Dettagli
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Tipo escursioneEscursione
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DifficoltàE
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Distanza8.25 KM
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Altitudine MIN1055.00 mt
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Dislivello +600 mt
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Parcheggio
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Paesaggio





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Int. storico





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Durata3h 30m
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Altitudine MAX1655.00 mt
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Dislivello --600 mt
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Tipo escursioneEscursione
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DifficoltàE
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Distanza8.25 KM
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Altitudine MIN1055.00 mt
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Altitudine MAX1655.00 mt
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Dislivello +600 mt
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Dislivello --600 mt
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Durata3h 30m
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Paesaggio





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Int. storico





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Parcheggio
Ospiti dell'amico di tante avventure Tomaso, e oggi in compagnia anche di Guido, partiamo per un'esplorazione tra luoghi per noi nuovi e sicuramente distanti dai miei standard abituali.
L’obiettivo è il Rifugio Pian Cavallone, situato sull’omonimo pianoro al cospetto del Monte Todano (conosciuto anche come i Balmitt). Raggiungiamo l'abitato di Caprezzo percorrendo strade strette, dove troviamo un'unica osteria, tanto caratteristica da essere stata menzionata persino nel numero 4415 de “La Settimana Enigmistica” del novembre 2016.
Parcheggiamo nell’ampio spiazzo della Cappella di Porta, attrezzato anche con un piccolo punto picnic. Da qui intraprendiamo il sentiero R05, con chiara indicazione CAI verso il rifugio.
Il percorso si presenta inizialmente come un'ampia via terrosa, con evidenti tracce di mezzi usati per la manutenzione del bosco in cui ci stiamo addentrando. La salita è decisa fin da subito, fino a circa 1150 metri di quota, dove la carrabile termina. Un'indicazione su un albero ci guida verso il vero e proprio sentiero, che si snoda tra faggi e abeti nell’umido sottobosco.
Siamo nel Parco Nazionale della Val Grande, l'area selvaggia più estesa delle Alpi, un territorio privo di insediamenti umani permanenti. Il Parco custodisce tesori storici, come le incisioni rupestri e i reperti delle necropoli di Malesco e Miazzina. Lungo la salita, diverse postazioni didattiche in legno ci offrono preziose nozioni su flora, fauna e storia locale. È grazie a una di queste che riusciamo a identificare un uccellino particolare avvistato lungo il cammino: un bellissimo esemplare di rampichino!
Proseguiamo su una traccia amena e mai troppo faticosa. Il bosco ci protegge dal sole ma, al contempo, ci avvolge in un'umidità persistente, habitat perfetto per i funghi. L'ambiente è palesemente vocato alla loro ricerca, e infatti incontriamo alcuni cercatori locali. Un consiglio: chiarite subito che siete semplici escursionisti, eviterete sguardi guardinghi che vi seguiranno per centinaia di metri!
Poco prima dei 1450 metri, la pendenza si attenua. La luce filtra tra gli ultimi alberi e, in breve, siamo fuori dal polmone verde. Qui, vi invito a voltarvi verso Sud-Est per ammirare la splendida vista sul Lago Maggiore: uno specchio d’acqua che riflette il blu del cielo, incorniciato da pendii rigogliosi. Un ruscello che porta acqua al rifugio preannuncia l'ultima breve salita scalinata che, in pochi minuti, ci conduce al Rifugio Pian Cavallone, a 1536 metri di quota.
Dalla Cappella di Porta abbiamo coperto circa 450 metri di dislivello in un'ora e un quarto di cammino tranquillo. Non ci fermiamo e proseguiamo verso la Croce del Pian Cavallone, attraversando lo splendido pianoro che si estende davanti a noi. Questo terrazzo naturale, incastonato tra la Val Grande e la Valle Intrasca, è un luogo intriso di storia, leggende e del sudore degli alpigiani e dei primi esploratori.
