Monte Penna - 2196 m

L'escursione "sconosciuta" di fronte al Caregon del Padre Eterno tra Zoldo e Cadore

Dettagli

  • hike_type Tipo escursione

    Escursione

  • hike_difficult Difficoltà

    EE

  • hike_distance Distanza

    17.29 KM

  • altitude_min Altitudine MIN

    1451.00 mt

  • altitude_drop_positive Dislivello +

    745 mt

  • parking Parcheggio

    Vai a GMaps

  • landscape Paesaggio

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  • historical interest Int. storico

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  • duration Durata

    4h 30m

  • altitude_max Altitudine MAX

    2196.00 mt

  • altitude_drop_negative Dislivello -

    -745 mt

  • hike_type Tipo escursione

    Escursione

  • hike_difficult Difficoltà

    EE

  • hike_distance Distanza

    17.29 KM

  • altitude_min Altitudine MIN

    1451.00 mt

  • altitude_max Altitudine MAX

    2196.00 mt

  • altitude_drop_positive Dislivello +

    745 mt

  • altitude_drop_negative Dislivello -

    -745 mt

  • duration Durata

    4h 30m

  • landscape Paesaggio

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  • historical interest Int. storico

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Stagione

GEN
FEB
MAR
APR
MAG
GIU
LUG
AGO
SET
OTT
NOV
DIC

Sentieri

Autunno inoltrato, il foliage comincia ormai a scarseggiare e l’aria si carica di profumo di neve. L’avventura di oggi è a cavallo tra Cadore e Zoldo, l’obiettivo è una cima quasi sconosciuta: il monte Penna (o monte Pena).
Assieme a me oggi c’è il compagno Angelo, pronto a condividere questa escursione inedita tra boschi e mughi.
Raggiungiamo l’abitato di Zoppè di Cadore, passando per la Val di Zoldo, e parcheggiamo poco distanti dalla zona de Le Fraìne. Il cielo terso e sgombro di nubi preannuncia una giornata spettacolare.
Partiamo da quota 1536 metri e seguitiamo per la strada asfaltata che costeggia Malga Livan. Siamo di fatto sul sentiero CAI 456 e un cartello ci allarma subito sull’impossibilità di procedere in direzione del rifugio Venezia causa frana. Non avevo sentito notizie di sentieri impraticabili e così, coraggiosamente, decidiamo comunque di avanzare.
Accolti dalla prima vista panoramica sul Re Antelao, contornato da faggi e larici colorati, raggiungiamo in breve Le Fraìne in corrispondenza di un capitello. Qui è presente l’ordinanza completa del sindaco che avvisa l’impraticabilità del sentiero solo in caso di meteo avverso. Vista la giornata quindi, siamo rincuorati e procediamo sollevati in direzione di Malga Rutorto su traccia CAI 493.
Inizia qui una strada sterrata, molto ampia, nel sottobosco all’ombra del Col de la Viza che lasciamo alle spalle. Si sale con una costante timida, comodissima e piacevole pendenza. Superiamo dei Tabià incastonati tra abeti e larici variopinti. Superiamo il tratto che ha determinato la chiusura del sentiero nel caso in cui dovesse esserci pioggia: i lavori sembrano a buon punto e la via sembra essere tornata ad un livello di sicurezza accettabile.
Alla nostra destra possiamo scorgere la meta di giornata, la cima del monte Penna aggrappata alle rocce dolomitiche delle Crode de Péna. A quota 1800 metri circa ecco che, in corrispondenza di un capitello in legno, si staglia davanti a noi la sagoma maestosa del Monte Pelmo: una vista imperiosa, spiazzante e che lascia senza parole. Il caregon del Padre Eterno, tra cenge, guglie, pareti a picco e impervi balzi dolomitici si presenta a noi illuminato dal sole del mattino. Tenue luce che ravviva il rosa della dolomia. Una spolverata di neve, dai 2700 metri, regala una profondità di campo caratteristica. Da qui la traccia CAI diventa il sentiero 471, seguitiamo su mulattiera sterrata in direzione del rifugio Venezia.
Un ultima dolce salita ci porta in corrispondenza del Passo Rutorto da cui possiamo ammirare il vicino rifugio ai piedi del Pelmo. Possiamo quasi toccare la roccia e la sua vista verticale ci fa quasi venire le vertigini! Alzando lo sguardo spaziamo su un panorama magico che va dalla Croda Rossa d’Ampezzo, al Cristallo, passando per il Sorapiss fino all’Antelao. Chiudiamo il cerchio panoramico adocchiando la vetta che ci attende.
