Forcella Camin e Gran Valun

L'alta dimora degli dei è silenziosa


Per questa avventura a tutti gli effetti EPICA, ho voluto utilizzare una citazione come sottotitolo: "L'alta dimora degli dei è silenziosa".
Non voglio essere sbruffone e ingigantire la favolosa esperienza vissuta, ma questo era il titolo di una relazione apparsa sulla rivista "Le Alpi Venete" del Club Alpino Italiano, nel 1988 nell'edizione primavera-estate. L'autore, Danilo Pianetti, descrive l'esatto itinerario che io, e il mitico Diego, abbiamo percorso oggi nell'avventura selvaggia che riporto nelle prossime righe. Al termine della lettura, e della visione del video, capirete il perchè della scelta di queste parole!
Sveglia all'alba, abitudine ormai consolidata per le escursioni da fare in zona Cortina. L'aria è frizzante anche a Spinea, le previsioni metereologiche danno bel tempo per tutta la giornata con una temperatura calda ma accettabile. A Treviso mi ritrovo con Diego e partiamo!
In circa due ore siamo già al parcheggio Sant'Uberto a pochi chilometri da Cortina d'Ampezzo. Questo parcheggio è conosciuto a molti come base di partenza per Malga Ra Stua e le splendide cascate di Fanes. Noi invece imbocchiamo il sentiero CAI 418 in direzione del Cason de Antrùiles. Ci prepariamo, sù gli scarponi e partiamo!
Si parte tranquilli con la strada sterrata in discesa che porta al Pian de Loa, da dove riusciamo a vedere il fiume Boite in fondo. Appena passato un torrente, prendiamo una traccia sulla destra che si addentra nel bosco. È segnalata la chiusura del sentiero per il Col Bechei ma, fortunatamente, non è la nostra destinazione. Il sentiero sale e si addolcisce nel fresco bosco, costeggiamo un orrido a strapiombo sul torrente superato in precedenza. In breve sbuchiamo in una radura aperta con una baita munita di panchine di legno per piacevoli pic-nic: ecco il Cason de Antrùiles. La fontana vicino non è operativa, ma noi siamo preparati e adeguatamente forniti di acqua. Percorriamo poche decine di metri sulla strada di ghiaia, che permette di raggiungere in fuoristrada il Cason, e iniziamo una decisa salita su una traccia non segnata che si addentra nuovamente nel bosco.
Cominciamo a percorrere la Ruoibes de Inze, una costa che percorre la destra orografica del torrente e che punta in direzione della vetta della Croda de Antrùiles. Il sentiero è riportato come "sentiero difficile (non segnalato)" dalla mappa Tabacco, tuttavia lo vogliamo seguire precisamente con il GPS per capirne le effettive condizioni e la percorribilità. Dopo qualche minuto incontriamo la prima difficoltà: una frana ha cancellato un bel pezzo di sentiero. Dobbiamo scendere in direzione del torrente e risalire per riguadagnare la traccia. Il fondo è molto fangoso e si deve stare molto attenti per non essere sorpresi da fastidiose sabbie mobili. Risaliamo la frana e ritroviamo un timido segnavia. Tra alberi caduti nel bosco e erbetta fresca di rugiada, raggiungiamo una nuova finestra luminosa senza alcuna presenza di alberi: un altro smottamento! Qui la frana ha mangiato davvero un grosso pezzo di montagna e la risalita non è così invitante. Decidiamo quindi, una volta raggiunto il greto del torrente, di percorrerlo e utilizzarlo come via di avanzamento. Sembra più agevole e comodo... sembra. Non molto distante ci fermano una serie di massoni accompagnati da alcune cascate e alberi schiantati di contorno!
Saliamo quindi per ritrovare il bosco, la traccia però non c'è più. Con il segnale GPS la cerchiamo, siamo vicini ma ancora un po' bassi. Troviamo una zona in cui la vegetazione è molto alta e fitta, il segnale ci indica che siamo nella posizione perfetta: siamo sopra la traccia! Intorno a noi però c'è solo vegetazione, nessun accenno di sentiero.... Dopo aver attraversato questa porzione di bosco rigogliosa, usciamo dal bosco e vediamo un segno appena accennato sulla ghiaia che scende dalla Croda de Antrùiles. Qui la carta Tabacco da tratteggio passa ad un puntinato che segnala una via ancora più difficile da scorgere: il percorso, infatti, non esiste più! Continuiamo a consultare la mappa con il segnale GPS in tempo reale: a volte siamo appena sotto la traccia, altre sopra, non riusciamo in nessun modo a percorrere la via in modo regolare.
Rinunciamo quindi a seguire la mappa e andiamo ad intuito. Purtroppo il tempo e le abbondanti piogge degli ultimi anni hanno modificato in modo irreparabile questo angolo di pace, conferendo delle cicatrici indelebili come la creazione di impluvi profondissimi, continui smottamenti e frane fresche. Con molta attenzione e studiando in tempo reale la migliore strategia di avanzamento da intraprendere, riusciamo a superare le diverse avversità che ci si presentano. A volte paghiamo anche con qualche caduta, ma senza grosse conseguenze. Diego riesce ad aprire la via in modo impeccabile su terreni franosi e instabili. La parte più difficoltosa e impervia che ci si presenta è un susseguirsi di macchie di pini mughi giovani e fitti che obbligatoriamente dobbiamo attraversare. Una scorpacciata che ci ricorda l'avventura dello scorso anno alla forcella Colfiedo!
N.B.: il sentiero segnato sulla mappa Tabacco n°3 non esiste più! Sebbene venga ancora riportato anche sulle mappe online, che dovrebbero essere costantemente aggiornate, non fidatevi del percorso segnato. Rischiate, come noi, di imbattervi in pini mughi, smottamenti e impluvi molto, molto, difficili da superare.



