Creta di Timau e cima Avostanis

Avventura tra Italia e Austria, tra sentieri della Grande Guerra e panorami mozzafiato, nel cuore della Carnia

Dettagli

  • hike_type Tipo escursione

    Escursione

  • hike_difficult Difficoltà

    EE

  • hike_distance Distanza

    10.94 KM

  • altitude_min Altitudine MIN

    1298.00 mt

  • altitude_drop_positive Dislivello +

    923 mt

  • parking Parcheggio

    Vai a GMaps

  • landscape Paesaggio

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  • historical interest Int. storico

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  • duration Durata

    5h

  • altitude_max Altitudine MAX

    2221.00 mt

  • altitude_drop_negative Dislivello -

    -923 mt

  • hike_type Tipo escursione

    Escursione

  • hike_difficult Difficoltà

    EE

  • hike_distance Distanza

    10.94 KM

  • altitude_min Altitudine MIN

    1298.00 mt

  • altitude_max Altitudine MAX

    2221.00 mt

  • altitude_drop_positive Dislivello +

    923 mt

  • altitude_drop_negative Dislivello -

    -923 mt

  • duration Durata

    5h

  • landscape Paesaggio

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  • parking Parcheggio

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Stagione

GEN
FEB
MAR
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MAG
GIU
LUG
AGO
SET
OTT
NOV
DIC

