Rifugio Bosconero: dove l'ospitalità si porta in spalla

Un percorso ad anello in Val di Zoldo dal lago di Pontesei tra la cascata di Zot e il laghetto delle streghe

Dettagli

  • hike_type Tipo escursione

    Escursione

  • hike_difficult Difficoltà

    E

  • hike_distance Distanza

    7.89 KM

  • altitude_min Altitudine MIN

    760.00 mt

  • altitude_drop_positive Dislivello +

    700 mt

  • parking Parcheggio

    Vai a GMaps

  • landscape Paesaggio

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  • historical interest Int. storico

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  • duration Durata

    4h 30m

  • altitude_max Altitudine MAX

    1460.00 mt

  • altitude_drop_negative Dislivello -

    -700 mt

  • hike_type Tipo escursione

    Escursione

  • hike_difficult Difficoltà

    E

  • hike_distance Distanza

    7.89 KM

  • altitude_min Altitudine MIN

    760.00 mt

  • altitude_max Altitudine MAX

    1460.00 mt

  • altitude_drop_positive Dislivello +

    700 mt

  • altitude_drop_negative Dislivello -

    -700 mt

  • duration Durata

    4h 30m

  • landscape Paesaggio

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Stagione

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Sentieri

L’estate sta finendo (e un anno se ne va…), sulle note dei Righeira si svolge questa avventura in Val di Zoldo in una giornata calda e tersa per un estate che non vuole finire tanto facilmente!
I compagni di escursione di oggi sono Tomaso e la new entry Giro! L’obiettivo della giornata è una tranquilla e appagante avventura fino al rifugio Bosconero.
Raggiungiamo l’ampio parcheggio a Pontesei vicino all’omonimo lago. Basta attraversare la strada statale (prestare attenzione alle macchine che arrivano da una curva cieca) e troviamo una chiara tabella indicativa con la scritta “Bosconero” e con una piccola targa che indica se il rifugio è aperto oppure no.
Iniziamo l’ampio sentiero sassoso, seguitando in salita costante e arriviamo in breve ad un bivio. Noi scegliamo la via di destra su traccia CAI 485 verso la zona denominata “Le Susinere”. Ci inoltriamo così nella Val de Bosconero. La via si fa più terrosa, stretta, ma sempre ben visibile e curata. Stiamo costeggiando dall’alto il torrente che si immette nel lago di Pontesei. Di fatto siamo su una cengia erbosa, mai pericolosa, ma comunque caratteristica perchè si percepisce il salto verso la fine della valle.
Superati i 900 metri eccoci dinnanzi ad un passaggio molto particolare con un ponte di legno assicurato a enormi massi, sospeso sul fragoroso torrente che nel corso degli anni continua a scavare e a levigare le rocce che incontro sulla sua strada. Delle bellissime cascate allietano il passaggio sul ponte e regalano il primo panorama da fotografare.
Attraversiamo sul versante sinistro della valle, dove ci aspetta un tratto avvincente. Qui, una scaletta di legno, quasi fatiscente, permette di salire alla parte superiore del sentiero. Per agevolare la salita, ci si può assicurare a una grossa catena lungo la cengia che si forma anche su questo lato della valle. La bellissima via purtroppo dura pochissimo: siamo infatti già sui tornanti che si allontanano rapidamente dal torrente, facendoci guadagnare in fretta quota fino all'ingresso nel bosco.