Il capitolo più drammatico della storia di Pian Cavallone si scrisse durante la Seconda Guerra Mondiale. Per la sua posizione strategica, l'area divenne uno dei primi e più importanti nuclei della Resistenza partigiana nel Verbano. Fin dall'autunno del 1943, qui si formò una delle prime bande, e l'ex Albergo del Pian Cavallone divenne un rifugio e un ospedale da campo per i partigiani della divisione "Valgrande Martire".
Giunti alla Cappella del Pian Cavallone, notiamo ancora i segni di quel periodo. Da qui, scorgiamo una croce in alto e, pensando sia la nostra meta, iniziamo a salire seguendo una traccia ripida tra erba e terra. Controllando la mappa, ci accorgiamo che stiamo salendo verso la cima del Monte Todano - i Balmitt (1655 m). In breve, la raggiungiamo, conquistando così la prima vetta di giornata!
Nel frattempo, nuvole basse hanno avvolto il pianoro, precludendoci il panorama da sogno sul lago. Soddisfatti comunque della cima, scendiamo rapidamente e, mai domi, ci dirigiamo ora verso la vera Croce del Pian Cavallone, a Ovest della cappella. Il sentiero prosegue quasi in piano, attraversando prati che ricordano i "Campi Elisi" del film "Il Gladiatore". Al termine di questo campo dorato, appare finalmente la croce metallica.
Torniamo sui nostri passi, questa volta diretti al rifugio per placare una fame sempre più insistente. Ad accoglierci c'è Luca, il gestore, che con gentilezza e cordialità ci fa accomodare all'aperto, illustrandoci le prelibatezze fatte in casa del menu. Divoriamo tutto così in fretta da ordinare anche un tagliere di affettati e formaggi locali. Menzione d'onore per un formaggio di pecora a dir poco paradisiaco: "I Vec" o "Pasturello", tipico della Valsassina, valle natia di Luca.
Mentre ci godiamo il cibo, il fresco e il silenzio, vale la pena ricordare un po' di storia del rifugio. La sezione Verbano del CAI, fondata nel 1874, individuò questo luogo come ideale per un punto d'appoggio. Dopo l'acquisizione del terreno al prezzo simbolico di un centesimo al metro quadrato, il rifugio fu inaugurato il 29 luglio 1883, uno dei primi esempi di rifugio alpino nella regione.
Tornando a noi, dopo aver gustato anche un'ottima birra artigianale, entriamo nel rifugio dove Luca ci offre il digestivo perfetto: una grappa fatta con le pigne del larice che ci ha regalato ombra durante il pranzo!
Salutiamo e ringraziamo Luca per la fantastica ospitalità e riprendiamo il sentiero R05. Le nuvole, finalmente, iniziano a diradarsi, regalandoci scorci magnifici sul Lago Maggiore prima di rientrare nel bosco.
Come ogni luogo di montagna che si rispetti, anche Pian Cavallone ha la sua leggenda. Si narra di una bellissima pastorella bionda di cui si invaghì il rude pastore Martinas. Respinto, in un impeto di rabbia, lui la uccise. Fuggì in sella al suo cavallo bianco, ma l'animale inciampò, trascinandolo in un burrone. Da allora, si dice che nelle notti di Ferragosto, un cavaliere senza testa appaia su un cavallo bianco, condannato a vagare in eterno.
Persi in questi racconti, arriviamo quasi al parcheggio senza accorgercene. E proprio lì, a bordo sentiero, notiamo un grosso porcino... ma facciamo finta di niente, per non scatenare le ire dei fungaioli che forse ci stanno ancora osservando tra le fronde!
Si conclude così questa insolita avventura, in una zona per me nuova ma capace di regalare le emozioni della montagna più autentica: natura, storia e sapori. Un'escursione adatta a tutti, dove la fatica è ampiamente ripagata dall'eccezionale ospitalità del Rifugio Pian Cavallone.
Questa avventura si svolge in montagna, ma lontano dalle mie solite mete dolomitiche. Siamo in Piemonte, più precisamente nella provincia di Verbania, sul versante orientale della regione che si affaccia sul Lago Maggiore.