Sentieri

L’estate è al culmine, il caldo affanna nella grandi città e, come ogni fine settimana, cerco refrigerio nella montagna. Assieme all’amico Leonardo, oggi raggiungo con grande piacere, e un briciolo di nostalgia delle vacanze da fanciullo, la mitica e inconfondibile Carnia. L’obiettivo di oggi è una doppia cima, al confine tra Italia e Austria.
Raggiungo la valle denominata Canale di San Pietro formata dal torrente Bût che da Timau passa Paluzza, Arta Terme e Tolmezzo prima di immettersi nel fiume Tagliamento. In auto superiamo l’abitato di Laipacco e prendiamo la strada sterrata con indicazioni Malga Pramosio. Con ampia e comoda carrareccia raggiungiamo in breve il parcheggio a 1521 metri.
Ci prepariamo a puntino, zaino in spalla e via per la prima tappa: lago Avostanis.
Intraprendiamo il segnavia 402 che racchiude diverse altre tracce. Infatti questa parte di percorso è chiamato anche Sentiero dei Pastori ed è parte anche di un pezzo della famosa Traversata Carnica, un’Alta Via che si sviluppa sul crinale montuoso delle Alpi Carniche sul confine tra Austria e Italia, ripercorrendo per molti tratti le trincee Italo-Austriache della Grande Guerra.
Procediamo in costante salita osservando le sinuose linee del Monte Scarniz e seguendo con lo sguardo le nuvole che corrono ad una velocità insolita. Raggiungiamo in breve una piccola nicchia dove si ricorda Maria Plozner Mentil, una delle portatrici carniche durante la Grande Guerra che con le loro pesanti gerle (riempite con vettovaglie, armi e munizioni) ogni giorno salivano a piedi lungo i versanti del Pal Piccolo, Pal Grande, Freikofel, Cima Avostanis e Passo Pramosio. il 15 febbraio 1916, Maria Plozner Mentil fu colpita da un cecchino austro-ungarico nei pressi di Passo Pramosio. Trasportata a valle nell'ospedale da campo di Paluzza, morì il giorno successivo per la gravità delle ferite.
Seguitiamo su traccia 402, superando il vecchio rifugio Morgante ora in abbandono. Il sentiero è una comoda via composta da un grezzo asfalto e permette di procedere spediti. Da quota 1700 metri circa si ha una splendida vista sulle dorsali erbose fronte alla malga Pramosio ora quasi invisibile.
A quota 1820 metri raggiungiamo la Casera delle Manze con un potente fontana adiacente. Il nome non è casuale e vediamo diverse mucche al pascolo poco distanti. Davanti a noi notiamo il sentiero che si inerpica a zig-zag ora completamente sassoso e senza asfalto. Procediamo nella salita che ora è più decisa. Le nuvole cominciano ad avvolgerci in un continuo uno rincorrersi per raggiungere le cime vicine che ci circondano. Qui notiamo anche l’indicazione del Sentiero Italia del CAI: la traccia su cui siamo è un crocevia di infiniti percorsi!
Arriviamo ad un bivio a circa 1930 metri, scegliamo la via di sinistra e ci ritroviamo davanti la prima bellezza di giornata: il lago Avostanis!
Acqua turchese, circondata da prati in fiore con alle spalle una parete rocciosa utilizzata come allenamento per gli arrampicatori. Poco distante il ricovero Casera Pramosio Alta che resta di vedetta sopra lo specchio d’acqua. Procediamo sul sentiero osservando lo splendido lago. La via ora diventa erbosa, stretta, e procede decisa sulla dorsale che preannuncia la Creta di Timau, nostro prossimo obiettivo.
Costeggiamo una zona franosa con diverse rocce instabili che sembrano pronte a precipitare nel lago. Proprio in questo luogo scorgiamo due giovani marmotte che si arrampicano sui grandi massi bianchi. Procediamo ancora a zig-zag fino alla deviazione che porta in cresta. Qui attenzione a scegliere la via di sinistra per portarsi sulla sella erbosa, con annessa lama d’acqua, che permette di raggiungere il sentiero che porta alla cima.
Superata la sella, la traccia si inerpica sulla dorsale rocciosa della montagna. Mai pericolosa, ma caratteristica per la progressione con vista verso l’abitato di Timau. Noi siamo stati sfortunati perchè abbiamo avuto solo un assaggio di questo panorama, poi solo nebbia e visibilità ridotta che ci fa vedere solo poche decine di metri avanti a noi. La situazione è quasi surreale, siamo dentro ad una nuvola. Sembra di essere sospesi nel vuoto per raggiungere una cima che ancora non si vede.
