Cadin del ghiacciaio di Croda Rossa

Esplorazione della Croda Rossa d’Ampezzo da Pratopiazza


Una nuova escursione esplorativa assieme al mitico compagno di avventure Diego. Quest'oggi l'obiettivo è la Croda Rossa d'Ampezzo, colosso roccioso famoso per la sua colorazione rosso vivo. Una montagna che avevo già esplorato nella parte meridionale attraverso la Forcella Colfiedo (qui puoi trovare la relazione completa di quell'avventura).
Oggi, invece siamo nella parte E, lato Trentino, infatti la partenza è a bordo strada della SS51 tra il Passo Cimabanche e Carbonin. Esattamente a metà tra le partenze dei sentieri CAI numero 18 e 37, c'è una traccia poco conosciuta: il "Troi dei milezinche". Letteralmente "Sentiero dei millecinquecento", chiamato anche "Troi de Mariano" o "Sentiero blu". La spiegazione dei vari nomi la trovate nel dettagliato articolo di Ramecrodes qui. La traccia è ben visibile a sinistra della strada in direzione Carbonin alla quota esatta di 1500mt. Parcheggiamo la macchina in un'area di sosta poco più avanti, ci prepariamo a dovere e partiamo.
Il meteo, secondo tutti i maggiori portali di informazione, non dovrebbe essere molto bello. Anzi, già dalle prime ore della giornata potrebbero esserci rovesci. Alzando lo sguardo al cielo, invece, il colore azzurro con solo qualche chiazza di bianco ci rincuora e ci da speranza per una splendida giornata in montagna. Subito la traccia si inerpica nel sottobosco umido che ci fa cominciare a sudare. La via è sempre ben distinguibile e chiara. Sembra essere un sentiero relativamente battuto. A quota 1700mt circa si guada il Rio Specie e si passa sulla sinistra orografica della Val di Specie. Fino a questo punto non notiamo i "bollini blu" che dovevano, secondo quanto descritto in Ramecrodes, tappezzare l'intero tracciato. Una volta guadato il rio vediamo il primo bollino su una roccia alla nostra destra. Poco più avanti arriviamo su una piccola radura in cui notiamo i simboli blu presenti sui tronchi di diversi alberi. Qui il troi devia sulla destra puntando al sentiero CAI 37. Noi, invece, ci addentriamo prima nella radura e subito dopo nel folto bosco seguendo una timidissima traccia che dovrebbe avvicinarci al Rautkopf (monte Ruvido). Abbiamo in mente di fare una breve variante e cercare di raggiungere questa cima minore. Il bosco non ci regala una via chiara e semplice per ripassare il rio Specie e puntare alla cima del Rutkopf e quindi torniamo sui nostri passi e ci focalizziamo sull'obiettivo principale di giornata: il Cadin del Ghiacciaio di Croda Rossa da raggiungere possibilmente all'asciutto senza prendere pioggia!
Troviamo una traccia in cresta in Val di Specie che costeggia ad una quota più bassa il sentiero 37 CAI in direzione del rifugio Vallandro. Noi rimaniamo bassi, non dobbiamo raggiungere il rifugio ma puntare direttamente ai prati. Ci destreggiamo tra i mughi per seguire questa traccia ben segnata, anche se non presente sulla mappa. Ci ritroviamo sul costone roccioso che si congiunge con i prati di Pratopiazza all'altezza di una bellissima cascatella creata da sfoglie di massi orizzontali che degradano dolcemente nel primo tratto per poi lasciar scomparire il rio in un profondo impluvio creato dal costone dove siamo noi in questo momento e il Knollkopf, o Col Tondo. Siamo sugli splendidi prati di Pratopiazza: una sconfinata distesa verde costellata di piccole baite regala una vista rilassante e spettacolare. Sulla destra si staglia il Picco di Vallandro mentre sulla sinistra la mitica Croda Rossa ci aspetta.
Tagliamo per i prati e ci godiamo una bella galoppata nell'erba corta e ancora umida dalle ultime piogge. Raggiungiamo il sentiero CAI numero 3 che conduce a Malga Stolla. Superiamo il bivio che ci porterebbe alla malga, continuiamo fino a superare un largo greto del torrente che punta in direzione della malga stessa. A quota di 2000mt circa si trova una biforcazione con una traccia non presente sulla mappa e che punta in direzione della Croda Rossa. Prendiamo la traccia di sinistra, lasciamo il CAI numero 3 e, tra cengette erbose e massi isolati, puntiamo in direzione della parte finale delle Cime Campale. Saliamo dritti scegliendo la via più comoda, i cuscini erbosi lasciano presto lo spazio a comode roccette. Le Cime Campale sono sempre più vicine e dividono il Cadin di Croda Rossa e il Cadin del Ghiacciaio. Durante il tragitto troviamo numerosi reperti bellici. La sorpresa è che non sono della Grande Guerra bensì della Seconda Guerra Mondiale. Questo luogo, infatti, era un poligono di tiro durante questi anni bui. A quota 2300mt raggiungiamo la base delle Cime Campale con la roccia rossa della Croda davanti a noi. Qui troviamo grossi massi accatastati uno sull'altro in cui bisogna fare molta attenzione per procedere senza farsi male. Le rocce risultano taglienti come lame quindi, anche per fare presa con le mani e sostenersi, bisogna avere la massima prudenza e accortezza. Procediamo in direzione nord aggirando il costone roccioso delle Cime per raggiungere il Cadin del Ghiacciaio.
I massi rocciosi lasciano spazio a pietroni levigati accatastati uno sull'altro e creano una terrazza naturale sul Cadin del Ghiacciaio. Qui vediamo il primo spettacolo della giornata. Parto dal cielo, di un azzurro intenso negli squarci nuvolosi di un bianco candido che baciano le irte punte della Croda Rossa. I corti pinnacoli scendono e diventano via via più sostanziosi e un tutt'uno con una serie di pareti rocciose dapprima di colore grigio intenso, poi grigio tenue per variare al giallo ocra, all'arancione e finire nel rosso mattone più intenso che si possa vedere nelle Dolomiti orientali. Alla base di queste pareti, che formano un anfiteatro naturale, una valle sassosa formata da pietre più o meno regolari, accatastate a formare diverse colli sinuosi e che terminano davanti a noi in un muro verticale a picco formato da ghiaino compatto di un colore aranciato: la morena del ghiacciaio! Sembra invalicabile, ma grazie ad una serie di comode rocce riusciamo a raggiungere un punto in cui la porzione di ghiaia da "scalare" è minima. Con un po' di difficoltà e affondando lo scarpone per creare dei mini gradini avanziamo fino a raggiungere la fine del muro.