Data

21-08-2021

Distanza

22.48 KM

Tipo escursione

Escursione

Dislivello

1396 mt

  • Montagna

    Croda Rossa d’Ampezzo

  • Indirizzo

    Cortina d’Ampezzo, Veneto, Italy

  • Altitudine

    2515.00 m

  • Rifugi

    Rifugio Fodara Vedla

  • Informazioni

    Rifugio Fodara Vedla

Siamo vicini a quota 2000 mt e vediamo la luce in fondo all'ultima foresta di baranci. Lo sforzo finale ci permette di uscire, sul ghiaione della Val de Meso! Basta vegetazione, ora abbiamo davanti a noi solo rocce e siamo accerchiati, a sinistra, dalla catena montuosa della Croda de Antruiles che si connette al successivo Col Bechei, e le Croda da Ciamin sulla destra. Non c'è nessuno, da parecchi anni, forse decenni, questa valle non vede una presenza umana (almeno nella stagione estiva). Solo noi e un gruppo di camosci che scendono dalla Croda da Ciamin creando un frastuono di sassi che si schiantano. In fondo, al centro del nostro spazio visivo, è perfettamente distinguibile la famosa forcella Camin (o detta anche forcella Ciamin). La fatica comincia già a farsi sentire, siamo già quasi all'una del pomeriggio e dobbiamo ancora raggiungere la prima forcella. Gli imprevisti ci hanno fatto rallentare e abbiamo perso delle ore sulla tabella di marcia. Rinfrancati nello spirito dalla vista della prima meta, procediamo spediti. Attraversiamo la valle e guadagnamo metri di dislivello, superiamo sulla destra il cucuzzolo roccioso che si presenta esattamente al centro della Val de Meso. Sulla sinistra abbiamo notato diverse scie di ghiaia che sembrano meno facili da superare. Sulla destra, invece, la presenza di qualche macchia erbosa facilita la salita. Quota 2300 mt, ultimi 100mt di dislivello e siamo sulla cresta, li facciamo tutti d'un fiato: ecco forcella Camin!
Una vista spettacolare, abbiamo raggiunto il Trentino Alto Adige e si presentano davanti a noi i massicci del Sass de la Crusc dove è distinguibile il Sasso delle Nove. Lo anticipa la punta del Piz de Sant'Antone e una cima anonima che si affaccia alle Utia Pices Fane e Utia de Fanes. A sinistra si staglia il Col Bechei in tutta la sua magnificenza. Dietro di noi la Val de Meso, da dove siamo venuti, e sullo sfondo la Croda Rossa. Comincia a tirare un vento molto pungente, ci copriamo e partiamo subito per l'ultima salita della giornata per raggiungere la forcella Gran Valun.
La salita è fin da subito molto tecnica con un ghiaino sottile e compatto che non permette di procedere velocemente. Il vento non c'è più e dobbiamo ritornare alla più fresca maglietta a maniche corte. Dopo un lungo traverso, arriviamo perpendicolari al muro di ghiaia che permette l'accesso alla forcella. Diego sceglie di stare sulla sinistra dove però trova una ghiaia fastidiosa e che fa scivolare. Io decido di non rimanere in scia per evitare eventuali scariche di sassi e prendo la "direttissima". Faccio due passi avanti e uno indietro, non si vede la fine, la salita è verticale! I sassi che vengono mossi per procedere danno vita a delle mini frane che ricoprono gli scarponi se non si è rapidi ad effettuare il passo successivo. Arrivano i crampi e sono costretto a fermarmi sull'unico masso conficcato nel ghiaione. Un paio di minuti e per fortuna sono già pronto per ripartire. Gli ultimi metri sono infiniti, adesso vedo la cresta. Fa capolino anche qualche ciuffo d'erba, terra, ultimo sforzo e sono in forcella!
La vista dalla forcella Gran Valun è veramente spaventosa: siamo su una lama di ghiaia da cui inizia l'omonima valle così maestosa che sembra un anfiteatro capace di contenere milioni di persone! Sulla sinistra il circo viene delimitato dalla catena del Banch dal Se a destra, invece, prende vita una piccola conformazione rocciosa senza nome che divide il Gran Valun dal Pice Valun. Siamo ancora in Trentino e davanti a noi si stagliano tutte le cime del Parco Fanes-Sennes-Braies: Dalla Muntejela de Senes, passando per Le Seneser fino ad arrivare alla Croda del Beco e ai rifugi Biella, Sennes e Pederù ai piedi di questi giganti. Il vento non è così impetuoso come in forcella Camin, l'aria è fresca, pulita, tersa. Abbiamo una visibilità profondissima, sembra di essere sul tetto del mondo e siamo in Italia, a quota 2500 mt circa! Il Gran Valun è l'apice di un trono dal quale le vicine montagne, e le valli sottostanti, attendono indicazioni su come evolversi e mutare nel corso del tempo. Un trono dal quale si riesce a sentire il più flebile fischio di Marmotta a chilometri di distanza grazie all'anfiteatro naturale.