Seguitiamo su un pezzo di sentiero CAI 475, poi deviando tra le secche radure su labili tracce tra zone fangose, marcite paludose e sparute siepi baranciose. La meta è ben visibile e procediamo orientandoci tra tracce poco evidenti di un sentiero difficile da mantenere su questo pianoro erboso. Una volta raggiunta la zona boschiva, ecco che rivediamo i segni rossi su alberi e rocce. Le indicazioni sono chiare, anche se la via è abbastanza obbligata e chiara a prescindere. Dopo un’ultima digressione verso Nord che ci fa perdere un paio di metri di dislivello, ecco che comincia la salita vera e propria alla vetta.
Ci immergiamo nella macchia boscosa che in breve lascia spazio ai pini mughi: uno stretto passaggio tra rocce e baranci regala un suggestivo avanzamento selvaggio. Prestare attenzione ai buchi creati da mughi e rocce che potrebbero mettere in fallo un piede facendovi perdere l’equilibrio. La salita si fa più decisa tra rocce sporgenti ma che non rendono difficile la progressione. Il sole ci illumina mentre raggiungiamo la cresta finale. La nostra ombra si staglia sui pendii che abbiamo appena superato. Davanti a noi un’affilata lama tra rocce e loppe d’erba brune che puntano dritte verso la cima ormai vicina. Ultimi passi tra ghiaino instabile ed ecco la croce di vetta: cima del monte Penna! A 2h e 30m dalla partenza, ecco raggiunto l’obiettivo di giornata.
Siamo all’apice di questa montagna isolata che si erge a cavallo tra lo Zoldo e il Cadore. Ci regala un panorama idilliaco che spazia fino al Friuli Venezia Giulia. Appena raggiunta la vetta si vede per l’appunto il monte Rite, basso e tozzo, con il Sassolungo di Cibiana a difenderlo. Dietro si intravvede il Duranno con la sua siluette inconfondibile. Seguendo la vista in senso antiorario, ritroviamo l’Antelao, da qui si può ammirare tutto il Cadore passando per il Sorapiss, fino ad arrivare all’Ampezzo con il Cristallo, la Croda Rossa d’Ampezzo e le Toscane (Rozes e di Mezzo). Lo sguardo si blocca al ritorno sul protagonista indiscusso del panorama: il Pelmo è in una versione insolita, proprio dritto davanti a noi a formare un vero e proprio trono. È sicuramente da qui che i primi abitanti di queste zone hanno etichettato questa montagna come “Caregon del Padre Eterno”! Finiamo la scorpacciata di cime intravvedendo sullo sfondo la regina Marmolada, tornando più vicini sulla Civetta, la Moiazza, il Castello di Moschesin e il Tamer.
Ci godiamo il fantastico skyline godendoci un meritato riposo accompagnato da un break mangereccio. Mi prendo un po’ di tempo anche per ammirare appieno la linea di salita al monte Pelmo, da sempre il mio sogno alpinistico: la cengia di Ball è chiara davanti ai miei occhi, un azzardo che fa tremare le gambe persino da qui… La salita sul ghiaione con una pendenza apparentemente proibitiva. L’anfiteatro dolomitico che si allarga tra sedimenti scalettati che preannunciano la cresta sommitale e la croce di vetta che non appare dalla posizione in cui stiamo osservando. Un richiamo escursionistico che ammalia e fa brillare gli occhi!
Torniamo sui nostri passi percorrendo la linea di cresta delle Crode de Péna per avere una cornice inedita sulla Civetta. Ripieghiamo poi verso la via utilizzata per la salita e torniamo dapprima nella zona baranciosa, poi nella macchia boschiva, fino a raggiungere nuovamente la radura ai piedi del Pelmo.
Effettuiamo una piccola deviazione e raggiungiamo il rifugio Venezia, una breve tappa d’obbligo visto la vicinanza. Giriamo i tacchi velocemente poichè il tempo, come previsto, si sta guastando e vogliamo tornare alla macchina prima di prendere la pioggia.
Quasi al raggiungimento del parcheggio, la perturbazione ci raggiunge ma il nevischio con palline di neve ghiacciata stile polistirolo, non ci inzuppa e anzi regala un’inedita breve camminata sotto un meteo insolito e caratteristico.
Si conclude così questa bellissima escursione al monte Penna. Consigliata per tutti fino al passo di Rutorto e al vicino rifugio Venezia. Per i più allenati la cima è un obiettivo obbligato per godere di una bellezza di difficile paragone sulle Dolomiti circostanti. Un'avventura che può essere svolta in autunno e primavera e in una mezza giornata visto che il giro completo si effettua in 4h e 30m. Il monte Penna non ha disatteso le aspettative e si iscrive all’albo delle vette di facile accesso e dal panorama da sogno!

