Dettagli
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Tipo escursioneEscursione
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DifficoltàE
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Distanza10.73 KM
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Altitudine MIN1059.00 mt
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Dislivello +741 mt
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Parcheggio
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Paesaggio





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Int. storico





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Durata4h 30m
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Altitudine MAX1800.00 mt
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Dislivello --741 mt
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Tipo escursioneEscursione
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DifficoltàE
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Distanza10.73 KM
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Altitudine MIN1059.00 mt
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Altitudine MAX1800.00 mt
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Dislivello +741 mt
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Dislivello --741 mt
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Durata4h 30m
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Paesaggio





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Int. storico





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Parcheggio
L’obiettivo di oggi è il monte Caulana, attraverso la cresta che si forma dalla forcella Sestier. La preparazione è più lenta del solito vista l’accortezza con cui ci cospargiamo di repellente anti zecche. La zona dell’Alpago, come tutte le zone prealpine, sono infestate da questo odioso parassita.
Zaino in spalla e prendiamo la comoda strada asfaltata che costeggia la malga. Chiare indicazioni ci segnalano la valle che esploreremo per intera: la Val Salatis. Procediamo quindi su sentiero CAI 924 e ci inoltriamo in direzione Nord-Est.
La strada è in una salita costante ma mai eccessiva, effettua un paio di tornanti permettendo di guadagnare del dislivello in modo rapido. In breve si arriva ad uno slargo in cui è presente una panchina in legno da dove si può godere di una splendida vista sull’intero Alpago e il Lago di Santa Croce.
Continuiamo su ampia carrareccia sempre asfaltata fino a quota 1300 metri circa. Da qui la strada rimane bella ampia ma diventa sassosa. Lasciamo il boschetto di faggi e conifere per sbucare nella vera e propria val Salatis. Davanti a noi la catena dolomitica del Messer, del monte i Muri e il Sestier in fondo. Con le loro forcelle irte raggiungibili solo da ghiaioni sassosi che sembrano inviolabili. Dall’altra parte, invece, l’imponente catena del Guslon dove notiamo fin da subito una bella coltre di neve.
Seguitiamo sulla strada che torna ad essere asfaltata fino a raggiungere la Stalla Campitello a 1392 metri. Un complesso di inizio ‘900 ristrutturato e ben tenuto. Durante il periodo dell’alpeggio, le vacche venivano radunate durante la notte proprio qui. Poco distante è possibile notare una serie di pietre che formano quasi un cerchio: il Moltrin. Di forma circolare, era costituito da un muro a sassi con un'ampia apertura che permetteva l'accesso degli animali radunati per essere munti; dopo il loro ingresso il recinto veniva chiuso tramite una staccionata di legno (portelle). All'estremità opposta vi erano tre sottili aperture, dette Moldidor, dove, a tre a tre, venivano sospinti gli animali da mungere. Alle loro spalle i pastori sedevano su tre grosse pietre che fungevano da sgabello. Una volta munte le pecore uscivano dal recinto attraverso il Moldidor. Il latte veniva trasportato a spalla fino a Malga Cate dove si trovava il "Casel del lat" nel quale veniva lavorato. Lasciamo la stalla e in breve arriviamo ad una chicca della Val Salatis: la Casera Pian de le Stele (1492 metri). Isolata all’estremità di un pianoro erboso, questo bivacco è un connubio di ruralità montana e posizione strategica nella valle. Al centro della Val Salatis, da qui si può partire per le più diverse destinazioni: il rifugio Semenza, la cima Lastè, il Cimon del Cavallo (Cima Manera), il Sestier e il Caulana. L’interno è pulito ed è presente un comodo attico per dormire.
Seguitiamo sul sentiero 924, sempre verso Nord-Est in direzione della forcella Sestier. Aumenta la percentuale della salita ma non diventa ancora eccessiva. Entriamo in un bosco di faggi e conifere e, già a quota 1550 metri, notiamo le prime chiazze di neve. Il boschetto lascia subito spazio ad una dorsale sassosa che dobbiamo attraversare facendo molta attenzione alle lingue di neve ancora presenti. La neve è in uno stato particolare: non fonde perchè le temperature sono mitigate da un vento freddo che le tiene basse, ma non è nemmeno compatta. È un intruglio pastoso e marcio che non permette una progressione rapida.
Arriviamo alla forcella delle Federe, crocevia fondamentale per il raggiungimento delle mete circostanti. Davanti a noi la corolla di monti che regalano già uno splendido panorama. La cosa che ci preoccupa è l’abbondanza del manto nevoso!
Intraprendiamo la traccia che ci dovrà ricongiungere alla forcella Sestier e al sentiero CAI 928. La traccia non è ben visibile, il puntinato rosso fa capolino solo su alcune rocce su cui la neve si è già sciolta. La neve qui non è bianca immacolata, ma ha delle venature marroncine, residui della sabbia del Sahara portata in diverse precipitazioni negli scorsi mesi. Anche per questo motivo la neve risulta instabile, insicura. Ad ogni passo non ci sentiamo saldi con i piedi e sale la preoccupazione di sprofondare senza sapere cosa c’è sotto.
