Dettagli
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Tipo escursioneEscursione
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DifficoltàEE
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Distanza10.36 KM
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Altitudine MIN1044.00 mt
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Dislivello +1010 mt
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Parcheggio
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Paesaggio





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Int. storico





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Durata4h 45m
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Altitudine MAX2054.00 mt
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Dislivello --1010 mt
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Tipo escursioneEscursione
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DifficoltàEE
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Distanza10.36 KM
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Altitudine MIN1044.00 mt
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Altitudine MAX2054.00 mt
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Dislivello +1010 mt
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Dislivello --1010 mt
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Durata4h 45m
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Paesaggio





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Int. storico





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Parcheggio
L’obiettivo è il rifugio Giaf e, più in alto, la forcella Scodavacca (o Giaf). Una traversata dal Friuli al confine con il Veneto.
Dal passo della Mauria raggiungiamo il parcheggio gratuito prima di arrivare a Forni di Sopra, più precisamente dall’abitato di Chiandarens attraverso un ponte sul “neonato” fiume Tagliamento. Lo spazio non è molto ampio, quindi consiglio di arrivare presto alla mattina per riuscire ad aggiudicarsi il posto.
Zaino in spalla e via sul sentiero CAI 346, attraversando fin da subito il tumultuoso torrente Giaf su comodo ponte asfaltato. La mulattiera diventa sassosa e si inoltra in folta vegetazione di conifere fino a quota 1100 metri. Lasciamo l’ampia strada per un più consono sentiero comunque molto agevole. Abbandoniamo le conifere e usciamo in un’apertura sul torrent Giaf che regala già una cartolina per la sua bellezza e le numerose cascatelle che crea. Lo passiamo per due volte su caratteristici ponticelli in legno ed entriamo in un folto bosco, ora di giovani abeti. Continuiamo in salita con una pendenza più decisa ma mai stancante. Arrivati ad un terzo passaggio del torrente Giaf, il sentiero si addolcisce, si procede velocemente fino a raggiungere il ricovero invernale del rifugio Giaf a quota 1370 metri. Il Giaf non si vede ancora, dobbiamo percorrere ancora qualche centinaio di metri per raggiungere prima una bella chiesetta e, attraverso i comodi gradini in pietra che la costeggiano, raggiungiamo la prima tappa della giornata: rifugio Giaf 1400 metri! In meno di 1h dalla partenza eccoci su una splendido spiazzo con centinaia di posti a sedere con la vista sul gruppo dei Monfalconi.
Lasciamo il rifugio alle spalle, continuiamo sempre sul sentiero 346 sul tratto dell’alta via numero 6. Percorriamo così il Coston di Giaf, una costa dapprima boscosa con una salita decisamente accentuata. Il caldo comincia a farsi sentire. La folta flora si apre dando spazio a larici, e arbusti più bassi: i mitici pini mughi. Superiamo una deviazione che indica “Anello di Bianchi”, tragitto che eseguiremo nella via del ritorno.
Arriviamo a quota 1925 metri circa all’altezza dell’ultima deviazione al cospetto di un grosso masso. Da qui vediamo l’ultima lingua di vegetazione e comincia ad essere predominante il grigio del ghiaione finale alla forcella. Davanti a noi in direzione Sud abbiamo gli imponenti torrioni del Crodon di Giaf, il Monfalcon di Forni con il mitico ghiaione della sua forcella eseguito in una fantastica avventura 18 anni fa (spunto per una prossima escursione per ripercorrere lo stesso tragitto e rievocare emozioni mai dimenticate!). La vista in direzione Sud termina con il Torrione e la Torre di Forni che con la sua siluette inconfondibile si staglia sull’abitato di Forni di Sopra che, da questa altitudine, vediamo già spuntare in direzione Est. A Nord le protuberanze rocciose del monte Vallonut preannunciano la Torre Criodola e l’omonimo monte Cridola ancora parzialmente nascosto alla nostra vista. Seguitiamo a zig-zag rapidi su ghiaione agevole, superiamo l’ultimo baluardo di flora montana. Ancora sassi, ancora ghiaione fino alla quota di 2043 metri: forcella Scodavacca! Siamo in forcella, a 2h e 40 minuti dalla partenza. Verso Ovest il Cadore e il rifugio Padova a poche centinaia di metri sotto di noi. La mitica Torre Berti che si staglia in direzione Sud sembra quasi cadere verso di noi. Dalla parte opposta la Tacca del Cridola e l’immensa massa dolomitica del monte Cridola, una muraglia che sembra proteggere un mondo incantato alle sue spalle. Nel mezzo, la visuale verso il Friuli e Forni di Sopra. La forcella Scodavacca è un passo che racchiude un fascino particolare. Agevole da raggiungere, è un crocevia per numerose escursioni che vanno dalla semplice traversata giornaliera fino all’Alta Via numero 6, passando per avventure più alpinistiche come la cima del Cridola. Forcella apprezzata anche dai camosci, che vediamo in lontananza nel vallone impervio tra il Vallonut e il Cridola. Una pausa è d’obbligo per godere di questa meraviglia. Le nuvole aggiungono magia al momento nascondendo e mostrando le caratteristiche guglie che ci circondano.
