Bivacco invernale a Casera Frugna

Il mio primo bivacco (invernale) nelle selvagge Dolomiti Friulane al cospetto del Col Nudo

Dettagli

  • hike_type Tipo escursione

    Trekking

  • hike_difficult Difficoltà

    E

  • hike_distance Distanza

    16.95 KM

  • altitude_min Altitudine MIN

    456.00 mt

  • altitude_drop_positive Dislivello +

    1127 mt

  • parking Parcheggio

    Vai a GMaps

  • landscape Paesaggio

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  • historical interest Int. storico

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  • duration Durata

    6h

  • altitude_max Altitudine MAX

    1583.00 mt

  • altitude_drop_negative Dislivello -

    -1127 mt

  • hike_type Tipo escursione

    Trekking

  • hike_difficult Difficoltà

    E

  • hike_distance Distanza

    16.95 KM

  • altitude_min Altitudine MIN

    456.00 mt

  • altitude_max Altitudine MAX

    1583.00 mt

  • altitude_drop_positive Dislivello +

    1127 mt

  • altitude_drop_negative Dislivello -

    -1127 mt

  • duration Durata

    6h

  • landscape Paesaggio

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  • parking Parcheggio

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Stagione

GEN
FEB
MAR
APR
MAG
GIU
LUG
AGO
SET
OTT
NOV
DIC

Sentieri

8 marzo 2025, dopo una settimana di bel tempo e temperature miti, assieme agli amici Enrico e Mattia, ci organizziamo per un’avventura inedita: il mio primo bivacco, per di più, invernale! La scelta ricade su una struttura che nessuno ha mai testato prima, spersi nelle aspre Dolomiti Friulane: casera Frugna.
Partiamo tranquilli a giornata inoltrata, infatti a mezzogiorno raggiungiamo la Val Cellina e più precisamente l’abitato di Cellino di Sopra in Friuli Venezia Giulia. Lasciamo l’auto nel comodo parcheggio a bordo strada, controlliamo gli zaini che abbiano tutto per l’escursione: stoviglie, rancio, sacco a pelo, materassino, fornelletto, piumino, un po’ di legna (non si sa mai) e l’immancabile videocamera per riprendere ogni particolare! Gli zaini pesano oltre i 15kg cadauno…
Prendiamo la traccia CAI 965 che inizia proprio dinnanzi al parcheggio, costeggiando il Torrente Cialedina, che dà il nome all’intera valle. La strada è a tratti sterrata e a tratti asfaltata, bella ampia, tanto che è possibile percorrerla in macchina. Superiamo un ponte in muratura sul torrente in secca e ci portiamo sul versante orografico destro, tra la croda Pineda e il monte Provagna. Seguitiamo a salire inoltrandoci tra vegetazioni di faggeti ancora spogli. Sempre con dolce pendenza, quasi un falso piano, superiamo un rio asciutto in corrispondenza della deviazione con il sentiero CAI 969 in direzione del bivacco Val Provagna. La salita prosegue abbastanza monotona: lunga, infinita, senza molti spiragli panoramici. Questo fino a circa quota 880 metri, dove, in corrispondenza di un altro spiazzo appianato per permettere ad un innominato torrente in piena di sfogarsi, ci troviamo davanti ad una parete immacolata dalla neve che si staglia verticale davanti a noi. Sono le Rocce Bianche (mai nome fu più azzeccato) con un susseguirsi di creste che vanno dal Crep Nudo fino al monte Teverone che risulta davanti ai nostri occhi. Il sole corre a nascondersi proprio al nostro arrivo dietro alle creste formando delle sfumature davvero originali. Poco più a destra, in direzione Ovest, il mitico Col Nudo: una vista insolita per questa cima che si rivela a picco da questo versante. Proseguiamo ora in una spoglia abetaia fino a raggiungere il bivacco Gravuzza.