Procediamo ora sulla via dove dovrebbe esserci il sentiero, ora sulle creste rocciose che compongono la Val Salatis. In cresta la neve non è presente, ma guadagnare queste dorsali irte e baranciose non migliorano la nostra sicurezza. A quota 1800 metri decidiamo quindi di rinunciare. Ci fermiamo a 3/4 dell’avventura prevista, a 100 metri dalla forcella Sestier che svetta davanti a noi. Il panorama che ci regala anche da questa posizione è comunque memorabile: dalla Cima Val Grande, Cima lastè, l’omonima forcella, il Guslon, il Messer in direzione Ovest e, al centro della valle, quasi come un punto di fuga dei nostri occhi, il mitico Alpago e il lago di Santa Croce. In fondo il Dolada, le cime de Zita e la Talvena.
Ci rifocilliamo e ci godiamo comunque questa magnifica vista.
Torniamo sui nostri passi scegliendo via via la traccia migliore tra i mughi e le rocce meno pericolose. Sulla neve, poi, Tomaso si diverte a scendere come se avesse gli sci ai piedi. Io, invece, confermo la mia incapacità sciistica e sprofondo rovinosamente nella neve rompendo una bacchetta, ma senza riportare danni fisici. Ritorniamo con notevole velocità alla Casera pian de le Stelle, alla stalla Campitello e, infine, alla malga Cate.
Un’avventura esplorativa che è stata solo una ricognizione per le prossime esplorazioni e per cercare di raggiungere finalmente il Caulana e, chissà, anche la sima del Sestier con la sua affilata cresta. Un’escursione molto semplice e adatta a tutti fino alla Casera Pian de le Stele grazie all’ampio, dolce e comodo sentiero. Gli escursionisti lievemente più allenati possono raggiungere il cuore anfiteatrico della Val Salatis e respirarne la sua natura incontaminata.
Dopo copiose giornate di pioggia, assieme al compare Tomaso, decidiamo di raggiungere le Prealpi Bellunesi per godere di una giornata di splendido sole. Superiamo la Piana del Cansiglio e raggiungiamo l’abitato di Tambre, più precisamente la malga Cate, al termine di una strada asfaltata. Già il parcheggio ha una vista magnifica sul “giardino del Bellunese”: l’Alpago. L’occhio spazia già dal Lago di Santa Croce alla cima del monte Dolada.
L’obiettivo di oggi è il monte Caulana, attraverso la cresta che si forma dalla forcella Sestier. La preparazione è più lenta del solito vista l’accortezza con cui ci cospargiamo di repellente anti zecche. La zona dell’Alpago, come tutte le zone prealpine, sono infestate da questo odioso parassita.
Zaino in spalla e prendiamo la comoda strada asfaltata che costeggia la malga. Chiare indicazioni ci segnalano la valle che esploreremo per intera: la Val Salatis. Procediamo quindi su sentiero CAI 924 e ci inoltriamo in direzione Nord-Est.
La strada è in una salita costante ma mai eccessiva, effettua un paio di tornanti permettendo di guadagnare del dislivello in modo rapido. In breve si arriva ad uno slargo in cui è presente una panchina in legno da dove si può godere di una splendida vista sull’intero Alpago e il Lago di Santa Croce.
Continuiamo su ampia carrareccia sempre asfaltata fino a quota 1300 metri circa. Da qui la strada rimane bella ampia ma diventa sassosa. Lasciamo il boschetto di faggi e conifere per sbucare nella vera e propria val Salatis. Davanti a noi la catena dolomitica del Messer, del monte i Muri e il Sestier in fondo. Con le loro forcelle irte raggiungibili solo da ghiaioni sassosi che sembrano inviolabili. Dall’altra parte, invece, l’imponente catena del Guslon dove notiamo fin da subito una bella coltre di neve.
Seguitiamo sulla strada che torna ad essere asfaltata fino a raggiungere la Stalla Campitello a 1392 metri. Un complesso di inizio ‘900 ristrutturato e ben tenuto. Durante il periodo dell’alpeggio, le vacche venivano radunate durante la notte proprio qui. Poco distante è possibile notare una serie di pietre che formano quasi un cerchio: il Moltrin. Di forma circolare, era costituito da un muro a sassi con un'ampia apertura che permetteva l'accesso degli animali radunati per essere munti; dopo il loro ingresso il recinto veniva chiuso tramite una staccionata di legno (portelle). All'estremità opposta vi erano tre sottili aperture, dette Moldidor, dove, a tre a tre, venivano sospinti gli animali da mungere. Alle loro spalle i pastori sedevano su tre grosse pietre che fungevano da sgabello. Una volta munte le pecore uscivano dal recinto attraverso il Moldidor. Il latte veniva trasportato a spalla fino a Malga Cate dove si trovava il "Casel del lat" nel quale veniva lavorato.