Godiamo di questo sogno, riprendiamo le forze, siamo super entusiasti! Vediamo in fondo un puntino che indica il rifugio Fodara Vedla, la prossima tappa. Abbiamo finito l'acqua, per fortuna ci attende "solo" discesa. Il tempo è stato clemente: se tutt'intorno a noi il sole splende e ci permette di godere di splendidi panorami, noi abbiamo la nuvoletta che ci ripara dal sole cocente e ci permette di andare avanti meno accaldati.
La discesa è piacevole, divertente, abbiamo dei "tapis roulant" di sassi che ci fanno avanzare in tutta tranquillità e scioltezza. In alcuni punti ritroviamo però l'infida ghiaia dura e scivolosa, ma ce la dimentichiamo presto con delle successive scale mobili rilassanti. Scendiamo di 400mt di dislivello e arriviamo in piano al termine del Gran Valun, ci giriamo e notiamo lo splendido ghiaione appena superato: non ci sono parole per descriverlo nella sua grandezza e verticalità! Ci teniamo decisi sulla destra per evitare l'insidiosa spaccatura a strapiombo nella roccia che forma la Val dal Se, ci ritroviamo così in una zona dalle sembianze carsiche. Qui e là fanno capolino una serie di doline asciutte e crepate dal caldo. Ritroviamo la verde vegetazione, ancora mughi... Anche qui le recenti piogge hanno modificato la natura circostante con smottamenti e frane che non ci permettono di trovare l'originaria traccia che porta al Fodara Vedla. I mughi da incubo diventano realtà: dobbiamo passarci attraverso un'ultima volta! Seguiamo erroneamente una via che ci porta su un greto di un piccolo torrente che finisce a strapiombo... dobbiamo tornare indietro e virare a sinistra. Il rifugio sta diventando sempre più un miraggio, anche qui le difficoltà continuano a sommarsi! Finalmente dopo vari tentativi per trovare la via più agevole, sbuchiamo sul torrente che arriva al rifugio. Ci diamo una veloce lavata e raggiungiamo stremati il Fodara Vedla.
Sono le 17! Abbiamo fame, sete, siamo cotti. Zuppa d'orzo, formaggi misti, pane, e torta Sacher per concludere: una mangiata terminata in meno di 30 minuti! Tutti i piatti erano deliziosi, la zuppa paradisiaca, i formaggi appetitosi e la Sacher da sogno! Ripercorriamo le mitiche avventure appena vissute, ma torniamo subito al presente: abbiamo ancora quasi due ore per arrivare al parcheggio! Zaino in spalla e via verso Malga Ra Stua. Attraversiamo un bel prato con delle mucche al pascolo satolle, incrociamo gli ultimi escursionisti che raggiungono il Fodara Vedla per una rifocillante cena. In breve arriviamo al Lago de Rudo: un piccola macchia d'acqua che permette di specchiare la Cima Lavinores. Grazie al sentiero CAI n°9, dopo una serie di zig-zag che permettono di perdere notevole quota, raggiungiamo la strada sterrata con segnavia CAI n°6 che ci porta a Malga Ra Stua. Non c'è più nessuno, solo due navette che attendono gli ultimi sparuti escursionisti per riportarli a Cortina. Da qui seguiamo la strada asfaltata e ripetendo ogni 10 minuti "che figata di giro", "mamma mia che roba che abbiamo fatto", "che spettacolo di giornata", arriviamo con gli occhi ancora pieni di gioia al parcheggio di Sant'Uberto.
Il giro ad anello si conclude. Abbiamo percorso oltre 22 Km con 1400 mt di dislivello positivo, decine di frane e smottamenti superati, innumerevoli foreste di baranci attraversate, 11 ore di cammino e siamo felici di aver raggiunto dei luoghi così remoti, sconosciuti alla maggior parte delle persone. Un'avventura wilderness a tutti gli effetti!
Se volete godere di ulteriori aneddoti su questa avventura, gustatevi la dettagliata relazione di Diego sul suo blog WINDCHILI – AROUND THE WORLD.




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Difficoltà

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