Dopo circa 2h di cammino arriviamo quasi ai 1000 metri in corrispondenza di questo bivio: continuando per il sentiero 965 si procede verso il passo di Valbona e di lì a poco verso la cima del Col Nudo. Noi invece intraprendiamo la via di salita verso Nord, sentiero CAI 902, direzione forcella Frugna. Ci inoltriamo subito in un bosco di faggi, superiamo il torrente della Frugna su ghiaie instabili e seguitiamo per tappeti di fogliame secco che ci accompagnano con il loro scricchiolio. Da qui la salita si fa più decisa, importante, il sole ci scalda ancora con i suoi timidi raggi. Il peso degli zaini si fa sentire inesorabilmente. Ogni passo sembra di spostare un macigno. Mattia, con il suo zaino leggero da 7-8 kg (!) ci stacca procedendo spedito. Superiamo una recente frana su timida traccia su fondo ghiaioso instabile ritornando in breve nel bosco. Usciamo dalla faggeta in corrispondenza della costa denominata Mezzo Viaggio, un gruppo di baranci ci fa da sfondo alla mitica vista sul Col Nudo, ancora più maestoso, imbiancato e imponente. Quota 1300 metri fa capolino la prima timida neve, che si mantiene solo in isolate macchie nelle zone più ombrose. Il sentiero si inerpica intervallando vie rocciose che saltano ruscelli senz’acqua, a tracce secche tra loppe erbose. Ritorniamo nuovamente in una nuova macchia boscosa, accompagnati ancora dal rumore delle foglie secche a quota 1500 metri. Si comincia a intravvedere lo spiraglio del cielo azzurro che ci aspetta. In breve eccoci a quota 1570 metri sulla forcella Frugna!
Una finestra panoramica sul gruppo Preti-Duranno ci accoglie in un’ora pomeridiana che volge già ai colori del tramonto accedendo la tipica colorazione rosata della dolomia del monte Duranno, del Cornetto e della Cima dei Preti. La neve qui è scesa copiosa, l’ombra che produce la sagoma del Col Nudo assieme alle Rocce Bianche permetterà di conservare questo manto immacolato e spesso ancora per molto tempo. Seguitiamo quindi in direzione Nord-Ovest sulle tracce lasciate dal nostro battistrada Mattia, affondando gli scarponi nella neve alta diversi centimetri. La temperatura si fa più rigida, la neve è bella compatta e ci sostiene egregiamente nell’avanzata. Seguitiamo per breve tratto ancora in salita per poi discendere giocosamente nel bianco. Si intravede finalmente il tetto del bivacco! Dopo 3h e 45m dalla partenza raggiungiamo così la Casera Frugna, quota 1538: un bellissimo bivacco completamente in legno ammodernato nel 2005 dal CAI di Claut. All’interno due letti a castello per un totale di 6 posti letto, una comoda panca che funge anche da tavolino, diverse mensole dove si possono trovare: seghetto, lumini di emergenza, accendino e qualche stoviglia usa e getta. Infine, la chicca assoluta, una super stufa in ghisa che non aspetta altro di essere accesa per la notte che sta per arrivare. Proprio per questo Mattia, arrivato per primo, è già andato a far legna nel bosco. Lo seguo mentre Enrico resta a tagliare i rami, già presenti nel bivacco, per adeguarli alle dimensioni della stufa. Passiamo diverso tempo nel bosco e, da bravi boscaioli improvvisati, prendiamo solo legna già secca accatastando in mucchi che peseranno una ventina di chili ciascuno… Abbiamo fatto legna che servirà anche ai gruppi di escursionisti futuri!
