Cima Cavallazza e i laghi del Colbricon

Invernale sul Lagorai, attraverso il bosco di Paneveggio, tra storia e leggenda

Dettagli

  • hike_type Tipo escursione

    Escursione

  • hike_difficult Difficoltà

    E

  • hike_distance Distanza

    8.09 KM

  • altitude_min Altitudine MIN

    1760.00 mt

  • altitude_drop_positive Dislivello +

    550 mt

  • parking Parcheggio

    Vai a GMaps

  • landscape Paesaggio

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  • historical interest Int. storico

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    star empty

  • duration Durata

    3h 30m

  • altitude_max Altitudine MAX

    2310.00 mt

  • altitude_drop_negative Dislivello -

    -550 mt

  • hike_type Tipo escursione

    Escursione

  • hike_difficult Difficoltà

    E

  • hike_distance Distanza

    8.09 KM

  • altitude_min Altitudine MIN

    1760.00 mt

  • altitude_max Altitudine MAX

    2310.00 mt

  • altitude_drop_positive Dislivello +

    550 mt

  • altitude_drop_negative Dislivello -

    -550 mt

  • duration Durata

    3h 30m

  • landscape Paesaggio

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Stagione

GEN
FEB
MAR
APR
MAG
GIU
LUG
AGO
SET
OTT
NOV
DIC

Sentieri

Siamo arrivati al termine del 2024 e abbiamo voglia di salutarlo nel modo migliore con una fantastica escursione nelle Dolomiti di Primiero-San Martino di Castrozza. Compagno di avventure è l’amico Enrico, pronto a condividere l’ascesa alla cima odierna.
Raggiungiamo di prima mattina San Martino di Castrozza e successivamente il Passo Rolle dove consiglio di effettuare un paio di tornanti in discesa e lasciare l’auto nel parcheggio della Malga Rolle. La giornata è splendidamente tersa, un sole pieno che scalda, in una giornata che si preannuncia quasi primaverile. Il manto nevoso è ben visibile sulle piste, mentre ovunque c’è una ambientazione quasi autunnale con il brullo color marrone-arancio. Il ghiaccio, invece, è ampiamente presente nelle zone d’ombra e proprio nel parcheggio dove dobbiamo stare attenti a dove mettiamo i piedi. Questo potrebbe essere la causa dell’eventuale rinuncia alla vetta. Non ci affliggiamo, rimaniamo ottimisti e partiamo!
Attraversiamo la strada statale e ci congiungiamo subito al sentiero del Translagorai, o meglio identificato con il tracciato CAI 348. Sulla tabella segnavia è chiaramente indicata la prima tappa: i laghi del Colbricon. Superiamo un primo tratto che ci porta all’impianto di risalita pienamente in funzione nella splendida giornata di oggi. Baldi sciatori prendono la seggiovia per divertirsi a scendere sul manto candido e impaccato appositamente per l’unica pista presente. Noi, invece, seguitiamo la chiara indicazione “Laghi” che ci permette di intraprendere la via del bosco.
Ci inoltriamo così nella foresta di Paneveggio, un meraviglioso bosco di abeti rossi. La tradizione racconta che il liutaio Antonio Stradivari in persona camminava in questo luogo alla ricerca dell'abete più idoneo alla costruzione dei suoi celebri violini! La bianca neve ricopre interamente la via attraverso gli alberi, i ruscelli sono imbrigliati dal ghiaccio e il tutto regala una sfumatura da fiaba.
