini rossi e frecce che indicano la direzione di sinistra per evitare di farci procedere su un tratto evidentemente franato. Notiamo i bollini rossi su alcuni tronchi sotto la nostra visuale, ma non riusciamo a distinguere alcuna via di digressione comoda. La neve copre qualsiasi sinuosità della montagna e, data anche la verticalità della discesa che ci si prospetta, decidiamo di guardare da questa posizione la Croce di Monte Rite baciata dal sole. La destinazione è vicina, ma non sicura da raggiungere.
Ripercorriamo quindi il sentiero ferrato, torniamo sulla cresta e di nuovo in vetta al Rite. Ci godiamo un buon ristoro e torniamo a valle. Per la discesa, in corrispondenza della Forcella Deona, scegliamo di intraprendere il sentiero CAI 479 che porta al Col d’Orlando. La traccia è di fatto molto bella e agevole, ma serve attenzione in questa stagione per la presenza di alcuni tratti ghiacciati. Per i più allenati questa variante può essere percorsa anche in salita per evitare il lungo zig-zag della strada militare. Da tenere però in considerazione che questo sentiero ha una pendenza più accentuata. È un’ottima scelta per il ritorno, per compiere un percorso diverso ed effettuare così un anello che riporta al primo tornante della strada militare.
Termina così questa bellissima escursione in un luogo, per me, del cuore. Sicuramente da ripetere in primavera per raggiungere la Croce di Monte Rite e terminare il sentiero naturalistico. Un’avventura adatta a tutti per la possibilità dell’utilizzo della navetta. Anche per i meno allenati, la facilità della salita sulla strada militare aiuta a gestire i circa 650 metri di dislivello con calma, senza sforzo e con il proprio ritmo. Una vera vetta con un panorama spettacolare alla portata di tutti!

Per chi è ancora interessato vorrei condividere con voi un’esperienza epica e, forse, irripetibile: il capodanno in vetta proprio al monte Rite!!!
Viste le ottime condizioni del percorso appena descritto, mi è balenata alla mente un’idea insolita ed entusiasmante. Compagno di avventura di questa impresa epica è il compare Tomaso che ha accettato questa mia folle proposta.
L’obiettivo è raggiungere la cima del Rite in notturna, in tempo per la mezzanotte per goderci così i festeggiamenti nella valle cadorina fino all’Ampezzano ai nostri piedi!
Le previsioni meteo continuavano a indicare temperature sempre più rigide per la notte del 31 dicembre, ma noi non ci siamo persi d’animo e, organizzati per qualsiasi evenienza e temperatura, siamo partiti in direzione del Passo Cibiana.
Partiamo alle 21:30, il cielo sopra di noi è stellato, neanche una nuvola e una luna quasi piena regala una luce quasi abbagliante. Il termometro segna -8 gradi. Al rifugio Remauro sta iniziando il cenone, ma noi scegliamo di saltare questa tradizione per vivere un’emozione che in pochi riescono a provare.
Saliamo nel buio del bosco, con la via illuminata solo dalle nostre frontali. Rumori di erba frusciante alla nostra destra, ed ecco tre ermellini che dall’alto ci scrutano prima di scomparire velocemente.
La temperatura non è così proibitiva, non c’è umidità e la progressione procede regolare. Ci rallentano solo alcuni tratti ghiacciati alternati all’asfalto bello asciutto.
Raggiungiamo la cima del monte Rite circa 20 minuti prima della mezzanotte. Giusti in tempo per installare le videocamere per immortalare lo starlapse che abbiamo sopra le nostre teste.
Davanti a noi la valle da Valle di Cadore a San Vito, fino a Cortina d’Ampezzo è un serpente luccicante che zigzaga tra le imponenti pareti dell’Antelao, del Sorapiss e del Pelmo! Un colpo d’occhio incredibile che fa sussultare il cuore.
5, 4, 3, 2, 1….. Buon Anno!! Buon 2026!
In breve una miriade di giochi pirotecnici comincia a sobbollire dalla valle come piccoli scoppiettii incontrollati. Rossi, verdi, bianchi, con gli immancabili scoppi che riecheggiano fino a noi. Uno spettacolo gratuito con l’anfiteatro dolomitico più invidiato del mondo! L’Antelao, il Pelmo e Cortina con le Tofane a fare da cornice a questo tripudio di luci e colori che mandano in cantina il vecchio anno e salutano felici il nuovo. Una postazione privilegiata che ci permette di gustare queste meraviglie in solitaria, senza frastuoni, ma solo con la parte più bella dei fuochi d’artificio!
Lo spettacolo dura oltre i 20 minuti, ogni tanto spuntano altri luoghi dai quali partono queste luci festose. Noi ce li godiamo tutti indistintamente.
Prima di farci sorprendere troppo dal vento gelido che sferza la vetta (arrivando a -13 gradi!), scendiamo fino al rifugio Dolomites dove prepariamo il nostro cenone di Capodanno: risotto allo zafferano con speck e grana. Come aperitivo delle castagne arrostite (quelle già pronte) e come dolce della cioccolata con rhum, uvetta e nocciole: una cena regale!
Recuperiamo l’attrezzatura in vetta e torniamo sui nostri passi fino a raggiungere nuovamente l’auto al Passo Cibiana.
Si conclude così una delle escursioni più incredibili, strane e belle che abbia mai fatto. Resa epica dalla temperatura, dal periodo dell’ascesa e dal motivo per il quale abbiamo deciso di intraprenderla, questo Capodanno 2026 in vetta al Monte Rite con -10 gradi è sicuramente un’avventura che io e Tomaso non dimenticheremo tanto facilmente!



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Difficoltà

Escursionisti - Itinerari su sentieri od evidenti tracce in terreno di vario genere (pascoli, detriti, pietraie...). Sono generalmente segnalati con vernice od ometti (pietre impilate a forma piramidale che permettono di individuare il percorso anche da lontano). Possono svolgersi anche in ambienti innevati ma solo lievemente inclinati. Richiedono attrezzatura ed una sufficiente capacità di orientamento, allenamento alla camminata anche per qualche ora.



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