A quota 2150 circa ecco lì che fa capolino la croce di vetta, solo un piccolo tratto attrezzato di divide dalla cima. Una corda metallica, in alcuni punti lasca, assieme a gradini creati con pioli di ferro, ci permettono di guadagnare l’ultimo tratto su facili roccette. Ed eccoci a quota 2217 metri, a circa 2h dalla partenza: cima della Creta di Timau! La vista verso Sud è annullata da una coltre nuvolosa che continua a sbuffare verso di noi, dalla parte opposta invece si ha una splendido panorama sulla verdeggiante Austria e sulla cresta che ci permetterà di raggiungere il monte Avostanis. Studiamo l’ambiente circostante per capire se c’è una traccia che permette di procedere in cresta direttamente dalla cima, ma la conformazione rocciosa instabile e la poca visibilità del momento, ci obbligano a tornare sui nostri passi e tentare un’alternativa. Subito dopo il tratto attrezzato è evidente un segno CAI su un roccia molto alta che invita a salire su facili roccette. Percorriamo questo breve tratto, siamo di fatto in cresta ma anche qui le rocce instabili e la poca visibilità ci fanno desistere e torniamo nuovamente indietro. Raggiungiamo il primo tornante in discesa e qui intraprendiamo una timida traccia che su comoda erba ci porta sulla cresta ricercata.
Siamo su una lama di rasoio, da una parte il nulla reso invisibile dalle fitte nuvole bianche che come su un piano oliato sfuggono verso l’alto lambendoci. Dall’altra, il baratro verso l’Austria e i suoi infiniti prati. La cresta è piacevole, divertente, e in breve raggiungiamo delle gallerie della Prima Guerra Mondiale dalle quali possiamo osservare la Casera di Palgrande, la cima del Pal Piccolo e l’ancora chiuso Passo di Monte Croce Carnico. Aggiriamo la prima galleria, su una traccia quasi invisibile e ci ritroviamo sul sentiero che sicuramente era utilizzato dai soldati per spostarsi tra questi valichi. I diversi tunnel, avamposti in muratura e filo spinato ne sono la prova. Siamo sospesi sopra il lago che crea un panorama meraviglioso. La timida traccia è consigliata per escursionisti con passo sicuro vista la particolarità di dove si districa. Un unico passaggio esposto richiede anche una certa esperienza e fermezza in ambiente aereo. Siamo arrivati davanti ad un casone di pietra oramai scoperchiato in prossimità di una piccola forcella.
Scegliamo la via sulla sinistra che scende lievemente. Da qui, aggirando il casone in muratura si può procedere tra i vecchi avamposti militari in un ambiente però non molto agevole e difficoltoso. Scendiamo e siamo di fatto sulla dorsale del monte Avostanis. In corrispondenza di un bivio ben segnato, ritorniamo a salire fino a raggiungere un’ampia sella. Qui notiamo un primo cippo di confine datato 1920 in cui è presente la doppia indicazione “I” (Italia) e “Ö” (Austria). L’apice dell’Avostanis è davanti a noi. Un ultimo cucuzzolo erboso ci divide dalla seconda croce di vetta che raggiungiamo in una decina di minuti dalla sella.
Eccoci, dopo 3h e 45 minuti circa dalla partenza: cima al monte Avostanis!
Poco sotto la vetta un avamposto militare ci accoglie per una meritata pausa con vista sulle cime austriache: la cresta continua verso la cime del Koderkopf e il Koderhöe e la lontana valle Obergailtal. L’Austria rimane libera da nubi, mentre il versante italiano è sempre avvolto dalla nebbia. L’attesa ci ripaga e dopo la meritata pausa, tornati sui nostri passi, ci godiamo del panorama anche dal versante italiano che si mostra in tutto il suo splendore verso Timau e Paluzza.
Tornati alla sella erbosa, scegliamo la variante verso Est, sempre segnavia 402, che ci permette di compiere un anello completo fino a raggiungere il rifugio Casera Pramosio Alta al cospetto del lago Avostanis. Continuiamo quindi sul Sentiero dei Pastori per tornare alla Malga Pramosio (o Promosio). Il ritorno ci regala scorci diversi: le nuvole si sono diradate e lasciano spazio ad un caldo sole che tinge con una luce dorata tutto intorno a noi. Raggiungiamo dopo circa 5h il punto di partenza dove ci attende un lauto pranzo a base di gnocchi fatti in casa conditi con un godurioso sugo di selvaggina!
Si conclude così l’emozionante escursione nel cuore delle Alpi Carniche, nella parte del Friuli Venezia Giulia più vero, più autentico e preservato. Un’avventura per escursionisti allenati. Solo la cresta tra le due cime è consigliata per persone con esperienza di montagna. È comunque possibile raggiungere l’Avostanis anche senza il sentiero di cresta su traccia più semplice. Consigliato soprattutto per coloro che ricercano luoghi meno caotici, immersi nella natura poco antropizzata e dal valore storico considerevole!

