Ferrata La Rota - Caprioli: avventura verticale

Un itinerario adrenalinico nel cuore delle Dolomiti, tra passaggi tecnici e panorami mozzafiato

Dettagli

  • hike_type Tipo escursione

    Ferrata

  • hike_difficult Difficoltà

    EEA

  • hike_distance Distanza

    8.50 KM

  • altitude_min Altitudine MIN

    1128.00 mt

  • altitude_drop_positive Dislivello +

    700 mt

  • parking Parcheggio

    Vai a GMaps

  • landscape Paesaggio

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  • historical interest Int. storico

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  • duration Durata

    5h

  • altitude_max Altitudine MAX

    1828.00 mt

  • altitude_drop_negative Dislivello -

    -700 mt

  • hike_type Tipo escursione

    Ferrata

  • hike_difficult Difficoltà

    EEA

  • hike_distance Distanza

    8.50 KM

  • altitude_min Altitudine MIN

    1128.00 mt

  • altitude_max Altitudine MAX

    1828.00 mt

  • altitude_drop_positive Dislivello +

    700 mt

  • altitude_drop_negative Dislivello -

    -700 mt

  • duration Durata

    5h

  • landscape Paesaggio

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  • parking Parcheggio

    Vai a GMaps

Stagione

GEN
FEB
MAR
APR
MAG
GIU
LUG
AGO
SET
OTT
NOV
DIC

Sentieri

Metà giugno, il tempo è stabile da diversi giorni e a San Vito di Cadore non piove praticamente da una settimana. È il momento ideale per affrontare la nuova ferrata Caprioli, o per completezza La Rota - Caprioli!
Assieme all'amico Enrico ci svegliamo prestissimo e alle 9 raggiungiamo la Baita Sun Bar, non prima di aver gustato un ottimo caffè al bellissimo e inaspettato hotel Il Cardo, lì vicino.
La giornata è già rovente, il sole ci comincia a sciogliere anche mentre ci prepariamo di tutto punto per la partenza. Non siamo i soli ad aver fatto lo stesso ragionamento: infatti, un folto gruppo di altri escursionisti si sta radunando per raggiungere questa nuova ferrata.
Lasciamo l'auto parcheggiata e ci inoltriamo sulla sinistra, guadagnando una vegetazione che invano riesce a proteggerci dalla calura. Siamo sulla traccia CAI 228, lo stesso sentiero che porta al rifugio Scotter Palatini e che costeggia le invernali piste da sci di San Vito. La traccia è sterrata, bella ampia. Attraversiamo il Ru Seco e continuiamo a procedere nel bosco di Sora Costa.
Raggiungiamo un bivio in cui sono presenti indicazioni per il rifugio San Marco, con la freccia verso destra. A sinistra, invece, l’indicazione "Rota" segnala la nostra via da seguire verso la ferrata.
Da qui il percorso diventa bello irto, con una salita decisa che non dà tregua fino a raggiungere uno spazio più aperto, dove si ha una vista eccezionale sul Pelmo e le Tofane da una parte, e sul Re Antelao dall’altra. Oggi la giornata è così bella che queste vette sembrano essere disegnate su un cartoncino colorato di azzurro.
Qui è possibile notare i cartelli che segnalano il corretto percorso per la ferrata: un simpatico logo che raffigura la testa di un capriolo. In breve raggiungiamo le prime rocce e il cartello che identifica la ferrata La Rota - Caprioli. Ci riposiamo qualche minuto, preparandoci all’avventura: imbracatura, kit da ferrata, guantini, casco... e siamo pronti per partire!
La ferrata La Rota - Caprioli, come indicato dalla guida alpina di Cortina d’Ampezzo Enrico Maioni nel suo blog, prende il nome dall’Associazione Sportiva Caprioli San Vito, che promuove l’attività sportiva, giovanile e non solo, sin dal dopoguerra. Nata dall’iniziativa di un gruppo di giovani di San Vito, l’associazione è cresciuta con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo dell’intera comunità. Inizialmente, le attività principali erano lo sci e l’arrampicata su roccia, per poi espandersi gradualmente a tutti gli sport praticabili in montagna.
Preparati di tutto punto, dobbiamo seguire un sottile sentiero che verso sinistra ci fa perdere un po’ di quota, per poi risalire dove c’è l’attacco effettivo della ferrata, a quota 1470 metri.
Lasciamo procedere un folto gruppo di escursionisti prima di noi, così da non avere l’ansia di avere gente alle calcagna. Agganciamo i due moschettoni al primo fittone... e si inizia!