Terminate le lavorazioni obbligatorie, ci godiamo un bell’aperitivo fuori dal bivacco con il sole che lascia il suo ultimo tocco sulle cime Friulane davanti a noi. Un panorama con dei colori che solitamente non riesco a godermi perché a quest’ora solitamente sono già di ritorno verso casa. Quando l’aria si fa più frizzante ripieghiamo all’interno facendo funzionare alla massima potenza la stufa sotto il controllo del mastro fochista Enrico. Lo stesso Enrico si trasforma in chef di brigata preparandoci un risotto alla milanese degno di nota. La notte comincia a scendere e noi l’aspettiamo giocando a scala quaranta in una serie di partite a nastro. Prima di andare a dormire usciamo per ammirare davvero uno spettacolo: il cielo stellato è una meraviglia assoluta. Le stelle pulsano abbagliate anche dalla presenza di una Luna che illumina a giorno tutto l’intorno, ma garantendo comunque una precisa identificazione delle costellazioni. La stella polare e il Grande Carro sono inconfondibili e sono disposte proprio sopra alla cima omonima del bivacco. Lascio fuori la Insta360 per immortalare l’intera notte stellata [il risultato è eccellente, non perderti il video!].
Andiamo a dormire a mezzanotte inoltrata, lasciamo bruciare nella stufa gli ultimi rametti dopo aver raggiunto una temperatura davvero confortevole per la notte. I sacchi a pelo risultano quasi inutili fino alle prime luci dell’alba. È passata velocissima la notte in bivacco, il sole entra già dalla finestrella che affianca la stufa. Usciamo per farci svegliare dalla brezza mattutina e ci troviamo davanti un nuovo spettacolo: i colori tenuti dell’alba in un rosa, giallo-aranciato che baciano le vette circostanti in una quadro da favola. Il protagonista mattutino è il Col Nudo con un arancione acceso da far invidia anche alle vette di Cortina. Un video a 360 gradi è d’obbligo prima di tornare dentro ali bivacco e rassettare tutto per bene.
Puliamo tutto facendo anche arieggiare i materassini in spugna dei letti a castello. Lasciamo un risotto liofilizzato, un paio di birre per i prossimi escursionisti e chiudiamo bene la porta dietro di noi. Controlliamo di avere tutto nuovamente nei nostri zaini ora finalmente più leggeri. Ritorniamo quindi sugli stessi passi percorsi il giorno prima. Affondiamo nuovamente nella neve per raggiungere la forcella, ci immergiamo nel bosco di faggi che la mattina risulta di un caldo umido che ci fa sudare incredibilmente. Il sole passa tra i rami spogli mentre noi raggiungiamo la casera Gravuzza dove ad attenderci vediamo ben due macchine parcheggiate. Effettivamente non c’erano cartelli di divieto di transito, quindi fino a quota 1000 metri si può arrivare abbastanza tranquillamente in auto. Percorriamo per intera la Val Cialedina fino a tornare in tarda mattinata del 9 marzo al parcheggio dove tutto è iniziato.
Si conclude così la mia prima avventura in bivacco. Un’esperienza che consiglio assolutamente di fare a tutti gli amanti della montagna. Si ha la possibilità di godere praticamente di tre escursioni in una: l’arrivo vicino al tramonto, la notte e l’avventura di prima mattina! Credo che anche la tipologia del bivacco Frugna con la sua comodità, la sua struttura recente e ben curata, contornata dal panorama da sogno delle Dolomiti Friulane, abbia nettamente contribuito a rendere indimenticabili le emozioni provate in questi due giorni. Un’escursione che consiglio a tutti gli appassionati ben allenati, vista la difficoltà di procedere con uno zaino pesante per la bivaccata. Sono 1100 metri di dislivello positivo circa su sentieri senza difficoltà tecniche. La presenza di neve prima dei 1300 metri potrebbe compromettere la facilità di raggiungere il bivacco.
Un’avventura che sicuramente farà da apripista a nuovi futuri bivacchi!
NB: per tutto il tragitto da Cellino di Sopra al bivacco non c’è copertura cellulare! Prestare quindi attenzione ed equipaggiarsi con strumenti GPS per sicurezza.