L’estate è al culmine, il caldo affanna nella grandi città e, come ogni fine settimana, cerco refrigerio nella montagna. Assieme all’amico Leonardo, oggi raggiungo con grande piacere, e un briciolo di nostalgia delle vacanze da fanciullo, la mitica e inconfondibile Carnia. L’obiettivo di oggi è una doppia cima, al confine tra Italia e Austria.
Raggiungo la valle denominata Canale di San Pietro formata dal torrente Bût che da Timau passa Paluzza, Arta Terme e Tolmezzo prima di immettersi nel fiume Tagliamento. In auto superiamo l’abitato di Laipacco e prendiamo la strada sterrata con indicazioni Malga Pramosio. Con ampia e comoda carrareccia raggiungiamo in breve il parcheggio a 1521 metri.
Ci prepariamo a puntino, zaino in spalla e via per la prima tappa: lago Avostanis.
Intraprendiamo il segnavia 402 che racchiude diverse altre tracce. Infatti questa parte di percorso è chiamato anche Sentiero dei Pastori ed è parte anche di un pezzo della famosa Traversata Carnica, un’Alta Via che si sviluppa sul crinale montuoso delle Alpi Carniche sul confine tra Austria e Italia, ripercorrendo per molti tratti le trincee Italo-Austriache della Grande Guerra.
Procediamo in costante salita osservando le sinuose linee del Monte Scarniz e seguendo con lo sguardo le nuvole che corrono ad una velocità insolita. Raggiungiamo in breve una piccola nicchia dove si ricorda Maria Plozner Mentil, una delle portatrici carniche durante la Grande Guerra che con le loro pesanti gerle (riempite con vettovaglie, armi e munizioni) ogni giorno salivano a piedi lungo i versanti del Pal Piccolo, Pal Grande, Freikofel, Cima Avostanis e Passo Pramosio. il 15 febbraio 1916, Maria Plozner Mentil fu colpita da un cecchino austro-ungarico nei pressi di Passo Pramosio. Trasportata a valle nell'ospedale da campo di Paluzza, morì il giorno successivo per la gravità delle ferite.
Seguitiamo su traccia 402, superando il vecchio rifugio Morgante ora in abbandono. Il sentiero è una comoda via composta da un grezzo asfalto e permette di procedere spediti. Da quota 1700 metri circa si ha una splendida vista sulle dorsali erbose fronte alla malga Pramosio ora quasi invisibile.
A quota 1820 metri raggiungiamo la Casera delle Manze con un potente fontana adiacente. Il nome non è casuale e vediamo diverse mucche al pascolo poco distanti. Davanti a noi notiamo il sentiero che si inerpica a zig-zag ora completamente sassoso e senza asfalto. Procediamo nella salita che ora è più decisa. Le nuvole cominciano ad avvolgerci in un continuo uno rincorrersi per raggiungere le cime vicine che ci circondano. Qui notiamo anche l’indicazione del Sentiero Italia del CAI: la traccia su cui siamo è un crocevia di infiniti percorsi!
Arriviamo ad un bivio a circa 1930 metri, scegliamo la via di sinistra e ci ritroviamo davanti la prima bellezza di giornata: il lago Avostanis!
Acqua turchese, circondata da prati in fiore con alle spalle una parete rocciosa utilizzata come allenamento per gli arrampicatori. Poco distante il ricovero Casera Pramosio Alta che resta di vedetta sopra lo specchio d’acqua. Procediamo sul sentiero osservando lo splendido lago. La via ora diventa erbosa, stretta, e procede decisa sulla dorsale che preannuncia la Creta di Timau, nostro prossimo obiettivo.
Costeggiamo una zona franosa con diverse rocce instabili che sembrano pronte a precipitare nel lago. Proprio in questo luogo scorgiamo due giovani marmotte che si arrampicano sui grandi massi bianchi. Procediamo ancora a zig-zag fino alla deviazione che porta in cresta. Qui attenzione a scegliere la via di sinistra per portarsi sulla sella erbosa, con annessa lama d’acqua, che permette di raggiungere il sentiero che porta alla cima.
Superata la sella, la traccia si inerpica sulla dorsale rocciosa della montagna. Mai pericolosa, ma caratteristica per la progressione con vista verso l’abitato di Timau. Noi siamo stati sfortunati perchè abbiamo avuto solo un assaggio di questo panorama, poi solo nebbia e visibilità ridotta che ci fa vedere solo poche decine di metri avanti a noi. La situazione è quasi surreale, siamo dentro ad una nuvola. Sembra di essere sospesi nel vuoto per raggiungere una cima che ancora non si vede.
A quota 2150 circa ecco lì che fa capolino la croce di vetta, solo un piccolo tratto attrezzato di divide dalla cima. Una corda metallica, in alcuni punti lasca, assieme a gradini creati con pioli di ferro, ci permettono di guadagnare l’ultimo tratto su facili roccette. Ed eccoci a quota 2217 metri, a circa 2h dalla partenza: cima della Creta di Timau!