A una prima occhiata, la parte iniziale risulta subito abbastanza impegnativa, non tanto per la verticalità, quanto per la roccia instabile, friabile, che costringe al costante attaccamento al cavo metallico per evitare di far cadere sassi alle persone che stanno dietro. Ed è proprio quello che succede a noi: la colonna che ci precede vede diverse persone inesperte che, per paura, si appendono e sradicano notevoli pezzi di roccia che inevitabilmente ci sfiorano, e altri che picchiettano sui nostri caschi. Anche io, da una semplice presa, mi ritrovo con un bel pezzo di roccia in mano e lo riconficco nella terra per evitare che cada in testa ad Enrico, sotto di me. La via si sviluppa in direzione Nord, Nord-Ovest, aggirando dei balzi rocciosi che ci lasciano sospesi nel vuoto per qualche metro prima di rientrare e procedere su placche più appoggiate. Gli appoggi per i piedi sono quasi sempre ben visibili, ma anche questi – visto che la ferrata è davvero recente – mantengono del pietrisco instabile che inevitabilmente può staccarsi. Seguitiamo a salire ben saldi al cavo metallico, che garantisce la nostra stabilità e sicurezza. Si alternano punti in cui dobbiamo issarci in verticale ad altri quasi orizzontali, fino a raggiungere un terrapieno, un balcone naturale che ci permette di rifiatare e goderci un panorama mozzafiato. Davanti a noi, la verticalità della roccia che ci attende, ma alle nostre spalle la vallata cadorina con San Vito di Cadore in tutto il suo splendore e il maestoso Pelmo a guardia. Il Caregon del Padre Eterno svetta solitario come un trono che aspetta il Creatore in un paesaggio idilliaco e un meteo che ne valorizza ancor di più la spettacolarità. Continuando con lo sguardo verso destra si notano il Becco di Mezzodì con la Croda da Lago e, più distante, la mitica Tofana di Rozes. Dalla parte opposta a San Vito, sulla sinistra, si staglia il mitico monte Antelao con le sue pendici piramidali innevate. Un panorama che ci fa ritrovare le forze per la seconda parte della ferrata.
Questa prima parte della ferrata potrebbe rivelarsi infida con un terreno scivoloso. Seguitiamo in un tratto che scende leggermente e ci fa perdere un po’ di dislivello, incuneandoci in un anfratto roccioso che costeggia un ghiaione. In breve si risale, e da qui lo stile della ferrata cambia: rocce più levigate sono la base di questa sezione. Non ci sono più zolle erbose ma solo nuda roccia, che si alterna a staffe e fittoni che aiutano a superare i punti più critici. Sebbene questa parte della via venga indicata come la più difficile, personalmente l’ho trovata allo stesso livello della parte iniziale. Certo, ci sono un paio di punti verticali dove è necessario issarsi e avere una buona potenza di braccia per progredire, ma la sicurezza degli appoggi è notevolmente superiore rispetto a quanto trovato all’inizio. E oggi la giornata è perfetta e senza umidità!
Un tratto aereo si sviluppa orizzontalmente, con diverse staffe per garantire il corretto appoggio dei piedi. Questo preannuncia una nuova sezione verticale (la più tecnica) che porta al camino finale. Qui è d’obbligo dare uno sguardo alle spalle per godere del panorama, impreziosito immensamente dal punto in cui ci troviamo, avvolti dalle rocce dolomitiche che stiamo superando.
In breve sbuchiamo su un bellissimo terrazzo panoramico verdeggiante, il Pra de Mason, a quota 1750 metri. La ferrata termina proprio qui: il panorama ora è da godere senza indugi e senza pensieri di nuove difficoltà. Ci liberiamo dagli imbraghi e dagli strumenti che ci hanno permesso questa ferrata in sicurezza e ci avviamo in direzione Est, su traccia CAI 225, alla volta del rifugio San Marco.
Dopo aver superato una deviazione obbligata che costringe a perdere un po’ di quota, per poi risalire evitando così un tratto recentemente franato, in meno di mezz’ora raggiungiamo il rifugio. L’apertura stagionale è prevista per domani, domenica, ma i gestori gentilissimi ci permettono di acquistare un paio di Coca-Cola che ristorano la nostra arsura.
Lasciamo il rifugio e intraprendiamo il sentiero 228 in direzione del rifugio Scotter. Qui una nuvola alla Fantozzi ci rinfresca per qualche minuto (troppo poco per combattere il caldo di oggi!). In circa un’ora ritorniamo alla macchina alla Baita Sun Bar, concludendo il giro ad anello.
Un’avventura eccezionale, una ferrata che consiglio a tutti. La ferrata La Rota - Caprioli è etichettata di media difficoltà, ma non deve essere assolutamente sottovalutata: la possibilità di trovare dell’umido potrebbe farne aumentare la classificazione. La presenza di sezioni verticali su roccia liscia obbliga a una preparazione fisica non banale. Concludo dicendo che la nuova via ferrata Caprioli a San Vito di Cadore si presenta come un’opportunità imperdibile per gli appassionati di montagna ben allenati. Unisce passaggi tecnici e spettacolari scorci panoramici in un percorso che promette emozioni forti e viste mozzafiato. Inserita nel cuore delle Dolomiti, rappresenta un’aggiunta di grande valore per chi cerca esperienze autentiche e coinvolgenti in alta quota!