Un falso piano continuo ci permette, in circa 30 minuti, di raggiungere il rifugio Colbricon, a quota 1930 metri, con alle sue spalle l’omonimo imponente monte a forma di piramide. Alla destra si delineano i preziosi laghetti del Colbricon, oggi ghiacciati. Sono dei laghi di origine glaciale e la dorsale montuosa che vediamo alle loro spalle è di fatto l’inizio del gruppo del Lagorai. Si posso vedere, da destra a sinistra la cima Stradon con la sua caratteristica cresta che porta al Colbricon Piccolo, successivamente si fa spazio il fratello maggiore Colbricon e si chiude la vista verso la cresta che porta alla Cavallazza. I laghi sono di dimensioni esigue ma nel loro complesso e nell’ambiente in cui sono incastonati donano un panorama eccezionale alla vista.
Procediamo sul sentiero segnato, accostando e superando il rifugio fino a trovare un segnavia che ci indica la via della vetta. Alla nostra destra si potrebbe proseguire per il passo del Colbricon e successivamente arrivare a Malga Ces e Punta Ces. Noi invece scegliamo la via di sinistra, nella cartina Tabacco indicata con R02, in direzione della cima Cavallazza.
Dopo un primo tratto contraddistinto da neve residua, ci accorgiamo subito che la meta di oggi può essere raggiunta senza grosse difficoltà. La neve non sembra un problema e rimangono solo chiazze sporadiche a indicarci che comunque siamo nella stagione invernale. Un altro particolare che si nota fin da subito è la particolarità della roccia. Siamo in una zona dolomitica, ma qui non è presente la roccia Dolomia. Il Lagorai è una catena montuosa di origine vulcanica e la roccia compatta e scura ne caratterizza la natura. Il dislivello comincia finalmente a farsi sentire e la salita procede con pendenza continua ma mai faticosa. Cominciamo ad osservare i laghetti del Colbricon da una nuova prospettiva aerea che, contornati dalle cime del Lagorai, determinano un primo skyline da imprimere negli smartphone. Cominciamo così a vedere da una parte le piste innevate di Malga Ces e, dall’altra, la Marmolada e più in basso il passo Rolle dal quale siamo partiti. Fanno capolino prima un paio, poi un gruppo di quattro bellissimi camosci a poche decine di metri da noi. Procedono guardinghi controllando ogni nostro singolo passo per poi perdersi tra le frastagliate pareti a picco che scopriamo sul versante Sud del Cavallazza. La parte centrale della salita si identifica in una giocosa e mai pericolosa cresta che regala sensazioni uniche. Stiamo per raggiungere la vetta di una cima protagonista della Grande Guerra, un avamposto austro-ungarico di notevole interesse e importanza vista la posizione strategica sull’area del Primiero, Val Cismon e sulla Val Travignolo. Viene menzionata anche nel libro del Generale Luigi Cadorna “La Guerra alla fronte italiana” del 1921, nel capitolo relativo a “Le operazioni militari nell’autunno del 1916”: […] Di singolare interesse, […], furono le operazioni condotte dalla 56a divisione all'ala sinistra della 4 armata, nella zona montuosa delle alpi di Fassa che, quale erta barriera, si interpone tra le valli di Travignolo e d'Avisio a nord, le testate del Cismon e del Vanoi a sud. Questa aspra catena di roccie dolomitiche sorge dal fondo delle valli boscose come un'imponente muraglia dalla cresta fantasticamente dentellata a guglie, a picchi, a profonde e strette intaccature, dette forcelle, che rappresentano i soli valichi del rilievo, tutti di altitudine superiore ai 2000 metri. Il suo versante settentrionale scende in Val