Autunno inoltrato, il foliage comincia ormai a scarseggiare e l’aria si carica di profumo di neve. L’avventura di oggi è a cavallo tra Cadore e Zoldo, l’obiettivo è una cima quasi sconosciuta: il monte Penna (o monte Pena).
Assieme a me oggi c’è il compagno Angelo, pronto a condividere questa escursione inedita tra boschi e mughi.
Raggiungiamo l’abitato di Zoppè di Cadore, passando per la Val di Zoldo, e parcheggiamo poco distanti dalla zona de Le Fraìne. Il cielo terso e sgombro di nubi preannuncia una giornata spettacolare.
Partiamo da quota 1536 metri e seguitiamo per la strada asfaltata che costeggia Malga Livan. Siamo di fatto sul sentiero CAI 456 e un cartello ci allarma subito sull’impossibilità di procedere in direzione del rifugio Venezia causa frana. Non avevo sentito notizie di sentieri impraticabili e così, coraggiosamente, decidiamo comunque di avanzare.
Accolti dalla prima vista panoramica sul Re Antelao, contornato da faggi e larici colorati, raggiungiamo in breve Le Fraìne in corrispondenza di un capitello. Qui è presente l’ordinanza completa del sindaco che avvisa l’impraticabilità del sentiero solo in caso di meteo avverso. Vista la giornata quindi, siamo rincuorati e procediamo sollevati in direzione di Malga Rutorto su traccia CAI 493.
Inizia qui una strada sterrata, molto ampia, nel sottobosco all’ombra del Col de la Viza che lasciamo alle spalle. Si sale con una costante timida, comodissima e piacevole pendenza. Superiamo dei Tabià incastonati tra abeti e larici variopinti. Superiamo il tratto che ha determinato la chiusura del sentiero nel caso in cui dovesse esserci pioggia: i lavori sembrano a buon punto e la via sembra essere tornata ad un livello di sicurezza accettabile.
Alla nostra destra possiamo scorgere la meta di giornata, la cima del monte Penna aggrappata alle rocce dolomitiche delle Crode de Péna. A quota 1800 metri circa ecco che, in corrispondenza di un capitello in legno, si staglia davanti a noi la sagoma maestosa del Monte Pelmo: una vista imperiosa, spiazzante e che lascia senza parole. Il caregon del Padre Eterno, tra cenge, guglie, pareti a picco e impervi balzi dolomitici si presenta a noi illuminato dal sole del mattino. Tenue luce che ravviva il rosa della dolomia. Una spolverata di neve, dai 2700 metri, regala una profondità di campo caratteristica. Da qui la traccia CAI diventa il sentiero 471, seguitiamo su mulattiera sterrata in direzione del rifugio Venezia.
Un ultima dolce salita ci porta in corrispondenza del Passo Rutorto da cui possiamo ammirare il vicino rifugio ai piedi del Pelmo. Possiamo quasi toccare la roccia e la sua vista verticale ci fa quasi venire le vertigini! Alzando lo sguardo spaziamo su un panorama magico che va dalla Croda Rossa d’Ampezzo, al Cristallo, passando per il Sorapiss fino all’Antelao. Chiudiamo il cerchio panoramico adocchiando la vetta che ci attende.
Seguitiamo su un pezzo di sentiero CAI 475, poi deviando tra le secche radure su labili tracce tra zone fangose, marcite paludose e sparute siepi baranciose. La meta è ben visibile e procediamo orientandoci tra tracce poco evidenti di un sentiero difficile da mantenere su questo pianoro erboso. Una volta raggiunta la zona boschiva, ecco che rivediamo i segni rossi su alberi e rocce. Le indicazioni sono chiare, anche se la via è abbastanza obbligata e chiara a prescindere. Dopo un’ultima digressione verso Nord che ci fa perdere un paio di metri di dislivello, ecco che comincia la salita vera e propria alla vetta.
Ci immergiamo nella macchia boscosa che in breve lascia spazio ai pini mughi: uno stretto passaggio tra rocce e baranci regala un suggestivo avanzamento selvaggio. Prestare attenzione ai buchi creati da mughi e rocce che potrebbero mettere in fallo un piede facendovi perdere l’equilibrio.