Ci accoglie una faggeta, tanto da farci sembrare in Cansiglio per quanto ci assomiglia, saliamo fino a oltre 1000 metri arrivando sul cucuzzolo de “le susinere”, (spoiler non abbiamo trovato susine) anche denominato “Pian de le Manze”. Da qui il sentiero piega verso Nord-Est in falsopiano. Il bosco varia con predominanza di abeti fino ad arrivare a quota 1150 metri dove ci imbattiamo nella Casera di Zot. Una costruzione all’apparenza diroccata ma, guardandola bene, si ha la possibilità di bivaccare in una casetta a due piani: il piano terra è adibito a focolare/sala da pranzo. Il primo piano, con ingresso da una finestra che affaccia sul sentiero, è un comodo riparo per la notte.
Da qui comincia il tratto in salita costante, mai faticoso, che permette di guadagnare dislivello molto velocemente. Questo tratto si snoda sempre nel bosco che regala delle terrazze panoramiche sulla Civetta e la Moiazza. Anche le pareti del Sasso di Bosconero cominciano a fare capolino tra la vegetazione. A quota 1425 metri ignoriamo il bivio per Colàz e Croda Bianca, proseguendo invece sull'evidente traccia segnalata da una recente pittura su sasso e da una targa in legno. Il sentiero rimane ora praticamente in quota, attraversando un impluvio secco che ci regala un benvenuto rinfrescante grazie a una piacevole corrente d'aria fresca proveniente dalle alte forcelle.
Raggiungiamo in breve il bivio che ci ricongiunge con il sentiero CAI 490 e la segnaletica CAI ci indica che siamo praticamente arrivati alla meta. Ancora una svolta verso destra ed ecco il pianoro con il rifugio Bosconero che svetta, attorniato da tavoli in legno e ombrelloni bianchi per proteggere dal forte sole della giornata. Il colpo d’occhio è eccezionale: prato verde intenso, una vista sul Sasso di Bosconero impagabile, le pareti dolomitiche dello Sfornioi, le fenditure che identificano le famose forcelle di Ciavazole, la forcella del Matt e quella nascosta della Toanella. Dall’altra parte il panorama incredibile sulla Moiazza e il Civetta, fino ad arrivare allo Spiz de San Piero esattamente davanti a noi. Il rifugio Bosconero è al centro del pianoro, una baita alpina ben curata con fiori colorati ad abbellire sia la struttura che ognuna delle panche adibite al ristoro. Un grande menu all’ingresso ci invita già a scegliere una serie di prelibatezze, tutte rigorosamente fatte in casa. La cosa straordinaria è che siamo immersi nel verde, a circa 1500 metri di altitudine e l’unico modo per rifornire il rifugio è attraverso gli unici due sentieri CAI 485 e 490 (che faremo al ritorno). Il rifugio, infatti, non è servito da alcuna teleferica. Questo significa che ogni singola provvista, dal cibo alle bombole del gas, deve essere trasportata a spalla lungo il sentiero che sale dal Lago di Pontesei. Questa scelta, o forse necessità, ha forgiato il carattere del luogo e di chi lo ha gestito, creando un legame indissolubile tra la fatica della salita e la gioia dell'arrivo. Caratteristiche che abbiamo ritrovato in Denise e Riccardo che ci hanno accolto con una gentilezza e accortezza difficili da trovare a questi livelli.
Una volta scelti i piatti ci siamo imbalsamati gustando e le sfumature di gusto: l’intenso sapore della zuppa d’orzo, passando per i delicati gnocchi di rapa rossa, fino ai piatti forti del pastin alla salvia con polenta e i currywurst con i crauti. Una leccornia dietro l’altra che si è conclusa con una serie di dolci: dalla panna cotta alla consigliatissima torta Bosconero! Non potevano mancare le grapette finali fatte in casa, che abbiamo condiviso piacevolmente con Denise scambiando qualche chiacchiera.
