Cima Fertazza e ristoro Belvedere

Avventura in Val di Zoldo sulle orme dell’esploratrice Amelia Edwards

Dettagli

  • hike_type Tipo escursione

    Escursione

  • hike_difficult Difficoltà

    T

  • hike_distance Distanza

    8.01 KM

  • altitude_min Altitudine MIN

    1701.00 mt

  • altitude_drop_positive Dislivello +

    400 mt

  • parking Parcheggio

    Vai a GMaps

  • landscape Paesaggio

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  • historical interest Int. storico

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    star empty

  • duration Durata

    3h 30m

  • altitude_max Altitudine MAX

    2101.00 mt

  • altitude_drop_negative Dislivello -

    -400 mt

  • hike_type Tipo escursione

    Escursione

  • hike_difficult Difficoltà

    T

  • hike_distance Distanza

    8.01 KM

  • altitude_min Altitudine MIN

    1701.00 mt

  • altitude_max Altitudine MAX

    2101.00 mt

  • altitude_drop_positive Dislivello +

    400 mt

  • altitude_drop_negative Dislivello -

    -400 mt

  • duration Durata

    3h 30m

  • landscape Paesaggio

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Stagione

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Sentieri

Se qualcuno vi dicesse una frase come: "La pietrosa mulattiera si trasforma in un sentiero arduo, esposto e pauroso che costeggia i fianchi scuri e scoscesi del Monte Fernazza, montagna spaventosa, le nere pareti della quale sono franate più di una volta coprendo i nudi costoni di detriti e di massi purpurei che il tempo ha chiazzato di muschio e di licheni.". Sicuramente stareste lontani da quella cima, giusto?
E invece no, l'avventura di oggi si svolge proprio su questa vetta, il monte Fertazza (o Fernazza) tra l'Agordino e lo Zoldo.
Nell'escursione mi accompagnano la mia Giorgia e un'amica, Giorgia, ansiose di scoprire cosa ci riserverà questa insolita spedizione in montagna. La frase che ho riportato sopra, infatti, è di un'esploratrice inglese di fine '800, Amelia Edwards, che nel suo libro "Cime inviolate e Valli sconosciute" descrive il viaggio che ha compiuto nelle Dolomiti nel lontano 1857.
Raggiungiamo in auto lo Zoldo Alto e successivamente la malga Fontanafreda, dove recentemente è stato ampliato il comodo parcheggio vicino. La giornata è fresca in questo agosto che fin'ora ci ha regalato solo giornate torride. Ci allacciamo gli scarponi e partiamo!
Intraprendiamo la strada sterrata in direzione della forcella Pécol e subito raggiungiamo una mandria di mucche al pascolo che, in una sorprendente linea indiana che farebbe invidia ad una qualsiasi coda del supermercato, procedono tranquille e ordinate controllate a vista dal claudicante fattore in coda e dai fieri cani pastore ai lati. All'altezza della forcella, scegliamo di salire sulla traccia che porta verso Ovest, sentiero CAI 568, direzione ristoro Belvedere.
È una mulattiera ampia, in dolce pendenza che costeggia dapprima chiazze alberate e successivamente ampi prati erbosi finemente curati. Sulla nostra destra spuntano le pareti della Crepa delle Salere e ci accompagnano praticamente fino alla forcella dei Giai.
Davanti a noi il primo panorama di giornata vicino alla Madonnina del Vaccaro: una finestra naturale verso Nord con la vista su Selva di Cadore, il monte Cernera e la punta baciata dal sole del Lastoi de Formin. In direzione Ovest invece la traccia continua in salita, ora un po' più accentuata nella dorsale denominata Costa del Conte.
Continuiamo a salire fino a raggiungere un nuovo luogo di ristoro, La Ciasera, dove si gode di un fantastico panorama a 360 gradi. Il Pelmo la fa da padrone e, guardandolo, tornano in mente le parole dell'esploratrice Edwards: "[…] si erge il Pelmo, simile ad un trono imponente col baldacchino di nuvole ed una scala gigantesca, ogni gradino della quale è formato da rocce a picco, coperte di nevi eterne, calpestate solamente dai cacciatori di camosci.".
Ultima rampa irta ed eccoci sul pianoro sommitale del Belvedere. Si notano gli impianti di risalita che dal ristoro Fertazza, più in basso, permettono di raggiungere questo grazioso pianoro dove un piccolo parco giochi fa da contorno. La protagonista incontrastata rimane però l'immensa parete verticale della Civetta!