Metà giugno, il tempo è stabile da diversi giorni e a San Vito di Cadore non piove praticamente da una settimana. È il momento ideale per affrontare la nuova ferrata Caprioli, o per completezza La Rota - Caprioli!
Assieme all'amico Enrico ci svegliamo prestissimo e alle 9 raggiungiamo la Baita Sun Bar, non prima di aver gustato un ottimo caffè al bellissimo e inaspettato hotel Il Cardo, lì vicino.
La giornata è già rovente, il sole ci comincia a sciogliere anche mentre ci prepariamo di tutto punto per la partenza. Non siamo i soli ad aver fatto lo stesso ragionamento: infatti, un folto gruppo di altri escursionisti si sta radunando per raggiungere questa nuova ferrata.
Lasciamo l'auto parcheggiata e ci inoltriamo sulla sinistra, guadagnando una vegetazione che invano riesce a proteggerci dalla calura. Siamo sulla traccia CAI 228, lo stesso sentiero che porta al rifugio Scotter Palatini e che costeggia le invernali piste da sci di San Vito. La traccia è sterrata, bella ampia. Attraversiamo il Ru Seco e continuiamo a procedere nel bosco di Sora Costa.
Raggiungiamo un bivio in cui sono presenti indicazioni per il rifugio San Marco, con la freccia verso destra. A sinistra, invece, l’indicazione "Rota" segnala la nostra via da seguire verso la ferrata.
Da qui il percorso diventa bello irto, con una salita decisa che non dà tregua fino a raggiungere uno spazio più aperto, dove si ha una vista eccezionale sul Pelmo e le Tofane da una parte, e sul Re Antelao dall’altra. Oggi la giornata è così bella che queste vette sembrano essere disegnate su un cartoncino colorato di azzurro.
Qui è possibile notare i cartelli che segnalano il corretto percorso per la ferrata: un simpatico logo che raffigura la testa di un capriolo. In breve raggiungiamo le prime rocce e il cartello che identifica la ferrata La Rota - Caprioli. Ci riposiamo qualche minuto, preparandoci all’avventura: imbracatura, kit da ferrata, guantini, casco... e siamo pronti per partire!
La ferrata La Rota - Caprioli, come indicato dalla guida alpina di Cortina d’Ampezzo Enrico Maioni nel suo blog, prende il nome dall’Associazione Sportiva Caprioli San Vito, che promuove l’attività sportiva, giovanile e non solo, sin dal dopoguerra. Nata dall’iniziativa di un gruppo di giovani di San Vito, l’associazione è cresciuta con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo dell’intera comunità. Inizialmente, le attività principali erano lo sci e l’arrampicata su roccia, per poi espandersi gradualmente a tutti gli sport praticabili in montagna.
Preparati di tutto punto, dobbiamo seguire un sottile sentiero che verso sinistra ci fa perdere un po’ di quota, per poi risalire dove c’è l’attacco effettivo della ferrata, a quota 1470 metri.
Lasciamo procedere un folto gruppo di escursionisti prima di noi, così da non avere l’ansia di avere gente alle calcagna. Agganciamo i due moschettoni al primo fittone... e si inizia!
A una prima occhiata, la parte iniziale risulta subito abbastanza impegnativa, non tanto per la verticalità, quanto per la roccia instabile, friabile, che costringe al costante attaccamento al cavo metallico per evitare di far cadere sassi alle persone che stanno dietro. Ed è proprio quello che succede a noi: la colonna che ci precede vede diverse persone inesperte che, per paura, si appendono e sradicano notevoli pezzi di roccia che inevitabilmente ci sfiorano, e altri che picchiettano sui nostri caschi. Anche io, da una semplice presa, mi ritrovo con un bel pezzo di roccia in mano e lo riconficco nella terra per evitare che cada in testa ad Enrico, sotto di me. La via si sviluppa in direzione Nord, Nord-Ovest, aggirando dei balzi rocciosi che ci lasciano sospesi nel vuoto per qualche metro prima di rientrare e procedere su placche più appoggiate. Gli appoggi per i piedi sono quasi sempre ben visibili, ma anche questi – visto che la ferrata è davvero recente – mantengono del pietrisco instabile che inevitabilmente può staccarsi.