Torniamo sui nostri passi fino al massone con la deviazione descritta in precedenza. Qui intraprendiamo il sentiero CAI 354 che attraversa la fine del ghiaione della forcella Monfalcon di Forni e la successiva forcella da Las Busas. La traccia prosegue praticamente in quota a 1750 metri circa lambendo il ghiaione e permettendoci di camminare sul terra battuta molto agevole. Arriviamo in una zona dalla caratteristica conformazione che pare lunare tra massi disposti disordinatamente e un piccolo nevaio ricoperto da sabbia Sahariana che resiste imperterrito al grande caldo di questi giorni. A 1725 metri circa raggiungiamo la deviazione del sentiero prefissato per il ritorno: l’Anello di Bianchi.
Abbiamo scelto questo tratto di sentiero per compiere un piccolo anello e godere di una splendida vista sul Costone di Giaf da un’altra angolazione. Ma, cosa più importante, percorrere una via al cospetto della mitica Torre di Forni. Proprio sotto alle guglie di questa vetta, immersi nel ghiaione, notiamo un paio di camosci che fermano la loro progressione per osservare questi individui oblunghi e strani che stanno disturbando la loro quiete… Seguitiamo su sentiero praticamente in quota in un sentiero ricoperto da pini mughi verso monte e pressoché ripido a picco dalla parte del Costone di Giaf. La via non è mai pericolosa ma necessita comunque di passo fermo. Si arriva in breve ad un passo, o forcella, che aggira di fatto la torre di Forni, con annesso un piccolo cocuzzolo dal quale è possibile ammirare l’intero tracciato fatto in questa escursione. Sullo sfondo, la fessura tra le Dolomiti formata dalla forcella Scodavacca lasciata da poco. In questo punto è anche presente una targa con indicato “Lariceto puro di alta quota”. Lasciamo il passo e cominciamo così la discesa incontrando il passaggio più particolare della giornata: un paio di metri su roccia e terreno franoso accompagnati da una sicura corda per sicurezza. Per niente difficile e molto breve, è un passaggio che comunque non va preso sottogamba.
Arriviamo così all’ultimo bivio di giornata e ci agganciamo al sentiero che scende dalla forcella del Cason diventando un segnavia CAI 361-342 (sempre Anello di Bianchi). Quest’ultimo tratto si rivela il più caldo per l’immersione effettiva nei mughi! Alti oltre i 2 metri creano una cappa infernale che ci invita a percorrere il sentiero il più velocemente possibile. Raggiungiamo in breve la strada sterrata che, con un paio di tornanti, ci rituffa nel bosco di conifere e successivamente al rifugio Giaf dove ci aspetta una agognata birra fresca.
Il ritorno al parcheggio avviene per lo stesso sentiero di salita costeggiando il torrente Giaf che regala sempre originali scorci non notati nel percorso di andata.
Termina questa fantastica avventura tra Friuli Venezia Giulia e Veneto, tra vette dolomitiche più autentiche e selvagge. Luoghi meno blasonati, poco conosciuti e, proprio per questo, ricchi di particolari autentici, ancora incontaminati: identità di una montagna ancora vera. Un'avventura per escursionisti mediamente allenati. Solo la parte relativa all'Anello di Bianchi la considero per escursionisti un po' più esperti.
Metà luglio, l’estate è nel pieno fervore e la miglior soluzione alla calura è una bella escursione in montagna con la compagnia giusta. Assieme a me nell’avventura di oggi c’è l’amico Enrico e una nuova conoscenza, Mattia.