Il sole comincia a calare e, rinfrancati dal pranzo luculliano, riprendiamo il nostro cammino fino al bivio lasciato qualche ora prima. Ora scendiamo per la diretta via CAI 490, direzione Pontesei.
Tornando indietro ci impattiamo in impluvi con ruscelli fatati da sembrare l’Irlanda: una serie di massi muschiati di un verde brillante vengono sommersi da cascatelle fiabesche. Sappiamo che su questo versante della valle ci sono due imperdibili attrazioni che meritano le nostre deviazioni.
A quota 1100 circa, superato un ghiaione franoso, poco dopo essere rientrati nel bosco, si trova una deviazione verso sinistra con chiari segni su alberi che ci porta dritti alla Cascata di Zot. Siamo infatti in corrispondenza della Casera di Zot che ci sovrasta nel versante orografico opposto della valle. Con il sentiero arriviamo sul letto del torrente che si rivela basso e comodo da guadare su facili roccette. Lo risaliamo brevemente e non si può sbagliare dal grande fragore che si sente: ecco la magnifica cascata che con un balzo di diversi metri precipita in un catino turchese a formare un’immagine che merita di essere immortalata. Un altro nome con cui è chiamata questa cascata è la "Fonte dell'Eterna Giovinezza", che accende la fantasia degli escursionisti.
Torniamo sui nostri passi e, invece ti ritornare al sentiero CAI 490, seguiamo delle altre indicazioni chiare verso Ovest che indicano il secondo luogo da visitare: il Laghetto delle Streghe. In breve arriviamo su una radura sassosa con frasche rade dove si intravvede una pozza d’acqua scura: ecco il tetro ma caratteristico laghetto! Si narra che in questo piccolo specchio d'acqua dal colore intenso, si riunissero le "streghe", figure del folklore locale spesso associate a donne sapienti e guaritrici. Avvicinandosi, il colore da scuro passa al verde smeraldo intenso e si nota come il laghetto abbia un’acqua pulitissima, tanto da far vivere diverse pesci di medie dimensioni!
Una volta aggirato il laghetto per goderne di ogni sua sfumatura, torniamo sulla traccia lasciata in precedenza. Salendo in maniera delicata ci ricongiungiamo al sentiero CAI 490 poco prima del bivio con il Pian del Mugón. Continuiamo a scendere nel bosco in modo deciso fino a ricongiungerci al bivio con il sentiero CAI 485 e in breve al parcheggio di Pontesei.
Si conclude così l’escursione ad anello che ci ha visti esplorare il Bosconero, tra luoghi leggendari, sentieri immersi nel verde del bosco e, sopratutto, il fantastico rifugio Bosconero che ci ha rapiti con la sua bellezza e le incredibili delizie! Un ringraziamento è doveroso all’accoglienza e alla maestria di Riccardo e Denise che ci hanno fatto percepire il loro impegno, la voglia di lavorare in sinergia con questi luoghi per offrire dei prodotti di qualità a prezzi più che onesti! Considerando che le provviste devono essere portare in spalla… è un’ulteriore prova di professionalità, amore per la montagna e per coloro che la sanno apprezzare nel modo giusto!
Un’escursione di media difficoltà con 700 metri di dislivello. Consiglio per i meno allenati di effettuare andata e ritorno per il sentiero CAI 490, più battuto e agevole. Un’avventura breve ma che regala sicuramente delle emozioni che, come sempre, solo le Dolomiti sanno dare!