Restiamo focalizzati sull'obiettivo di giornata e proseguiamo nel sentiero appena dietro al ristoro e puntiamo alla vetta. Qui è possibile vedere la dorsale dirupata del versante sud del Fertazza e che ha precisamente descritto l'esploratrice Edwards. Ed in breve eccoci: cima del monte Fertazza, quota 2101 metri! Una croce composta da cerchi di diversa circonferenza ci accoglie su questo esile piano che precipita nel vuoto in direzione Sud. Sotto di noi una vista spettacolare sullo specchio del lago di Alleghe che riflette la Civetta, in fondo l'Agordino, passando la cima del Sasso Bianco da cui si può immaginare l'invisibile Caprile ai suoi piedi, fino ad arrivare ad un annuvolata Regina delle Dolomiti, la Marmolada! Dal lato apposto lo sguardo spazia dall'Alta Badia, al Col di Lana, passando per il Lagazuoi, il Cernera imponente sopra all'abitato di Selva di Cadore, Mondeval con il suo sito archeologico, il Becco di Mezzodì, concludendo sul Pelmo e le sue falde che fanno notare il rifugio Ciittò di Fiume al termine della Val Fiorentina.
Torniamo sui nostri passi e facciamo tappa obbligata al ristoro Belvedere gustandoci delle vere prelibatezze locali, davvero consigliatissime. Una volta rifocillati a dovere, avvolti dalla bellezza panoramica tutt'intorno, ripartiamo in direzione del ristoro Fertazza.
Scendiamo quindi fino alla forcella dei Giai e imbocchiamo la strada sterrata in direzione Nord, verso il ristoro. La strada assolata è affiancata da rigogliose piante di lamponi, e in breve raggiungiamo il ristoro. Non ci soffermiamo più di tanto e continuiamo in discesa su traccia CAI 569, direzione forcella Pécol.
Fino a questo punto l'avventura è adatta a tutti, grandi e piccini. Consiglio di tornare sui propri passi e percorrere a ritroso la strada. Noi, invece, tentiamo al solito un anello. Quale migliore occasione per esplorare anche la zona della Crepa delle Salere. A maggior ragione visto che stiamo ripercorrendo le orme di un'esploratrice: dobbiamo immergerci nell'avventura.
Poco più avanti troviamo un chiaro cartello CAI che indica la forcella e ci fa scendere per una pista da sci trasformata in strada ghiaiosa in questa stagione. A quota 1780 metri è ben visibile una traccia con rocce grigio scuro che si addentra nel bosco. Un evidente palo con segnali CAI ci conferma la corretta direzione. Stiamo percorrendo così il sentiero 561. Siamo immersi nella folta vegetazione in un luogo che evidentemente non percorre molta gente. Un sentiero piacevole ma che riserva delle attenzioni in alcuni punti con rocce sporgenti e lisce sulle quali è necessaria la dovuta attenzione. Anche la presenza di un grosso albero adeguatamente pulito dai rami più grossi, ci permette di avanzare tra le fronde penzolanti rimaste. Sbuchiamo in una radura (pista da sci) che in discesa porterebbe al rifugio Salander, noi invece proseguiamo per immetterci nuovamente nel bosco e qui troviamo una marcita veramente importante. Un terreno pregno di acqua che in alcuni punti dà la parvenza di "sabbie mobili". Qui le mie compagne di avventura danno il meglio di loro. Mentre io mi aggrappo ai soliti rami di pino per uscire dall'inghippo, loro danzano su esili tronchi di albero disposti al centro di questo ginepraio! Quasi con una facilità disarmante superano in breve questo tratto non banale uscendone indenni e sentendosi anche loro un po' esploratrici. Chissà se Amelia Edwards avrebbe percorso questo tratto di sentiero…
La traccia si fa più terrosa, sale costantemente fino al raggiungimento della forcella Pécol dove ci ricongiungiamo al punto della mattina dove avevamo lasciato la mandria di mucche al pascolo. Torniamo alla malga Fontanafreda salutati dalla Civetta a conclusione di questo bellissimo anello.
Un'escursione che consiglio a tutti per la facilità di progressione, la bellezza dei panorami, la comodità e la bontà del ristoro Belvedere. Circa 400 metri di dislivello percorribili con le dovute pause in un totale di 4h. Lo Zoldo e l'Agordino regalano sempre magiche emozioni questa volta arricchite dalla storia che è arrivata fino a noi da fine '800 grazie all'esploratrice inglese.