Data

26-10-2025

Distanza

17.29 KM

Tipo escursione

Escursione

Dislivello

745 mt

  • Montagna

    Monte Penna

  • Indirizzo

    Val di Zoldo - Cadore, Veneto

  • Altitudine

    2196.00 m

  • Rifugi

    Rifugio Venezia

  • Informazioni

    Rifugio Venezia

La salita si fa più decisa tra rocce sporgenti ma che non rendono difficile la progressione. Il sole ci illumina mentre raggiungiamo la cresta finale. La nostra ombra si staglia sui pendii che abbiamo appena superato. Davanti a noi un’affilata lama tra rocce e loppe d’erba brune che puntano dritte verso la cima ormai vicina. Ultimi passi tra ghiaino instabile ed ecco la croce di vetta: cima del monte Penna! A 2h e 30m dalla partenza, ecco raggiunto l’obiettivo di giornata.
Siamo all’apice di questa montagna isolata che si erge a cavallo tra lo Zoldo e il Cadore. Ci regala un panorama idilliaco che spazia fino al Friuli Venezia Giulia. Appena raggiunta la vetta si vede per l’appunto il monte Rite, basso e tozzo, con il Sassolungo di Cibiana a difenderlo. Dietro si intravvede il Duranno con la sua siluette inconfondibile. Seguendo la vista in senso antiorario, ritroviamo l’Antelao, da qui si può ammirare tutto il Cadore passando per il Sorapiss, fino ad arrivare all’Ampezzo con il Cristallo, la Croda Rossa d’Ampezzo e le Toscane (Rozes e di Mezzo). Lo sguardo si blocca al ritorno sul protagonista indiscusso del panorama: il Pelmo è in una versione insolita, proprio dritto davanti a noi a formare un vero e proprio trono. È sicuramente da qui che i primi abitanti di queste zone hanno etichettato questa montagna come “Caregon del Padre Eterno”! Finiamo la scorpacciata di cime intravvedendo sullo sfondo la regina Marmolada, tornando più vicini sulla Civetta, la Moiazza, il Castello di Moschesin e il Tamer.
Ci godiamo il fantastico skyline godendoci un meritato riposo accompagnato da un break mangereccio. Mi prendo un po’ di tempo anche per ammirare appieno la linea di salita al monte Pelmo, da sempre il mio sogno alpinistico: la cengia di Ball è chiara davanti ai miei occhi, un azzardo che fa tremare le gambe persino da qui… La salita sul ghiaione con una pendenza apparentemente proibitiva. L’anfiteatro dolomitico che si allarga tra sedimenti scalettati che preannunciano la cresta sommitale e la croce di vetta che non appare dalla posizione in cui stiamo osservando. Un richiamo escursionistico che ammalia e fa brillare gli occhi!
Torniamo sui nostri passi percorrendo la linea di cresta delle Crode de Péna per avere una cornice inedita sulla Civetta. Ripieghiamo poi verso la via utilizzata per la salita e torniamo dapprima nella zona baranciosa, poi nella macchia boschiva, fino a raggiungere nuovamente la radura ai piedi del Pelmo.
Effettuiamo una piccola deviazione e raggiungiamo il rifugio Venezia, una breve tappa d’obbligo visto la vicinanza. Giriamo i tacchi velocemente poichè il tempo, come previsto, si sta guastando e vogliamo tornare alla macchina prima di prendere la pioggia.
Quasi al raggiungimento del parcheggio, la perturbazione ci raggiunge ma il nevischio con palline di neve ghiacciata stile polistirolo, non ci inzuppa e anzi regala un’inedita breve camminata sotto un meteo insolito e caratteristico.
Si conclude così questa bellissima escursione al monte Penna. Consigliata per tutti fino al passo di Rutorto e al vicino rifugio Venezia. Per i più allenati la cima è un obiettivo obbligato per godere di una bellezza di difficile paragone sulle Dolomiti circostanti. Un'avventura che può essere svolta in autunno e primavera e in una mezza giornata visto che il giro completo si effettua in 4h e 30m. Il monte Penna non ha disatteso le aspettative e si iscrive all’albo delle vette di facile accesso e dal panorama da sogno!



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Difficoltà

Escursionisti Esperti - sono intinerari generalmente segnalati ma con qualche difficoltà: il terreno può essere costituito da pendii scivolosi di erba, misti di rocce ed erba, pietraie, lievi pendii innevati o anche singoli passaggi rocciosi di facile arrampicata (uso delle mani in alcuni punti). Pur essendo percorsi che non necessitano di particolare attrezzatura, si possono presentare tratti attrezzati se pur poco impegnativi. Richiedono una discreta conoscenza dell'ambiente alpino, passo sicuro ed assenza di vertigini. La preparazione fisica deve essere adeguata ad una giornata di cammino abbastanza continuo.



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