Data

12-08-2022

Distanza

18.06 KM

Tipo escursione

Escursione

Dislivello

1194 mt

  • Montagna

    Croda Rossa d’Ampezzo

  • Indirizzo

    Pratopiazza, Trentino Alto Adige, Italy

  • Altitudine

    2402.00 m

  • Rifugi

    Rifugio Vallandro

  • Informazioni

    Rifugio Vallandro

Abbiamo l'intera valle davanti a noi, il Cadin del Ghiacciaio è qui in tutta la sua bellezza ma… nessuna vista di ghiaccio. Siamo infatti in un rockglacier (ghiacciaio roccioso) e il ghiaccio è sotto un sottile strato di roccia che lo ricopre. Praticamente siamo sopra un ghiacciaio invisibile, che resiste alle intemperie del nostro tempo e al grande caldo degli ultimi periodi solo grazie a queste rocce. La spettacolarità di questo luogo è che sotto di noi, sotto i nostri piedi, c'è un mondo in continua evoluzione: torrenti sotterranei che scavano, scioglimento del ghiacciaio che può dar vita a crepacci resi invisibili da rocce in equilibrio poco sopra. Il solo pensiero di essere sopra a questo mondo nascosto mi riempie di una contentezza immensa ma ricorda anche di prestare la massima attenzione ad ogni singolo passo: siamo pur sempre su un ghiacciaio! Comincia l'esplorazione di questa valle e scopriamo che il ghiacciaio si divide in due fronti. Riusciamo ad identificare delle grandi spaccature dalle quali possiamo vedere il notevole strato di ghiaccio presente sotto un esile coltre rocciosa soprastante. Sotto, delle vere e proprie caverne profondissime ritornano rumori di acqua che scorre costantemente. Saltuariamente si notano anche delle depressioni circolari che stanno sicuramente ad indicare una cavità sotterranea che si sta creando con lo scioglimento o il movimento del ghiacciaio. Il ghiacciaio è evidentemente in sofferenza, ma è grazie alla presenza delle rocce che esiste e che resiste ancora in questi anni difficili. Ci addentriamo nella valle fino a quota 2400mt circa, Diego mi fa notare i vari salti di roccia che ha dovuto affrontare nella discesa della forcella Campale (qui la sua relazione della splendida avventura) proprio nello spaccato di roccia della Croda Rossa dal colore più caratteristico.
Ci spostiamo verso N e, superando il fronte settentrionale del ghiacciaio scopriamo una eccezionale chicca: un laghetto termo-carsico formato dallo scioglimento di una parte del ghiacciaio. Non ho visto una cosa del genere in montagna e sicuramente questa è la particolarità più bella, interessante e insolita che abbia mai visto! Un lago che viene continuamente alimentato dallo scioglimento superficiale di uno strato del ghiacciaio del fronte settentrionale vicino alla morena finale dello stesso. Una parete di ghiaccio evidente lo circonda nella parte S, mentre dall'altro lato è presente un muro di sassi instabili. Da entrambe le parti si notano continue scariche di pietre dentro al laghetto, lo scioglimento e il movimento del ghiacciaio non permettono che il lago riesca ad essere fermo e calmo: sembra quasi sia popolato da una miriade di pesciolini visti in continui schizzi, che però nascono dagli impatti con le piccole rocce. Immortalo e documento questa meraviglia e ci spostiamo ancora verso N, in direzione della valle innominata.
Su comode rocce aggiriamo la morena e arriviamo nella valle in brevissimo tempo. Alla nostra destra si staglia la Crodaccia con un costone di pietrisco che finisce proprio dove siamo noi. Davanti, un anfiteatro roccioso è il termine della Crodaccia Alta, mentre sulla sinistra un imponente sperone roccioso divide il Cadin del Ghiacciaio con questo Cadin di Crodaccia. Ecco come abbiamo battezzato questa valle innominata: Cadin di Crodaccia! Sembra sia possibile raggiungere i due Cadini attraverso una sottile forcella presente proprio su questo sperone roccioso che le divide. E qui l'ultima bellezza della giornata: un camoscio corre sui ghiaioni della Crodaccia e arriva in cresta con una eleganza e una facilità estrema.