L’estate sta finendo (e un anno se ne va…), sulle note dei Righeira si svolge questa avventura in Val di Zoldo in una giornata calda e tersa per un estate che non vuole finire tanto facilmente!
I compagni di escursione di oggi sono Tomaso e la new entry Giro! L’obiettivo della giornata è una tranquilla e appagante avventura fino al rifugio Bosconero.
Raggiungiamo l’ampio parcheggio a Pontesei vicino all’omonimo lago. Basta attraversare la strada statale (prestare attenzione alle macchine che arrivano da una curva cieca) e troviamo una chiara tabella indicativa con la scritta “Bosconero” e con una piccola targa che indica se il rifugio è aperto oppure no.
Iniziamo l’ampio sentiero sassoso, seguitando in salita costante e arriviamo in breve ad un bivio. Noi scegliamo la via di destra su traccia CAI 485 verso la zona denominata “Le Susinere”. Ci inoltriamo così nella Val de Bosconero. La via si fa più terrosa, stretta, ma sempre ben visibile e curata. Stiamo costeggiando dall’alto il torrente che si immette nel lago di Pontesei. Di fatto siamo su una cengia erbosa, mai pericolosa, ma comunque caratteristica perchè si percepisce il salto verso la fine della valle.
Superati i 900 metri eccoci dinnanzi ad un passaggio molto particolare con un ponte di legno assicurato a enormi massi, sospeso sul fragoroso torrente che nel corso degli anni continua a scavare e a levigare le rocce che incontro sulla sua strada. Delle bellissime cascate allietano il passaggio sul ponte e regalano il primo panorama da fotografare.
Attraversiamo sul versante sinistro della valle, dove ci aspetta un tratto avvincente. Qui, una scaletta di legno, quasi fatiscente, permette di salire alla parte superiore del sentiero. Per agevolare la salita, ci si può assicurare a una grossa catena lungo la cengia che si forma anche su questo lato della valle. La bellissima via purtroppo dura pochissimo: siamo infatti già sui tornanti che si allontanano rapidamente dal torrente, facendoci guadagnare in fretta quota fino all'ingresso nel bosco.
Ci accoglie una faggeta, tanto da farci sembrare in Cansiglio per quanto ci assomiglia, saliamo fino a oltre 1000 metri arrivando sul cucuzzolo de “le susinere”, (spoiler non abbiamo trovato susine) anche denominato “Pian de le Manze”. Da qui il sentiero piega verso Nord-Est in falsopiano. Il bosco varia con predominanza di abeti fino ad arrivare a quota 1150 metri dove ci imbattiamo nella Casera di Zot. Una costruzione all’apparenza diroccata ma, guardandola bene, si ha la possibilità di bivaccare in una casetta a due piani: il piano terra è adibito a focolare/sala da pranzo. Il primo piano, con ingresso da una finestra che affaccia sul sentiero, è un comodo riparo per la notte.
Da qui comincia il tratto in salita costante, mai faticoso, che permette di guadagnare dislivello molto velocemente. Questo tratto si snoda sempre nel bosco che regala delle terrazze panoramiche sulla Civetta e la Moiazza. Anche le pareti del Sasso di Bosconero cominciano a fare capolino tra la vegetazione. A quota 1425 metri ignoriamo il bivio per Colàz e Croda Bianca, proseguendo invece sull'evidente traccia segnalata da una recente pittura su sasso e da una targa in legno. Il sentiero rimane ora praticamente in quota, attraversando un impluvio secco che ci regala un benvenuto rinfrescante grazie a una piacevole corrente d'aria fresca proveniente dalle alte forcelle.
Raggiungiamo in breve il bivio che ci ricongiunge con il sentiero CAI 490 e la segnaletica CAI ci indica che siamo praticamente arrivati alla meta. Ancora una svolta verso destra ed ecco il pianoro con il rifugio Bosconero che svetta, attorniato da tavoli in legno e ombrelloni bianchi per proteggere dal forte sole della giornata. Il colpo d’occhio è eccezionale: prato verde intenso, una vista sul Sasso di Bosconero impagabile, le pareti dolomitiche dello Sfornioi, le fenditure che identificano le famose forcelle di Ciavazole, la forcella del Matt e quella nascosta della Toanella. Dall’altra parte il panorama incredibile sulla Moiazza e il Civetta, fino ad arrivare allo Spiz de San Piero esattamente davanti a noi.