Data
11-05-2024
Distanza
10.73 KM
Tipo escursione
Escursione
Dislivello
741 mt
- Montagna
Sestier
- Indirizzo
Alpago, Veneto, Italy
- Altitudine
1800.00 m
- Rifugi
- Informazioni
Lasciamo la stalla e in breve arriviamo ad una chicca della Val Salatis: la Casera Pian de le Stele (1492 metri). Isolata all’estremità di un pianoro erboso, questo bivacco è un connubio di ruralità montana e posizione strategica nella valle. Al centro della Val Salatis, da qui si può partire per le più diverse destinazioni: il rifugio Semenza, la cima Lastè, il Cimon del Cavallo (Cima Manera), il Sestier e il Caulana. L’interno è pulito ed è presente un comodo attico per dormire.
Seguitiamo sul sentiero 924, sempre verso Nord-Est in direzione della forcella Sestier. Aumenta la percentuale della salita ma non diventa ancora eccessiva. Entriamo in un bosco di faggi e conifere e, già a quota 1550 metri, notiamo le prime chiazze di neve. Il boschetto lascia subito spazio ad una dorsale sassosa che dobbiamo attraversare facendo molta attenzione alle lingue di neve ancora presenti. La neve è in uno stato particolare: non fonde perchè le temperature sono mitigate da un vento freddo che le tiene basse, ma non è nemmeno compatta. È un intruglio pastoso e marcio che non permette una progressione rapida.
Arriviamo alla forcella delle Federe, crocevia fondamentale per il raggiungimento delle mete circostanti. Davanti a noi la corolla di monti che regalano già uno splendido panorama. La cosa che ci preoccupa è l’abbondanza del manto nevoso!
Intraprendiamo la traccia che ci dovrà ricongiungere alla forcella Sestier e al sentiero CAI 928. La traccia non è ben visibile, il puntinato rosso fa capolino solo su alcune rocce su cui la neve si è già sciolta. La neve qui non è bianca immacolata, ma ha delle venature marroncine, residui della sabbia del Sahara portata in diverse precipitazioni negli scorsi mesi. Anche per questo motivo la neve risulta instabile, insicura. Ad ogni passo non ci sentiamo saldi con i piedi e sale la preoccupazione di sprofondare senza sapere cosa c’è sotto.
Procediamo ora sulla via dove dovrebbe esserci il sentiero, ora sulle creste rocciose che compongono la Val Salatis. In cresta la neve non è presente, ma guadagnare queste dorsali irte e baranciose non migliorano la nostra sicurezza. A quota 1800 metri decidiamo quindi di rinunciare. Ci fermiamo a 3/4 dell’avventura prevista, a 100 metri dalla forcella Sestier che svetta davanti a noi. Il panorama che ci regala anche da questa posizione è comunque memorabile: dalla Cima Val Grande, Cima lastè, l’omonima forcella, il Guslon, il Messer in direzione Ovest e, al centro della valle, quasi come un punto di fuga dei nostri occhi, il mitico Alpago e il lago di Santa Croce. In fondo il Dolada, le cime de Zita e la Talvena.
Ci rifocilliamo e ci godiamo comunque questa magnifica vista.
Torniamo sui nostri passi scegliendo via via la traccia migliore tra i mughi e le rocce meno pericolose. Sulla neve, poi, Tomaso si diverte a scendere come se avesse gli sci ai piedi. Io, invece, confermo la mia incapacità sciistica e sprofondo rovinosamente nella neve rompendo una bacchetta, ma senza riportare danni fisici. Ritorniamo con notevole velocità alla Casera pian de le Stelle, alla stalla Campitello e, infine, alla malga Cate.
Un’avventura esplorativa che è stata solo una ricognizione per le prossime esplorazioni e per cercare di raggiungere finalmente il Caulana e, chissà, anche la sima del Sestier con la sua affilata cresta. Un’escursione molto semplice e adatta a tutti fino alla Casera Pian de le Stele grazie all’ampio, dolce e comodo sentiero. Gli escursionisti lievemente più allenati possono raggiungere il cuore anfiteatrico della Val Salatis e respirarne la sua natura incontaminata.
Clicca qui e guarda il video esclusivo su YouTube per un'esperienza ancora più immersiva!
DifficoltàEscursionisti - Itinerari su sentieri od evidenti tracce in terreno di vario genere (pascoli, detriti, pietraie...). Sono generalmente segnalati con vernice od ometti (pietre impilate a forma piramidale che permettono di individuare il percorso anche da lontano). Possono svolgersi anche in ambienti innevati ma solo lievemente inclinati. Richiedono attrezzatura ed una sufficiente capacità di orientamento, allenamento alla camminata anche per qualche ora. |