Scendiamo ora in direzione E per ricongiungerci al sentiero CAI 3. Costeggiamo un piccolo impluvio mantenendoci sulla sinistra per comode roccette e balze erbose. Raggiungiamo così il fronte della morena del ghiacciaio del versante NE del Cadin del Ghiacciaio e notiamo poco più avanti l'evidente traccia del sentiero CAI. Una volta raggiunto abbiamo una splendida vista sulle Tre cime di Lavaredo. Dapprima sassosa, la via attraversa un pianoro erboso con mucche al pascolo, per poi ritornare su traccia di pietre e ghiaino con addirittura degli steccati e protezioni in legno per renderla comodissima per chiunque. Raggiungiamo nuovamente il bivio della mattina e questa volta però puntiamo diritti a Malga Stolla per goderci un meritato pranzetto.
Dall'antipasto al dolce ci rimpinguiamo e, dopo una breve pausa, riprendiamo la traccia in direzione Pratopiazza. Nuvoloni neri si presentano all'orizzonte, quindi aumentiamo il passo (anche se molto appesantiti!) e ripercorriamo la stessa via di salita. Abbiamo una vista spettacolare verso il gruppo del Cristallo dove vediamo la perturbazione che si sta esaurendo proprio lì e ha lasciato un timido manto nevoso fresco fresco sulle cime del Cristallo e del Piz Popèna. Cominciano le prime gocce di pioggia per fortuna molto rare. Ci bardiamo comunque con i classici k-way e decidiamo di percorrere il sentiero 37 CAI per sicurezza. A quota 1784mt circa, appena dopo un ampio tornante del sentiero notiamo una traccia che taglia nel bosco con tantissimi bollini blu sui tronchi degli alberi: il Troi dei milezinche! Ci porta nel più breve tempo possibile alla macchina, quindi lo imbocchiamo. Questa parte che avevamo saltato la mattina è costellata di bollini blu ovunque, è impossibile perdersi. Anche all'altezza di una staccionata è presente un chiaro bollo blu con annessi legnetti per permettere una comoda scavallata. Ritorniamo al bivio della mattina dove avevamo lasciato il troi e di corsa torniamo alla macchina. Riusciamo a cambiarci prima che cominci il diluvio!
Si conclude così una nuova avventura esplorativa che ha avuto come protagonista la mitica Croda Rossa d'Ampezzo. Mai mi sarei immaginato di camminare su… un ghiacciaio invisibile! Inoltre, l'insolita vista di un laghetto formato dallo scioglimento del ghiaccio con una parete incombente a protezione dello stesso è una perla indimenticabile! Un'escursione che mi ha regalato e che sicuramente regalerà emozioni mai provate prima a chiunque vorrà ripeterla. Una via per escursionisti esperti che però non riserva sorprese dal punto di vista di attrezzatura alpinistica o altre criticità.
Per una visione ancora più completa e approfondita, non può mancare le lettura della dettagliata relazione di Diego sul blog Windchili!




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Difficoltà

Escursionisti Esperti - sono intinerari generalmente segnalati ma con qualche difficoltà: il terreno può essere costituito da pendii scivolosi di erba, misti di rocce ed erba, pietraie, lievi pendii innevati o anche singoli passaggi rocciosi di facile arrampicata (uso delle mani in alcuni punti). Pur essendo percorsi che non necessitano di particolare attrezzatura, si possono presentare tratti attrezzati se pur poco impegnativi. Richiedono una discreta conoscenza dell'ambiente alpino, passo sicuro ed assenza di vertigini. La preparazione fisica deve essere adeguata ad una giornata di cammino abbastanza continuo.