L’obiettivo è il rifugio Giaf e, più in alto, la forcella Scodavacca (o Giaf). Una traversata dal Friuli al confine con il Veneto.
Dal passo della Mauria raggiungiamo il parcheggio gratuito prima di arrivare a Forni di Sopra, più precisamente dall’abitato di Chiandarens attraverso un ponte sul “neonato” fiume Tagliamento. Lo spazio non è molto ampio, quindi consiglio di arrivare presto alla mattina per riuscire ad aggiudicarsi il posto.
Zaino in spalla e via sul sentiero CAI 346, attraversando fin da subito il tumultuoso torrente Giaf su comodo ponte asfaltato. La mulattiera diventa sassosa e si inoltra in folta vegetazione di conifere fino a quota 1100 metri. Lasciamo l’ampia strada per un più consono sentiero comunque molto agevole. Abbandoniamo le conifere e usciamo in un’apertura sul torrent Giaf che regala già una cartolina per la sua bellezza e le numerose cascatelle che crea. Lo passiamo per due volte su caratteristici ponticelli in legno ed entriamo in un folto bosco, ora di giovani abeti. Continuiamo in salita con una pendenza più decisa ma mai stancante. Arrivati ad un terzo passaggio del torrente Giaf, il sentiero si addolcisce, si procede velocemente fino a raggiungere il ricovero invernale del rifugio Giaf a quota 1370 metri. Il Giaf non si vede ancora, dobbiamo percorrere ancora qualche centinaio di metri per raggiungere prima una bella chiesetta e, attraverso i comodi gradini in pietra che la costeggiano, raggiungiamo la prima tappa della giornata: rifugio Giaf 1400 metri! In meno di 1h dalla partenza eccoci su una splendido spiazzo con centinaia di posti a sedere con la vista sul gruppo dei Monfalconi.
Lasciamo il rifugio alle spalle, continuiamo sempre sul sentiero 346 sul tratto dell’alta via numero 6. Percorriamo così il Coston di Giaf, una costa dapprima boscosa con una salita decisamente accentuata. Il caldo comincia a farsi sentire. La folta flora si apre dando spazio a larici, e arbusti più bassi: i mitici pini mughi. Superiamo una deviazione che indica “Anello di Bianchi”, tragitto che eseguiremo nella via del ritorno.
Arriviamo a quota 1925 metri circa all’altezza dell’ultima deviazione al cospetto di un grosso masso. Da qui vediamo l’ultima lingua di vegetazione e comincia ad essere predominante il grigio del ghiaione finale alla forcella. Davanti a noi in direzione Sud abbiamo gli imponenti torrioni del Crodon di Giaf, il Monfalcon di Forni con il mitico ghiaione della sua forcella eseguito in una fantastica avventura 18 anni fa (spunto per una prossima escursione per ripercorrere lo stesso tragitto e rievocare emozioni mai dimenticate!). La vista in direzione Sud termina con il Torrione e la Torre di Forni che con la sua siluette inconfondibile si staglia sull’abitato di Forni di Sopra che, da questa altitudine, vediamo già spuntare in direzione Est. A Nord le protuberanze rocciose del monte Vallonut preannunciano la Torre Criodola e l’omonimo monte Cridola ancora parzialmente nascosto alla nostra vista. Seguitiamo a zig-zag rapidi su ghiaione agevole, superiamo l’ultimo baluardo di flora montana. Ancora sassi, ancora ghiaione fino alla quota di 2043 metri: forcella Scodavacca!
Data
14-07-2024
Distanza
10.36 KM
Tipo escursione
Escursione
Dislivello
1010 mt
- Montagna
Monfalconi
- Indirizzo
Forni di Sopra, Friuli Venezia Giulia, Italy
- Altitudine
2054.00 m
- Rifugi
Rifugio Giaf
- Informazioni
Siamo in forcella, a 2h e 40 minuti dalla partenza. Verso Ovest il Cadore e il rifugio Padova a poche centinaia di metri sotto di noi. La mitica Torre Berti che si staglia in direzione Sud sembra quasi cadere verso di noi. Dalla parte opposta la Tacca del Cridola e l’immensa massa dolomitica del monte Cridola, una muraglia che sembra proteggere un mondo incantato alle sue spalle. Nel mezzo, la visuale verso il Friuli e Forni di Sopra. La forcella Scodavacca è un passo che racchiude un fascino particolare. Agevole da raggiungere, è un crocevia per numerose escursioni che vanno dalla semplice traversata giornaliera fino all’Alta Via numero 6, passando per avventure più alpinistiche come la cima del Cridola. Forcella apprezzata anche dai camosci, che vediamo in lontananza nel vallone impervio tra il Vallonut e il Cridola. Una pausa è d’obbligo per godere di questa meraviglia. Le nuvole aggiungono magia al momento nascondendo e mostrando le caratteristiche guglie che ci circondano.