Travignolo a costoni degradanti, fitti di boschi; quello meridionale precipita invece sull'alto bacino del Vanoi-Cismon con erti canaloni e con nude falde di materiale detritico che, con incessante opera, i geli ed i venti staccano dall'alto e le acque e le valanghe trasportano in basso. Tutti gli accessi che da sud adducono alle forcelle, tranne la rotabile del passo di Rolle e la sussidiaria mulattiera del passo del Colbricon, non sono che difficili sentieri che si insinuano attraverso cumuli di roccie e si inerpicano sul mutevole ammasso detritico. Già nel luglio ed agosto avevamo qui occupato: la Cavallazza e gli adiacenti passi di Rolle e di Colbricon, alla testata del Cismon; l'altura di quota 2354, a sud di Cima di Cece; il Cauriol alla testata del Vanoi. […]
È sempre emozionante riscoprire queste tracce storiche e ripercorre gli stessi sentieri; adagiare gli scarponi sulle rocce che hanno fatto la storia. Con questa felicità nel cuore raggiungiamo l’apice della vetta, lo aggiriamo per accedere alla sommità da Sud e ammirare la croce in legno ordita da un filo spinato: cima Cavallazza, quota 2310 metri! In meno di 2 ore dalla partenza raggiungiamo questo luogo incastonato tra una girandola di valli e montagne che fanno sognare. Le Pale di San Martino con il Cimon della Pala, la cima della Vezzana e la Rosetta rapiscono per prime, continuando con lo sguardo identifichiamo il monte Mulaz, la maestosa parete Sud della Marmolada, tra il monte Viezzena e cima Bocche si intravede il Sassolungo, si prosegue poi verso il Catinaccio con la Roda di Vaèl; si possono vedere fino le bianche cime dell’Ortles per poi tornare al più vicino Colbricon e alla piana di Primiero. Un panorama da rimanere senza fiato, un cielo terso e sgombro da nubi che ci permette di ammirare le vette fin quasi a toccarle! Restiamo in ammirazione per diverso tempo e ad ogni sguardo percepiamo dei particolari sempre nuovi e affascinanti.
Dopo un meritato spuntino, firmiamo il libro di vetta e intraprendiamo la via del ritorno. Potremmo compiere un giro ad anello seguitando la cresta verso Est ma in questa stagione andremo ad incagliarci tra le piste e gli impianti di risalita che abbiamo visto alla partenza. Scegliamo quindi di ripercorrere i nostri passi a ritroso. La discesa ci permette di godere del panorama con spensieratezza. Torniamo così ai laghi del Colbricon e decidiamo di circumnavigarli alle sponde occidentali. Ci addentriamo così tra cespugli di mughi e, all’altezza del secondo lago, il più piccolo, ritorniamo nel bosco. I laghetti riflettono gli ultimi bagliori del sole che si sta per nascondere dietro al Colbricon. Arriviamo a malga Rolle salutati dall’ultimo raggio della giornata. Il chiosco della malga è la nostra ultima destinazione dove un panino con la caratteristica Tosela ci appaga anche lo stomaco.
Un’avventura tra mito e storia, tra Dolomiti, Dolomia e roccia vulcanica. Al cospetto delle Pale di San Martino di Castrozza, in un ambiente favoloso. Consiglio a tutti, comprese famiglie con piccoli alpinisti in erba, la tratta fino ai laghetti del Colbricon. Da lì alla cima del Cavallzza indicherei il sentiero adatto agli escursionisti con un po’ di allenamento. Un’escursione che appaga abbondantemente le fatiche e che sarà sicuramente uno spunto per esplorare le vicine vette che cattureranno le vostre pupille.