Se qualcuno vi dicesse una frase come: "La pietrosa mulattiera si trasforma in un sentiero arduo, esposto e pauroso che costeggia i fianchi scuri e scoscesi del Monte Fernazza, montagna spaventosa, le nere pareti della quale sono franate più di una volta coprendo i nudi costoni di detriti e di massi purpurei che il tempo ha chiazzato di muschio e di licheni.". Sicuramente stareste lontani da quella cima, giusto?
E invece no, l'avventura di oggi si svolge proprio su questa vetta, il monte Fertazza (o Fernazza) tra l'Agordino e lo Zoldo.
Nell'escursione mi accompagnano la mia Giorgia e un'amica, Giorgia, ansiose di scoprire cosa ci riserverà questa insolita spedizione in montagna. La frase che ho riportato sopra, infatti, è di un'esploratrice inglese di fine '800, Amelia Edwards, che nel suo libro "Cime inviolate e Valli sconosciute" descrive il viaggio che ha compiuto nelle Dolomiti nel lontano 1857.
Raggiungiamo in auto lo Zoldo Alto e successivamente la malga Fontanafreda, dove recentemente è stato ampliato il comodo parcheggio vicino. La giornata è fresca in questo agosto che fin'ora ci ha regalato solo giornate torride. Ci allacciamo gli scarponi e partiamo!
Intraprendiamo la strada sterrata in direzione della forcella Pécol e subito raggiungiamo una mandria di mucche al pascolo che, in una sorprendente linea indiana che farebbe invidia ad una qualsiasi coda del supermercato, procedono tranquille e ordinate controllate a vista dal claudicante fattore in coda e dai fieri cani pastore ai lati. All'altezza della forcella, scegliamo di salire sulla traccia che porta verso Ovest, sentiero CAI 568, direzione ristoro Belvedere.
È una mulattiera ampia, in dolce pendenza che costeggia dapprima chiazze alberate e successivamente ampi prati erbosi finemente curati. Sulla nostra destra spuntano le pareti della Crepa delle Salere e ci accompagnano praticamente fino alla forcella dei Giai.
Davanti a noi il primo panorama di giornata vicino alla Madonnina del Vaccaro: una finestra naturale verso Nord con la vista su Selva di Cadore, il monte Cernera e la punta baciata dal sole del Lastoi de Formin. In direzione Ovest invece la traccia continua in salita, ora un po' più accentuata nella dorsale denominata Costa del Conte.
Continuiamo a salire fino a raggiungere un nuovo luogo di ristoro, La Ciasera, dove si gode di un fantastico panorama a 360 gradi. Il Pelmo la fa da padrone e, guardandolo, tornano in mente le parole dell'esploratrice Edwards: "[…] si erge il Pelmo, simile ad un trono imponente col baldacchino di nuvole ed una scala gigantesca, ogni gradino della quale è formato da rocce a picco, coperte di nevi eterne, calpestate solamente dai cacciatori di camosci.".
Ultima rampa irta ed eccoci sul pianoro sommitale del Belvedere. Si notano gli impianti di risalita che dal ristoro Fertazza, più in basso, permettono di raggiungere questo grazioso pianoro dove un piccolo parco giochi fa da contorno. La protagonista incontrastata rimane però l'immensa parete verticale della Civetta!
Restiamo focalizzati sull'obiettivo di giornata e proseguiamo nel sentiero appena dietro al ristoro e puntiamo alla vetta. Qui è possibile vedere la dorsale dirupata del versante sud del Fertazza e che ha precisamente descritto l'esploratrice Edwards. Ed in breve eccoci: cima del monte Fertazza, quota 2101 metri!