Data

27-07-2024

Distanza

10.94 KM

Tipo escursione

Escursione

Dislivello

923 mt

  • Montagna

    Alpi Carniche

  • Indirizzo

    Paluzza, Friuli Venezia Giulia, Italy

  • Altitudine

    2221.00 m

  • Rifugi

    Rifugio Malga Pramosio

  • Informazioni

    Malga Pramosio

La vista verso Sud è annullata da una coltre nuvolosa che continua a sbuffare verso di noi, dalla parte opposta invece si ha una splendido panorama sulla verdeggiante Austria e sulla cresta che ci permetterà di raggiungere il monte Avostanis. Studiamo l’ambiente circostante per capire se c’è una traccia che permette di procedere in cresta direttamente dalla cima, ma la conformazione rocciosa instabile e la poca visibilità del momento, ci obbligano a tornare sui nostri passi e tentare un’alternativa. Subito dopo il tratto attrezzato è evidente un segno CAI su un roccia molto alta che invita a salire su facili roccette. Percorriamo questo breve tratto, siamo di fatto in cresta ma anche qui le rocce instabili e la poca visibilità ci fanno desistere e torniamo nuovamente indietro. Raggiungiamo il primo tornante in discesa e qui intraprendiamo una timida traccia che su comoda erba ci porta sulla cresta ricercata.
Siamo su una lama di rasoio, da una parte il nulla reso invisibile dalle fitte nuvole bianche che come su un piano oliato sfuggono verso l’alto lambendoci. Dall’altra, il baratro verso l’Austria e i suoi infiniti prati. La cresta è piacevole, divertente, e in breve raggiungiamo delle gallerie della Prima Guerra Mondiale dalle quali possiamo osservare la Casera di Palgrande, la cima del Pal Piccolo e l’ancora chiuso Passo di Monte Croce Carnico. Aggiriamo la prima galleria, su una traccia quasi invisibile e ci ritroviamo sul sentiero che sicuramente era utilizzato dai soldati per spostarsi tra questi valichi. I diversi tunnel, avamposti in muratura e filo spinato ne sono la prova. Siamo sospesi sopra il lago che crea un panorama meraviglioso. La timida traccia è consigliata per escursionisti con passo sicuro vista la particolarità di dove si districa. Un unico passaggio esposto richiede anche una certa esperienza e fermezza in ambiente aereo. Siamo arrivati davanti ad un casone di pietra oramai scoperchiato in prossimità di una piccola forcella.
Scegliamo la via sulla sinistra che scende lievemente. Da qui, aggirando il casone in muratura si può procedere tra i vecchi avamposti militari in un ambiente però non molto agevole e difficoltoso. Scendiamo e siamo di fatto sulla dorsale del monte Avostanis. In corrispondenza di un bivio ben segnato, ritorniamo a salire fino a raggiungere un’ampia sella. Qui notiamo un primo cippo di confine datato 1920 in cui è presente la doppia indicazione “I” (Italia) e “Ö” (Austria). L’apice dell’Avostanis è davanti a noi. Un ultimo cucuzzolo erboso ci divide dalla seconda croce di vetta che raggiungiamo in una decina di minuti dalla sella.
Eccoci, dopo 3h e 45 minuti circa dalla partenza: cima al monte Avostanis!
Poco sotto la vetta un avamposto militare ci accoglie per una meritata pausa con vista sulle cime austriache: la cresta continua verso la cime del Koderkopf e il Koderhöe e la lontana valle Obergailtal. L’Austria rimane libera da nubi, mentre il versante italiano è sempre avvolto dalla nebbia. L’attesa ci ripaga e dopo la meritata pausa, tornati sui nostri passi, ci godiamo del panorama anche dal versante italiano che si mostra in tutto il suo splendore verso Timau e Paluzza.
Tornati alla sella erbosa, scegliamo la variante verso Est, sempre segnavia 402, che ci permette di compiere un anello completo fino a raggiungere il rifugio Casera Pramosio Alta al cospetto del lago Avostanis. Continuiamo quindi sul Sentiero dei Pastori per tornare alla Malga Pramosio (o Promosio). Il ritorno ci regala scorci diversi: le nuvole si sono diradate e lasciano spazio ad un caldo sole che tinge con una luce dorata tutto intorno a noi. Raggiungiamo dopo circa 5h il punto di partenza dove ci attende un lauto pranzo a base di gnocchi fatti in casa conditi con un godurioso sugo di selvaggina!
Si conclude così l’emozionante escursione nel cuore delle Alpi Carniche, nella parte del Friuli Venezia Giulia più vero, più autentico e preservato. Un’avventura per escursionisti allenati. Solo la cresta tra le due cime è consigliata per persone con esperienza di montagna. È comunque possibile raggiungere l’Avostanis anche senza il sentiero di cresta su traccia più semplice. Consigliato soprattutto per coloro che ricercano luoghi meno caotici, immersi nella natura poco antropizzata e dal valore storico considerevole!



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Difficoltà

Escursionisti Esperti - sono intinerari generalmente segnalati ma con qualche difficoltà: il terreno può essere costituito da pendii scivolosi di erba, misti di rocce ed erba, pietraie, lievi pendii innevati o anche singoli passaggi rocciosi di facile arrampicata (uso delle mani in alcuni punti). Pur essendo percorsi che non necessitano di particolare attrezzatura, si possono presentare tratti attrezzati se pur poco impegnativi. Richiedono una discreta conoscenza dell'ambiente alpino, passo sicuro ed assenza di vertigini. La preparazione fisica deve essere adeguata ad una giornata di cammino abbastanza continuo.



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