Siamo arrivati al termine del 2024 e abbiamo voglia di salutarlo nel modo migliore con una fantastica escursione nelle Dolomiti di Primiero-San Martino di Castrozza. Compagno di avventure è l’amico Enrico, pronto a condividere l’ascesa alla cima odierna.
Raggiungiamo di prima mattina San Martino di Castrozza e successivamente il Passo Rolle dove consiglio di effettuare un paio di tornanti in discesa e lasciare l’auto nel parcheggio della Malga Rolle. La giornata è splendidamente tersa, un sole pieno che scalda, in una giornata che si preannuncia quasi primaverile. Il manto nevoso è ben visibile sulle piste, mentre ovunque c’è una ambientazione quasi autunnale con il brullo color marrone-arancio. Il ghiaccio, invece, è ampiamente presente nelle zone d’ombra e proprio nel parcheggio dove dobbiamo stare attenti a dove mettiamo i piedi. Questo potrebbe essere la causa dell’eventuale rinuncia alla vetta. Non ci affliggiamo, rimaniamo ottimisti e partiamo!
Attraversiamo la strada statale e ci congiungiamo subito al sentiero del Translagorai, o meglio identificato con il tracciato CAI 348. Sulla tabella segnavia è chiaramente indicata la prima tappa: i laghi del Colbricon. Superiamo un primo tratto che ci porta all’impianto di risalita pienamente in funzione nella splendida giornata di oggi. Baldi sciatori prendono la seggiovia per divertirsi a scendere sul manto candido e impaccato appositamente per l’unica pista presente. Noi, invece, seguitiamo la chiara indicazione “Laghi” che ci permette di intraprendere la via del bosco.
Ci inoltriamo così nella foresta di Paneveggio, un meraviglioso bosco di abeti rossi. La tradizione racconta che il liutaio Antonio Stradivari in persona camminava in questo luogo alla ricerca dell'abete più idoneo alla costruzione dei suoi celebri violini! La bianca neve ricopre interamente la via attraverso gli alberi, i ruscelli sono imbrigliati dal ghiaccio e il tutto regala una sfumatura da fiaba.
Un falso piano continuo ci permette, in circa 30 minuti, di raggiungere il rifugio Colbricon, a quota 1930 metri, con alle sue spalle l’omonimo imponente monte a forma di piramide. Alla destra si delineano i preziosi laghetti del Colbricon, oggi ghiacciati. Sono dei laghi di origine glaciale e la dorsale montuosa che vediamo alle loro spalle è di fatto l’inizio del gruppo del Lagorai. Si posso vedere, da destra a sinistra la cima Stradon con la sua caratteristica cresta che porta al Colbricon Piccolo, successivamente si fa spazio il fratello maggiore Colbricon e si chiude la vista verso la cresta che porta alla Cavallazza. I laghi sono di dimensioni esigue ma nel loro complesso e nell’ambiente in cui sono incastonati donano un panorama eccezionale alla vista.
Procediamo sul sentiero segnato, accostando e superando il rifugio fino a trovare un segnavia che ci indica la via della vetta. Alla nostra destra si potrebbe proseguire per il passo del Colbricon e successivamente arrivare a Malga Ces e Punta Ces. Noi invece scegliamo la via di sinistra, nella cartina Tabacco indicata con R02, in direzione della cima Cavallazza.
Dopo un primo tratto contraddistinto da neve residua, ci accorgiamo subito che la meta di oggi può essere raggiunta senza grosse difficoltà. La neve non sembra un problema e rimangono solo chiazze sporadiche a indicarci che comunque siamo nella stagione invernale. Un altro particolare che si nota fin da subito è la particolarità della roccia. Siamo in una zona dolomitica, ma qui non è presente la roccia Dolomia. Il Lagorai è una catena montuosa di origine vulcanica e la roccia compatta e scura ne caratterizza la natura. Il dislivello comincia finalmente a farsi sentire e la salita procede con pendenza continua ma mai faticosa. Cominciamo ad osservare i laghetti del Colbricon da una nuova prospettiva aerea che, contornati dalle cime del Lagorai, determinano un primo skyline da imprimere negli smartphone. Cominciamo così a vedere da una parte le piste innevate di Malga Ces e, dall’altra, la Marmolada e più in basso il passo Rolle dal quale siamo partiti. Fanno capolino prima un paio, poi un gruppo di quattro bellissimi camosci a poche decine di metri da noi. Procedono guardinghi controllando ogni nostro singolo passo per poi perdersi tra le frastagliate pareti a picco che scopriamo sul versante Sud del Cavallazza. La parte centrale della salita si identifica in una giocosa e mai pericolosa cresta che regala sensazioni uniche.