Data

14-06-2025

Distanza

8.50 KM

Tipo escursione

Ferrata

Dislivello

700 mt

  • Montagna

    Monte Antelao

  • Indirizzo

    San Vito di Cadore, Veneto

  • Altitudine

    1828.00 m

  • Rifugi

    Rifugio San Marco

  • Informazioni

    Rifugio San Marco

Seguitiamo a salire ben saldi al cavo metallico, che garantisce la nostra stabilità e sicurezza. Si alternano punti in cui dobbiamo issarci in verticale ad altri quasi orizzontali, fino a raggiungere un terrapieno, un balcone naturale che ci permette di rifiatare e goderci un panorama mozzafiato. Davanti a noi, la verticalità della roccia che ci attende, ma alle nostre spalle la vallata cadorina con San Vito di Cadore in tutto il suo splendore e il maestoso Pelmo a guardia. Il Caregon del Padre Eterno svetta solitario come un trono che aspetta il Creatore in un paesaggio idilliaco e un meteo che ne valorizza ancor di più la spettacolarità. Continuando con lo sguardo verso destra si notano il Becco di Mezzodì con la Croda da Lago e, più distante, la mitica Tofana di Rozes. Dalla parte opposta a San Vito, sulla sinistra, si staglia il mitico monte Antelao con le sue pendici piramidali innevate. Un panorama che ci fa ritrovare le forze per la seconda parte della ferrata.
Questa prima parte della ferrata potrebbe rivelarsi infida con un terreno scivoloso. Seguitiamo in un tratto che scende leggermente e ci fa perdere un po’ di dislivello, incuneandoci in un anfratto roccioso che costeggia un ghiaione. In breve si risale, e da qui lo stile della ferrata cambia: rocce più levigate sono la base di questa sezione. Non ci sono più zolle erbose ma solo nuda roccia, che si alterna a staffe e fittoni che aiutano a superare i punti più critici. Sebbene questa parte della via venga indicata come la più difficile, personalmente l’ho trovata allo stesso livello della parte iniziale. Certo, ci sono un paio di punti verticali dove è necessario issarsi e avere una buona potenza di braccia per progredire, ma la sicurezza degli appoggi è notevolmente superiore rispetto a quanto trovato all’inizio. E oggi la giornata è perfetta e senza umidità!
Un tratto aereo si sviluppa orizzontalmente, con diverse staffe per garantire il corretto appoggio dei piedi. Questo preannuncia una nuova sezione verticale (la più tecnica) che porta al camino finale. Qui è d’obbligo dare uno sguardo alle spalle per godere del panorama, impreziosito immensamente dal punto in cui ci troviamo, avvolti dalle rocce dolomitiche che stiamo superando.
In breve sbuchiamo su un bellissimo terrazzo panoramico verdeggiante, il Pra de Mason, a quota 1750 metri. La ferrata termina proprio qui: il panorama ora è da godere senza indugi e senza pensieri di nuove difficoltà. Ci liberiamo dagli imbraghi e dagli strumenti che ci hanno permesso questa ferrata in sicurezza e ci avviamo in direzione Est, su traccia CAI 225, alla volta del rifugio San Marco.
Dopo aver superato una deviazione obbligata che costringe a perdere un po’ di quota, per poi risalire evitando così un tratto recentemente franato, in meno di mezz’ora raggiungiamo il rifugio. L’apertura stagionale è prevista per domani, domenica, ma i gestori gentilissimi ci permettono di acquistare un paio di Coca-Cola che ristorano la nostra arsura.
Lasciamo il rifugio e intraprendiamo il sentiero 228 in direzione del rifugio Scotter. Qui una nuvola alla Fantozzi ci rinfresca per qualche minuto (troppo poco per combattere il caldo di oggi!). In circa un’ora ritorniamo alla macchina alla Baita Sun Bar, concludendo il giro ad anello.
Un’avventura eccezionale, una ferrata che consiglio a tutti. La ferrata La Rota - Caprioli è etichettata di media difficoltà, ma non deve essere assolutamente sottovalutata: la possibilità di trovare dell’umido potrebbe farne aumentare la classificazione. La presenza di sezioni verticali su roccia liscia obbliga a una preparazione fisica non banale. Concludo dicendo che la nuova via ferrata Caprioli a San Vito di Cadore si presenta come un’opportunità imperdibile per gli appassionati di montagna ben allenati. Unisce passaggi tecnici e spettacolari scorci panoramici in un percorso che promette emozioni forti e viste mozzafiato. Inserita nel cuore delle Dolomiti, rappresenta un’aggiunta di grande valore per chi cerca esperienze autentiche e coinvolgenti in alta quota!



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Difficoltà

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