8 marzo 2025, dopo una settimana di bel tempo e temperature miti, assieme agli amici Enrico e Mattia, ci organizziamo per un’avventura inedita: il mio primo bivacco, per di più, invernale! La scelta ricade su una struttura che nessuno ha mai testato prima, spersi nelle aspre Dolomiti Friulane: casera Frugna.
Partiamo tranquilli a giornata inoltrata, infatti a mezzogiorno raggiungiamo la Val Cellina e più precisamente l’abitato di Cellino di Sopra in Friuli Venezia Giulia. Lasciamo l’auto nel comodo parcheggio a bordo strada, controlliamo gli zaini che abbiano tutto per l’escursione: stoviglie, rancio, sacco a pelo, materassino, fornelletto, piumino, un po’ di legna (non si sa mai) e l’immancabile videocamera per riprendere ogni particolare! Gli zaini pesano oltre i 15kg cadauno…
Prendiamo la traccia CAI 965 che inizia proprio dinnanzi al parcheggio, costeggiando il Torrente Cialedina, che dà il nome all’intera valle. La strada è a tratti sterrata e a tratti asfaltata, bella ampia, tanto che è possibile percorrerla in macchina. Superiamo un ponte in muratura sul torrente in secca e ci portiamo sul versante orografico destro, tra la croda Pineda e il monte Provagna. Seguitiamo a salire inoltrandoci tra vegetazioni di faggeti ancora spogli. Sempre con dolce pendenza, quasi un falso piano, superiamo un rio asciutto in corrispondenza della deviazione con il sentiero CAI 969 in direzione del bivacco Val Provagna. La salita prosegue abbastanza monotona: lunga, infinita, senza molti spiragli panoramici. Questo fino a circa quota 880 metri, dove, in corrispondenza di un altro spiazzo appianato per permettere ad un innominato torrente in piena di sfogarsi, ci troviamo davanti ad una parete immacolata dalla neve che si staglia verticale davanti a noi. Sono le Rocce Bianche (mai nome fu più azzeccato) con un susseguirsi di creste che vanno dal Crep Nudo fino al monte Teverone che risulta davanti ai nostri occhi. Il sole corre a nascondersi proprio al nostro arrivo dietro alle creste formando delle sfumature davvero originali. Poco più a destra, in direzione Ovest, il mitico Col Nudo: una vista insolita per questa cima che si rivela a picco da questo versante. Proseguiamo ora in una spoglia abetaia fino a raggiungere il bivacco Gravuzza.
Dopo circa 2h di cammino arriviamo quasi ai 1000 metri in corrispondenza di questo bivio: continuando per il sentiero 965 si procede verso il passo di Valbona e di lì a poco verso la cima del Col Nudo. Noi invece intraprendiamo la via di salita verso Nord, sentiero CAI 902, direzione forcella Frugna. Ci inoltriamo subito in un bosco di faggi, superiamo il torrente della Frugna su ghiaie instabili e seguitiamo per tappeti di fogliame secco che ci accompagnano con il loro scricchiolio. Da qui la salita si fa più decisa, importante, il sole ci scalda ancora con i suoi timidi raggi. Il peso degli zaini si fa sentire inesorabilmente. Ogni passo sembra di spostare un macigno. Mattia, con il suo zaino leggero da 7-8 kg (!) ci stacca procedendo spedito. Superiamo una recente frana su timida traccia su fondo ghiaioso instabile ritornando in breve nel bosco. Usciamo dalla faggeta in corrispondenza della costa denominata Mezzo Viaggio, un gruppo di baranci ci fa da sfondo alla mitica vista sul Col Nudo, ancora più maestoso, imbiancato e imponente. Quota 1300 metri fa capolino la prima timida neve, che si mantiene solo in isolate macchie nelle zone più ombrose. Il sentiero si inerpica intervallando vie rocciose che saltano ruscelli senz’acqua, a tracce secche tra loppe erbose. Ritorniamo nuovamente in una nuova macchia boscosa, accompagnati ancora dal rumore delle foglie secche a quota 1500 metri. Si comincia a intravvedere lo spiraglio del cielo azzurro che ci aspetta. In breve eccoci a quota 1570 metri sulla forcella Frugna!
Una finestra panoramica sul gruppo Preti-Duranno ci accoglie in un’ora pomeridiana che volge già ai colori del tramonto accedendo la tipica colorazione rosata della dolomia del monte Duranno, del Cornetto e della Cima dei Preti. La neve qui è scesa copiosa, l’ombra che produce la sagoma del Col Nudo assieme alle Rocce Bianche permetterà di conservare questo manto immacolato e spesso ancora per molto tempo. Seguitiamo quindi in direzione Nord-Ovest sulle tracce lasciate dal nostro battistrada Mattia, affondando gli scarponi nella neve alta diversi centimetri. La temperatura si fa più rigida, la neve è bella compatta e ci sostiene egregiamente nell’avanzata. Seguitiamo per breve tratto ancora in salita per poi discendere giocosamente nel bianco. Si intravede finalmente il tetto del bivacco!