Data

30-12-2024

Distanza

8.09 KM

Tipo escursione

Escursione

Dislivello

550 mt

  • Montagna

    Cima Cavallazza

  • Indirizzo

    Passo Rolle, Trentino Alto Adige, Italy

  • Altitudine

    2310.00 m

  • Rifugi

    Malga Rolle, Rifugio Colbricon

  • Informazioni

Stiamo per raggiungere la vetta di una cima protagonista della Grande Guerra, un avamposto austro-ungarico di notevole interesse e importanza vista la posizione strategica sull’area del Primiero, Val Cismon e sulla Val Travignolo. Viene menzionata anche nel libro del Generale Luigi Cadorna “La Guerra alla fronte italiana” del 1921, nel capitolo relativo a “Le operazioni militari nell’autunno del 1916”: […] Di singolare interesse, […], furono le operazioni condotte dalla 56a divisione all'ala sinistra della 4 armata, nella zona montuosa delle alpi di Fassa che, quale erta barriera, si interpone tra le valli di Travignolo e d'Avisio a nord, le testate del Cismon e del Vanoi a sud. Questa aspra catena di roccie dolomitiche sorge dal fondo delle valli boscose come un'imponente muraglia dalla cresta fantasticamente dentellata a guglie, a picchi, a profonde e strette intaccature, dette forcelle, che rappresentano i soli valichi del rilievo, tutti di altitudine superiore ai 2000 metri. Il suo versante settentrionale scende in Val Travignolo a costoni degradanti, fitti di boschi; quello meridionale precipita invece sull'alto bacino del Vanoi-Cismon con erti canaloni e con nude falde di materiale detritico che, con incessante opera, i geli ed i venti staccano dall'alto e le acque e le valanghe trasportano in basso. Tutti gli accessi che da sud adducono alle forcelle, tranne la rotabile del passo di Rolle e la sussidiaria mulattiera del passo del Colbricon, non sono che difficili sentieri che si insinuano attraverso cumuli di roccie e si inerpicano sul mutevole ammasso detritico. Già nel luglio ed agosto avevamo qui occupato: la Cavallazza e gli adiacenti passi di Rolle e di Colbricon, alla testata del Cismon; l'altura di quota 2354, a sud di Cima di Cece; il Cauriol alla testata del Vanoi. […]
È sempre emozionante riscoprire queste tracce storiche e ripercorre gli stessi sentieri; adagiare gli scarponi sulle rocce che hanno fatto la storia. Con questa felicità nel cuore raggiungiamo l’apice della vetta, lo aggiriamo per accedere alla sommità da Sud e ammirare la croce in legno ordita da un filo spinato: cima Cavallazza, quota 2310 metri! In meno di 2 ore dalla partenza raggiungiamo questo luogo incastonato tra una girandola di valli e montagne che fanno sognare. Le Pale di San Martino con il Cimon della Pala, la cima della Vezzana e la Rosetta rapiscono per prime, continuando con lo sguardo identifichiamo il monte Mulaz, la maestosa parete Sud della Marmolada, tra il monte Viezzena e cima Bocche si intravede il Sassolungo, si prosegue poi verso il Catinaccio con la Roda di Vaèl; si possono vedere fino le bianche cime dell’Ortles per poi tornare al più vicino Colbricon e alla piana di Primiero. Un panorama da rimanere senza fiato, un cielo terso e sgombro da nubi che ci permette di ammirare le vette fin quasi a toccarle! Restiamo in ammirazione per diverso tempo e ad ogni sguardo percepiamo dei particolari sempre nuovi e affascinanti.
Dopo un meritato spuntino, firmiamo il libro di vetta e intraprendiamo la via del ritorno. Potremmo compiere un giro ad anello seguitando la cresta verso Est ma in questa stagione andremo ad incagliarci tra le piste e gli impianti di risalita che abbiamo visto alla partenza. Scegliamo quindi di ripercorrere i nostri passi a ritroso. La discesa ci permette di godere del panorama con spensieratezza. Torniamo così ai laghi del Colbricon e decidiamo di circumnavigarli alle sponde occidentali. Ci addentriamo così tra cespugli di mughi e, all’altezza del secondo lago, il più piccolo, ritorniamo nel bosco. I laghetti riflettono gli ultimi bagliori del sole che si sta per nascondere dietro al Colbricon. Arriviamo a malga Rolle salutati dall’ultimo raggio della giornata. Il chiosco della malga è la nostra ultima destinazione dove un panino con la caratteristica Tosela ci appaga anche lo stomaco.
Un’avventura tra mito e storia, tra Dolomiti, Dolomia e roccia vulcanica. Al cospetto delle Pale di San Martino di Castrozza, in un ambiente favoloso. Consiglio a tutti, comprese famiglie con piccoli alpinisti in erba, la tratta fino ai laghetti del Colbricon. Da lì alla cima del Cavallzza indicherei il sentiero adatto agli escursionisti con un po’ di allenamento. Un’escursione che appaga abbondantemente le fatiche e che sarà sicuramente uno spunto per esplorare le vicine vette che cattureranno le vostre pupille.



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Difficoltà

Escursionisti - Itinerari su sentieri od evidenti tracce in terreno di vario genere (pascoli, detriti, pietraie...). Sono generalmente segnalati con vernice od ometti (pietre impilate a forma piramidale che permettono di individuare il percorso anche da lontano). Possono svolgersi anche in ambienti innevati ma solo lievemente inclinati. Richiedono attrezzatura ed una sufficiente capacità di orientamento, allenamento alla camminata anche per qualche ora.



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