Data

20-09-2025

Distanza

7.89 KM

Tipo escursione

Escursione

Dislivello

700 mt

  • Montagna

    Sasso di Bosconero

  • Indirizzo

    Val di Zoldo, Veneto

  • Altitudine

    1460.00 m

  • Rifugi

    Rifugio Bosconero

  • Informazioni

    Rifugio Bosconero

Il rifugio Bosconero è al centro del pianoro, una baita alpina ben curata con fiori colorati ad abbellire sia la struttura che ognuna delle panche adibite al ristoro. Un grande menu all’ingresso ci invita già a scegliere una serie di prelibatezze, tutte rigorosamente fatte in casa. La cosa straordinaria è che siamo immersi nel verde, a circa 1500 metri di altitudine e l’unico modo per rifornire il rifugio è attraverso gli unici due sentieri CAI 485 e 490 (che faremo al ritorno). Il rifugio, infatti, non è servito da alcuna teleferica. Questo significa che ogni singola provvista, dal cibo alle bombole del gas, deve essere trasportata a spalla lungo il sentiero che sale dal Lago di Pontesei. Questa scelta, o forse necessità, ha forgiato il carattere del luogo e di chi lo ha gestito, creando un legame indissolubile tra la fatica della salita e la gioia dell'arrivo. Caratteristiche che abbiamo ritrovato in Denise e Riccardo che ci hanno accolto con una gentilezza e accortezza difficili da trovare a questi livelli.
Una volta scelti i piatti ci siamo imbalsamati gustando e le sfumature di gusto: l’intenso sapore della zuppa d’orzo, passando per i delicati gnocchi di rapa rossa, fino ai piatti forti del pastin alla salvia con polenta e i currywurst con i crauti. Una leccornia dietro l’altra che si è conclusa con una serie di dolci: dalla panna cotta alla consigliatissima torta Bosconero! Non potevano mancare le grapette finali fatte in casa, che abbiamo condiviso piacevolmente con Denise scambiando qualche chiacchiera.
Il sole comincia a calare e, rinfrancati dal pranzo luculliano, riprendiamo il nostro cammino fino al bivio lasciato qualche ora prima. Ora scendiamo per la diretta via CAI 490, direzione Pontesei.
Tornando indietro ci impattiamo in impluvi con ruscelli fatati da sembrare l’Irlanda: una serie di massi muschiati di un verde brillante vengono sommersi da cascatelle fiabesche. Sappiamo che su questo versante della valle ci sono due imperdibili attrazioni che meritano le nostre deviazioni.
A quota 1100 circa, superato un ghiaione franoso, poco dopo essere rientrati nel bosco, si trova una deviazione verso sinistra con chiari segni su alberi che ci porta dritti alla Cascata di Zot. Siamo infatti in corrispondenza della Casera di Zot che ci sovrasta nel versante orografico opposto della valle. Con il sentiero arriviamo sul letto del torrente che si rivela basso e comodo da guadare su facili roccette. Lo risaliamo brevemente e non si può sbagliare dal grande fragore che si sente: ecco la magnifica cascata che con un balzo di diversi metri precipita in un catino turchese a formare un’immagine che merita di essere immortalata. Un altro nome con cui è chiamata questa cascata è la "Fonte dell'Eterna Giovinezza", che accende la fantasia degli escursionisti.
Torniamo sui nostri passi e, invece ti ritornare al sentiero CAI 490, seguiamo delle altre indicazioni chiare verso Ovest che indicano il secondo luogo da visitare: il Laghetto delle Streghe. In breve arriviamo su una radura sassosa con frasche rade dove si intravvede una pozza d’acqua scura: ecco il tetro ma caratteristico laghetto! Si narra che in questo piccolo specchio d'acqua dal colore intenso, si riunissero le "streghe", figure del folklore locale spesso associate a donne sapienti e guaritrici. Avvicinandosi, il colore da scuro passa al verde smeraldo intenso e si nota come il laghetto abbia un’acqua pulitissima, tanto da far vivere diverse pesci di medie dimensioni!
Una volta aggirato il laghetto per goderne di ogni sua sfumatura, torniamo sulla traccia lasciata in precedenza. Salendo in maniera delicata ci ricongiungiamo al sentiero CAI 490 poco prima del bivio con il Pian del Mugón. Continuiamo a scendere nel bosco in modo deciso fino a ricongiungerci al bivio con il sentiero CAI 485 e in breve al parcheggio di Pontesei.
Si conclude così l’escursione ad anello che ci ha visti esplorare il Bosconero, tra luoghi leggendari, sentieri immersi nel verde del bosco e, sopratutto, il fantastico rifugio Bosconero che ci ha rapiti con la sua bellezza e le incredibili delizie! Un ringraziamento è doveroso all’accoglienza e alla maestria di Riccardo e Denise che ci hanno fatto percepire il loro impegno, la voglia di lavorare in sinergia con questi luoghi per offrire dei prodotti di qualità a prezzi più che onesti! Considerando che le provviste devono essere portare in spalla… è un’ulteriore prova di professionalità, amore per la montagna e per coloro che la sanno apprezzare nel modo giusto!
Un’escursione di media difficoltà con 700 metri di dislivello. Consiglio per i meno allenati di effettuare andata e ritorno per il sentiero CAI 490, più battuto e agevole. Un’avventura breve ma che regala sicuramente delle emozioni che, come sempre, solo le Dolomiti sanno dare!



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Difficoltà

Escursionisti - Itinerari su sentieri od evidenti tracce in terreno di vario genere (pascoli, detriti, pietraie...). Sono generalmente segnalati con vernice od ometti (pietre impilate a forma piramidale che permettono di individuare il percorso anche da lontano). Possono svolgersi anche in ambienti innevati ma solo lievemente inclinati. Richiedono attrezzatura ed una sufficiente capacità di orientamento, allenamento alla camminata anche per qualche ora.



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