Data

08-03-2025

Distanza

16.95 KM

Tipo escursione

Trekking

Dislivello

1127 mt

  • Montagna

    Col Nudo

  • Indirizzo

    Cellino di Sopra, Friuli Venezia Giulia

  • Altitudine

    1583.00 m

  • Rifugi

    Bivacco Casera Frugna

  • Informazioni

Dopo 3h e 45m dalla partenza raggiungiamo così la Casera Frugna, quota 1538: un bellissimo bivacco completamente in legno ammodernato nel 2005 dal CAI di Claut. All’interno due letti a castello per un totale di 6 posti letto, una comoda panca che funge anche da tavolino, diverse mensole dove si possono trovare: seghetto, lumini di emergenza, accendino e qualche stoviglia usa e getta. Infine, la chicca assoluta, una super stufa in ghisa che non aspetta altro di essere accesa per la notte che sta per arrivare. Proprio per questo Mattia, arrivato per primo, è già andato a far legna nel bosco. Lo seguo mentre Enrico resta a tagliare i rami, già presenti nel bivacco, per adeguarli alle dimensioni della stufa. Passiamo diverso tempo nel bosco e, da bravi boscaioli improvvisati, prendiamo solo legna già secca accatastando in mucchi che peseranno una ventina di chili ciascuno… Abbiamo fatto legna che servirà anche ai gruppi di escursionisti futuri!
Terminate le lavorazioni obbligatorie, ci godiamo un bell’aperitivo fuori dal bivacco con il sole che lascia il suo ultimo tocco sulle cime Friulane davanti a noi. Un panorama con dei colori che solitamente non riesco a godermi perché a quest’ora solitamente sono già di ritorno verso casa. Quando l’aria si fa più frizzante ripieghiamo all’interno facendo funzionare alla massima potenza la stufa sotto il controllo del mastro fochista Enrico. Lo stesso Enrico si trasforma in chef di brigata preparandoci un risotto alla milanese degno di nota. La notte comincia a scendere e noi l’aspettiamo giocando a scala quaranta in una serie di partite a nastro. Prima di andare a dormire usciamo per ammirare davvero uno spettacolo: il cielo stellato è una meraviglia assoluta. Le stelle pulsano abbagliate anche dalla presenza di una Luna che illumina a giorno tutto l’intorno, ma garantendo comunque una precisa identificazione delle costellazioni. La stella polare e il Grande Carro sono inconfondibili e sono disposte proprio sopra alla cima omonima del bivacco. Lascio fuori la Insta360 per immortalare l’intera notte stellata [il risultato è eccellente, non perderti il video!].
Andiamo a dormire a mezzanotte inoltrata, lasciamo bruciare nella stufa gli ultimi rametti dopo aver raggiunto una temperatura davvero confortevole per la notte. I sacchi a pelo risultano quasi inutili fino alle prime luci dell’alba. È passata velocissima la notte in bivacco, il sole entra già dalla finestrella che affianca la stufa. Usciamo per farci svegliare dalla brezza mattutina e ci troviamo davanti un nuovo spettacolo: i colori tenuti dell’alba in un rosa, giallo-aranciato che baciano le vette circostanti in una quadro da favola. Il protagonista mattutino è il Col Nudo con un arancione acceso da far invidia anche alle vette di Cortina. Un video a 360 gradi è d’obbligo prima di tornare dentro ali bivacco e rassettare tutto per bene.
Puliamo tutto facendo anche arieggiare i materassini in spugna dei letti a castello. Lasciamo un risotto liofilizzato, un paio di birre per i prossimi escursionisti e chiudiamo bene la porta dietro di noi. Controlliamo di avere tutto nuovamente nei nostri zaini ora finalmente più leggeri. Ritorniamo quindi sugli stessi passi percorsi il giorno prima. Affondiamo nuovamente nella neve per raggiungere la forcella, ci immergiamo nel bosco di faggi che la mattina risulta di un caldo umido che ci fa sudare incredibilmente. Il sole passa tra i rami spogli mentre noi raggiungiamo la casera Gravuzza dove ad attenderci vediamo ben due macchine parcheggiate. Effettivamente non c’erano cartelli di divieto di transito, quindi fino a quota 1000 metri si può arrivare abbastanza tranquillamente in auto. Percorriamo per intera la Val Cialedina fino a tornare in tarda mattinata del 9 marzo al parcheggio dove tutto è iniziato.
Si conclude così la mia prima avventura in bivacco. Un’esperienza che consiglio assolutamente di fare a tutti gli amanti della montagna. Si ha la possibilità di godere praticamente di tre escursioni in una: l’arrivo vicino al tramonto, la notte e l’avventura di prima mattina! Credo che anche la tipologia del bivacco Frugna con la sua comodità, la sua struttura recente e ben curata, contornata dal panorama da sogno delle Dolomiti Friulane, abbia nettamente contribuito a rendere indimenticabili le emozioni provate in questi due giorni. Un’escursione che consiglio a tutti gli appassionati ben allenati, vista la difficoltà di procedere con uno zaino pesante per la bivaccata. Sono 1100 metri di dislivello positivo circa su sentieri senza difficoltà tecniche. La presenza di neve prima dei 1300 metri potrebbe compromettere la facilità di raggiungere il bivacco.
Un’avventura che sicuramente farà da apripista a nuovi futuri bivacchi!
NB: per tutto il tragitto da Cellino di Sopra al bivacco non c’è copertura cellulare! Prestare quindi attenzione ed equipaggiarsi con strumenti GPS per sicurezza.



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Difficoltà

Escursionisti - Itinerari su sentieri od evidenti tracce in terreno di vario genere (pascoli, detriti, pietraie...). Sono generalmente segnalati con vernice od ometti (pietre impilate a forma piramidale che permettono di individuare il percorso anche da lontano). Possono svolgersi anche in ambienti innevati ma solo lievemente inclinati. Richiedono attrezzatura ed una sufficiente capacità di orientamento, allenamento alla camminata anche per qualche ora.



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