Ospiti dell'amico di tante avventure Tomaso, e oggi in compagnia anche di Guido, partiamo per un'esplorazione tra luoghi per noi nuovi e sicuramente distanti dai miei standard abituali.
L’obiettivo è il Rifugio Pian Cavallone, situato sull’omonimo pianoro al cospetto del Monte Todano (conosciuto anche come i Balmitt). Raggiungiamo l'abitato di Caprezzo percorrendo strade strette, dove troviamo un'unica osteria, tanto caratteristica da essere stata menzionata persino nel numero 4415 de “La Settimana Enigmistica” del novembre 2016.
Parcheggiamo nell’ampio spiazzo della Cappella di Porta, attrezzato anche con un piccolo punto picnic. Da qui intraprendiamo il sentiero R05, con chiara indicazione CAI verso il rifugio.
Il percorso si presenta inizialmente come un'ampia via terrosa, con evidenti tracce di mezzi usati per la manutenzione del bosco in cui ci stiamo addentrando. La salita è decisa fin da subito, fino a circa 1150 metri di quota, dove la carrabile termina. Un'indicazione su un albero ci guida verso il vero e proprio sentiero, che si snoda tra faggi e abeti nell’umido sottobosco.
Siamo nel Parco Nazionale della Val Grande, l'area selvaggia più estesa delle Alpi, un territorio privo di insediamenti umani permanenti. Il Parco custodisce tesori storici, come le incisioni rupestri e i reperti delle necropoli di Malesco e Miazzina. Lungo la salita, diverse postazioni didattiche in legno ci offrono preziose nozioni su flora, fauna e storia locale. È grazie a una di queste che riusciamo a identificare un uccellino particolare avvistato lungo il cammino: un bellissimo esemplare di rampichino!
Proseguiamo su una traccia amena e mai troppo faticosa. Il bosco ci protegge dal sole ma, al contempo, ci avvolge in un'umidità persistente, habitat perfetto per i funghi. L'ambiente è palesemente vocato alla loro ricerca, e infatti incontriamo alcuni cercatori locali. Un consiglio: chiarite subito che siete semplici escursionisti, eviterete sguardi guardinghi che vi seguiranno per centinaia di metri!
Poco prima dei 1450 metri, la pendenza si attenua. La luce filtra tra gli ultimi alberi e, in breve, siamo fuori dal polmone verde. Qui, vi invito a voltarvi verso Sud-Est per ammirare la splendida vista sul Lago Maggiore: uno specchio d’acqua che riflette il blu del cielo, incorniciato da pendii rigogliosi. Un ruscello che porta acqua al rifugio preannuncia l'ultima breve salita scalinata che, in pochi minuti, ci conduce al Rifugio Pian Cavallone, a 1536 metri di quota.
Dalla Cappella di Porta abbiamo coperto circa 450 metri di dislivello in un'ora e un quarto di cammino tranquillo. Non ci fermiamo e proseguiamo verso la Croce del Pian Cavallone, attraversando lo splendido pianoro che si estende davanti a noi. Questo terrazzo naturale, incastonato tra la Val Grande e la Valle Intrasca, è un luogo intriso di storia, leggende e del sudore degli alpigiani e dei primi esploratori.
Il capitolo più drammatico della storia di Pian Cavallone si scrisse durante la Seconda Guerra Mondiale. Per la sua posizione strategica, l'area divenne uno dei primi e più importanti nuclei della Resistenza partigiana nel Verbano. Fin dall'autunno del 1943, qui si formò una delle prime bande, e l'ex Albergo del Pian Cavallone divenne un rifugio e un ospedale da campo per i partigiani della divisione "Valgrande Martire".