Data

31-08-2024

Distanza

8.01 KM

Tipo escursione

Escursione

Dislivello

400 mt

  • Montagna

    Cima Fertazza

  • Indirizzo

    Val di Zoldo, Veneto, Italy

  • Altitudine

    2101.00 m

  • Rifugi

    Ristoro Belvedere

  • Informazioni

    Ristoro Belvedere

Una croce composta da cerchi di diversa circonferenza ci accoglie su questo esile piano che precipita nel vuoto in direzione Sud. Sotto di noi una vista spettacolare sullo specchio del lago di Alleghe che riflette la Civetta, in fondo l'Agordino, passando la cima del Sasso Bianco da cui si può immaginare l'invisibile Caprile ai suoi piedi, fino ad arrivare ad un annuvolata Regina delle Dolomiti, la Marmolada! Dal lato apposto lo sguardo spazia dall'Alta Badia, al Col di Lana, passando per il Lagazuoi, il Cernera imponente sopra all'abitato di Selva di Cadore, Mondeval con il suo sito archeologico, il Becco di Mezzodì, concludendo sul Pelmo e le sue falde che fanno notare il rifugio Ciittò di Fiume al termine della Val Fiorentina.
Torniamo sui nostri passi e facciamo tappa obbligata al ristoro Belvedere gustandoci delle vere prelibatezze locali, davvero consigliatissime. Una volta rifocillati a dovere, avvolti dalla bellezza panoramica tutt'intorno, ripartiamo in direzione del ristoro Fertazza.
Scendiamo quindi fino alla forcella dei Giai e imbocchiamo la strada sterrata in direzione Nord, verso il ristoro. La strada assolata è affiancata da rigogliose piante di lamponi, e in breve raggiungiamo il ristoro. Non ci soffermiamo più di tanto e continuiamo in discesa su traccia CAI 569, direzione forcella Pécol.
Fino a questo punto l'avventura è adatta a tutti, grandi e piccini. Consiglio di tornare sui propri passi e percorrere a ritroso la strada. Noi, invece, tentiamo al solito un anello. Quale migliore occasione per esplorare anche la zona della Crepa delle Salere. A maggior ragione visto che stiamo ripercorrendo le orme di un'esploratrice: dobbiamo immergerci nell'avventura.
Poco più avanti troviamo un chiaro cartello CAI che indica la forcella e ci fa scendere per una pista da sci trasformata in strada ghiaiosa in questa stagione. A quota 1780 metri è ben visibile una traccia con rocce grigio scuro che si addentra nel bosco. Un evidente palo con segnali CAI ci conferma la corretta direzione. Stiamo percorrendo così il sentiero 561. Siamo immersi nella folta vegetazione in un luogo che evidentemente non percorre molta gente. Un sentiero piacevole ma che riserva delle attenzioni in alcuni punti con rocce sporgenti e lisce sulle quali è necessaria la dovuta attenzione. Anche la presenza di un grosso albero adeguatamente pulito dai rami più grossi, ci permette di avanzare tra le fronde penzolanti rimaste. Sbuchiamo in una radura (pista da sci) che in discesa porterebbe al rifugio Salander, noi invece proseguiamo per immetterci nuovamente nel bosco e qui troviamo una marcita veramente importante. Un terreno pregno di acqua che in alcuni punti dà la parvenza di "sabbie mobili". Qui le mie compagne di avventura danno il meglio di loro. Mentre io mi aggrappo ai soliti rami di pino per uscire dall'inghippo, loro danzano su esili tronchi di albero disposti al centro di questo ginepraio! Quasi con una facilità disarmante superano in breve questo tratto non banale uscendone indenni e sentendosi anche loro un po' esploratrici. Chissà se Amelia Edwards avrebbe percorso questo tratto di sentiero…
La traccia si fa più terrosa, sale costantemente fino al raggiungimento della forcella Pécol dove ci ricongiungiamo al punto della mattina dove avevamo lasciato la mandria di mucche al pascolo. Torniamo alla malga Fontanafreda salutati dalla Civetta a conclusione di questo bellissimo anello.
Un'escursione che consiglio a tutti per la facilità di progressione, la bellezza dei panorami, la comodità e la bontà del ristoro Belvedere. Circa 400 metri di dislivello percorribili con le dovute pause in un totale di 4h. Lo Zoldo e l'Agordino regalano sempre magiche emozioni questa volta arricchite dalla storia che è arrivata fino a noi da fine '800 grazie all'esploratrice inglese.



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Difficoltà

Turistico - Itinerario su stradine, mulattiere o larghi sentieri. I percorsi generalmente non sono lunghi, non presentano alcun problema di orientamento e non richiedono un allenamento specifico se non quello tipico della passeggiata.



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