Torniamo sui nostri passi fino al massone con la deviazione descritta in precedenza. Qui intraprendiamo il sentiero CAI 354 che attraversa la fine del ghiaione della forcella Monfalcon di Forni e la successiva forcella da Las Busas. La traccia prosegue praticamente in quota a 1750 metri circa lambendo il ghiaione e permettendoci di camminare sul terra battuta molto agevole. Arriviamo in una zona dalla caratteristica conformazione che pare lunare tra massi disposti disordinatamente e un piccolo nevaio ricoperto da sabbia Sahariana che resiste imperterrito al grande caldo di questi giorni. A 1725 metri circa raggiungiamo la deviazione del sentiero prefissato per il ritorno: l’Anello di Bianchi.
Abbiamo scelto questo tratto di sentiero per compiere un piccolo anello e godere di una splendida vista sul Costone di Giaf da un’altra angolazione. Ma, cosa più importante, percorrere una via al cospetto della mitica Torre di Forni. Proprio sotto alle guglie di questa vetta, immersi nel ghiaione, notiamo un paio di camosci che fermano la loro progressione per osservare questi individui oblunghi e strani che stanno disturbando la loro quiete… Seguitiamo su sentiero praticamente in quota in un sentiero ricoperto da pini mughi verso monte e pressoché ripido a picco dalla parte del Costone di Giaf. La via non è mai pericolosa ma necessita comunque di passo fermo. Si arriva in breve ad un passo, o forcella, che aggira di fatto la torre di Forni, con annesso un piccolo cocuzzolo dal quale è possibile ammirare l’intero tracciato fatto in questa escursione. Sullo sfondo, la fessura tra le Dolomiti formata dalla forcella Scodavacca lasciata da poco. In questo punto è anche presente una targa con indicato “Lariceto puro di alta quota”. Lasciamo il passo e cominciamo così la discesa incontrando il passaggio più particolare della giornata: un paio di metri su roccia e terreno franoso accompagnati da una sicura corda per sicurezza. Per niente difficile e molto breve, è un passaggio che comunque non va preso sottogamba.
Arriviamo così all’ultimo bivio di giornata e ci agganciamo al sentiero che scende dalla forcella del Cason diventando un segnavia CAI 361-342 (sempre Anello di Bianchi). Quest’ultimo tratto si rivela il più caldo per l’immersione effettiva nei mughi! Alti oltre i 2 metri creano una cappa infernale che ci invita a percorrere il sentiero il più velocemente possibile. Raggiungiamo in breve la strada sterrata che, con un paio di tornanti, ci rituffa nel bosco di conifere e successivamente al rifugio Giaf dove ci aspetta una agognata birra fresca.
Il ritorno al parcheggio avviene per lo stesso sentiero di salita costeggiando il torrente Giaf che regala sempre originali scorci non notati nel percorso di andata.
Termina questa fantastica avventura tra Friuli Venezia Giulia e Veneto, tra vette dolomitiche più autentiche e selvagge. Luoghi meno blasonati, poco conosciuti e, proprio per questo, ricchi di particolari autentici, ancora incontaminati: identità di una montagna ancora vera. Un'avventura per escursionisti mediamente allenati. Solo la parte relativa all'Anello di Bianchi la considero per escursionisti un po' più esperti.
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DifficoltàEscursionisti Esperti - sono intinerari generalmente segnalati ma con qualche difficoltà: il terreno può essere costituito da pendii scivolosi di erba, misti di rocce ed erba, pietraie, lievi pendii innevati o anche singoli passaggi rocciosi di facile arrampicata (uso delle mani in alcuni punti). Pur essendo percorsi che non necessitano di particolare attrezzatura, si possono presentare tratti attrezzati se pur poco impegnativi. Richiedono una discreta conoscenza dell'ambiente alpino, passo sicuro ed assenza di vertigini. La preparazione fisica deve essere adeguata ad una giornata di cammino abbastanza continuo. |