Data
11-09-2025
Distanza
8.25 KM
Tipo escursione
Escursione
Dislivello
600 mt
- Montagna
Monte Todano
- Indirizzo
Intragna, Verbania, Piemonte
- Altitudine
1655.00 m
- Rifugi
Rifugio Pian Cavallone
- Informazioni
Giunti alla Cappella del Pian Cavallone, notiamo ancora i segni di quel periodo. Da qui, scorgiamo una croce in alto e, pensando sia la nostra meta, iniziamo a salire seguendo una traccia ripida tra erba e terra. Controllando la mappa, ci accorgiamo che stiamo salendo verso la cima del Monte Todano - i Balmitt (1655 m). In breve, la raggiungiamo, conquistando così la prima vetta di giornata!
Nel frattempo, nuvole basse hanno avvolto il pianoro, precludendoci il panorama da sogno sul lago. Soddisfatti comunque della cima, scendiamo rapidamente e, mai domi, ci dirigiamo ora verso la vera Croce del Pian Cavallone, a Ovest della cappella. Il sentiero prosegue quasi in piano, attraversando prati che ricordano i "Campi Elisi" del film "Il Gladiatore". Al termine di questo campo dorato, appare finalmente la croce metallica.
Torniamo sui nostri passi, questa volta diretti al rifugio per placare una fame sempre più insistente. Ad accoglierci c'è Luca, il gestore, che con gentilezza e cordialità ci fa accomodare all'aperto, illustrandoci le prelibatezze fatte in casa del menu. Divoriamo tutto così in fretta da ordinare anche un tagliere di affettati e formaggi locali. Menzione d'onore per un formaggio di pecora a dir poco paradisiaco: "I Vec" o "Pasturello", tipico della Valsassina, valle natia di Luca.
Mentre ci godiamo il cibo, il fresco e il silenzio, vale la pena ricordare un po' di storia del rifugio. La sezione Verbano del CAI, fondata nel 1874, individuò questo luogo come ideale per un punto d'appoggio. Dopo l'acquisizione del terreno al prezzo simbolico di un centesimo al metro quadrato, il rifugio fu inaugurato il 29 luglio 1883, uno dei primi esempi di rifugio alpino nella regione.
Tornando a noi, dopo aver gustato anche un'ottima birra artigianale, entriamo nel rifugio dove Luca ci offre il digestivo perfetto: una grappa fatta con le pigne del larice che ci ha regalato ombra durante il pranzo!
Salutiamo e ringraziamo Luca per la fantastica ospitalità e riprendiamo il sentiero R05. Le nuvole, finalmente, iniziano a diradarsi, regalandoci scorci magnifici sul Lago Maggiore prima di rientrare nel bosco.
Come ogni luogo di montagna che si rispetti, anche Pian Cavallone ha la sua leggenda. Si narra di una bellissima pastorella bionda di cui si invaghì il rude pastore Martinas. Respinto, in un impeto di rabbia, lui la uccise. Fuggì in sella al suo cavallo bianco, ma l'animale inciampò, trascinandolo in un burrone. Da allora, si dice che nelle notti di Ferragosto, un cavaliere senza testa appaia su un cavallo bianco, condannato a vagare in eterno.
Persi in questi racconti, arriviamo quasi al parcheggio senza accorgercene. E proprio lì, a bordo sentiero, notiamo un grosso porcino... ma facciamo finta di niente, per non scatenare le ire dei fungaioli che forse ci stanno ancora osservando tra le fronde!
Si conclude così questa insolita avventura, in una zona per me nuova ma capace di regalare le emozioni della montagna più autentica: natura, storia e sapori. Un'escursione adatta a tutti, dove la fatica è ampiamente ripagata dall'eccezionale ospitalità del Rifugio Pian Cavallone.
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DifficoltàEscursionisti - Itinerari su sentieri od evidenti tracce in terreno di vario genere (pascoli, detriti, pietraie...). Sono generalmente segnalati con vernice od ometti (pietre impilate a forma piramidale che permettono di individuare il percorso anche da lontano). Possono svolgersi anche in ambienti innevati ma solo lievemente inclinati. Richiedono attrezzatura ed una sufficiente capacità di orientamento, allenamento alla camminata anche per qualche ora. |